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Recensione di “La segretaria”

Titolo: La segretaria

Autrice: Renée Knight

Casa editrice: Piemme nel mese di novembre 2018 
Ciao ragazzi,
questa volta vado dritta la sodo.
Christine Butcher è una giovane ragazza quando inizia a lavorare come segretaria per Mina Appleton, erede di una grande catena di supermercati inglesi.
Fin dal primo giorno, Christine si dedica con passione e vitalità al suo lavoro e non tarda mai a dimostrare la sua dedizione e professionalità; questo sua particolare attenzione verso il suo ruolo lavorativo piano piano la porta a trascurare sua figlia e a perdere suo marito che non tarda a lasciarla.
Intanto gli anni passano e Christine annienta la sua vita personale per dedicarsi in toto a quella lavorativa divenendo l’ombra di Mina ed entrando anche nella su sfera privata e personale; lei e Dave, autista personale del suo capo, sono le persone più a stretto contatto con la magnate londinese ed è inevitabile che partecipino -anche involontariamente- alle alle azioni non proprio lecite e corrette perpetuate dalla loro datrice di lavoro.
Ormai sono passati quasi diciotto anni da quando Christine ha iniziato a lavorare per Mina e non ha mai smesso di esserle devota e di servirla nemmeno quando si trova ad affrontare una causa legale che la vede coinvolta a delle irregolarità che la sua datrice di lavoro avrebbe perpetuato negli anni a discapito dei suoi fornitori e dello stato.
Questo processo mette in luce vari aspetti della sua vita lavorativa che Christine non voleva ammettere a se stessa continuando a tenere una benda sugli occhi, ma riuscirà a capire chi è veramente Mina e chi è lei? Ammetterà i suoi errori e cercherà di far giustizia?
Avete presente il libro o il film “Il diavolo veste Prada”…ecco, Mina è la Miranda Priestly e Christine è Andrea Sachs ma quello che succede in “La segretaria” va ben oltre un intensivo rapporto di lavoro.
Quanto diventa sottile la linea tra lavoro e vita privata?
In questo libro viene presentato un esempio -seppur con esiti mi auguro non realistici- di come spesso ci si approcci ai “sottoposti” trattandoli come semplici operai al nostro servizio e usandoli convinti di essere più potenti e intelligenti classificando i dipendenti come inetti inferiori.
Un altro spunto di riflessione ci viene dato parlandoci di come la assidua e pressante dedizione al lavoro rischi di rovinare un amore vero, una famiglia e il legame con i propri figli; è si importante tenere al lavoro ma la famiglia deve aver sempre un ruolo cardine e principale -almeno secondo il mio pensiero-.
Infine, in queste pagine si può trovare anche un consiglio implicito e forse critico verso il mondo di oggi: nel bene o nel male, è meglio non fidarsi degli altri o delegare; è meglio far da sé, arrangiarsi perché non è detto che quanto richiesto venga fatto come immaginato e perché in fondo non si può sapere se il segreto rimarrà sempre sepolto o possa venire fuori anche quando meno te lo aspetti.
Insomma, un thriller davvero intenso che non vorresti mai terminare; davvero ben scritto e, svelando piano piano cosa sia successo, continua a tenere il lettore sul “fino del rasoio”. Proprio quando credi di aver capito come andrà a finire l’autrice, nelle sole quattro pagine finali, rovescia l’epilogo lasciandoti a bocca aperta.
Ora vi lascio andarlo a comprare 
Un abbraccio 

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