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Recensione di “L’amore provvede – atto I”

Buongiorno cari lettori, avete mai chiuso gli occhi?

Vi siete mai messi nei panni di un non vedente?

Avete mai immaginato come sia condizionata la vita di un soggetto disabile?

Immaginate cosa significhi per un soggetto diversamente abile interagire con dei normodotati?

E… come vive l’amore una persona cieca?

Queste sono alcune domande che vogliono essere uno spunto di riflessione generale ma che, contemporaneamente, riguardano proprio il romanzo in questione.

Il giovane Marcello passa da una donna all’altra senza alcuna stabilità. Una sera incontra Chiara, una bella ragazza che canta e suona la chitarra. C’è però un particolare: Chiara è cieca. Non può guardare Marcello negli occhi, ma lo può sentire a modo suo. I due si piacciono, nonostante la loro storia d’amore sembra essere osteggiata da tutti. Da Danielle, che guarda con invidia la felicità di sua sorella, la stessa felicità che a lei sembra essere preclusa. E dagli amici di lui, bloccati nei personaggi che loro stessi si sono creati e che non paiono convinti della scelta di Marcello, che intanto si rifugia nell’amore per Chiara per allontanare le questioni irrisolte della sua vita. È come se tutti fossero sospesi su un ponte che richiede solo il coraggio e la fermezza d’essere attraversato.

Vivere o lasciarsi vivere.

C’è una grande differenza che si estende in tutti gli ambiti della vita di ognuno di noi.

Che si tratti di lavoro, di mettersi in discussione nella vita, di relazioni famigliari, di amicizia o di amore, c’è sempre una buca lungo il percorso, qualcosa che ci frena, che ci spaventa e che rischia di bloccarci rischiando di perdere occasioni o proprio noi stessi.

Attraverso questo romanzo d’amore, Elisa Cugliandro, tratta anche altre tematiche oltre a quella cardine sopranominata.

La più facile da trovare riguarda proprio la disabilità che, di pagina in pagina, in base alle interazioni di Chiara, si estende e si descrive in modo da portare alla luce aspetti e particolarità che spesso noi normodotati non riusciamo ad immaginare o, ancora più ignorantemente, non vogliamo nemmeno provare a considerare.

Attraverso questo filo conduttore, l’autrice porta luce anche sulla commiserazione che spesso vivono questi soggetti.

Infine, in un certo senso, parla anche dei caregiver e di come i legami veri, quelli solidi e importanti, si rapportino con un disabile.

In parallelo, l’importanza proprio di essi in senso esteso verso ogni tipologia di soggetto: gli amici, la famiglia, hanno un ruolo fondamentale per ognuno di noi.

Infine, ma non per importanza, l’amore.

Il vero amore. Quel sentimento che è indescrivibile nella sua totalità e che ci rende migliori, ci porta a crescere, a maturare e a vedere con uno sguardo differente dove non esistono differenze se non caratteristiche che rendono unici ognuno di noi.

Attraverso una trama moderna e concreta, con dei personaggi giovani e ben descritti, con una scrittura realistica e vitale, Elisa Cugliandro narra di uno spaccato della nostra società che spesso viene accantonato e descrive come ognuno di noi abbia sempre un ponte d’affrontare.

Alla prossima recensione, la vostra Ele