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Recensione di “Sembrava bellezza”

Ciao cari amici e lettori, ieri pomeriggio pioveva ed io, davanti al calore del camino in quest’estate montana, mi sono dedicata a questa lettura.

Credo che molti di voi abbiano quantomeno sentito nominare questo romanzo che conferma la capacità dell’autrice… ma andiamo per ordine.

Tutto inizia con una scrittrice quasi cinquantenne che è arrivata all’apice del successo e inizia ad analizzare la sua vita e i suoi legami guardando, forse per la prima volta nella sua vita, a sé stessa con occhi schietti e affrontando i dolori di persone vicine a lei.

Sembrava bellezza” è un romanzo, narrato in prima persona, che ti cattura davvero fin dal primo capitolo tanto che l’ho divorato con tale voracità e passione che, tra tutte le altre letture lette in brevità, poche stanno al suo livello.

In queste pagine l’autrice parla di madri, figlie, amiche, nonne, mogli con una capacità descrittiva ed emotiva potente quanto superba riuscendo a creare un quadro psicologico ed emotivo perfettamente reale.

Raccontando la propria vita (e quella delle persone a lei correlata) la protagonista diventa la lettrice stessa che s’immedesima e si ritrova a sentire ogni emozione e sensazione descritta.

Ciò che mi ha lasciata a bocca aperta è la veridicità che si trova in queste pagine perché ogni sensazione, emozione, pensiero, “pecca”, difetto, errore, desiderio, invidia, turba e cruccio sono realistici e comuni a molte, se non tutte, le persone.

Leggendo “Sembrava bellezza” ci ritroviamo su delle montagne russe di riflessioni, autoconvincimenti, supposizioni, analisi, argomenti differenti quanto i punti di vista.

Credo che siano poche le persone, a prescindere dal loro lavoro, che abbiano il coraggio di narrare quella che è la realtà della vita e delle vicissitudini di molte persone. L’autrice narra di abusi, di depressione, di suicidi, rapimenti, amicizie, dolori fisici, mancanza d’affetto da dare e ricevere, paure di ammettere i propri errori e difetti cercando di “decorare”, anzi letteralmente edulcorare ciò che si vive per poter mitigare e nascondere anche a sé stessi ciò che si attua e/o si subisce.

L’autrice ha racchiuso nel romanzo molte esperienze di vita e molte riflessioni che fanno parte della vita di ogni donna e che, inevitabilmente, ci si trova ad affrontare soprattutto nei momenti di cambiamento nei quali ci si interroga.

Ciò che di base si evidenza da questo romanzo (e ciò che in fondo dovrebbe esser nelle basi mentali di ognuno di noi) è che bisogna imparare ad accettare noi stessi e a vedere ciò che ci accade -e/o che facciamo accadere- senza fronzoli imparando ad analizzare e analizzarci.

Nulla è come sembra e come appare agli occhi degli altri, anche di chi ci può star vicino… a volte, spesso, anzi quasi sempre, nascondiamo al mondo chi siamo davvero e, dall’altro lato, sentenziamo e giudichiamo senza conoscere o semplicemente senza capire che dietro a una bellezza stupenda o a una strafottenza apparente, magari si cela un dolore immenso che rimane nel silenzio eterno.

Mentre scrivo queste ultime righe che precedono le attuali, mi rimane il termine “silenzio”.

Credo che tutto si possa fondere in questo vocabolo: silenzio verso noi stessi, silenzio verso le richieste d’aiuto implicite ed esplicite, silenzio verso chi vi vuole bene per paure di apparire deboli, silenzio verso la famiglia, silenzio verso ciò che ci appare chiaro ma che non vogliamo vedere, silenzio verso le emozioni.

Con una scrittura che poche firme riescono ad avere, con una capacità empatica immensa, con una penna schietta e introspettiva, Teresa Ciabatti si conferma tra le autrici migliori di questi anni.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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