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Recensione di “Il bambino dell’aceto”

Ciao amici, eccoci qui con una nuova recensione per voi edita dalla casa editrice Bookabook con cui ho l’onore di collaborare.

Il bambino dell’aceto è la vita di un ragazzo speciale raccontata da suo padre, l’autore, che ne narra le fasi tipiche della crescita fino ad arrivare ai giorni d’oggi dove Umberto ha poco più di vent’anni.

Marcello ci parla della straordinarietà e delicatezza che caratterizzano i genitori di figli speciali, ma sopratutto della vita e dei traguardi che suo figlio ha ottenuto e sono sicura continuerà a collezionare.

Marcello ci parla anche delle problematiche, delle difficoltà, delle peculiarità, delle paure e dei pensieri che a volte possono portare allo sconforto ma che poi si ridimensionano.

Il bambino dell’aceto non sputa sentenze, non descrive verità assolute, non si pone come guida ma è semplicemente un dono di un padre ai suoi figli e a sua moglie perché non trovo regalo più bello del dichiarare l’amore genitoriale senza filtri, senza paura di mostrare i dolori e le lacrime perché anch’esse fanno parte della vita.

Oltre a questo, a mio modesto parere, questo estratto della vita di Umberto -e di tutti i famigliari- porta in evidenzia il cambiamento sociale e scolastico avvenuto in questi anni ma sottolineando -secondo me giustamente- quanta ancora sia la strada da fare affinché indifferenza e ignoranza lascino il posto a sostegno e comprensione.

Marginalmente Marcello tratta anche la tematica riguardante la sessualità in ambito di disabilità; non era -come l’autore stesso dichiara- suo intento parlarne esplicitamente nel libro ma ritengo che quello che lui ha solamente accennato, in verità sia importante e ancora troppo dimenticato o forse stigmatizzato.

Si rimanda all’ignoranza e allo stereotipo ignobile che porta a guardare i disabili (termine che odio) non come persone uguali a noi ma quasi inferiori…i veri inferiori sono coloro che non sanno aprire gli occhi e forse rimangono senza anima (mio sfogo personale).

Mentre leggevo la vita di Umbi, mi sono ritrovata a piangere quando piangeva Marcello e ho sorriso davanti ai loro momenti insieme, ricordi indelebili per il padre ma anche per il figlio.

Il bambino dell’aceto è una storia che potrebbe esser quella di nostro cugino, del vicino di casa, di un amico ma anche di un estraneo…non cambierebbe molto, ma fa la differenza il nostro approccio, il nostro accogliere queste persone che possono solo arricchirci.

 

 

Ne sono certa perché il primo che conobbi, Cristiano, aveva 8 anni mentre io ne avevo tredici , e grazie a lui, decisi che studi intraprendere.

Senza averlo conosciuto, abbracciato e senza aver visto come gli occhi della gente lo stigmatizzavano e additavano senza nemmeno conoscere ne lui ne la sua famiglia, ho capito sia il brutto del mondo sia la possibilità del bello.

Ecco amici, leggendo la vita di Umberto, io ho rivisto un pò quella di Cristiano e della sua famiglia; forse è questo che ha creato quell’empatia con la storia, non lo so, ma sono certa che ogni parola che Marcello ha donato a noi lettori, sia un’esempio ma anche una carezza che sottolinea l’importanza del sostegno e della famiglia.

Non so se questa volta sono riuscita a raccontarvi cos’ho sentito durante la lettura – io spero di si-  ma sono certa che se mi conoscete un pochino, sappiate che Il bambino dell’aceto, è uno scrigno di insegnamenti e vita.

Alla prossima recensione!

Un abbraccio

La vostra Ele