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17 ottobre e Slow Wine

Il 17 ottobre torna a Milano l’appuntamento annuale con Slow Wine, la grande degustazione che celebra l’uscita della guida di Slow Food Editore, giunta alla sua 17esima edizione e già disponibile nelle librerie e online su slowfoodeditore.it. Un appuntamento ormai consolidato per il mondo del vino buono, pulito e giusto, che ogni anno riunisce al Superstudio Maxi (via Moncucco 35) appassionati, operatori e professionisti del settore per incontrare centinaia di produttrici e produttori premiati dalla guida.

Cosa vuol dire parlare di vino oggi

Come per ogni edizione, ad aprire la guida è l’introduzione di Giancarlo Gariglio, curatore di Slow Wine.

Lo scorso anno avevamo scritto che il mondo del vino stava entrando in una tempesta perfetta. Dazi, calo dei consumi, disaffezione dei giovani, nuove sensibilità salutistiche, cambiamento climatico: le nubi si addensavano all’ orizzonte e già sentivamo alzarsi il vento.

Oggi quello che osservavamo da lontano è diventato un uragano. E noi ci ritroviamo in mezzo. Durante le visite abbiamo incontrato diversi produttori che nel 2026 non hanno imbottigliato. Molti rinviano l’ uscita dei vini rossi, oggi la categoria più in affanno. Le esportazioni verso gli Stati Uniti mostrano preoccupanti segni meno, mentre i consumi italiani ristagnano e i costi continuano a salire. Non è una difficoltà passeggera, ma una crisi complessa: cause lontane tra loro finiscono per sommarsi e moltiplicarne gli effetti. Ora più che mai produttori, distributori, ristoratori e consumatori devono riconoscere di essere legati dallo stesso destino e scegliere insieme come agire.

L’ edizione 2027 di Slow Wine è dedicata a Carlo Petrini, primo curatore della guida Vini d’Italia e, fin dagli inizi, protagonista di un cambiamento profondo nel modo di guardare al vino e di raccontarlo. Il fondatore di Slow Food lo aveva detto con chiarezza: «Non si esce da questa situazione se non si cambiano i paradigmi e le radici di questa economia». Non invocava una restaurazione, ma alleanze capaci di cambiare le regole del gioco.Proprio al mercato del vino, ai suoi linguaggi, alle sue contraddizioni e ai consumi che cambiano sarà dedicata la sesta edizione della Slow Wine Fair, a BolognaFiere dal 21 al 23 febbraio. Vogliamo che Bologna diventi il luogo in cui i protagonisti del conflitto possano sedersi allo stesso tavolo e immaginare il vino che verrà. Non una tregua provvisoria, ma un laboratorio nel quale tracciare una rotta comune. Nella visione di Slow Food, dobbiamo lavorare per andare verso un vino che custodisce i suoli e la biodiversità, crea lavoro, produce bellezza, diffonde conoscenza e tiene vive le comunità.

Il programma di sabato 17 ottobre

Si comincia alle 10 con la presentazione della guida, accessibile su invito, con tutte le novità e alcune anticipazioni della Slow Wine Fair 2027. Al termine dell’incontro, la consegna dei premi speciali di Slow Wine 2027: alla Carriera, al Giovane Vignaiolo, per l’Accoglienza in cantina, per la Viticoltura Sostenibile, alla Novità dell’anno, per la Vitalità del suolo e il premio Slow Wine Coalition alla Solidarietà.

Dalle 14 alle 19.30, gli spazi del Superstudio Maxi aprono al pubblico, offrendo l’assaggio di oltre 900 vini, presentati direttamente da 450 produttrici e produttori provenienti da tutta Italia. Un’occasione per conoscere e degustare le etichette selezionate dalla guida, incontrare i vignaioli e le vignaiole che aderiscono al Manifesto del vino buono, pulito e giusto e approfondire storie, territori e scelte produttive.

Tra le novità, la webapp della lista dei vini in degustazione, realizzata in collaborazione con Fermento Milano, che permette di esplorare le etichette presenti e selezionare le cantine da incontrare grazie a numerosi filtri: regione, tipologia, denominazione, fascia di prezzo, premi ottenuti e pratiche di agricoltura e affinamento. È inoltre possibile annotare appunti e preferenze sugli assaggi effettuati.

