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Recensione di “Vicine di casa”

  • Autrice: Caroline Corcoran

Buongiorno cari lettori.

Da sotto l’ombrellone di questo stupendo mare sardo, ecco per voi la prima recensione d’agosto.

«Lei non sa di cosa sono capace. Non ha idea di cosa ho fatto; di chi sia, veramente, la sua vicina di casa.» Lexie e Harriet non si sono mai incontrate, eppure pensano di sapere tutto l’una della vita dell’altra. L’hanno ascoltata, idealizzata attraverso la sottile parete che divide i loro appartamenti, in una delle zone più esclusive di Londra. E ognuna delle due si è convinta che la vicina abbia un’esistenza perfetta. In realtà, Lexie, che ha deciso di lavorare come freelance per poter dedicare più tempo ai propri problemi di fertilità, è sempre più chiusa in se stessa e depressa. Neanche l’amore di Tom riesce a distrarla, almeno per un momento, dal desiderio disperato di essere madre. Nelle lunghe giornate tutte uguali, passa ore ad ascoltare i suoni della vita piena e spensierata di Harriet, sprofondando in un abisso di risentimento. Harriet, dal canto suo, si sente sola, abbandonata da tutti: è vero, a casa sua c’è sempre un gran viavai, ma circondarsi di persone è solo un modo per riempire un vuoto che si allarga ogni giorno di più. Dal suo lato del muro, non può fare a meno di invidiare la coppia felice che le vive accanto, e che le ricorda un passato in cui persino a lei era sembrato possibile sentirsi amata. Finché qualcosa di terribile non ha distrutto quell’illusione. Due appartamenti, due storie diverse, divise da un fragile confine. Così fragile, che non ci vorrà molto prima che qualcuno decida di infrangerlo, e prendersi ciò che gli spetta. Oggetti che spariscono, cassetti lasciati aperti, certezze che vacillano: dove fuggiamo quando non siamo più al sicuro nemmeno in casa nostra?

409 pagine divorate tra capitoli concisi e brevi dove si alternano il vissuto delle due protagoniste.

Quasi come se fosse una partita a ping pong, si palesano al lettore la vita e le emozioni delle due donne che “tessono i fili” di questo thriller psicologico.

Punti di vista esterni. Questo è ciò che arriva al lettore come primo messaggio.

Noi percepiamo l’erba del vicino come più verde della nostra, crediamo (o vogliamo credere) che la vita degli altri sia migliore, più facile, più bella.

Ci autoconvinciamo che a noi spetti ciò che di bello hanno gli altri e ci commiseriamo egoisticamente.

E poi?

E poi ci sono gli abusi, le umiliazioni, le violenze che segnano le vite, che le condizionano, che portano alla follia più estrema.

Manipolazioni che innescano azioni, meccanismi, follie, depressioni.

Un effetto a catena che porta a commettere gesti insani, a perdere lucidità, a percorrere strade tortuose e buie.

Con questo romanzo d’esordio, l’autrice delinea aspetti di vita, di debolezza, di follia e di paura.

Sale l’adrenalina ma anche l’angoscia.

Porta il lettore a voler proseguire la lettura ma a “guardarsi intorno”, sempre sul “chi va la”.

Una scrittura avvincente e lineare, una psicologia ben espressa e tanta abilità nel creare pathos e tensione.

Se questo è il suo esordio… chissà i prossimi romanzi!

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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