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Recensione di “Lo stile dell’abuso”

 

Buongiorno cari lettori.

Oggi vorrei parlarvi di un saggio scritto da una docente di Linguistica Italiana e Linguistica Medica dell’Università di Torino.

 

Tra i tanti punti di vista dai quali si analizza il fenomeno della violenza domestica nessuno è stato più sottovalutato del linguaggio. Eppure, l’uso delle parole, la loro combinazione, lo “stile del discorso” costituiscono invece il mezzo fondamentale di cui l’abusante si avvale per ridurre e mantenere la donna in uno stato di continua soggezione e soccombenza. Attraverso una trattazione che ridiscute criticamente i concetti di potere e violenza a partire dal loro rapporto con la lingua e lo studio di un ampio corpus di casi raccolti in più di vent’anni di ricerche, l’autrice ridefinisce la violenza domestica elaborando nuove categorie interpretative, ne illustra i meccanismi occulti ancora ignoti e descrive per la prima volta il complesso sistema linguistico che sta alla sua base. Dimostrandoci che l’analisi linguistica dello “stile dell’abuso” non è altro che una “macchina della verità”.

 

Credo che lo scopo di questo saggio sia davvero multiplo:

-in primis evidenzia l’abuso domestico associato alle nozioni di violenza, linguaggio e potere delineandone i concetti e spiegando come la lingua sia finemente correlata all’abuso e arrivando, attraverso l’analisi dei vocaboli, ad enunciare nel dettaglio le varie forme linguistiche che creano l’assoggettamento;

-un ulteriore aspetto di questo libro è la perfetta, a mio modesto avviso, descrizione degli stati mentali che si creano nelle vittime e come essi sia legati alle parole, al lessico;

-infine, ma non per importanza, come il linguaggio sia correlato alla violenza domestica e come sia profonda la “scelta” lessicale che un carnefice mette in atto.

Ciò che si evince è come sia forte, inconscio, distruttivo l’assoggettamento e quanto sia finto e ricco di bugie il linguaggio che l’abusante mette in atto per controllare e dominare.

Questo saggio è molto difficile, richiede anche una rilettura attenta, ma credo ne valga davvero la pena perché, ancora ai giorni d’oggi, la violenza domestica appartiene a un mondo sconosciuto e spesso taciuto e, ora più che mai, la società -in ogni ambito- ancora non capisce il potere del linguaggio e quanto esso sia, come negli abusi, una parte fondamentale, dominante e costante.

Basti pensare, per chi mi segue sui social, al mio sfogo di qualche giorno fa dove delineavo come una donna (perché, per quanto la violenza venga più spesso da parte degli uomini, ci sono anche donne abusanti) mi abbia offesa senza rendersene nemmeno conto e, se tale frase fosse reiterata nel tempo e magari da una persona a noi legata, quanto quei termini, quel linguaggio, potrebbe influire sulla mia serenità e sulla mia vita.

Si tratta di un libro ricco di psicologia che delinea sia l’abusante quanto la vittima e che porta inevitabilmente a riflettere come pochi saggi sanno fare.

Lo stile dell’abuso” è un tomo potente, moderno e davvero incalzante che può insegnare il valore del lessico usato, della nostra parola e, perché no, a poter cogliere dei segnali che ci possono portare sia a difenderci che ad aiutare altre vittime.

Di base, e poi concludo, ci sono però dei cardini negativi ancora molto radicati nella nostra società: il maschilismo e il patriarcato; ideologie che vedono la donna come sottomessa, debole e “degne” d’esser abusate e violentate, sia fisicamente quanto verbalmente.

Insomma, cari lettori, non un libro facile ma è nel complesso che si evidenzia maggiormente cultura, analisi e crescita.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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