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“È tempo di Valpantena”: la prima edizione è stata un successo

Si è svolta sabato 17 ottobre, a Villa Arvedi di Grezzana, la prima edizione di “È tempo di Valpantena”, la giornata promossa dall’Associazione Rete Valpantena & Friends per raccontare il territorio e costruirne insieme il futuro. Dalle 11 alle 22, i giardini e le sale della villa hanno accolto imprese, produttori, operatori dell’ospitalità, associazioni e visitatori, dando vita a un momento di incontro e condivisione ispirato ai quattro temi guida del programma: Ascolta, Assaggia, Scopri e Vivi. 

Dopo i saluti istituzionali dei tre soci fondatori della Rete, alla presenza dell’assessore del Comune di Grezzana Daniela Prencipe, gli interventi si sono inseriti nel programma della giornata che ha alternato momenti di confronto, approfondimenti tematici e attività aperte al pubblico. In questo contesto, nella Sala Convegni, si è svolta anche la tavola rotonda “Ecosistema Valpantena: 10 domande a 10 imprenditori sul futuro della Valpantena”, dedicata alle prospettive di sviluppo del territorio e che ha riunito dieci imprenditori simbolo della Valle. 

Tra i contributi più attesi, quello del presidente della Rete, Massimo Gianolli, che ha delineato quattro obiettivi concreti per il prossimo futuro, con qualche anticipazione: “Il primo è fare squadra tra i soci, perché una valle si rafforza solo se chi la vive e la fa vivere cammina nella stessa direzione. Il secondo riguarda la rassegna musicale del 2027 “Not(t)e in Valpantena”, un programma straordinario che deve diventare per tutti noi un motivo in più per invitare partner e clienti in Valpantena. Il terzo è la “Rassegna d’Autore” prevista a marzo, che metterà in dialogo Ponza, Portofino e Grezzana: un progetto che deve coinvolgere l’intera Rete e che rappresenta un’opportunità importante per far conoscere la Valpantena attraverso personalità capaci di amplificarne la visibilità. Il quarto obiettivo guarda alla tappa conclusiva del percorso 2027, quando vorremmo ritrovarci tutti insieme accogliendo una figura di rilevanza internazionale. Obiettivi alla portata della Rete e sui quali stiamo già lavorando“. 

Sul valore identitario della denominazione Valpantena è intervenuto anche Andrea Pernigo, dell’Azienda Agricola Pernigo e socio fondatore dell’associazione: “Oggi è il tempo della partecipazione e della cooperazione tra imprese. Tra i miei desideri c’è quello di vedere la Valpantena sempre più riconosciuta per le sue eccellenze. È l’unica sottozona della denominazione viticola Valpolicella e rappresenta il vero e unico cru ufficialmente riconosciuto: una peculiarità che merita di essere valorizzata fino in fondo. Un riconoscimento di questo tipo, però, non può basarsi soltanto sulle buone intenzioni; ha bisogno di regole chiare, capaci di tutelare chi lavora bene e di rafforzare un’identità che la valle possiede già. Questo è il futuro che auspico per il nostro territorio“. 

Al confronto ha partecipato anche Roberta Previdi di Torre di Terzolan, una delle imprese associate, che ha richiamato l’attenzione sul tema delle nuove generazioni. 

“Dobbiamo rendere la Valpantena una terra sempre più attrattiva per i giovani. Devono poter vedere in questo territorio una reale opportunità di crescita professionale e personale. Se sapremo offrire loro questa prospettiva, avranno una ragione in più per restare e investire qui il proprio futuro. E il futuro della valle sarà nelle mani di chi la sente davvero come casa“. 

Nel pomeriggio la Sala Convegni ha ospitato un incontro dedicato al turismo esperienziale con Itinera Bike, Here I Am, Val di Venere e Teste di Marmo, seguito dalla presentazione del volume Lessinia di Pietra alla presenza di Vincenzo Pavan e del Parco Naturale Regionale della Lessinia. 

L’approfondimento “Marmo e Vino”, realizzato in collaborazione con il Consorzio Marmisti della Valpantena, ha esplorato le connessioni tra pietra, terroir e viticoltura. A chiudere il programma degli incontri è stato un focus dedicato al turismo rigenerativo e all’agricoltura sostenibile, con testimonianze che hanno spaziato dalla nascita dell’Associazione della Pecora Brogna al progetto RADICI – Comunità del Cibo della Lessinia. 

