Interviste

Intervista a Michele Del Vecchio, autore di “Malanotte – Lettera aperta a una cara catastrofe”

Ciao amici, ieri vi ho parlato di una nuova uscita marchiata Bookabook, si tratta di “Malanotte – Lettera aperta a una cara catastrofe”  

https://www.eleniastefani.com/2020/01/21/recensione-di-malanotte-lettera-aperta-a-una-cara-catastrofe/

 e ora voglio condividere con voi l’intervista che ho avuto il piacere d’avere con l’autore: Michele Del Vecchio, scrittore e bookblogger.

Ciao Michele, grazie di esser qui con me a parlare del tuo primo libro ma anche di altro.

Sei del 1994, autore del blog Diario di una Dipendenza e laureato in Filologia Moderna ma…chi è Michele?

Ciao a tutti, e grazie mille per l’ospitalità! È un piacere. Michele è un ragazzo che fa ancora fatica a definirsi uomo. Timido, semplice e discreto, parla poco di sé, si mostra meno ancora sui social e per deformazione caratteriale ama nascondersi dietro le storie degli altri. Esordire con un romanzo tutto mio ha significato finalmente uscire dal guscio.

Il tuo libro parla di un adolescente e tu stesso lo eri nel mentre lo scrivevi. 

Com’è nata l’idea di “Malanotte – Lettera aperta a una cara catastrofe”?

Cosa ti ha spinto a scrivere questa storia?

Il romanzo è nato insieme al suo protagonista, in un periodo in cui i romanzi per adolescenti – fantasy soprattutto, sulla scia del successo di Twilight Hunger Games – avevano narratrici femminili indomite e personaggi maschili descritti come belli e impossibili. Perché non adottare un punto di vista diverso, mi sono chiesto? Perché non affidare le redini della storia a un ragazzo che fosse eccezionalmente fragile, confuso e vulnerabile? Milo è nato così. E insieme a lui il resto di Malanotte.

Il carattere di Milo, il protagonista, viene scoperto leggendo le tue pagine ma tu, invece, che tipo d’adolescente eri?

Simile al personaggio a cui do voce, ma meno chiuso al mondo. Dopo la brutta esperienza delle scuole medie – una parentesi da dimenticare –, ho avuto la fortuna di scoprirmi benvoluto al liceo, dove ho stretto amicizie sincere e durature. Sono stati anni belli, volati in un lampo. 

Come già detto, hai scritto “Malanotte” quasi 6 anni fa, cosa ti ha portato a renderlo pubblico solo ora e perché?

Una lunghissima revisione e il mancato riscontro da parte degli editori. Ero giovane e sognatore, e ovviamente puntavo ai grandi nomi. Ne sapevo poco di un’editoria fatta di attese, gavetta, risposte che spesso si negano. I tentativi iniziali, benché fallimentari, sono stati comunque un apprendistato. 

In quanto tempo lo hai scritto?

Stranamente, non saprei dirtelo. Anni! Non ho tenuto il conto e nella scrittura, come ogni autore alle prime armi, non sono stato costante. Solo il finale si è lasciato scrivere da sé, d’un fiato. 

Cosa ti ha portato a scegliere questo titolo?

Il suono che aveva, misterioso e un po’ ambiguo. Come a dire che di giorno Eureka è tranquilla, ma la notte succedono cose preoccupanti. Come ad affermare, anche a scatola chiusa, che all’orizzonte si prospetta una malanotte: una notte crudele. 

Nel libro vi è una costante presenza della musica; ogni capitolo prende il titolo di una canzone; cos’è per te la musica? Ma soprattutto, con che criterio hai scelto i titoli e le melodie?

Ascolto musica sempre e da sempre. Quando cucino, quando passeggio e finanche quando mi lavo denti. È una delle maggiori costanti della mia vita, assieme alla lettura. Le canzoni che prestano i titoli ai capitoli sono le stesse che ascoltavo durante la stesura del romanzo. Un sottofondo per me conciliante, che ho preferito condividere anche con gli amici lettori.

