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Recensione di “Puttane – Il mestiere più antico del mondo ai tempi di internet e del Covid”

Buon pomeriggio cari lettori, oggi qui piove e mi sono accomodata sul divano a terminare questo libro della giornalista Maria Giovanna Maglie.

Puttane, un termine dispregiativo, sessista, maschilista, sminuente.

Un lavoro che viene definito il “più vecchio del mondo”, una professione che, di secolo in secolo, fa parte di ogni cultura mondiale.

Questo libro-inchiesta diventa un testo da leggere partendo da una definizione netta tra chi sceglie di praticare questa professione e chi invece ne è costretto sotto sfruttamento.

Da questa prima differenziazione netta, la giornalista inizia, per certi versi, al contrario.

Parte in primis dal Covid e dai giorni d’oggi; dall’avvento e diffusione dei social che portano la prostituzione a un livello 2.0 delineando la differenza tra la prostituzione di strada e quella “privata” portando anche delle testimonianze e delle interviste a chi ha deciso di farne un lavoro.

Prosegue delineando le varie tipologie di servizi richiesti, la varietà di clienti e anche le statistiche internazionali su entrambi i fronti.

Con molta precisione e specifica, l’autrice descrive anche come in ogni Stato mondiale la prostituzione sia “vista”, accettata o meno e soprattutto come essa venga regolamentata e, dove è considerata reato, come però venga tollerata o “aggirata”.

Un capitolo intero, invece, viene dedicato alla prostituzione sotto sfruttamento delineando come ormai in strada si trovino solo emigrate drogate e costrette a vendere il loro corpo sotto false promesse.

Ad un certo punto ci si addentra nella storia politica mondiale e, nello specifico, italiana dove scopriamo come e perché è nata la legge Merlin e le sue modifiche, pecche e “successioni”.

Proseguendo, e quasi concludendo, andiamo indietro nel tempo delineando come effettivamente si tratti del lavoro più vecchio del mondo e scoprendo come sia stato presente e influente nella storia mondiale e strettamente italiana.

Puttane, un dispregiativo anzi, il dispregiativo per antonomasia che umilia ma che, in questo saggio, diventa il protagonista di un’analisi precisa, decisa ed essenziale soprattutto ai giorni d’oggi dove si cerca di liberare i corpi dalla pressione sociale e dal perbenismo di facciata dove poi, sotto sotto, si nascondono spesso i clienti più fedeli a questa categoria di lavoratrici e lavoratori.

Non si tratta di condividere il pensiero e la scelta di chi decide d’intraprendere questo lavoro, ma di capire quanto ogni individuo possa decidere come sfruttare il proprio corpo e sentirsi libero di poter praticare un lavoro sessuale che gli piaccia e lo appaghi (differente dal tema dello sfruttamento sessuale).

Inoltre, grazie anche a questo libro, possiamo notare come regolarizzare e monitorare sanitariamente questo lavoro, porterebbe a una maggior entrata per lo Stato e anche una diffusione minore di malattie.

Si evidenzia la dilagante diffusione del perbenismo e di come spesso ci si avvicini a queste figure professionali per colmare vuoti emotivi (e fisici) che nella sfera della vita “alla luce del sole” vengono celati. Ritengo personalmente che questo evidenzi la necessità di omologazione in una società perbenista e il silenziare una parte di noi che in fondo è quella che ci ha permesso di venire al mondo: la sessualità.

Importante è anche la figura della donna che permea questo libro e che, anche grazie a delle interviste, porta a capire quanto sia considerato ignobile e malato che una donna scelga di praticare questa professione mentre un gigolò viene quasi venerato e invidiato per le possibilità che “gli cadono ai piedi”.

Entrando sempre nel profondo, oltre ad evidenziare l’importanza e il ruolo delle meretrici nella storia, si scopre come spesso la donna venga ancora considerata un oggetto di cui farne ciò che si vuole.

Ciò che mi è piaciuto di questo libro è che non pone un solo punto di vista, non è parziale ma descrive i dettagli nel modo più obiettivo possibile delineando i punti di vista della società, delle figure “protagoniste” e anche dei difetti e delle pecche che hanno caratterizzato la storia e che hanno portato all’immagine delle puttane in questi anni.

Puttane” dipinge un quadro completo di quella che oggi è quasi sempre una scelta e che si confronta con l’emancipazione, il femminismo, la religione, la società e il patriarcato.

Credo che questo libro potrebbe esser leggo dal capitolo 1 al 10 ma anche al contrario e potrebbe far nascere anche pensieri differenti come era meglio ieri per le donne o proprio l’opposto… lascio ad ognuno di voi il libero pensiero.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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