Slow Wine 2027 in breve

La nuova edizione di Slow Wine arriva in un momento di profonda trasformazione per il settore. Cambiano i consumi, aumentano le difficoltà economiche per moltiprotagonisti della filiera e gli effetti del cambiamento climatico si fanno sempre più evidenti. È in questo scenario che la guida continua il proprio lavoro di osservazione e racconto.

Sono 7.809 i vini recensiti, a fronte di oltre 10.000 etichette esaminate, con 247 Chiocciole, 173 Bottiglie, 56 Monete e 779 Top Wine. Un lavoro di ricerca e conoscenza che coinvolge ogni anno una rete di 253 collaboratori impegnati a esplorare i territori vitivinicoli italiani e a raccontarne produttori, pratiche agricole e identità.

Tra i protagonisti della nuova edizione ci sono anche 168 aziende “novità”, realtà che non erano segnalate nell’ultima edizione della guida. Aziende nuove o di recente costituzione, ma anche produttori già affermati e non ancora recensiti, che arricchiscono la mappa della viticoltura italiana raccontata dalla guida con nuove nuove esperienze da conoscere.

I numeri di Slow Wine 2027

7.809 vini recensiti • 2059 le schede delle cantine • 1204 cantine che praticano agricoltura biologica/biodinamica certificata o sono in conversione • 3005 vini in bottiglia dal peso inferiore o uguale a 450 grammi • 168 nuove cantine in guida • 247 Chiocciole, le cantine buone, pulite e giuste • 173 Bottiglie, le cantine i cui vini esprimono un’eccellente qualità organolettica • 56 Monete, le cantine i cui vini hanno un ottimo rapporto qualità-prezzo • 779 Top Wine, di cui 267 premiati per l’eccellenza del profilo organolettico e 512 Vini Slow • 231 Best Buy, selezione di Top Wine con un prezzo vantaggioso • 250 locali del Bere Slow • 227 video delle visite in cantina visualizzabili attraverso un QR Code • 466 cantine che offrono ospitalità • 272 cantine che offrono ristoro • 1031 cantine che offrono lo sconto del 10% sull’acquisto dei vini • 253 collaboratori/degustatori rappresentanti tutte le regioni d’Italia

La presentazione della guida Slow Wine 2027 è realizzata grazie al sostegno di numerose aziende che con Slow Food condividono valori e visione. Official partner sono e-Viso, Gruppo Saida, Guala Closures, Reale Mutua e Winterhalter. L’evento vede anche la collaborazione di Bormioli Luigi, Eventi di Cartone, Pulltex, Acqua S. Bernardo, Amorim Cork Italia, Fisar e Istituto Professionale Statale Colombatto.Slow Wine 2027: istruzioni per l’uso Slow Wine è una guida che va oltre i giudizi. Nasce per informare chi la acquista sui produttori che i 253 collaboratori presenti in ogni territorio conoscono bene e seguono da vicino. Le schede che scaturiscono non sono solo il frutto di austere degustazioni, ma di frequentazione diretta delle cantine e dei filari. Per questo leggendo la guida si può conoscere la storia del produttore e la sua filosofia: come gestisce la vigna e la cantina, informazioni sui vini e una scheda che ne riassume le caratteristiche essenziali come ettari, tipo di concimazione, origine delle uve, uso di fitofarmaci o l’eventuale certificazione del metodo di coltivazione (biologico o biodinamico). Completano la guida, un glossario per capire meglio i termini propri della viticoltura e una serie di simboli che ne semplificano la lettura. Tra questi, la bilancia, che indica l’impegno del produttore a ridurre il peso della bottiglia, iniziativa lanciata alla Slow Wine Fair 2026 con la call to action Unpacking Wine per diminuire l’impatto ambientale del vino, anche attraverso l’imballaggio.

Andiamo a scoprire i simboli che riguardano la cantina:

CHIOCCIOLA Cantina che interpreta valori (organolettici, territoriali e ambientali) in sintonia con la filosofia di Slow Food, associati a un’eccellente qualità della proposta. I vini con una Chiocciola rispondono anche al criterio del buon rapporto tra la qualità e il prezzo, tenuto conto di quando e dove sono stati prodotti.

BOTTIGLIA Cantina che ha presentato in degustazione vini dalla qualità eccellente.

MONETA Cantina che ha presentato in degustazione vini che hanno espresso un’eccellente qualità e un ottimo rapporto tra la qualità e il prezzo.

CAPPELLO DA CUOCO Cantina che, nella stessa sede o nelle vicinanze, offre possibilità di mangiare.

