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Recensione: “Il sogno della macchina da cucire”

Titolo: Il sogno della macchina da cucire
Autrice: Bianca Pitzorno 
Casa editrice: Bompiani

Credo che non dimenticherò mai quest’ultimo libro di Bianca…per me è stato come una delle dolci melodie di Allevi che ascolto spesso: forti, intense, romantiche, realistiche e mai scontate.

Solo alla fine ho capito quanto il titolo racchiuda tutta la vita della persona in primo piano: una sartina del sud d’Italia che vive in anni ormai lontani dai nostri; di lei non è dato sapere il nome e questa particolarità mi ha immersa fin nel profondo della storia.

Il racconto inizia con la protagonista ancora bambina che è allevata dalla nonna sartina dalla quale impara il mestiere che sarà il filo conduttore di tutta la sua vita portandola a interagire con un mondo aristocratico sempre in mutamento, sempre differente scoprendone e custodendone impensabili segreti.

E’ ben conscia del divario sociale tra lei e tra i suoi clienti ma questo non la mette mai a disagio; è una ragazza colta, intelligente, che s’impegna a leggere e a scrivere –attività che è vista malamente se associata a delle umili lavoratrici- cercando di migliorarsi continuamente tenendo sempre i piedi per terra.

Però si sa, l’amore bussa sempre alla porta ed è difficile controllare i sentimenti che pervadono l’esser umano.

“[…]Il cuore mi batteva all’impazzata. Chiusi il finestrino e mi sedetti. Avevo freddo. Mi avvolsi nello scialle, cercai di calmarmi. E se anche fosse stato Guido? In nessun posto come sul treno era evidente la distanza che ci separava. Prima classe. Terza classe. Più lontani che la terra dalla luna. Non dovevo dimenticarlo, mai, mai, mai. […]“

L’affettuosità per la famiglia, per la vita, per le regole, per se stessi, per gli amici e per Guido pervade il romanzo ma è solo la cornice di qualcosa di più profondo.

Attraverso la storia di una sartina, Bianca ci porta a conoscenza di un mondo dimenticato, o completamente sconosciuto, nel quale la donna deve fare i conti con una società prettamente maschilista e bigotta e dove dei semplici sogni sono quasi considerati dei peccati.

“[…] Sognando cosa? Chi? Sognare era molto pericoloso, lo sapevo, non me lo potevo permettere. E poi, già soltanto vedere il mare non era la realizzazione di un sogno? […]“

Ho interpretato questo libro come un monito per ricordarmi cosa hanno subito le donne prima di me, di mia mamma o di mia nonna; per ricordarmi ogni giorno di amarmi e di lottare per i miei diritti, per i miei sogni e per la parità.

Insomma un delicato libro femminista scritto da una grande Donna e sono certa che anche solo guardando dal vivo la copertina e sentendo la carta delle pagine tra le vostre dita vi farà innamorare.

Un abbraccio a tutti voi 😊

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