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Sicurezza stradale e rispetto della propria vita

Cari amici, mentre scrivo queste righe fondamentalmente non so ancora cosa vorrei che vi arrivasse.

Non so se voglio semplicemente raccontarvi una mia esperienza o se mi auguro vi arrivi ciò che ho sentito e che spero di riuscire a diffondere, seppur nel mio piccolo.

Qualche anno fa, tramite un giro di conoscenze, mi sono stati affidati dei libri di un poliziotto bresciano, Antonio Savoldi.

Ognuno di essi affrontava tematiche differenti ma egualmente forti ed importanti.

Con questi occhi, con queste mani, con questo cuore” tratta la violenza mentre, “La folle corsa 2.0” argomenta, tramite una storia, dei rischi stradali che, soprattutto tra i giovani, portano fino alla morte.

È stata propria questa la tematica dell’appuntamento che si è tenuto ieri sera all’oratorio della parrocchia di Villanuova sul Clisi.

A parlare, di fronte a dei giovani adolescenti, c’erano Antonio Savoldi e Mauro Bernardi.

Ad iniziare è stato proprio Mauro che, attraverso la sua stessa vita e il suo stesso esempio, ha narrato della disabilità, della morte ma, soprattutto della rinascita.

A proseguire e ampliare l’argomento, successivamente è stato Antonio che, grazie alla narrazione di un incidente e alla sua testimonianza, ha impresso (filosoficamente e quasi fisicamente) tanti nodi in gola a noi ascoltatori.

La locandina dell'evento
Antonio Savoldi a sx e Mauro Bernardi a dx

Mauro, con un’ironia e una sincerità da lasciare senza fiato, ha descritto la sua esperienza di vita che da normodotato l’ha reso disabile. Si è messo a nudo rendendo tangibili vissuto concreto, emozioni, sensazioni e riflessioni.

Quando si è messo letteralmente a terra come a toccare fisicamente il fondo e poi, con delle parole dirette, dolci e sincere, ha fatto capire che nessuno è solo e che non c’è nulla di male a chiedere aiuto… lì l’aria si è fatta un attimo più tesa, sottile. Quei giovani ragazzi hanno percepito che davvero posson contare su qualcuno e posso permettersi di dimostrarsi anche fragili.

Non conoscevo Mauro; non sapevo davvero nulla di lui, e forse è stata proprio questa non conoscenza a permettermi di ascoltarlo profondamente e vivere la sua vita attraverso le sue parole che sono arrivate fin nel più intimo angolo della mia anima.

E poi c’è Antonio; un uomo per cui provo una stima infinita e che in questi anni ha accompagnato messaggi, vocali ed estratti del nostro vissuto tutto tramite i social.

Un uomo con cui mi ero ripromessa di bere un caffè perché fin dalle prime pagine del suo libro avevo capito che ha una forza immensa, un’empatia unica e un senso civico e sociale che manca sempre più in questa società.

Di messaggio in messaggio, mi ha raccontato ciò che attua per i disabili, per i deboli, per i ragazzi.

Fidatevi se vi scrivo che in ogni sua parola percepivo l’amore per quello che fa; ma già ieri sera, ascoltandolo, guardandolo gesticolare, parlare, arrivare ai giovani spettatori, ha dato la conferma di tutto questo.

Siamo tutti figli di qualcuno e molti di noi sono genitori, io in primis.

Sono apprensiva, sono impaurita da molti mali della vita, compreso ciò di cui Mauro e Antonio trattano.

Volevo assistere a quell’incontro. Volevo addentrarmi in quell’aspetto della vita che spesso sentiamo lontano da noi, impossibile che ci accada o che accada a qualcuno che amiamo.

Volevo imparare come poter affrontare queste tematiche con mia figlia e anche con me stessa.

Volevo mettermi in gioco. Volevo capire se il mio punto di vista era limitato, magari freddo o semplicistico.

Ho sempre creduto di aver affrontato queste tematiche in modo totalizzante, e sbagliavo.

Grazie all’incontro di ieri sera, ho potuto crescere, migliorare, imparare e ampliare il mio senso civico e umano.

Ho amato questo dibattito; ho amato come la loro diversa abilità comunicativa riuscisse a incantare, a trasmettere, a descrivere e imprimere.

Ho adorato come hanno descritto le gioie e i dolori, le paure e i traguardi, la rabbia e la frustrazione.

Mi sono commossa più volte di quante dessi a vedere e avrei voluto abbracciare le famiglie delle vittime da loro nominate; avrei voluto abbracciare Mauro e inchinarmi perché credo che la sua anima, la sua capacità e volontà di diventare esempio che permette di cambiare anche solo un frammento di questa società, sia davvero ammirevole.

Con Antonio è tutta un’altra storia… una sorta di legame quasi implicito, empatico di sicuro.

È come se stessi ascoltando un amico con cui dibatto da sempre e che ogni volta mi arricchisce e aiuta a crescere.

Insieme, questi due signori dall’animo buono e lo sguardo sincero, di convegno in convegno, di scuola in scuola, stanno davvero facendo tutto il possibile per aiutare questa società, per sostenere e ascoltare chi ne ha bisogno e per trasmettere un immenso valore:

amarsi e prendersi cura di se stessi.

Cari lettori, non so voi, ma io andrei a sentirli parlare e, se avessi una scuola, loro sarebbero un appuntamento fisso per i miei alunni.

Senza mai dimenticare che loro sono il volto di tante vite, i portavoce di molti genitori, di molti disabili, di molte vittime e tutto questo loro operato avviene grazie anche a dei volontari e altre famiglie che sanno cosa significa perdere un affetto caro per mancanza d’educazione stradale.

Non so se vedrò qualcuno di voi al loro prossimo incontro, ma io lo spero tanto.

CLICCA QUI per scoprire l'”Associazione Condividere la strada della vita”.

 

Buon pomeriggio, la vostra Ele

 

 

 

 

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