Per tutta la giornata la Sala dei Cesari ha ospitato l’area degustazioni con produttori di vino, olio, miele e altre eccellenze locali, mentre nel giardino l’area food curata da Carlo Alberto Menini ha proposto primi e secondi piatti, alternative vegetariane, carni grass-fed e verdure grigliate. Nel Salotto si sono svolte degustazioni guidate dedicate agli oli extravergine di oliva e alle espressioni vitivinicole della Valpantena. 

Ampio spazio anche alle attività laboratoriali: dalla ceramica con Terre di Stelle alle erbe spontanee con Elvis Vaccari dell’Azienda Agricola Pernigo, fino ai laboratori per bambini curati da Studio Trame e all’assemblaggio di oggetti in legno proposto da AGBD – Associazione Sindrome di Down. 

Nel giardino di Villa Arvedi si è svolto anche il torneo di Zugo de l’Ovo, antico gioco tradizionale di Sezano inserito nel circuito del Tocatì, programma riconosciuto dall’UNESCO. La serata si è infine conclusa con i concerti della Jazzset Orchestra e de La ragazza dello Sputnik. 

La prima edizione di “È tempo di Valpantena” ha confermato la volontà di Rete Valpantena e Associazione Valpantena & Friends di trasformare le eccellenze del territorio in un progetto condiviso, capace di rafforzare l’identità della valle e di promuoverla come una destinazione riconoscibile e coordinata. Gli appuntamenti annunciati per il 2027 rappresentano i prossimi passi di un percorso che punta a creare nuove occasioni di incontro e sviluppo, consolidando il ruolo della Valpantena come modello di collaborazione. 

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Wine

Cantina Torrevilla anticipa la vendemmia con soddisfazione

Una vendemmia che ha richiesto attenzione, tempismo e capacità di leggere l’evoluzione della stagione, ma che ha saputo restituire risultati soddisfacenti. Per Torrevilla, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, la raccolta 2026 è iniziata il 4 agosto, segnando una delle partenze più anticipate mai ricordate in zona. Le temperature elevate dell’estate hanno accelerato i tempi di maturazione, rendendo ancora più importante individuare il momento giusto per intervenire, soprattutto sulle uve destinate alla spumantizzazione.

In questo passaggio decisivo, la rapidità della raccolta ha permesso di portare in cantina l’intera produzione destinata alle basi spumante nell’arco di appena dieci giorni, preservando un buon equilibrio tra acidità e grado alcolico. Un risultato che si inserisce in un quadro complessivamente positivo, con buone prospettive anche per le varietà a bacca bianca. Più contenuta, invece, la produzione delle uve rosse, che hanno risentito maggiormente del caldo estivo, con una lieve diminuzione del peso.

“La vendemmia 2026 – sottolinea Simone Fiori, enologo di Torrevilla – è stata una delle più precoci che ricordiamo nell’Oltrepò Pavese: siamo partiti il 4 agosto. Per le uve destinate alla spumantizzazione siamo intervenuti tempestivamente con la raccolta e, nel giro di dieci giorni, abbiamo portato in cantina tutta la produzione necessaria, ottenendo basi con ottimi livelli di acidità e grado alcolico. Siamo molto soddisfatti sia della qualità sia della quantità”.

Un bilancio che restituisce la soddisfazione per il lavoro svolto in vigneto e in cantina, nonostante una stagione impegnativa.

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Ristoranti

I Sentieri del Carignano vincono il Premio GIST nella categoria “Destinazione enogastronomica Italia”

I Sentieri del Carignano conquistano il Premio GIST 2026-Travel Food Award nella categoria “Destinazione enogastronomica Italia”, un riconoscimento che valorizza la capacità di raccontare un territorio attraverso le sue produzioni, il paesaggio e le esperienze di viaggio. La cerimonia di premiazione si è svolta al TTG Travel Experience di Rimini, uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al turismo.

