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Recensione di “Dieci giorni a Ronchecourt”

Buongiorno cari lettori, mentre una torta di mele giace in forno a cuocersi, mi trovo qui in cucina a scrivere di un romanzo che ho terminato ieri sera.

Ci troviamo in Francia nel 1954 dove si percepiscono i sentori del dopoguerra nella zona delle Ardenne dove una serie di omicidi porta a bizzarre indagini per scovare la persona che si è prodigata a commettere questi efferati gesti proprio in una casa di riposo.

E’ qui che i protagonisti si addentrano alla scoperta ci segreti scoprendo anche qualcosa di intimo che riguarda proprio loro due.

In questo romanzo scritto a quattro mani ci troviamo a confronto con i legami famigliari più intimi, le relazioni che s’instaurano nella vita di ognuno di noi e le sensazioni che spesso ci indicano la strada o e soluzioni a nostri quesiti.

Di capitolo in capitolo, ovvero di giorno in giorno, ci addentriamo nella sensazione di abbandono e solitudine che ancora oggi, a distanza di quasi settant’anni rispetto al periodo della narrazione, divampa e forse è ancora maggiore.

L’idea di lasciare a sé stessi i nostri anziani, la differenza di trattamento in base alla classe sociale, la discriminante e la freddezza della Chiesa. Ne esce una critica sincera ma non pesante, una descrizione minuziosa ma spesso implicita e ben inserita nella trama.

Scopriamo i dolori di molte persone, le conseguenze dell’abbandono, l’attaccamento ai soldi, la parvenza di bontà, ma soprattutto l’empatia che spesso caratterizza coloro che hanno una vena artistica e che si distaccano dalla comunità.

Con una scrittura delicata gli autori descrivono sensazioni intime, realtà dell’epoca quanto odierne e delineano ogni caratteristica dei personaggi; questo non è scontato soprattutto se si pensa al numero di pagine che caratterizzano questo romanzo giallo.

Altrettanto intrigante è l’epilogo che io non mi aspettavo minimamente e che mi ha davvero sorpresa sia per la teatralità che per ciò che ne evidenzia: nessuno è mai come si pensa e ogni individuo cela dolori, passati difficili e non è immune a follie, decisioni improvvise e insane.

La realtà di molte personalità si estende di pagina in pagina e, oltre a un giallo intrigante, ne esce uno spaccato di vita del passato ma anche del presente (come già espresso in precedenza).

Ciò che incornicia questo romanzo è anche la copertina che, per poetica, delicatezza, raffinatezza ed eleganza, racchiude i personaggi e porta subito a pensare a un tempo passato e alla Francia.

Insomma, cari miei lettori, un giallo direi molto elegante, raffinato e sincero.

Un libro delicato ma potente.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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