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Recensione di “L’acqua del lago non è mai dolce”

Buongiorno amici miei, ieri ho finito questa nuova uscita della Bompiani e oggi voglio condividerla con voi.

La protagonista di questa storia è una giovane bambina che nasce nella più grande povertà delle famiglie romane degli anni Novanta proseguendo negli anni Duemila. Lei, suo fratello maggiore, sua madre e suo padre, vivono in uno scantinato senza arte ne parte mentre compilano documenti, aspettano e sperano che gli venga assegnata una casa popolare. Passano gli anni, la famiglia cresce con l’arrivo di due gemelli, il padre (operaio edile in nero) cade da un’impalcatura e rimane paralizzato e nulla sembra migliorare. Riescono ad essere spostati temporaneamente in una casa del comune ma poi Antonella, la madre, decide di trasferire la famiglia sulla zona del lago di Bracciano, dove la vita è meno cara e potrebbero avere davvero una casa. Ma non tutto fila liscio e la protagonista si trova in balia della solitudine. Chissà cos’accadrà nelle loro vite.

Questa storia parla di una bambina che ci narra la sua vita vissuta tra povertà, doveri, obblighi e bullismo.

Una bimba che, come ogni piccola creatura, necessita di punti cardine, d’affetto, comprensione e gioco.

Una fanciulla che invece si trova a scontrarsi con il mondo più freddo e distaccato che possa esserci: da un lato una madre intransigente, precisa, meticolosa, gran lavoratrice ma senza un briciolo di emotività, d’affetto, di amore verso coloro che ha generato e dall’altro una società dove il bullismo e il razzismo sociale dilagano sia negli adulti sia nei bambini.

La protagonista cresce sentendosi sola, priva di veri legami famigliari e senza nessun sostegno; questa situazione potrebbe portarla a seguire cattive strade e di sicuro crea un sua sfiducia verso chiunque incontri lungo il suo cammino.

In questa storia non ci si deve aspettare dolcezza, romanticherie, smielature.

E’ uno spaccato reale e crudo di molte vite di ieri e di oggi, dove bullismo, isolamento, solitudine, disparità sociale, silenzio, abusi psicologici e fisici, retaggi culturali, classismo e ingiustizia regnano incontaminati.

Una scrittura e una storia che ti fanno venire il nodo in gola per le tematiche, le vicende e i dolori.

Regna una solitudine sotto ogni aspetto della vita e della storia e questo non è tanto distante nemmeno oggi.

Lo so che vi state chiedendo il perché del titolo; sinceramente lo potete scoprire lungo la lettura o anche semplicemente alla fine ma sinceramente lo trovo al quanto azzeccato, tristemente veritiero e calza a pennello sia per il testo del libro sia per la metafora che ne scaturisce.

Un libro davvero interessante, un’analisi diversa, più realistica e umana rispetto a tante altre “testimonianze” letterarie di oggi.

Non dovete assolutamente perdervi questa lettura.

Alla prossima recensione

Un abbraccio

La vostra Ele

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