Il Premio è promosso dal GIST, Gruppo Italiano Stampa Turistica, associazione che riunisce giornalisti specializzati nel settore dei viaggi e del turismo. Attraverso i Travel Food Award, il GIST valorizza destinazioni, progetti ed esperienze che contribuiscono alla promozione del turismo enogastronomico e alla scoperta delle identità locali.

Per la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, a capo dell’itinerario, il riconoscimento rappresenta un risultato importante per un progetto che ha saputo trasformare il legame tra cammino, tessuto sociale e cultura del vino in una proposta turistica riconoscibile, capace di attrarre l’interesse del pubblico e di raggiungere nuove comunità di viaggiatori.

“Siamo entusiasti che la nostra candidatura sia stata premiata – ha detto Mauro Usai, Presidente della Fondazione CMSB – un riconoscimento che supera i confini regionali e che coglie il valore del nostro percorso di promozione di una destinazione che integra attività sul territorio, esperienze enogastronomiche e comunicazione digitale. Questo risultato rafforza l’impegno della Fondazione nel promuovere un turismo capace di generare valore per le comunità locali, sostenere i produttori del Sulcis e raccontare il patrimonio culturale e paesaggistico della Sardegna attraverso esperienze di qualità. Un grazie sentito a tutta la giuria“.

Il racconto di un’altra Sardegna – I Sentieri del Carignano sono stati presentati per la prima volta come destinazione nel settembre 2025. Da allora, il progetto ha raccolto un riscontro significativo, grazie a un’attività di promozione che ha affiancato alla valorizzazione del percorso esperienze dirette sul territorio, press trip dedicati alla stampa italiana ed internazionale di settore e iniziative pensate per far conoscere il Sulcis attraverso prospettive diverse.  Il progetto si sviluppa lungo un itinerario tematico a piedi di oltre 220 chilometri, articolato in 12 tappe, che attraversa le aree più rappresentative della produzione del Carignano del Sulcis DOC. Vigneti, cantine, borghi, siti archeologici, testimonianze della storia mineraria e paesaggi costieri diventano parte di un unico racconto, nel quale il vino è una chiave per leggere l’identità di un territorio e di chi vi abita.

Il successo passa anche dalla community – Un elemento significativo del percorso di crescita dei Sentieri del Carignano – e in generale del Cammino Minerario di Santa Barbara – è il coinvolgimento di un pubblico sempre più giovane e della community digitale. Sui social vengono condivise numerose esperienze lungo il cammino e i sentieri: immagini, racconti, tappe percorse e momenti di scoperta che contribuiscono a far conoscere la destinazione a nuovi pubblici. Questa partecipazione spontanea amplifica la visibilità del progetto e ne rafforza il racconto, affiancando alle attività di promozione istituzionale le testimonianze dirette di chi sceglie di vivere il territorio in prima persona. Il risultato è una comunicazione che nasce anche dall’esperienza dei viaggiatori e che rende il cammino più vicino a un pubblico interessato al turismo lento, alla natura, alle produzioni locali e a forme di viaggio autentiche e condivisibili.

La Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara – Da 10 anni la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara promuove l’omonimo cammino, una destinazione per un turismo a piedi o in bici nel sud-ovest della Sardegna, attraverso un itinerario escursionistico ad anello di oltre 500 chilometri che attraversa il Sulcis Iglesiente, l’Arburese e il Guspinese. Il cammino collega paesaggi naturali, siti minerari, luoghi di interesse storico e culturale e comunità locali, contribuendo alla valorizzazione di un patrimonio profondamente legato alla storia dell’isola.

I Sentieri del Carignano ampliano questa proposta, mettendo in relazione il patrimonio minerario con la viticoltura e la cultura enogastronomica. Il progetto offre nuove opportunità per scoprire il territorio, valorizzare le produzioni locali e costruire occasioni di collaborazione tra operatori turistici, aziende e comunità.

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Wine

Il Serprino Festival vince il premio GIST nella categoria “EVENTO”

Il Serprino Festival conquista il premio GIST nella categoria “Evento”, un riconoscimento che valorizza la capacità della manifestazione organizzata dal Consorzio di Tutela Vini Colli Euganei di promuovere il territorio attraverso il vino, la cultura e nuove esperienze di visita. La cerimonia di premiazione si è svolta al TTG Travel Experience di Rimini, uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al turismo.

