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Analisi della domenica sera

Avete presente quando vi sentite intontiti? Quando tutto è ovattato? Quando non riuscite a trovare una serenità vostra? Quando provate a fare un gran respiro ma non ci riuscite?

Non parlo d’influenza, non parlo di malanni fisici. Intendo qualcosa di più intimo, di personale, di mentale.

Avete presente?

E’ una settimana che mi sento in questo stato.

Sette giorni che non mi alleno.

Sette giorni che sono chiusa in casa.

Sette giorni di pensieri che giravano nella mia testa e che ancora oggi cerco di far quadrare.

Si, sono in casa con la mia famiglia.

Sono circondata da mia figlia e mio marito.

Ma quando ti senti in questo loop, nulla può servire se non l’autoanalisi, credo.

Allora oggi mi sono sdraiata a letto, ho spento il cervello e ho riflettuto.

Forse, per la prima volta dopo tempo, mi sono analizzata senza fronzoli.

Ho pensato a cosa mi tormentasse mentalmente.

A cosa mi faceva camminare con la paura di finire in una pozzanghera.

Sapete… non c’è voluto molto per arrivare alle risposte.

Le avevo di fronte.

Forse non volevo vederle.

Erano lì. 

Credo che mi tenessi occupata tra libri, Lego e film solo perché fa paura guardarsi dentro.

Già sono conscia di esser differente, di agire in maniera diversa, di scegliere liberamente senza fermarmi a dogmi e dettami sociali.

Quando sai che sei diversa, perché so di esserlo, ci vuole un passo in più ogni volta che bisogna accettare che tale caratteristica ha anche i suoi contro e spesso porta a soffrire.

Tanti pensano che sia stronza.

Altrettanti che sia falsa.

Subdola.

Egoista.

La verità è che sono semplicemente una persona che ha sofferto e che sa quanto la vita sia difficile a volte, e quanto il dolore persista quindi, egoisticamente, voglio contornarmi solamente da chi mi porta rispetto e mi vuole bene e questo ricade anche su Michele e Carlotta.

Essere diversi, e parlo in senso ampio, significa semplicemente guardare ciò che accade da punti spesso nascosti, dimenticati, svalorizzati.

Quando innesco le mie scelte, che ovviamente sono condivise da un numero infinitamente piccolo di persone, la gente strabuzza gli occhi e non capisce anzi, non accetta.

E spesso non ci si rende conto che questa mancanza di rispetto, questo egoismo inverso, ferisce nel profondo.

Forse questo menefreghismo fa gongolare chi sentenzia e pretende.

Forse, anche ora mentre qualcuno di questi soggetti sta leggendo, si sta divertendo, è felice di ciò che riesce a scatenare in me.

Chi lo sa.

Io so solo che sto facendo un percorso che implica anche il turbamento.

So che sto scoprendo nuove strade.

Nuove metodologie di realizzazione. 

Guardo alla mia vita.

Al mio cambiamento.

Alla mia nascita.

Credo che nulla sia statico.

Che continuerò a cambiare.

A scontrarmi con il mondo.

Con me stessa.

Che capiterà di ritrovarmi faccia a faccia con i miei dubbi. I miei pensieri.

È inevitabile.

Come lo è lo scontro con chi non rispetta. Non ama. 

Allora mi guardo di nuovo e mi rendo conto che sono un pelo più forte.

Un gradino più alta.

Ho affrontato un ostacolo e so che posso affrontare i prossimi.

E perché lo condivido con voi?

Perché questo mio percorso, questa mia scelta di vita, questa mia sensazione, questa mia emozione, non è solo mia.

Io sono una persona ma sono molti di noi.

Noi diversi, noi, forse, indipendenti sotto molte forme.

E sono certa che anche tu che stai leggendo sei conscio di esserti sentito un po’ come me almeno una volta.

È per questo che volevo condividere questa mia umile consapevolezza.

Volevo far sapere a voi, miei fidati lettori, che non bisogna aver paura di fermarsi a guardarsi dentro, a porsi delle domande, a pensare.

A volte può far paura ma poi, si sa, riuscire a tirare un bel respiro profondo, è un traguardo immenso come la consapevolezza del nostro continuo valore.

E adesso smetto di rompere le scatole e vado dalla mia famiglia perché loro sono le prime persone che sanno vedere dentro di me e che rispettano la folle diversa che sono.

Buona serata cari lettori, alla prossima emozione

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