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Recensione di “Uno squillo per Joséphine”

Buongiorno cari lettori, mi trovo sdraiata a rilassarmi mentre penso al libro che ho appena concluso.

Emanuela Esposito Amato parla sempre di donne, della vita che le circonda, dei dolori, dei problemi. Da sempre cerca di dare il giusto e meritato valore a questa figura ancora oggi denigrata e sminuita. Lo fa con femminilità e psicologia delineando anche le atrocità e le sofferenze più grandi che possano subire.

In questo suo nuovo romanzo ci troviamo a conoscere Joséphine, una donna sposata, artistica, emotiva e sognatrice. Una persona che si differenzia dalla massa e che, nella sua elegante vitalità, si ritrova a non piacere alla suocera.

Tra amicizie sincere, silenzi, cattiverie e abusi, viene descritta non solamente la vita della protagonista ma di tutti i personaggi che fanno parte della sua vita: marito, amicizie, colleghi e Loris… a voi scoprire chi è.

Parto proprio da questo uomo che vi celo nella nebbia perché l’autrice apre un vaso di Pandora che rientra anche nella sfera maschile mostrando quanto a volte l’equità abominevole della vita ricada anche su bambini e uomini. Delinea quanto le scelte di vita siano quasi sempre segnate dal passato che abbiamo vissuto e di come la figura genitoriale sia fondamentale -nel bene e nel male- nella crescita di un individuo.

Proseguendo ci si scontra con i silenzi: ci sono quelli tra moglie e marito, quelli tra genitore e figlia/o, quelli tra amici e quelli tra conoscenti.

Quante volte silenziamo le nostre emozioni, i nostri pensieri, i nostri dolori? Quante altre volte assecondiamo gli altri? E quante fingiamo che tutto vada bene, procrastiniamo nelle emozioni e non affrontiamo?

L’autrice evidenzia sia il bisogno di tempo sia il valore del dialogo, del confronto, dello scontro anche, con educazione e rispetto. Nel silenzio si rovinano i più grandi rapporti. Nel silenzio vive il fraintendimento. 

Ci si addentra anche nella delicatezza e nella psicologia dell’essere donna, della maternità, dell’etichetta sociale che tutti affibbiano sentenziando senza conoscere.

E, non da meno, le relazioni famigliari, l’entrare in una famiglia e non sentirsi accettate bensì continuamente annullate con la speranza che il figlio si separi. Mi sono chiesta come possa un genitore volere una cosa del genere. Mi sono domandata come si faccia a non esser felice per coloro che hai messo al mondo. Come si riesca a desiderare e fare il possibile perché il matrimonio di un figlio possa finire. 

Domande che purtroppo non credo siano “rare” in quanto una buona parte dei divorzi avviene proprio per causa dei famigliari di uno o di entrambi i coniugi.

Poi ci sono i legami al tempo d’oggi, le conoscenze sui social, gli amori che iniziano via rete e tutte le loro sfaccettature.

Credo che questo romanzo narri molti spaccati della vita di oggi, della donna, dell’amore e della famiglia. Tratta tutto questo con eleganza, raffinatezza, psicologia e femminilità.

Ogni pagina scivola tra tra le mani incuriosendo il lettore sempre più e portandolo ad immedesimarsi nei due protagonisti sentendo vive le loro emozioni.

La psicologia si estende ed è reale, ben celata nel testo per non apparire ovvia e palese.

Si tratta di una scrittura matura, ben conscia di ciò che vuol narrare descrivendo e dando valore anche a una città che spesso viene etichettata senza conoscenza.

Uno squillo per Joséphine” allieta la giornata come “semplice” romanzo ma cela molto di più diventando un estratto della vita di oggi… sta a voi cogliere il senso che preferite di più perché ogni personaggio, ogni vita, è un macaron diverso e ognuno ha il suo gusto.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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