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Recensione di “Basta un caffè per essere felici”

Buongiorno amici e buon inizio settimana.

Credo che ognuno di noi stamani abbia bisogno di una buona tazza di caffè per caricarsi in vista della settimana, giusto? Allora tuffiamoci in questa “caffettosa” recensione.

Torniamo in Giappone, dove abbiamo già conosciuto molti dei protagonisti grazie a “Finché il caffè e caldo” (il precedente romanzo dell’autore) e viviamo le storie di nuovi bevitori scoprendone dolori, paure, colpe e rinascite.

Fermi! Sorseggiate il caffè e poi tornate a leggere la mia recensione! Lo avete bevuto? Bene. Proseguiamo.

Questo libro parla di dolore, di bugie, di silenzi e di colpe.

E’ un agglomerato di sofferenze che inducono i vari protagonisti a una perenne sofferenza dove non trovano pace.

Questo dolore conduce ognuno di loro a voler rivivere il passato cercando di porre rimedio alla vita di coloro che hanno perso o semplicemente per espiare le proprie colpe.

Ci troviamo davanti a sofferenze d’amore tra due partner, all’interno della famiglia, nell’amicizia.

Dolori che bloccano come un perenne stand-by dove si crede immuni alla felicità se non addirittura indegni.

Ma cosa può davvero cambiare rivedendo parti del proprio passato? Rincontrare amori e legami, può aiutare?

 Altro sorso di caffè! Su, avanti, vi aspetto! Bevete un sorso e poi tornate da me. Lo avete bevuto? Bene. Continuiamo.

Ho amato questo libro.

Ho amato come la donna diventa spesso come Caronte, la traghettatrice, il ponte, il legame. Perché è il caffè che riporta indietro ma senza quella figura che vigila, che accompagna, che “tiene la mano”, tutto perderebbe un pò di valore.

Ho adorato come questo romanzo scardina un inutile e stupido precetto ovvero quello del uomo che non può provare emozioni, dolore; l’uomo che tutto affronta e nulla lo destabilizza.

Ecco… in queste pagine si porta alla luce anche la sofferenza maschile; si descrive come anche il genere maschile soffra, abbia rimpianti e paure.

Di sottile valore e non banale è il luogo: una caffetteria.

Un luogo aperto al pubblico dove molti sanno cosa accadde tra quelle mure eppure non c’è timore di giudizio, non c’è scherno. Un importante sinonimo di accettazione delle emozioni di ognuno, delle sensazioni, dell’essenza.

Ho davvero ammirato come l’autore abbia sottilmente impresso l’importanza, il valore, il ruolo fondamentale che in ogni tipo di rapporto il dialogo ha diventando il salvagente per vivere con meno paure, dubbi, colpe e sofferenze.

Stupendo il valore dato al sostegno: sostegno in amicizia, in amore, in società.

Infine, ma non per importanza minore, la felicità.

Dolori, perdite, incomprensioni, paure e rimpianti ci portano a ritenerci indegni alla felicità, in perenne lutto, colpevoli di ciò che forse non c’appartiene davvero.

Perennemente angosciati dai nostri errori, non crediamo di meritarci nulla e viviamo in un perenne limbo.

Basta un caffè per essere felici” ci insegna a guardare il passato, a provare a viverlo in modo diverso, a pensare differentemente, a non dimenticare ma elaborare.

Trovare il dolore, affrontarlo, e ribaltarlo per trovarci la base per una nuova felicità.

State attenti, non significa sminuire le perdite, le sofferenze.

Per entrare in quella caffetteria bisogna aprire la porta e percorrere un corridoio.

Così è l’affrontare un dolore.

Accettarlo, entrarci dentro, e percorrere il corridoio della metabolizzazione affrontando le nostre paure e poi ricominciare a sorridere e a vivere.

Non ci sono tempistiche, non ci sono gare o cronometri.

C’è solo la riflessione e la voglia di vivere.

Non si può cambiare il passato ma possiamo tenerlo nel nostro cuore e “sfruttarlo” per essere felici ora e anche nel futuro.

Avete finito di bere il caffè? Io si. Ed ora sorridiamo. La vita è una giostra e noi siamo i partecipanti. Viviamo e godiamoci la nostra felicità. 

Alla prossima recensione

La vostra Ele

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