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Recensione di “Fleishman a pezzi”

Titolo: Fleishman a pezzi

Autrice:Taffy Brodesser-Akner

Casa editrice: Einaudi

Cari miei lettori, eccomi qui con un nuovo libro appena terminato. 

Ci troviamo in una New York contemporanea (Covid a parte) dove un medico ebreo si trova ad accettare che il suo matrimonio è finito e a chiedere il divorzio continuando egli stesso a gestire la vita dei figli mentre la ormai quasi ex moglie continua la sua carriera lavorativa ed è così che misteriosamente sparisce lasciando i figli sotto l’ala del padre senza dare segni di vita per mesi. 

Ma che cosa sarà successo a Rachel, la donna in carriera che ha abbandonato i due giovani bimbi?

Si, lo so, sembra un giallo ed effettivamente per buona parte del libro è questo il sentore che hai; l’idea che ci sia qualcosa di non detto di truce, di violento, di buio. 

In fondo, una parte potrebbe proprio esser intesa come questo genere perché la psiche umana e le relazioni sociali sono un po’ un’incognita che porta spesso ad uccidere una parte di noi stessi o assassinare quella degli altri per volerli diversi. 

In questo romanzo suddiviso in tre grandi capitoli, attraverso pochi ma dettagliati personaggi, grazie a una narrazione meticolosa, complessa per quanto è minuziosa, ricca di psicologia e reazioni sociali, l’autrice descrive varie “tipologie” di relazioni matrimoniali dove si evince quanto sia differente ogni matrimonio ma anche come il nostro passato e il nostro vissuto famigliare siano fondamentali sia esplicitamente che implicitamente per quella che sarà la nostra vita adulta in relazione alla nostra scelta coniugale e alle emozioni. 

Si prosegue con l’analisi del singolo evidenziando come ogni individuo possa vivere il matrimonio in modi differenti e che spesso non ci si rende conto di cosa vogliamo davvero e/o di chi siamo. 

Evidente l’importanza -esposta in maniera costante lungo tutto il romanzo- del genitore relazionato ai figli delineando come sia difficile ricoprire questo ruolo ma anche come sia necessario il dialogo e l’accettazione senza cercare di modificare la prole. 

E poi le crisi d’identità, l’aprire gli occhi e guardarsi allo specchio, il dover ammettere che nulla è andato come si voleva, l’affrontare noi stessi, la propria vita fin dal principio…difficoltà immense. 

Non per minor importanza la donna. Fulcro sociale della famiglia, vista e rivista in vesti differenti nei secoli e ancora troppo sminuita, declassificata, stigmatizzata, etichettata. 

Quel esser femmina che crea subito scompiglio se non ci si adegua o si è “pazze”. 

L’autrice, direi con magistralità, descrive varie vicissitudini famigliari, l’amore, il lavoro, gli stigmi sociali, le lotte per la famiglia, le ingiustizie, l’essere se stessi in un mondo di giudici e di regole ignoranti. 

Un romanzo di oggi, una storia che ti avvinghia alle pagine e che denota come ci sia ancora una gran fusione tra donna, sessualità, socialità e ignoranza. 

Un finale aperto che lascia al lettore decidere il seguito in base al suo singolo pensiero. 

Sublime per quanto non facile per qualche lettore perché i temi non sono semplici e mettono indubbiamente in discussione. 

Alla prossima recensione, la vostra Ele 

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