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Recensione di “Scienza ritegno”

Buon pomeriggio cari lettori, come state?

Oggi mi sono sdraiata in poltrona e, dopo un pisolino ristoratore, ho terminato un libro che l’autore mi ha donato dandomi nuovamente fiducia.

Si, è il secondo libro di Antonio Pilato ed io ho avuto il piacere di poter leggere e recensire anche quello d’esordio (anch’esso con Mario Vallone Editore) intitolato “Incubi grotteschi di esiliati sognatori” ed ora tocca a “Scienza ritegno”.

In una città come tante altre, un individuo di nome Zacarias Carrasco è alla ricerca di risposte dopo essersi imbattuto in un misterioso libro.
L’indagine sarà̀ sempre più̀ abbracciata dall’ombra di una strana maledizione, che forzerà̀ la ragione del protagonista a collassare verso un abisso di disperazione.
Dopo svariati viaggi, presenti e passati, strani e grotteschi, fisici e mentali, la coscienza del protagonista scoprirà̀ pian piano una verità̀ inimmaginabile, fatta di indicibili rivelazioni atte a oltrepassare i limiti della follia più pura.

Ammettiamolo, tutti noi abbiamo paura di qualcosa e quando ci sentiamo annullati da essa, tutto diventa più tetro, più confuso e tende a farci apparire matti, folli, quasi paranoici e fissati.

In questo libro entriamo per mano nelle paure che vengono descritte dall’autore in un crescendo emotivo che quasi ti blocca creando un climax completo e perfettamente bilanciato.

Lungo queste pagine ci si immedesima nel protagonista e ci si addentra nella sua mente che diviene quasi la nostra delineando a tratti la differenza di scelte che potrebbero esserci tra noi e lui.

Vi è un’analisi implicita del mondo moderno, della nostra generazione, della psicologia e della violenza che riguarda anche i nuclei famigliari.

Ci si trova costantemente a danzare su un filo a strapiombo dove il sentirsi inadatti ed inquieti fanno da padroni destabilizzando… <<a quale scopo?>> mi sono domandata.

Analizzarsi e analizzare il nostro tessuto sociale, a mio modesto parere.

Ma non solamente un osservare ciò ma riflettere su noi stessi nel vero profondo affinché anche solo qualcosa possa cambiare.

Chi di noi non ha vissuto o vive momenti di fragilità? Chi di noi non ha paura di trovarsi da solo?

Credo faccia parte della natura umana ma c’è una sottile differenza tra prendere coscienza di questo ma rimanere “sani” e, invece, vivere in uno stato di debolezza ricca di solitudine depressiva, di assenza d’individualità per paura di soggettazione, accusazione, esclusione da un gruppo che definirei quasi gregge.

La copertina credo possa racchiuda un po’ tutto quanto… un levriero, animale dalla vita difficile, subordinata, schiavizzata e poi bistrattata. Una scelta perfettamente azzeccata al contenuto e inquietante quanto ciò che l’autore esprime nel testo.

Certamente non si tratta di una lettura facile ne per il lessico molto forbito, minuzioso, preciso e profondo, tantomeno per la tematica ma, se vi piacciono i libri introspettivi, psicologici, tetri e inquietanti per la bravura narrativa, allora questa nuova uscita letteraria fa per voi.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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