CASA STILIZZATA Cantina che, nella stessa sede o nelle vicinanze, offre possibilità di dormire

Due indicazioni utili per la piena affermazione del turismo del vino.

NOVITÀ Cantina non recensita nella precedente edizione della guida.

SCONTO 10% Cantina che offre uno sconto minimo del 10% sul vino acquistato direttamente dal cliente, che si presenta in cantina con l’edizione cartacea di Slow Wine 2027. Questa promozione ha la durata di un anno, da ottobre 2026 a ottobre 2027.

Invece per quanto riguarda i vini, i principali simboli esplicativi sono:TOP WINE Vino che sotto il profilo organolettico ha raggiunto l’eccellenza durante le degustazioni.

TOP WINE VINO SLOW Top Wine che, oltre ad avere una qualità organolettica eccellente, riesce a condensare nel bicchiere caratteri legati a territorio, storia e ambiente. Ha anche un buon rapporto tra la qualità e il prezzo, tenuto conto di quando e dove è stato prodotto.

La menzione BEST BUY associata al simbolo TOP WINE indica i Top Wine con un prezzo decisamente vantaggioso rispetto alla denominazione o alla tipologia di riferimento. Una menzione che ha ottenuto, già dalla sua introduzione nel 2025, un ottimo riscontro per la possibilità di coniugare il piacere di acquistare etichette premiate con la capacità di spesa dell’appassionato, anche per le tipologie più blasonate.

Non mancano poi indicazioni del tipo di vino e del tipo di affinamento. Compare per la prima volta, in alcune schede, un testo in corsivo di colore viola chiaro che indica il riassaggio di alcuni vini. Questo perché diversi produttori nel 2026 hanno preferito non imbottigliare e rinviare l’uscita sul mercato più avanti.

Questo fenomeno ha colpito soprattutto i rossi, oggi la categoria più in affanno. Sintomo di una crisi del mondo del vino che in alcuni casi si è fatta sentire pesantemente.

La riflessione di Giancarlo Gariglio, curatore della guida

La caratteristica principale della guida Slow Wine è la scelta di visitare le cantine ogni anno. Una rete di 253 collaboratori ci permette di mappare il territorio italiano in modo unico: entriamo nelle aziende, conosciamo chi le conduce e seguiamo quello che cambia.

Quest’anno le visite ci restituiscono un’Italia del vino in chiaroscuro. Le 132 uscite dalla guida non dipendono soltanto dal nostro consueto lavoro critico, che porta a escludere alcune aziende per ragioni legate alla conduzione agronomica o alla qualità dei vini. Ha pesato anche la scelta di numerose cantine di rimandare, per motivi commerciali, l’uscita dei vini da sottoporre al nostro assaggio. A preoccupare è anche la frequenza dei riassaggi in fondo alle schede: torniamo sui vini già recensiti perché le aziende non hanno imbottigliato le nuove annate, soprattutto dei rossi.

Non è un’indagine statistica, ma un segnale forte, raccolto sul campo. A queste uscite corrispondono però 168 nuovi ingressi: questa edizione conta quindi 36 cantine recensite in più. Ci sono regioni che crescono, Sicilia su tutte, e molte aziende che continuano a rinnovarsi. Sta cambiando la geografia del vino italiano.

Nella nostra lettura, a questa trasformazione contribuiscono l’evoluzione dei gusti e una maggiore attenzione al prezzo, che può favorire molti vini del Sud, ancora accessibili. Grazie alla presenza capillare dei nostri collaboratori riusciamo a cogliere questi cambiamenti e ad anticipare alcune tendenze che potranno manifestarsi con maggiore forza nei prossimi anni.

I dati del 2025 aiutano a inquadrare il momento. Secondo l’OIV, i consumi mondiali sono scesi del 2,7%; UIV, su dati Istat, registra una flessione del 3,7% del valore dell’export italiano. Nella grande distribuzione, i dati Circana indicano un calo del 4,2% dei volumi dei rossi, mentre gli spumanti crescono dell’1,5% e i bianchi tengono meglio. La nostra impressione è che il mercato penalizzi soprattutto i rossi più corposi e si orienti verso bollicine, bianchi e vini più freschi e leggeri.