Il premio è assegnato nell’ambito dei GIST Travel Food Award, promossi dal Gruppo Italiano Stampa Turistica per valorizzare progetti, destinazioni ed eventi capaci di raccontare il patrimonio enogastronomico e di contribuire allo sviluppo del turismo.

Il riconoscimento premia un progetto nato nel 2021, in un momento particolarmente difficile per il settore, con l’obiettivo di riportare il pubblico nelle cantine e riavvicinare le persone al vino. Da allora il Serprino Festival è cresciuto, trasformandosi da iniziativa concentrata su due fine settimana in una rassegna diffusa che coinvolge i Colli Euganei e la città di Padova. 

L’edizione 2026 si è svolta dal 20 giugno al 6 luglio, con oltre 40 eventi distribuiti nell’arco di due settimane. Il Festival ha coinvolto complessivamente più di 5.000 partecipanti e oltre 100 operatori tra cantine, ristoratori, artisti, autori e tecnici. La comunicazione digitale ha raggiunto oltre 100.000 visualizzazioni complessive sui canali social. Tra gli appuntamenti principali, la terza edizione di “Vulcanico Serprino”, che ha inaugurato il Festival il 20 giugno all’Abbazia di Praglia, a Teolo. La degustazione ha permesso al pubblico di conoscere diverse interpretazioni del Serprino, accompagnate da musica dal vivo e momenti di cucina dedicati agli abbinamenti con il vino. Il programma ha proposto anche incontri tra enologia e patrimonio culturale. Al Museo Nazionale Atestino di Este, “Museo DiVino” ha raccontato il rapporto millenario tra il vino e il territorio attraverso una visita guidata dedicata alle testimonianze archeologiche dei Veneti antichi e dei Romani. Al Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme, invece, arte e vino si sono incontrati in una serata tra fotografia e degustazione. Durante il festival, Veneto Segreto, l’associazione che valorizza il volto meno conosciuto e più nascosto del Veneto, ha organizzato numerosi eventi per far scoprire al pubblico i tesori del territorio.

A ritirare il premio i vicepresidenti Giorgio Salvan e Giorgia Veronese del Consorzio Tutela Vini Colli Euganei, che dichiarano: “Il premio GIST rappresenta un riconoscimento alla capacità di fare rete e di proporre un modo nuovo di raccontare il territorio che abbiamo reso possibile grazie al Serprino Festival, non soltanto attraverso i prodotti, ma anche grazie ai luoghi, alle persone e alle esperienze che lo rendono riconoscibile. Il Festival contribuisce inoltre a promuovere un turismo più consapevole, favorendo la collaborazione tra pubblico e privato, la diffusione della cultura del vino e la scoperta di luoghi meno conosciuti“.

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Ristoranti

Osterie d’Italia 2027: la guida come strumento educativo

Chi mi segue sa che io mi affido sempre alla guida Osterie D’Italia di Slow Food Editore. Non sbaglia proprio mai!!!

È stata presentata questa mattina nella Sala Fucine delle OGR di Torino la nuova edizione della guida Osterie d’Italia. A condurre il racconto delle novità regione per regione e l’assegnazione dei premi speciali una coppia inedita: Carlo Bogliotti, responsabile editoriale della guida e Amministratore delegato di Slow Food Editore, e Fulvio Marino, mugnaio, panificatore e autore per l’editore della Chiocciola.

L’edizione 2027: la guida come strumento educativo

Trentasei anni fa l’intuizione di Carlo Petrini e di un piccolo gruppo di sodali diede origine alla guida: si resero conto che c’era bisogno di una ricognizione delle osterie, che in quegli anni stavano scomparendo. Quattro i capisaldi del sussidiario del mangiarbere all’italiana che hanno ridefinito da quel momento il modello di osteria e che non sono mai cambiati: cucina locale nel suo contesto autentico, uso di prodotti di qualità e del territorio, prezzi accessibili ai più e calda accoglienza. Queste linee guida sono rimaste le stesse da allora e hanno accompagnato un’evoluzione che ha riportato l’attenzione su questo modello di ristorazione a partire dagli anni ‘90, senza tuttavia uniformare una diversità di proposte che invece è parte fondamentale dello spirito della guida. Di tutto questo non si può che ringraziare Carlo Petrini, che per la prima volta mancherà alla presentazione della guida e che è stato ricordato in apertura con le parole di Piero Alciati, ristoratore e amico di Carlo sin dalla metà degli anni ‘70.

