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Recensione di “Giallo all’ombra del vescovado”

Buongiorno cari lettori, iniziamo luglio con questo romanzo che ho iniziato sul lago di Garda e terminato in cima ad una montagna dalignese.

Questo romanzo, che mi ha consigliato l’edicolante di Viale Rebuffone a Brescia, parla di vite intrecciate tra loro tramite un avo che ha compiuto gesta inaccettabili ma non vi voglio svelare nulla sulla trama perché rischierei di darvi troppe nozioni che creerebbero un pensiero dominante tale da condizionare la lettura e, in fondo, rischierei di svelare troppo.

Si tratta di un romanzo psicologico molto forte che cela molteplici storie che, a loro volta, generano riflessioni e narrano aspetti differenti della vita nonostante tutte accomunate da una persona.

Partendo dal principio, ma racchiudendo il tutto, si evidenzia come i genitori svolgano un ruolo fondamentale per la formazione del proprio pensiero e del carattere generando, volontariamente o involontariamente, un’azione nella progenie.

Entrando nel concreto, l’autrice pone il lettore davanti al fatto di quanto l’amore genitoriale sia il fulcro di una crescita serena e socievole dove esistono confronti e rispetto.

Proseguendo con l’analisi, partendo dai primi del Novecento, si affronta il ruolo della donna nella società e nella famiglia toccando nel vivo il fascismo e i genocidi.

Man mano che si avanza con la lettura, ci scontriamo con tutte le conseguenze psicologiche di abusi, bullismo, violenza e mancanza d’affetto all’interno della famiglia.

Di pari passo, viene trattato anche il rapporto che s’instaura tra amanti creando quella sensazione di amore (molto spesso) che poi si scopre esser solo un tassello per non rimanere soli o nascondere altre emozioni inconsce.

L’autrice tratta anche il silenzio interiore; quel cercare di tacere anche a noi stessi delle emozioni che ci condizionano, degli eventi dolorosi, delle situazioni tristi portandoci a cercare qualche “oppio” che celi tutto quanto.

Nel testo troviamo anche le contraddizioni della società, dei ben pensanti, della religione, delle persone in generale.

Più mi addentravo nella trama, più mi rendevo conto dell’importanza della conoscenza e dell’autoanalisi ai fini di accettare noi stessi, il nostro vissuto e poter crescere indipendentemente da esso cercando la nostra strada senza commettere gli stessi errori o sentirsi “vincolati” a un tetro passato famigliare.

L’amore è il fulcro di tutto il romanzo: genitoriale, famigliare, passionale, relazione, poetico, sociale.

L’autrice, con un’abilità scrittoria sublime e una psicologia fine e profonda, narra una storia che ripercorre quasi un secolo e che mostra la società di anni fa che, sinceramente, per molti versi non è mutata.

Un romanzo psicologico, a tratti difficile proprio per questo, che rimane nell’animo del lettore sconvolgendolo un pochino e anche generando uno specchio attraverso il quale riguardare al proprio passato per migliorare il proprio presente e futuro.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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