È qui che la guida può fare la sua parte: portare queste cantine all’attenzione degli appassionati, dare spazio al loro lavoro, aiutare i lettori a scegliere e a incontrare chi produce. Le difficoltà ci chiedono di capire come sta cambiando il vino; i nuovi ingressi ci ricordano che abbiamo ancora molto da raccontare. E soprattutto da far assaggiare.

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News al via per Urban Assassineria a Milano

Dopo i primi mesi di rodaggio meneghino, Urban Assassineria è pronta a spingere sull’acceleratore. Il locale fondato dallo chef Celso Laforgia e da Michele Salvati annuncia alcune novità per l’autunno. 

L’insegna amplierà i propri orari aprendo le porte al pubblico anche a pranzo con i seguenti orari: dal lunedì al sabato dalle 12.30 alle 14.30 e dalle 19.30 alle 23.30 (domenica chiuso), attivando anche il servizio di consegna a domicilio e lanciando un’inedita proposta stagionale per celebrare i mesi di ottobre e novembre.

«Siamo molto contenti di questo nuovo passo – raccontano lo chef Celso Laforgia e Michele Salvati –. Abbiamo iniziato la nostra avventura milanese un po’ in sordina, approfittando di questi mesi di assestamento per calibrare al meglio la nostra proposta. Ora, siamo pronti per affrontare l’autunno e tutta la stagione invernale a pieno ritmo, aprendo al pubblico anche a pranzo e proponendo novità e iniziative speciali pensate per coinvolgere i nostri clienti».

La speciale formula “business lunch” 

Per rispondere alle esigenze di una città dinamica come Milano, Urban Assassineria ha ideato una formula business lunch pensata per chi desidera una pausa pranzo gustosa, di carattere e accessibile. L’offerta prevede un menu a 15 euro che include l’iconica “assassina” e una bibita non alcolica. Una proposta studiata per permettere ai clienti di godersi un pasto completo, andando a pagare di fatto il prezzo della sola assassina, senza costi aggiuntivi per il coperto o il beverage.

“L’Assassina Micheal Myers”  (dal nome del celebre assassino della saga horror Halloween)

Per tutto il mese di ottobre e novembre, al menu si aggiunge la nuova proposta: “Assassina Michael Myers”, una ricetta a base di datterino giallo, crema di zucca, ‘nduja, gorgonzola e semi di zucca tostati. 

“Ice Scream” 

Per rendere l’autunno ancora più stuzzicante, Urban Assassineria lancia il gioco “Ice Scream”, attivo dal 19 ottobre al 4 novembre, esclusivamente nei giorni di lunedì, martedì e  mercoledì sia a pranzo che nella fascia apericena. 

Il momento di intrattenimento ludico si terrà nelle seguenti date specifiche e nei seguenti orari e tutti possono parteciparvi

  • 19, 20 e 21 Ottobre dalle 12.30 alle 13.30 e dalle 19.30 alle 20.30
  • 26, 27 e 28 Ottobre dalle 12.30 alle 13.30 e dalle 19.30 alle 20.30
  • 2, 3 e 4 Novembre  dalle 12.30 alle 13.30 e dalle 19.30 alle 20.30

“Modalità del gioco”  

A partire da lunedì 19 ottobre, tutti coloro che passeranno davanti a Urban (corso di Porta Romana 131) potranno ricevere gratuitamente un Ice Scream ovvero, una coppetta brandizzata Urban con assaggino di assassina. Inoltre, chi vorrà giocare girando la ruota della sfortuna, pagando la penitenza che sarà indicata su ogni spicchio della ruota, otterrà un ciuffo di stracciatella. Lo scopo è divertirsi, far conoscere l’accoglienza pugliese di Urban e soprattutto, assaporare i famosi spaghetti all’assassina dello chef Celso Laforgia.

Consegna a domicilio 

Per chi preferisce gustare i sapori intensi dell’assassina comodamente a casa o direttamente alla scrivania dell’ufficio, da ottobre i piatti di Urban Assassineria saranno disponibili anche in delivery.

Un insieme di novità che consolida la presenza di Urban Assassineria nel panorama gastronomico milanese, portando il calore e il morso inconfondibile della tradizione barese in ogni momento della giornata.

«Mo, t’ammazzo!» parola di chef!

URBAN ASSASSINERIA

Corso di Porta Romana 131 (MM Porta Romana)  

 Orari apertura:

Pranzo dalle 12.30 alle 14.30  

Cena dalle 19.30 alle 23.30 

Giorno di chiusura: domenica 

www.urbanassassineria.com

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Matrimonio perfetto di frollatura carne e pesce da “La Braseria” dello chef Stellato Luca Brasi

In provincia di Bergamo, ad Osio Sotto, dal 2012 c’è il ristorante simbolo per gli amanti della carne: La Braseria.