Dopo il ricordo di Piero Alciati, a dare il via ufficiale alla presentazione è stato l’Assessore ai Grandi Eventi e al Turismo della Città di Torino, Domenico Carretta, che ha dato il bentornato a Torino, dopo Terra Madre, agli osti di tutta Italia.

Fin dall’inizio la selezione delle osterie che compaiono nella guida ha comportato un lungo lavoro di studio, selezione e prove sul campo, nonché migliaia di chilometri percorsi, deviazioni dalle strade principali e molti incontri: nulla è cambiato dalla prima edizione (forse solo l’aiuto dei navigatori), e anche quest’anno la guida è la fotografia dei luoghi che conservano l’autenticità che da sempre la guida ricerca e premia. L’autenticità è proprio ciò che più si ricerca online, dove si moltiplicano profili e pagine che parlano delle osterie in guida, i bar di paese, i piatti di sostanza, semplici e golosi in una gara.

Forse l’autenticità di questi tempi è una delle cose di cui abbiamo più bisogno. La guida è diventata così negli anni una sorta di strumento educativo: offre infatti a chi la consulta – e naturalmente a chi la fa, gli instancabili collaboratori della rete Slow Food – la possibilità di imparare divertendosi le materie che a scuola si insegnano sempre meno: la geografia, la storia, l’agricoltura, nonché l’economia e la sociologia, tutto ciò insomma che contribuisce a fare del nostro Paese un territorio complesso che ospita molte diversità. Una volta era il sussidiario che si portava nello zaino, ora è il sussidiario del mangiarbere, definizione inventata in quel lontano 1990 da Folco Portinari che ritroveremo anche più avanti, che si infila in borsa o si tiene sempre in macchina. Il primo dato della guida 2027 è 1952. Tanti sono i locali segnalati in questa nuova edizione, in cui campeggiano ben 175 Locali Quotidiani, ovvero i pastifici, le gastronomie, le enoteche con cucina, che per la prima volta compaiono come sezioni regionali e non più raggruppati in fondo al volume. In più, come ogni anno, gli inserti regionali con i bacari veneziani, i buffet triestini, le malghe trentine, i fornelli pugliesi, i trippai fiorentini e tanti altri locali tipici di ogni regione. In tutta Italia esiste la possibilità di apprezzare le forme più semplici di ristorazione popolare, e che questo modello continua a svolgere la funzione per cui è nato, e anzi è in grado di ampliare sempre di più la sua clientela, che proprio lì ritrova gli ingredienti e i piatti delle tradizioni locali. Dei 1952 locali segnalati nella guida, sono 335 i locali a cui è assegnata la Chiocciola, che viene attribuita a quelle insegne che si contraddistinguono per l’eccellente proposta e per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza decisamente in sintonia con i valori di Slow Food. Guardando alle regioni, quelle con più osterie segnalate sono il Piemonte (169), e subito dietro Toscana (158) e Campania (155), mentre diverso è l’ordine se si guarda al numero delle Chiocciole, che vede la Campania di nuovo in prima posizione con 34 locali: seguono il Piemonte con 31 e a pari merito con 26 l’Emilia-Romagna, la Toscana e la Puglia.

In coda al volume una novità che in realtà è un lieto ritorno, ovvero la sezione Ho voglia di… Lo trovo a…, un indice da “sussidiario” presente nella prima edizione della guida Osterie d’Italia, quella del 1990, in cui Folco Portinari spiegava la sua idea. Si trattava allora, e si tratta ancora oggi, di un indice dei piatti e dei luoghi dove trovarli. Si parte dall’abbacchio e si arriva alla zuppa valpellinentze passando per il fritto misto, il coniglio in tutte le sue declinazioni, la brovada e tanti altri piatti da scoprire – e qui si torna alla guida come strumento per imparare senza tuttavia perdere la componente di gioco che consiste nel comporre un proprio itinerario basato sul piacere di scegliere. Da insegnare a scuola, come direbbe qualcuno.

