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Recensione di “Palma di Dio”

Buonasera amici, oggi pomeriggio, mentre mia figlia ballava prima sulle note di John Legend e poi di Robbie Williams, io la guardavo e leggevo “Palma di Dio”.

L’ho terminato meno di dieci minuti fa e mi sono chiusa in studio per scrivervi.

Per capire questo libro che mi ha affidato la mia amica Maria Perillo, dobbiamo prima parlare dell’autore: Sergio Nazzaro.

Sergio è uno scrittore e giornalista che ha collaborato con molte testate nazionali e ha un curriculum di alto spessore dove troviamo inchieste sulla criminalità organizzata e mafie anche internazionali tra cui quella africana.

Queste mie premesse sono necessarie perché possiate capire questo suo libro che appare quasi come un monologo dove il secondo personaggio appare muto, un fantasma ascoltatore, che io ritengo invece ponesse domande volutamente celate per creare ancor più un’immersione nella storia di Paola creando una fusione narrativa che non ti distacca dalle pagine neanche volendo.

Palma di Dio” narra la vita di una ragazza trentaseienne che sta morendo a causa delle sue scelte contornate dalla droga… di ogni specie.

Nel scoprire la sua vita veniamo a conoscenza anche della mafia del suo territorio natio, Castel Volturno, scoprendo personaggi, modi di fare, ingiustizie, soppressioni, malizie e anche l’inutilità delle forze dell’ordine.

Ma non è così semplice e banale, attraverso la sua vita, scopriamo anche l’evoluzione che la malavita ha avuto e le conseguenze che ha portato.

Ci addentriamo nella prostituzione, nelle overdosi, nella malvagità e soprattutto nel male di vivere.

Quasi tutta la storia si accerchia in quel territorio del Sud Italia ma, in verità, non credo sia distante da molti altri sviluppi nazionali.

A far da perno è la protagonista che narra in prima persona e che si mette a nudo senza paura di giudizio.

Ormai è al capolinea. Ormai non ha nulla da perdere. Che senso avrebbe indorare la pillola?

Vi chiederete perché abbia voluto scrivervi prima di Sergio Nazzaro.

Ho scelto di parlarvi di lui perché questo suo libro non è un romanzo ne un comune testo di narrativa; appare più come un manifesto immaginario di denuncia.

Mentre leggevo questo libro, fin dal primo capitolo, ho immaginato l’autore seduto di fronte a questa coetanea: muto, in ascolto, mentre registrava la conversazione; non per cattiveria ma, da comune accordo, per due motivi.

Il primo motivo, pecche Paola voleva lasciare qualcosa ai posteri, al figlio immagino, affinché capisse la sua vita e forse la perdonasse.

Il secondo, proprio per far arrivare a noi quanto sia diabolica la droga e agghiacciante la mafia che, di anno in anno, diventa sempre più acida e spregiudicata anche se apparentemente velata.

Forse sbaglio sul primo motivo ma il mio animo romantico mi ha lasciato “vedere” questo.

Palma di Dio” è una biografia anomala, che scardina le abitudini di molti lettori e forse anche questo è un motivo che la rende tanto profonda.

Ma, “Palma di Dio” è un libro di storia, non solo di una persona, ma di un frangente della cultura italiana che molte volte la società tende a mimetizzare, sminuire, nascondere perché questo libro lascia l’amaro in bocca sulla vita di molte persone, sulla nostra sicurezza, sulle forze dell’ordine e su noi stessi.

Quando ho concluso la lettura ho avuto un solo pensiero: questo libro lo farò leggere a Carlotta quando sarà adolescente perché troppo poco spesso viene descritto ai ragazzi quanto sia veramente tremendo il mondo della droga ed io sono sicura che se lèggessero “Palma di Dio” starebbero tutti molto più attenti e lontani da quel inferno.

Grazie per avermi letta ma soprattutto grazie a Sergio Nazzaro per aver scritto questo libro e a Maria Perillo per avermelo affidato… lei non sbaglia mai.

Un abbraccio

La vostra Ele

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