Questo ristorante nasce un’intuizione dello Chef Luca Brasi, segnando il ritorno alle origini e la trasformazione del precedente suo locale in un innovativo tempio della carne e macelleria gourmet.

Lo chef Luca Brasi matura una lunga esperienza internazionale e nel 2002 conquista la Stella Michelin alla guida del suo ristorante “La Lucanda”.

Nel 2012 Brasi decide di lasciare l’alta cucina più elaborata per riscoprire il fuoco vivo, spinto dalla passione personale per la carne e dal desiderio di una ristorazione più diretta e autentica.

Nelle stesse mura della storica Lucanda rinasce “La Braseria” unendo l’anima della macelleria di qualità al ristorante con cucina a vista.

Il locale si afferma come punto di riferimento per grandi frollature, carni biologiche ed eccellenze italiane e internazionali con una filiera a circolo chiuso e che lui porta avanti con meticolosità e rigore.

Da qualche mese lo chef, che ama mettersi sempre in gioco ed esser sempre un passo avanti con i tempi, ha aggiunto una sezione dedicata al pesce frollato.

Proprio il mio desiderio di scoprire questo cambiamento mi ha portata a varcare la soglia del ristorante, intervistare lo chef e scoprire alcune delle sue chicche.

Com’è nata La Braseria?

<<Siamo partiti nel 2012 con l’intenzione di fare un ristorante di carne semplice. E via via, però è venuto fuori il nostro DNA che ci ha sempre contraddistinto, ovvero la voglia di fare bene. All’inizio utilizzavamo le costate fiorentine, bavaresi. Con il passare degli anni ci siamo sempre più specializzati e creati la nostra nicchia di mercato. Siamo arrivati ad utilizzare solo carne italiane, principalmente Nord Italia, dove riusciamo, dagli allevamenti biologici allevati allo stato Brado e acquistando solo animali interi. Dagli animali interi poi abbiamo ricavato i salumi. Utilizziamo praticamente l’animale tutto intero e lo lavoriamo totalmente noi arrivando a produrci anche gli insaccati come la bresaola di wagyu, il lardo, la bresaola di bue, il cotto. Facciamo cottura al barbecue lunghe cotture, espresse, cotti, crudi, marinati, tutto quello che c’è per cercare di valorizzare tutto l’animale.>>

Come mai quest’integrazione con il pesce?

<<Perché il mondo della steakhouse è esploso. E a noi piace stare un po’ avanti. Secondo me è il momento di fare qualcosa di diverso, erano diversi anni che ci riflettevo. E pensavo al pesce, anche perché io l’ho sempre lavorato nelle mie precedenti esperienze, però non riuscivo a trovare una collocazione che avesse una continuità con quello che stavamo facendo. E poi non so dove, non so come, non so perché, ma è nata questa idea di inserire la frollatura, che sposa il nostro concetto, perché frolliamo la carne e i metodi di cottura che utilizziamo sono gli stessi. Per cui cambia la materia, ma non il concetto.>>

Ma hai dovuto studiare per capire come lavorare il pesce frollato?

<<Ho sempre lavorato pesce, ma il pesce è frollato è un altro mondo. Per cui abbiamo fatto un po’ di sperimentazione prima di inserirlo e la stiamo facendo tuttora. Tanto è vero che siamo partiti con un primo menù e adesso a giorni andiamo a cambiarlo. Perché stiamo facendo la nostra esperienza, stiamo vedendo. Perché questa è una materia dove si può sperimentare.>>

Come cambia il pesce in fase di frollatura e che obiettivo avete voi?

<<Il pesce perde il 20% di liquido in frollatura. Per cui lavorare dei pesci piccoli diventa quasi inutile. Meglio pesci grandi. Per cui il pesce grosso vuol dire tagli importanti. Durante il processo migliora molto la consistenza e il gusto. Però il nostro obiettivo non è quello di sostituire la carne, non è quello di ampliare la nostra offerta. Sempre è stato coerente al nostro progetto, alla nostra filosofia. Per cui il nostro obiettivo è fare il 20% di pesce e l’80% di carne.>>

Per i pesci che tu offri adesso, qual è secondo te quello che sensorialmente da lavorare ti piace di più?

