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Recensione di “I canti della morte”

Titolo: I canti della morte

Autore: Luca Inglese

Buongiorno cari lettori, vi è mai capitato di leggere un libro e scoprire che è ambientato proprio nel luogo dove vi trovate? 

A me è capitato proprio con questo libro… giro le prime pagine e mi trovo proprio qui in Sardegna a Isola Rossa, qui, letteralmente qui.

Questa casualità inebria e porta a cercare inconsciamente, blandamente, parzialmente o anche solo platonicamente quei luoghi e anche i protagonisti che sono racchiusi in questo romanzo; si, lo so, è folle e stupido però credo sia un meccanismo davvero improvviso che s’innesca quando un libro ti prende e ti trovi nei suoi stessi luoghi. 

Questa notte ho provato a buttare giù una trama ma nulla mi convinceva, quindi riporto di seguito la trama ufficiale:

Isola Rossa (Trinità d’Agultu e Vignola) Anno 1274 A.C.

Misteriose voci emergono di notte e dalle acque circostanti l’isola colorata di rosso come se l’avessero dipinta. Grida e suppliche, come un richiamo al quale è impossibile non prestare attenzione. Inoltre e come se una maledizione aleggiasse nell’aria, storie di un’antica battaglia fra streghe e guerrieri, fra Cogas e soldati Shardana, appellandosi al bisogno di primeggiare gli uni sugli altri, narrano di un’epoca oscura. Di un periodo in cui mortali ed eroi osarono sfidare i denti, gli artigli e la magia delle streghe vampiro.

Roma – Via dei Pannistesi – Anno 1938

Con l’approssimarsi del conflitto e l’emanazione delle leggi razziali, un manipolo di occhialuti cervelloni tenta d’elaborare teorie d’ogni genere. E così discorrendo, fiducioso, insegue un sogno d’energia. Nel bel mezzo di una guerra ormai pronta per essere servita, due geni: Erasmo Certi ed Ettore Magliana, amici ma contrapposti, acquistano credito. Il primo per un verso, il secondo per un altro, attraggono gli interessi delle due super potenze: l’America e la Germania. Ciascuna, dal canto suo, tutto oserebbe pur di accaparrarsi quell’estro e ciò che ne deriverebbe: “L’atomica”. L’arma peggiore che il mondo potesse mai immaginare.

Porto di “La Spezia” – 8 settembre 1943

Ermenegildo Massa, Ammiraglio al comando della nave da guerra ormeggiata al porto; ricevendo l’ordine di salpare, apprende nel più totale caos un improvviso rovesciamento di fronte. L’Italia è ora alleata all’America, e a conti fatti, la Germania prima compagna era diventata, ora e come d’incanto, la loro più acerrima nemica.

“Nel mezzo del cammino e di un mondo apparentemente fatto solo per il dolore, il canto di una donna sembra prender voce e, così facendo, anestetizzando persino l’odio, mostra a chiunque ciò che è sepolto nell’anima: l’Amore”.

Non conosco la Sardegna ne, ammetto, la sua cultura. 

Attraverso questo romanzo, fin dalle pagine iniziali, mi sono ritrovata a scoprirla nei dettagli, nella storia, nelle unicità; l’autore trasmette il suo amore per questa terra, il suo legame e la passione per ciò che la rende così oggi giorno. 

Non sono un’amante dei libri ambientati nel passato e questo ha reso leggermente ostici alcuni punti (mio difetto personale) che però non risultavano lenti o ampollosi; era solamente una situazione legata a una mia carenza. 

Di sicuro, bisogna ammettere, che si tratta di un’opera non facile per l’argomento trattato che è costantemente (letteralmente o mentalmente) sul filo bellico ma mescolando femminilità, amore, crescita, fantasia e significati universali che fondamentalmente riguardano ogni territorio. 

Dalla prima pagina all’ultima ti tiene incollato, ti incuriosisce, ti da informazioni e ti racconta.

Alla fine arrivi a capire che questa storia rappresenta un po’ ogni parte del mondo ma, certamente, dato lo stile dell’autore e la particolarità del romanzo, può non piacere a tutti. 

Io personalmente l’ho piacevolmente gradito e ve lo consiglio, come vi invito a scoprire questa terra che mi sta ospitando e che ora conosco da un punto di vista più intimo. 

Complimenti all’autore

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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