La presentazione

«Carlo Petrini, oltre che uno degli ideatori della guida, era anche un vero aficionado delle Osterie. Quando avevo il privilegio di girare l’Italia con lui ogni tragitto era studiato (o allungato clamorosamente) per fermarsi in Osteria a pranzo e a cena, e percepivo nettamente l’affetto che lui provava per gli osti e quanto era sinceramente ricambiato. Non possiamo che ringraziarlo per aver immaginato questa guida meravigliosa e unica e cercare di fare al meglio per portare avanti il suo progetto» ha detto Carlo Bogliotti, amministratore delegato di Slow Food Editore e responsabile editoriale della guida, aprendo la presentazione alle OGR di Torino. E ha poi aggiunto: «Mentre chiudevamo la guida in redazione, a fine agosto, pensavo che questo libro è uno strumento educativoformidabile. Con Osterie d’Italia si imparano la geografia, la storia, l’agricoltura, l’economia, la sociologia, tutta la diversità e complessità del nostro Paese, che un tempo si apprendeva fin dalle elementari disegnando le cartine fisiche e politiche delle regioni italiane, tracopiandole su carta velina dagli atlanti. Le Osterie sono piccoli ma indispensabili santuari di autenticità. Ed ecco la parola chiave, autenticità, quando la realtà attuale è sempre più rappresentata attraverso il maquillage dell’intelligenza artificiale e la velocità imposta dalla comunicazione frenetica che tutti frequentiamo. Nelle osterie, invece, si vive, si lavora, si mangia e si beve, si riattivano i sensi, si sta bene, insieme, senza filtri. E si impara. Si diventa aperti e tolleranti, gastronomi e cittadini colti e responsabili». Chiara Cauda, direttrice editoriale della casa editrice ha posto l’accento su osti e ostesse, senza i quali non esisterebbe la guida: «I veri autori di questa guida sono innanzitutto gli osti e le ostesse. Sono loro, anno dopo anno, a scriverla attraverso il proprio lavoro, le scelte quotidiane, i piatti che portano in tavola e le storie che sanno raccontare. Sono custodi di ricette, certo, ma molto spesso anche custodi dei luoghi che abitano: paesi, vallate, campagne e quartieri che rischierebbero altrimenti di perdere una parte della propria identità. Osterie d’Italia continua a essere un libro vivo proprio perché raccoglie le loro voci». In chiusura le parole con cui Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia, ha salutato questa edizione e che ne condensano lo spirito: Nelle osterie passano le nostre vicende private ma anche le grandi questioni collettive e globali: la crisi climatica-ambientale quindi agricola, con gli aumenti delle materie prime, i costi dell’energia e del lavoro, i cambiamenti culturali, la sostenibilità del mestiere. E se anche la giustizia sociale attraversa le osterie, merita menzione l’iniziativa lanciata dal nostro cuoco dell’Alleanza, Marco Morello, del Collettivo Gastronomico Testaccio, che molti di voi conosceranno, per sancire il lavoro di cuochi e operatori di mensa come usurante: temperature elevate, spazi spesso ridotti, strumenti potenzialmente pericolose, carichi fisici ingenti e ritmi pesanti. Parlare di giustizia nel settore del cibo significa certo tutelare i produttori, ma anche chi trasforma la materia prima! Allora oggi è necessario mettere la ristorazione in condizione di continuare ad offrire qualità in cucina e in sala, assumendo di più e meglio, rendendo l’impresa appetibile e il lavoro dipendente nel settore qualificato e qualificante, oltre che sostenibile sotto tutti i profili. Soprattutto per le nuove generazioni. Abbiamo ricordato il nostro amatissimo Carlin, e sempre lo ricorderemo con gioia, che quarant’anni fa immaginava e dava vita a Slow Food: in quel mondo di idee che ne è scaturito, le Osterie sono state centrali fin da principio: luoghi di lavoro, di incontro, di relazioni ma anche di cultura e politica. Luoghi di vita e autenticità, come sottolinea il nostro Carlo Bogliotti. Luoghi incantevoli e imperfetti, come la vita. E come noi. Allegri ma a volte anche tristi, come la vita. E come noi. Nuovi di zecca o un po’ “sbucciati”, come la vita. E come noi. Poetici e prosaici, come la vita. E come noi. Luoghi che vogliono esistere, fare del loro meglio e che possono rendere il mondo un luogo un po’ migliore, come dobbiamo e possiamo fare tutti noi».

