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Recensione di “Testimone la notte”

Buongiorno cari lettori, mi trovo in montagna, nella mia amata Capanna Valbione.

Oggi piove, ed io, mi sono concessa il tempo di finire questo nuovo romanzo. 

Siena, 1978. Una gita scolastica, l’intera classe di un liceo della Milano bene. Ci si diverte. Troppo. Troppo alcol, scherzi pesanti, poi la tragedia. È cominciato tutto allora, un groviglio di legami, dolori e rancori che conduce diritto all’oggi. Siamo di nuovo a Milano e l’ispettore Dario Miranda indaga sul ritrovamento della mano di una ragazza al Parco delle Cave, meta prediletta dei suoi vagabondaggi, ma anche di qualcuno che si diverte a nascondere tagliole e a vederle scattare. Altri frammenti di cadaveri spuntano sia in quell’angolo verde sia in altre zone della città. Osteggiato da un superiore con cui ha avuto scontri in passato, sostenuto nell’ombra da una PM brillante e affascinante, complici i colleghi del commissariato di periferia che è la sua base, Miranda unisce i puntini, insegue gli indizi, non si lascia scoraggiare dall’arroganza della Milano altoborghese in cui si addentra con la sua noncurante ostinazione, acuto e brusco, molto odiato ma anche molto amato. Tanti dialoghi, una doppia vicenda misteriosa, la banale ferocia del male in un thriller robusto e sorprendente. Proprio come Dario Miranda.

 

Che dire?

Ritengo che questo romanzo sia magnifico.

E perché?

L’autore tratta molteplici tematiche lasciando spunti di riflessione.

Partendo dal bullismo che ancora oggi è dilagante, puntando il dito sul silenzio delle istituzioni, di coloro che dovrebbero dare l’esempio e cercare d’insegnare il rispetto.

Di pari passo, la gelosia verso chi ha doti, capacità e valori rispetto a noi stessi; situazione che, invece di spingerci a migliorarci, porta a denigrare, offendere, annientare e, letteralmente, anche a violentare una persona (inteso in senso ampio del termine).

Si prosegue lungo la linea della genitorialità evidenziandone il ruolo fondamentale che essa dovrebbe avere in ogni fase della vita e sottolineando quando essa influisca nelle personalità e debba esser dettata dall’amore e dal rispetto.

Ci si addentra nel mondo della giustizia cercando di delineare anche il marcio che ancora oggi, troppo spesso, viene cercato di tacere molto spesso a discapito di chi meriterebbe i veri elogi e, nel caso dello stalking e della violenza, si evidenzia come anche in quel mondo dove dovrebbe esserci la base di protezione, invece la donna venga ancora sminuita, zittita e discriminata.

Un altro argomento riguarda l’omosessualità delineando come anni fa, ma ancora oggi, sia evidenziata da bigottismo, bullismo e violenza per via della mancanza di rispetto.

E il mondo segreto? La vita malavitosa dilagante in ogni zona ed estesa in molti ambiti.

Non viene nemmeno tralasciato l’amore, quel sentimento che si estende sia nell’ambito dell’amicizia quanto nelle relazioni sentimentali che possono nascere e crescere piano piano.

E si arriva al fulcro del romanzo, il filo conduttore dettato dagli omicidi efferati che conduce a tutti i messaggi di questo strabiliante romanzo che cattura fin dalla prima pagina e che ti porta quasi a voler rallentare per non farlo terminare.

La morte sotto molteplici aspetti: diventare un disabile, avere un tumore, esser uccisi, decidere di morire.

Tutte situazioni che andrebbero analizzate nel dettaglio cercando di farci riflettere fin nel profondo della nostra anima cercando di capire cosa faremmo noi e che pensiero alberga.

Con una scrittura scorrevole e assai coinvolgente, con dei capitoli ben delineati e concisi, l’autore riesce a trasmettere verità, coinvolge il lettore, lo cattura e lo rende partecipe.

Una scoperta che ti porta a concludere il romanzo con una domanda: uscirà, vero, un altro romanzo che vede come protagonista l’ispettore Miranda?

Come concludere? Certamente facendovi sapere che non dovete assolutamente perdervi questo romanzo!!!

Alla prossima recensione, la vostra Ele

 

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