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Recensione di “Fango”

Buon pomeriggio amici.

Oggi ho finito di leggere il romanzo d’esordio di Pasquale Listone, un giovane napoletano con un sacco di socialità attiva ma addentriamoci nella storia.

Nicola ha 26 anni e solo da poco ha iniziato a vivere davvero la vita. Entra sempre nel solito bar e lì incontra Cristiano con il quale, dopo varie riflessioni, cerca d’instaurare un rapporto ponendo forse una delle poche domande che ci attanagliano per tutta la vita e così inizia a scoprire la storia di quest’uomo e sulla vita.

Pasquale ha deciso di dare questo titolo per un motivo preciso: “Polvere e terra alla ricerca d’acqua per non volare via. Per non perdersi nel tempo.” questo scrive l’autore.

Io c’ho letto un’altra possibilità d’interpretazione: il fango non sono le sabbie mobili che inghiottiscono e bloccano; dal fango si può uscirne, si può liberarsi dalle paure e iniziare a vivere davvero… non so se la mia interpretazione convinca l’autore ma io che questo titolo è perfettamente indicato anche con questo punto di vista.

Fango quasi esordisce con “apprezzeremo il fango che diventa mare” e in un certo senso in queste brevi parole troviamo tutto il significato del libro: il cambiamento o semplicemente il vivere veramente senza aver paura di ciò che accadrà.

Attraverso questo libro, Pasquale, tratta l’amore mostrandone ogni negatività (gli abusi psicologici e fisici sulla donna, il tradimento, la paura di rimanere soli che porta a legarsi solo per sopperire a questa paura) ma ne descrive anche ogni sfaccettatura brillante dettata dall’amicizia, dal saper perdonare, dal guardarsi davvero ammettendo anche le colpe, dalla lotta per chi amiamo davvero e in primis l’amore per noi stessi.

E come? vi chiederete. 

Amare noi stessi non è mai facile e forse è per questo che l’autore ha scritto questo libro.

Molti di noi lasciano che le lancette scandiscano il tempo senza però viverlo davvero.

Passiamo anni e anni lavorando per poi accorgerci che tutto ciò che abbiamo rimandato è letteralmente andato in fuso e non potremo recuperare i momenti con i cari, con noi stessi e la nostra vita stessa.

“Viviamo” senza dialogare, in una solitudine chiassosa, in un limbo di doveri e impegni che ci annullano e magari senza ricevere in cambio nulla di buono.

“Viviamo” spesso per far felici gli altri quando nemmeno se lo meriterebbero e poi ci troviamo infelici e con un animo sofferente.

“Viviamo” facendoci annullare, picchiare (fisicamente ma anche metaforicamente) sminuendoci tanto da non renderci più conto del nostro valore e del nostro sacrosanto diritto alla vita.

“Viviamo” senza vivere, ecco perché l’ho scritto virgolettato; che vita è se non viviamo?

Non conosco Pasquale e non so se mai accadrà che le nostre strade s’incrocino, ma posso affermare che è empatico, vero, sincero.

In ogni parola che ha scritto ha impresso il suo pensiero verso ognuno di noi, verso la donna, i bambini, gli adulti e anche i giovani coetanei suoi che si trovano allo sbaraglio e già con molto tempo perduto.

Una storia che si mangia davvero da quanto è scorrevole.

Capitolo dopo capitolo ti addentri in Cristiano e rimani a bocca aperta quando scopri veramente chi è Nicola e inizi a chiederti davvero quanti Nicola esistano intorno a noi.

Un autore giovane ma con un cuore maturo e una scrittura adatta sia a chi la vita l’ha già mezza vista scorrere ma soprattutto a chi può cambiare le proprie carte in tavola avendo ancora molto davanti.

Cari miei lettori, che altro dire?

Che Fango non è assolutamente fango.

Ps: a breve la mia intervista all’autore.

A presto
La vostra Ele

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