I premi speciali

I premi speciali vengono annunciati durante la presentazione ufficiale della guida e costituiscono l’occasione per dare risalto ad alcune delle tante e belle storie delle osterie che sono recensite ogni anno. Quelle messe in evidenza dai premi speciali sono espressioni di eccellenza gastronomica ma sono anche storie che testimoniano come le osterie siano un presidio per la comunità, non di rado in zone marginali, magari difficili da raggiungere, dove diventano un punto di riferimento per la ricostruzione del tessuto sociale ed esempi virtuosi di microeconomia.Ecco dunque i premi di questa nuova edizione con le motivazioni e il partner che accompagna Slow Food nell’assegnazione di ciascun riconoscimento.

Premio Novità dell’anno: MARTINA RUSSI | RADICI | Vico del Gargano (FG) | Puglia

Una novità che è una vecchia conoscenza della guida. Con questo premio celebriamo un locale che aveva avuto una lunga pausa di riflessione e una donna che ha trovato invece la forza di ripartire e tornare a proporre una cucina che spicca per qualità. Merita l’elogio affettuoso della nostra guida.

Ha consegnato il premio Marco Budano, Responsabile Ufficio Stampa di Reale Mutua

Premio Giovane dell’anno “Vittorio Fusari” Franciacorta: CAROLINA VIO | ORTOSTERIA DA RENÈ | Bastia di Albenga (IM) | Liguria

Partendo da una dispensa fatta di autoproduzione ed estrema prossimità, la cucina si basa su verdure e ortaggi d’eccellenza in uno dei territori più vocati d’Italia, vino e olio propri, pesce e carne locali. Una realtà forte e virtuosa, oltre che deliziosa, perché interpretata ai fornelli e nella trasformazione in conserve in maniera impeccabile.

Ha consegnato il premio Emanuele Rabotti, Presidente del Consorzio Franciacorta

Premio Ostinati: PINO TRIMBOLI | LA COLLINETTA | Martone (RC) | Calabria

Un premio a chi non cede alle pressioni della malavita e reagisce facendo rete contro l’illegalità e accogliendo nel percorso lavorativo ragazzi con disabilità. Oggi insieme ad altre imprese e produttori si oppone apertamente alla criminalità organizzata e resiste con orgoglio nel proporre un’autentica e ottima cucina di territorio.

Ha consegnato il premio Domenico Rinaldini, Presidente Consorzio RICREA

Premio Interpretazione della cucina regionale: TERRA DI EA | Tortoreto (TE) | Abruzzo

Un gruppo di amici che opera nel rispetto dei principi che da sempre ispirano la nostra guida: ricerca, recupero, coltivazione sostenibile e allevamenti bradi, con trasformazione e uso dei prodotti in proprio. La fattoria e il ristoro hanno inoltre un importante ruolo sociale ed educativo: un buono che è anche assolutamente pulito e giusto.

Ha consegnato il premio Aldo Cursano, Vice Presidente Vicario FIPE

Premio Dispensa in osteria: ROBERTA POLLONI | CASA E CILIEGIE | Loro Ciuffenna (AR) | Toscana

Un’osteria senza compromessi in un casale in pietra. Soltanto materie prime autoprodotte, locali e sostenibili, compresi i formaggi e il pane cotto a legna. Determinazione applicata su ogni piatto e ogni preparazione, a dimostrazione che un’altra via è possibile.

Hanno consegnato il premio Federica Trombetta, Head of Marketing & Online Operations Costadoro e Carlotta Trombetta, Head of Qualità & Impact Costadoro

Premio Piatto dell’anno: TRIS DI PASTE RIPIENE | HOSTARIA VIOLA | Castiglione delle Stiviere (MN) | Lombardia

Un inno alla pasta ripiena, alla sfoglia che sa di miracolo per maestria, alla tradizione che in tutta Italia nobilita ripieni – spesso di recupero – e formati tra i più svariati. Un piatto simbolico per rappresentarli tutti, che delizia e sorprende nella sua apparente semplicità.

