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Recensione di “Alice nel tè e quel che non accadde”

Ciao a tutti cari amici miei,

stasera voglio parlarvi di una fiaba per ragazzi e adulti.

Questo libro lo ha scritto una mia amica, Maria Perillo, e io, di soppiatto, me lo sono letto senza dirglielo quindi l’autrice sta scoprendo solo ora che mi sono dedicata a questa sua opera.

Come potete intuire dal titolo, questo libro prende spunto dalla fiaba che tutti noi conosciamo ma si evolve, si modifica, si amplia.

Alice si trova ormai grande e spaesata; sempre fantasiosa, sempre folle ma un pò persa in quella che è l’età ormai della concretezza e lì, mentre mescola il tè, si ritrova a incontrare i suoi amici che però sono spenti pure loro. I sogni sono spariti e le paure divampano; tutto è come sotto sopra ma Alice non demorde e inizia a cercare le risposte alle domande che iniziano a frullare nella testa man mano che si rende conto delle differenze rispetto alla sua prima “avventura”.

Ma cosa succederà in questo nuovo viaggio?

Sinceramente non sapevo cosa mi aspettava in questa fiaba e devo dire che in queste pagine c’è Maria.

Maria, attraverso questa storia, si mostra donandoci i dubbi e le paure dell’età adulta ma in Maria ci sono anche io e ci sono molti di noi, forse un pò tutti.

Parte da un punto fermo, un cardine che identifica l’individualismo: il mondo è diverso per ognuno di noi.

Appurato questo ci addentriamo nella natura delle paure e dei sogni; un’antitesi continua che spesso non ci rendiamo conto di quanto sia correlata.

Mentre leggevo, riflettevo su chi sono io, sulle paure che mi hanno caratterizzata per quasi tutta la vita, sui dolori che mi tenevano come catene ai piedi, e sui sogni che vedevo bruciare come carta straccia e spargersi nel vento lasciandomi ancorata a un senso di vuoto e smarrimento.

Rivedevo il mio passato, non lo nego, e questo mi ha portata a capire maggiormente questa fiaba e ciò che vuole lasciare al lettore.

In queste pagine ci scontriamo con la paura di sognare perché si è certi che sarebbe irrealizzabile ciò che si desidera; ci sentiamo freddi, incasinati, comandati o solo dal cuore o solo dalla testa.

Maria ti porta a far una gran respiro e insegna il valore del credere in noi stessi, nell’accettarsi e affidarsi al nostro istinto bilanciando cuore e testa, a darci delle priorità che siano solo nostre partendo dal far ordine dentro di noi.

Le paure ci bloccano impedendo di esser noi stessi e magari facendoci perdere occasioni e opportunità di qualsiasi genere.

Credo che “Alice nel tè e quel che non accadde!”, in questo mondo che ci vuole tutti uguali, schematizzati, privi di follia, ci insegni il valore dell’individualismo caratteriale.

Siamo infinite sfaccettature ed è giusto accettarsi e valorizzarle e se questo significa esser folli, allora VIVA LA FOLLIA perché nessuno può dirci chi essere, cosa fare, cosa non fare!

Cari lettori, una fiaba spesso si pensa che sia per i bambini, al massimo per dei ragazzi ( questa lettura servirebbe a ogni donna e uomo del domani), ma può servire benissimo a tutti noi perché non siamo immuni alle paure, al blocco derivato dalle sentenze sociali, all’insicurezza.

Possiamo sempre migliorarci e questa fiaba ci spora di sicuro a farlo dandoci il valore che meritiamo.

Complimenti a Maria, non avevo dubbi di ritrovare i suoi pensieri in questo suo libro.

Ed ora vado a bere una tazza di tè.

Alla prossima recensione

La vostra Ele

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