<<Beh, dipende dal tipo di preparazione. Ogni pesce, secondo me, ha la stessa frizzantezza emotiva e sensoriale, ma magari qualcuno è più goloso, per esempio, le parti più grasse, come la guancia, la mandibola, o la pancia.>>

Quale credi sia la prossima frontiera della ristorazione contemporanea?

<<Allora, io ho vissuto due mondi, uno per tanti anni, e ho seguito la Stella e mi sono tolto le mie soddisfazioni. Credo che fulcro debbano sempre essere la grande qualità, il servizio, fa le cose bene e tenere bene a mente la propria filosofia e identità. Non da meno la passione che, se hai un’identità hai anche la consapevolezza perché vuol dire che ci metti la testa, e secondo me la ristorazione del futuro è un ristorante di grande identità.>>

In sintesi, funziona la frollatura:

  • Da 3-4 giorni a oltre due settimane: non esiste un tempo unico per frollare il pesce. La durata dipende dalla specie, dalle dimensioni dell’esemplare e dal risultato che si vuole ottenere in cucina.
  • Il processo parte da un pesce molto fresco, che viene pulito ed eviscerato a secco, senza entrare in contatto con l’acqua. Il prodotto viene poi lasciato maturare in un frigorifero dedicato, dove temperatura, umidità e ventilazione vengono mantenute sotto controllo.
  • Nel corso della maturazione il pesce perde acqua e gli enzimi modificano progressivamente la struttura muscolare. Questo consente anche di attenuare le componenti olfattive meno gradevoli e concentrare quelle aromatiche, ottenendo una materia più compatta e dal gusto più definito.
  • Il risultato cambia anche il modo di servire il prodotto: una volta frollato, il pesce può essere tagliato più spesso, con una consistenza più lunga e una maggiore presenza aromatica in bocca.

La Degustazione

Tataki di tonno rosso del mediterraneo servito con giardiniera allo zenzero e salsa BBQ al wasabi, con piastra calda adiacente per poterne cuocere una parte.

Taco morbido al carbone con carpaccio di ombrina marinata e affumicata, maionese di mare e salicornia in tempura

⁠Tartelletta salata con pastrami di ricciola, crema d’uovo e pecorino, cappero croccante

⁠Bao ripieno di ventresca al BBQ e porro stufato con pesto di pomodoro e olive taggiasche

Midollo di Bue grasso piemontese alla brace con tartare al naturale di ricciola e la sua bottarga 

Calamarata con zuppetta di mare e tartare di ombrina 

⁠Ricciola alla brace con emulsione del fumetto di pesce e verdure in tempura d’accompagnamento

Ventresca di tonno rosso cotta al BBQ con rub paprika e limone al fumo di faggio. (In accompagnamento insalatina di cavolo nero alla mediterranea e sbrisolona alle mandorle) 

⁠Tarte tatin di mele con il nostro gelato alla crema

In relazione ai tempi di frollatura

Tonno del Mediterraneo: 25 giorni

Ricciola: 25 giorni

Ombrina: 15 giorni

Il tutto accompagnato da dei calici di vino in abbinamento.

Che dire? Estro, gioco, studio, passione e competenza rendono vive queste portate. Ciò che ho trovato, oltre ai bilanciamenti di sapori, sono state le consistenze. Il palato era entusiasta sia per giochi di acidità che si croccantezza e morbidezza. Se fossi in voi, non mi farei sfuggire “La Braseria” dove divertirsi a tavola scoprendo tutte le capacità e la passione che contraddistinguono lo Chef Luca Brasi che vizia il cliente sotto ogni aspetto.

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“It Maison Milano” tra piatti intriganti e vini biodinamici

Sono stati presentati mercoledì 7 ottobre il nuovo menù e la nuova carta vini del ristorante Bistrot It Maison di Milano. 

It Maison è un progetto nato dall’incontro tra gli imprenditori Alessio Matrone e Danilo Caruso (fondatori del noto brand internazionale di ristoranti IT, presente in località come Ibiza, Londra, Porto Cervo e Tulum) e il mondo dell’ospitalità di VMaison, boutique hotel in zona Brera.

L’hotel con Bistrot si trova in una strada chiusa e lontana dal casino. Un dehor accogliente e curato accoglie i clienti. Varcata la soglia, eleganti abbinamenti contemporanei creati dall’interior designer Veronica Zimbaro abbracciano e ti fanno sentire subito in un luogo di quiete ed eleganza, dimenticando subito il tran-tran milanese.

