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Recensione di “La sentenza perfetta – I casi dell’avvocato Giulia Amato”

Buongiorno cari miei lettori, mi trovo nel mio studio ascoltando il nuovo album di Ed Sheran e penso al libro che ho terminato prima di dormire ieri sera.

Siamo nel sud Italia dove una donna, madre single, intransigente, professionale ma sotto sotto emotiva, cerca di sbarcare il lunario come avvocato, mamma e amica. Un giorno, un giovane e dolce pediatra si presenta alla sua porta per sottoporle un caso penale che vede il padre di quest’ultimo come imputato e presunto colpevole di associazione a stampo mafioso. La titubanza la porta a vacillare ma si sente immediatamente legata a questo uomo particolare e decide di adoperarsi per questo processo e così, tra emozioni, udienze, febbre alta, emotività e dubbi, prosegue questo romanzo che porterà… (a voi scoprirlo).

Una scrittura scorrevole, ben delineata, sincera, femminile, mi hanno portata fin dalle prime righe a leggere con avidità questo romanzo che mi è scivolato di pagina in pagina senza che me ne rendessi conto.

Una trama moderna e veritiera per le emozioni che la scrittura è riuscita a trasmettere in ogni pagina.

Ciò che mi è piaciuto è tutto il ricco contenuto di messaggi che si trovano in questo romanzo.

Partiamo dalla mafia, quel mondo marcio sempre più radicato nella società anche nelle azioni più piccole, a prima occhiata davvero insignificanti e in ogni aspetto della corruzione.

Proseguiamo con gli affetti sinceri che possono mutare con gli anni ma che non possono finire facendo rimanere quel filo sospeso tra “avrebbe potuto essere” e “che vuole da me?”.

Le amicizie di una vita, quelle che ti conoscono come nemmeno tu riesci a vederti e che non hanno secondi fini nel vederti felice, difenderti e sostenerti.

Poi ci addentriamo nell’amore, nel bisogno che ognuno di noi ha di aver qualcuno accanto con cui condividere le bellezze della vita ma anche le sofferenze, le passionalità, la quotidianità, la camminata fianco a fianco nella routine.

Il romanzo tocca anche l’esser figlio, quel legame che spesso porta ad associare “tale padre, tale figlio” ma che non sempre collima con la realtà perché ogni individuo è a sé stante, è libero (e dovrebbe sempre esserlo) di scegliere il proprio cammino e scoprire chi è davvero senza per forza perseguire la strada del genitore.

Ecco, un altro stereotipo che in questo libro viene sradicato.

Ed eccoci alla donna, anzi, prima la mamma. Si, quella persona che viene sempre etichettata come solamente genitore che non può far carriera, esser “libera” di esser un individuo a tutto tondo come l’uomo e che si sente inerme, colpevole, incapace d’incastrare ogni aspetto della vita senza far sentire abbandonato il figlio.

Quella persona che ha paura di soffrire di nuovo, di mettersi in gioco, di aprire il proprio cuore e rischiare per scoprire se davvero esiste l’amore.

Poi, alla fine, ma non per meno importanza, la donna: quella figura che in questo testo fa da protagonista e che viene delineata a tutto tondo mostrano ogni aspetto della sua vita, il tutto senza annoiare, ammorbare, tergiversare o allontanandosi dalla trama.

Credo che l’autrice abbia prodotto un libro molto azzeccato, che scorre di pagina in pagina e porta ad empatizzare con Giulia Amato e immedesimarsi nel suo personaggio.

Un romanzo che delicatamente quanto precisamente, scivola e ti porta a completarlo in breve tempo; una trama davvero ben descritta e una storia che ogni donna gradirebbe leggere.

Non vedo l’ora di leggere il seguito.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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