Ha consegnato il premio Carmine Pagnozzi, Direttore Generale Biorepack

Premio Vino in osteria: THOMAS DEL CASTELLO | ALLA RUOTA | Negrar di Vapolicella (VR) | Veneto

Un giovane sommelier già esperto, che oltre a saper selezionare il meglio e il semi-nascosto in un territorio ad altissima vocazione enologica, allarga la sua passione ad altre zone italiane e non: una ricerca constante, attentissima alla sostenibilità delle produzioni, per una proposta mai banale e sempre intelligente.

Ha consegnato il premio Ferdinando Marino di Mulino Marino

Premio Birra in osteria: PORK’N’ROLL | Roma |Lazio

Un pub dove alla nobile scelta di servire i prodotti dagli allevamenti di famiglia si affianca l’evidenza di una grande passione per le birre. Ci sono quelle autoprodotte, ottime, una selezione a rotazione di piccoli artigiani alla spina e oltre 100 etichette, perfette per accompagnare piatti sfiziosi e sostenibili.

Ha consegnato il premio Lorenzo Bossi, Marketing Manager QBA

Premio Bere bene: TAVERNA NONNA VERA | Latronico (PZ) | Basilicata

La scelta di creare una carta dei distillati e delle bevande che per ampiezza non ha nulla da invidiare a quella dei vini, peraltro anch’essa costruita con passione e competenza. Un riconoscimento che va alla capacità di rendere speciale qualsiasi momento in osteria, non soltanto quello del pasto.

Ha consegnato il premio Giulia Maccone, Responsabile HoReCa S.Bernardo

Premio Oste dell’anno: MARIA DADOMO CAMPANINI | OSTERIA CAMPANINI | Busseto, Madonna dei Prati (PR) | Emilia-Romagna

Attraversare tre generazioni e diventare l’emblema di una cucina d’altri tempi, ma sempre attuale e sempre più rara. L’incarnazione dell’autenticità, fatta di creazioni che sono già nella storia della gastronomia italiana e che continuano a essere preparate personalmente da decenni, lentamente. Un inno ai miti di un territorio magico, ai suoi grandi personaggi tra arte, cultura, ingegno e con la tavola sempre al centro. L’instancabile vocazione di chi dispensa bontà a ben 90 anni.

Ha consegnato il premio Michele Sallustio, Direttore Commerciale Pastificio di Martino

Menzione speciale FIPE: TRATTORIA DA AMERIGO 1934 | Savigno, Valsamoggia (BO) | Emilia-Romagna

Nel corso della presentazione è stata assegnata anche la Menzione speciale FIPE, a un associato della Federazione Italiana Pubblici Esercizi presente all’interno della guida. La menzione, assegnata a Trattoria da Amerigo 1934 è stata accompagnata dalla seguente motivazione: «Slow Food compie 40 anni e vogliamo assegnare questa menzione speciale a un’osteria che non solo è presente in guida sin dalla prima edizione con la chiocciola, ma nei primi anni eroici dell’associazione Arcigola era anche sede della condotta locale. L’unica osteria in guida che è anche una stella Michelin senza aver tradito la sua vocazione per il territorio e la tradizione, inseguendo modelli altri. Un simbolo e un esempio per tutti noi».

La Guida sarà disponibile in tutte le librerie e sullo store online di Slow Food Editore dal 21 ottobre.

L’app Osterie d’Italia verrà aggiornata con i nuovi contenuti il 3 novembre nelle versioni italiana e inglese.

I numeri della guida

1952 osterie, agriturismi, enoteche con cucina e ristoranti segnalati, più di 250 collaboratori sparsi su tutto il territorio italiano, 175 Locali Quotidiani, 335 locali premiati con la Chiocciola per l’eccellente proposta e per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza in sintonia con Slow Food, 228 locali premiati con il Bere Bene, un riconoscimento per l’accurata selezione di bevande: birre artigianali, succhi, infusi, cocktail e distillati, 627 locali premiati con la Bottiglia per la curata selezione di vini.