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Recensione di “L’amico imperfetto”

Cari lettori, ho iniziato questa lettura mentre mi rilassavo in vacanza ma poco si confaceva al luogo e ho voluto proseguirla a casa, tra le mura di un posto a me caro e sicuro. Perché? Perché… leggete e lo scoprirete.

Il Principe è morto. È nel Nulla e inizia a narrare la sua vita come a ricostruirne i passi e capire com’è morto. Ogni capitolo racchiude una donna, il loro legame, la sessualità e, di pari passo, l’amicizia con Luciano. Ma com’è morto il Principe?

 Fin dal principio, questo romanzo destabilizza il lettore per la scelta stilistica dell’autore e per la “confusione” (badate bene alle virgolette) che il lettore deve affrontare.

La narrazione è praticamente priva di punteggiatura, di “regole” stabilite e si alterna sia per font sia per tempo narrativo.

Queste peculiarità, estese lungo tutto il libro, generano una necessità di quiete, di lettura pacata, profonda, lunga, analitica.

Ogni capitolo richiede quasi un’analisi, un sunto, di ciò che è stato letto… ecco perché necessitavo di un tempo casalingo e intimo.

In questo romanzo noir, ci si addentra nella mente umana, implicitamente nella maggior parte della società di oggi che si mostra forte, si atteggia ad essere la migliore, l’imbattibile, la dominante mentre, in realtà, è fragile, sola, comune.

Lungo i capitoli scopriamo sicuramente molte storie di vita che, seppur romanzate, non si discostano tanto dal vissuto di molte persone, soprattutto di donne che cercano l’amore e che, sperando di trovarlo, sopportano le falsità maschili o, in modo opposto, non sanno accettare la fine di una relazione.

Inoltre, lungo queste storie, viene narrato un ulteriore aspetto della vita di ognuno di noi: la sessualità.

Ciò che apprezzo molto di questo romanzo è legato proprio a questo aspetto perché, a prescindere dallo stile scelto dall’autore, narra qualcosa che ancora oggi viene troppo silenziato, nascosto. Siamo tutti frutto di un rapporto sessuale e non è in dubbio che tali atti facciano parte della nostra vita e siano legati ad impulsi carnali; Rosario Galli diventa anche portavoce di questo aspetto che, anche se non fulcro del romanzo, non va sottostimato.

Ma il centro di tutto, a mio modesto parere, è la mente, la psicologia, la malattia mentale.

Ogni pagina porta il lettore ad addentrarsi nella vita del Principe ma, grazie anche a un finale aperto, si arriva all’epilogo con stupore per quello che si ha letto e con una consapevolezza maggiore sulla dissociazione mentale.

A mio parere, l’autore è riuscito benissimo a creare un filo logico e una descrizione del personaggio creando anche suspence e curiosità continua che portano a voler divorare questo romanzo che, in vero, necessita di calma.

Con una scrittura sagace, ironica, folle ma realistica se si immagina un contesto concreto, l’autore ha dato vita a un capolavoro che racchiude anche elementi storici e poetica.

Una lettura davvero inaspettata che mi ha arricchita molto.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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