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Recensione di “Il balletto dei satiri porci”

Buongiorno cari lettori, la famiglia dorme, qui la nebbia pervade creando un manto delicato esteso sulle colline ed io ho terminato questa raccolta di racconti di Paolo Mosca. 

Come lui esprime nella prefazione, il racconto deve racchiudere tutto nel minor numero di parole e lui non manca di farlo. 

In questa raccolta troviamo dei racconti talmente sintetizzati da non oltrepassare le quattro righe, ma ne troviamo anche di pagine intere. 

A fare la differenza ritengo sia il contenuto da esprimere, l’importanza e la difficoltà del singolo argomento trattato dall’autore. 

I suoi racconti narrano la società, le caratteristiche del mondo di oggi, i difetti della comunità e del singolo. 

Ogni “capitolo” esprime qualcosa d’importante e contemporaneo e anche, molto spesso, con una spumeggiante satira.

Interi suoi testi sono una totale metafora della società ed esprimono riflessioni e concetti molto profondi proprio grazie a questa figura retorica perché, a mio modesto avviso, se egli fosse stato “reale” nella narrazione, molti lettori si sarebbero presi in causa e l’ego del proprio perbenismo avrebbe frenato la lettura. 

Di pagina in pagina, affronta sentimenti, ruoli, politica, quotidianità, futuro, vita, famiglia. 

In questa sua nuova uscita letteraria si può trovare sicuramente qualcosa di ognuno di noi o, quantomeno, del nostro quotidiano. 

Ciò che penso io è che l’autore, anche questa volta, esce dal seminato, si differenzia e, di pari passo, i suoi testi richiedono un lettore dalla mente aperta, una profondità di pensiero e una messa in discussione. 

Senza queste basi, si rischia di sminuire e sottovalutare gli scritti qui contenuti. 

Insomma, non è un libro per tutti ma per coloro che amano scoprire qualcosa di nuovo, di differente, di psicoanalisi. 

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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