Gli interni portano la firma di VMaison Interior, con uno stile che unisce dettagli eclettici, carte da parati floreali e un’atmosfera intima rendendo ogni ambiente unico. 

Il Bistrot è pensato come un rifugio urbano aperto da mattina a notte (dalla colazione al pranzo, dall’aperitivo al dopocena), con una proposta gastronomica che fonde tradizioni mediterranee e influenze internazionali e che pochi giorni fa ha subito una nuova modifica per intensificare la loro filosofia.

La cucina è gestita dallo chef Romualdo Palladino che propone menù differenti in base al momento della giornata e all’occasione: dalla colazione, al brunch fino ad una cena elegante e, contemporaneamente, moderna e giocosa. 

La carta serale è suddivisa principalmente tra piatti di carne e piatti di pesce con particolare attenzione al crudo e alle materie prime di buona qualità. I prezzi sono bilanciati alla location, alla zona e alla città. I dolci sono semplici e, forse, arricchirei la sezione con qualche proposta più particolare.

Come accennavo, la serata in cui ho potuto scoprire It Maison Milano è stata anche la presentazione della nuova sezione dedicata ai vini che ora, anche in mescita, propone vini biodinamici. 

Con il mio antipasto ho preso la tartare di tonno con datterino giallo e peperoncino. Ottimo il pesce e anche piacevole la nota piccante. In abbinamento a questo piatto ho bevuto un calice di “L’oca guardiana che dorme beata 2025”, un 100% Pallagrello Bianco appartenente alla categoria Terre del Volturno IGP. Un vino dal colore paglierino e dal sentore di frutta esotica, prodotto dalla cantina Aie delle Monache di Caiazzo, in provincia di Caserta.

Come secondo piatto sono rimasta sul pesce e ho scelto rombo alla brace con salsa al limone e cime di rapa. Ottimo e corposo il trancio di rompo, cotto molto bene, forse avrei voluto trovare qualche lisca in meno. La parte agrumata della salsa era una vera coccola e ben ci stava con il secondo vino: “Chiaro 2023” della cantina Cascina Val Liberata di Villamiroglio, in provincia di Alessandria. Un vino che chiamava la beva.

Infine, una fetta di torta al cioccolato accompagnata da un calice di “Barolo Chinato” di Poderi Luigi Einaudi di Dogliani, in provincia di Cuneo. 

L’abbinamento consigliato dal sommelier è stato molto azzeccato per i miei gusti, ma sono tanti i vini che ho letto nella lista e che mi hanno incuriosita. 

Infine, proprio adatto per un dopocena, mi sono anche goduta un ottimo cocktail preparato dal loro barman di fiducia. 

Insomma, un locale di stile, con personalità e identità. Un luogo glamour, poliedrico dove staccare anche la spina e che incarna totalmente la filosofia all day dining. 

Unica pecca, alcune figure del personale di sala dovrebbero avere un po’ più di accortezza perché location, proposte e stile sono davvero raffinati e intriganti. Sicuramente un locale di alto livello dove tutto deve abbracciare quella linea di eleganza understated.

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Ristorante “13 Giugno”: la Sicilia a Milano

Qualche giorno fa ero a Milano tra cultura e gastronomia e ho scoperto un ristorante storico in una zona davvero molto elegante: Ristorante 13 giugno.

Ristorante 13 Giugno si trova in zona Milano Dateo, a pochi passi dalla stazione della metropolitana.

Il nome è già particolare come il locale stesso e lo si percepisce già dall’esterno. Si trova in un incrocio e ha delle bellissime e luminose vetrate che illuminano la sala principale che di sera diventa un vero angolo di accoglienza dove gli arredi, i piatti e la musica fanno da quadro perfetto.

Prima di entrare vi è anche una terrazza ombreggiata e riparata dalla strada dove nelle mezze stagioni ci si può godere un pasto tranquillo. C’è anche una terza area, la veranda, dove ho degustato il mio pranzo.

Questa zona è ricca di verde con pianta in ogni angolo, giochi di luce, arredi ben studiati e una mise en place curata, di alto livello e caratteristica. In vero, ogni arredo, ogni oggetto ricordano e richiamano la cucina che poi viene proposta nei piatti: la Sicilia.

