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Recensione di “L’incanto australe”

Cari lettori, buonasera.

Lo so, ultimamente tergiverso un po’ ma credetemi che i libri non mi mancano.

Ultimamente mi sono dedicata a un testo di viaggio verso una terra a me totalmente sconosciuta e che forse difficilmente vedrò dal vivo.

 

“L’incanto australe” raccoglie i tre anni di esperienza dell’autore a Canberra, quando ormai trentenne consegna la tesi per ottenere un Master, e poi lentamente rientra in patria visitando il Sud-est asiatico prima e il Giappone poi. Il pragmatico insegue il sognatore, mentre la disciplina lo assiste nel realizzare i suoi sogni. Dopo aver soggiornato poco più quattro mesi e capito un poco di quella cultura, raggiunge in nave la costa orientale della Unione Sovietica e la attraversa in treno fino a Odessa. Gloriosamente poi, su una nave sovietica, raggiunge a fine maggio la ex Serenissima. Un libro dunque di memorie, essenzialmente della prima maturità, che è anche un omaggio all’Australia. Quell’esperienza accademica diventa l’origine della sua nuova consapevolezza intellettuale e per quella esprime indirettamente la sua gratitudine a quel grande e lontano Paese. Nel campus della università australiana coglie l’importanza della conoscenza e comprende che tutto è davvero possibile, in certo modo anche facile, se si riesce a osare. Desiderio, responsabilità, libertà ed emozioni sono il vero significato dell’esistenza insieme al rapporto con gli umani e l’intero ambiente.

 

Che dire di questo libro?

Ci s’incammina lungo un vero e proprio viaggio d’altri tempi.

Lo scrittore narra un pezzo della propria vita descrivendo un vero viaggio fisico lungo territori sconosciuti e molto differenti dai nostri dove colori, culture, usanze e sensazioni hanno tutto un significato diverso.

Di pagina in pagina scopriamo davvero sempre qualcosa di nuovo e immaginiamo le situazioni e i luoghi quasi da sentirne anche i suoni e i profumi.

Si tratta di un testo che non si caratterizza ne in una biografia ne in un romanzo; quasi una narrazione sciolta che crea un’onda la quale, a sua volta, ne avvolge un’altra.

È così che ci si trova a proseguire la lettura.

Ciò che ho amato di questo testo è la storicità che se ne evince e la conoscenza delle culture e di quelle zone.

Un amore che è rimasto negli anni e che riempie l’autore tanto da trasmettere tutto al lettore.

Mi vien da immaginare un nonno o uno zio che racconta a un nipote quello che ha vissuto ed egli lo ascolta placido e rapito quasi fossero storie di pirati o stile Aladdin.

A chi ama la storia, viaggiare in mondi sconosciuti ma ricchi di colori ed emozioni, a chi ama conoscere e chiudere gli occhi immaginando eterni luoghi… questo libro fa per voi.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

 

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