Infatti, si trovano le ceramiche siciliane, le piastrelle e i piatti perché qui regna si il pesce, ma principalmente la cucina di quella regione.

Questa gestione il prossimo anno festeggerà i 40anni dove Saverio, il titolare, accoglie, accompagna e dialoga con i suoi clienti da perfetto uomo di casa che ha vissuto la ristorazione fin da ragazzo.

Il menù ha dei piatti che cambiano circa ogni dieci giorni in base al pescato e alla stagione, per poi esser accompagnato dalla sezione con gli intramontabili e i classici che mai possono mancare in questo ristorante.

Il maître di sala me lo spiega con passione perché c’è davvero l’imbarazzo della scelta: <<C’è sempre una piccola selezione di antipasti -qualcosa di crudo e qualcosa di cotto – di cotto tocchiamo molto la Sicilia come con la caponata di melanzane alla Palermitana e le sarde a beccafico. Insomma, qualcosa di caratteristico. Tra la selezione di primi sicuramente le bavette con il riccio di mare, la pasta con le sarde e il classico risotto alla marinara. Tra i secondi proponiamo ogni giorno vari pesci freschi che il cliente può scegliere al momento. E poi l’ultima pagina che non può mancare è la chiusura dei dolci. Qua c’è veramente da sbizzarrirsi e la Sicilia non manca in nulla, come con il cannolo alla siciliana o il sorbetto!>>

E sui vini?

La carta vini è composta da circa 250-260 etichette. Partendo con una piccola selezione a calice, creata dal confronto con il titolare, creiamo la possibilità a chi non gradisce la bottiglia di poter usufruire anche dei calici. Parlando delle prosposte di bottiglie, a regnare sono subito i vini siciliani che rendono il ristorante 13 Giugno un vero ambasciatore qui al nord. Dopodiché, il cliente può spaziare tra bollicine, bianchi e rossi da tutti Italia e oltre.

La clientela è ormai consolidata e si suddivide tra clienti lavorativi al pranzo e famiglie e clienti affezionati la sera (ps: ogni sera Saverio delizia i suoi clienti cantando talentuosamente accompagnato da un pianista). Non manca anche il turista che vuole sentire il calore siciliano qui al nord.

Saverio mi racconta gli inizi: << L’ho comprato nel 1987 da un gruppo che lo aveva aperto appena un anno prima. All’epoca avevamo cominciato con una cucina regionale italiana, cioè facevamo i piatti di tutte le regioni d’Italia. E poi negli anni, ma non mica tanti anni dopo, ho cominciato a fare la mia cucina siciliana che l’ho sempre affinata negli anni con le richieste del mercato e proponendo sempre la qualità nel mio ristorante. Noi oggi facciamo tanti frutti di mare, tanti crostacei, pesci anche particolari e sempre pescato fresco.>>

Chiedo quale sia il loro piatto più iconico, più richiesto. <<Pasta con le sarde e involtino di pesce spada… ma poi dipende dal mood del cliente!>>

Il pranzo

Mi sono affidata a Saverio e ho lasciato che lui mi accompagnasse in questo viaggio nella sua cucina, nella sua espressione così da andare alla scoperta della cucina siciliana. Oltre ai piatti, ho voluto volare in Sicilia anche con i vini affidandomi ad un abbinamento per ogni portata.

Benvenuto della cucina: Panella con farina di ceci e un’arancina perché è tonda, come viene fatta a Palermo. In questo caso con risotto alla milanese e formaggi siciliani.

Antipasti: Insalata di gamberi e scampi alla catalana, pomodorini, asparagi di mare, cipolla rossa di Tropea marinata, cristalli di sale Maldon

Caponata di melanzane alla Palermitana

Sarde a beccafico: involtino di sarda ripieno con sarde, pinoli e uvetta

Crudo reale: scampi, gamberi, ostriche, tartare, capasanta

Polpo croccante su crema di patate al naturale e zest di lime (piatto delle proposte temporanee)

Primo Piatto: Raviolo ripieno d’astice al sugo di crostacei (piatto delle proposte temporanee)

Secondo piatto: Ombrina

Dolce: Cannolo alla siciliana e piccola pasticceria

Insomma, sono finita in Sicilia senza dover scendere in sud Italia ed esco arricchita dal calore del sud e incuriosita da morire da questa terra così viva e poliedrica. Tutto merito di Saverio e della sua cucina. Un tocco di mare a Milano.