So che la storia è totalmente inventata ma capita che nei personaggi ci sia un po’ dell’autore. In questo caso, che tratti di Milo sono tuoi?

Milo ha tantissimo di me. Caratterialmente e fisicamente. Osservatore attento ma laconico, porta gli occhiali, ha qualche chilo in più – proprio come me a sedici anni – e gli incisivi un po’ storti. Leggere di lui, ti confesso, è come guardare una vecchia foto. Provo un misto di tenerezza e imbarazzo, tipico di quando ci rapportiamo con quello che siamo stati e che forse non siamo più.

L’altra protagonista si chiama Iris, che significa annunciatrice, è voluta la scelta di questo nome?

No, non conoscevo questo dettaglio, ma il significato è piuttosto calzante! Si chiama così in onore della canzone dei Goo Goo Dolls, colonna sonora di un film con Meg Ryan e Nicolas Cage, che ascolto a cadenza fissa. 

Tratti tante tematiche nel tuo libro ma sostanzialmente si palesa un pensiero negativo riguardo al mondo: un’idea che tutti siano cattivi, che non si finisca mai di conoscere una persona, che fin da piccoli ormai si è spesso malvagi. Questa mia sensazione rispecchia ciò che tu volevi trasmettere o almeno annunciare?

Da adolescente ero più nichilista di adesso. Le tue impressioni sono sacrosante, ma il Michele di oggi non si riconosce fino in fondo nel messaggio. Divoro storie cupe e tragiche, nutro una certa diffidenza verso la sincerità delle relazioni a lungo termine, però ora ho più speranza. Confido che nel romanzo ci fosse già anche traccia di quella. 

Ad un certo punto compare l’aspetto religioso, la chiesa e Dio – anche se non canonicamente – tu cosa pensi della religione?

Mi professo agnostico. Vivo la religione come una questione intima e personale, e a venticinque anni non so bene in cosa o chi credere. Allora credo nel karma e nella gentilezza. Sperando che il bene che facciamo, alla fine, ci ripaghi con la stessa moneta. 

Fino a poco fa, vivevi il mondo letterario solamente attraverso il tuo blog; ora, da autore, cosa pensi dell’editoria?

Che è un mare vasto e dispersivo, in cui c’è il rischio di perdersi. Meglio procedere a passi graduali, sapendo che è un viaggio più solitario del previsto. 

E da bookblogger, cosa ne pensi?

Da bookblogger ne ho, anzi ne avevo, una visione più idealizzata. La facevo semplice. Ma dietro, in realtà, ci sono meccanismi più complessi, persone che spesso non riescono a farne un lavoro a tutti gli effetti, scadenze e responsabilità. Ogni pubblicazione è un parto. Scrivere non è che l’inizio. 

So che stai già scrivendo il tuo prossimo libro; si può avere qualche indiscrezione?

Certo! Sarà una storia profondamente diversa nei toni e nei contenuti; una vicenda italiana, al femminile, che parla dell’imprevedibilità del cambiamento (crescita inclusa). 

Ora due domande che esulano da “Malanotte”…

Il mio blog s’intitola “Emozioni tra le righe” e quindi volevo sapere cosa sono le emozioni per te?

L’abc. Quello che cerca chi legge, quello che spera di trasmettere chi scrive. Senza, cosa saremmo? 

Ed ora l’amore: esiste? Non esiste? Come la pensi tu?

Esiste, ma non credo nel colpo di fulmine. Sono un fan delle affinità elettive, della complicità, delle cose in comune. Penso ci voglia tempo e pazienza per costruirsi una storia d’amore: ha bisogno di energie, al pari un’architettura da progettare. 

Infine, ma non del tutto, mi diresti 4 titoli di libri di oggi che secondo te vanno assolutamente letti?

Grandi speranze, 22/11/63, L’ombra del vento, La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo.

Caro Michele, cosa penso del tuo libro già lo sai ma vorresti condividere qualcos’altro sul tuo libro o in generale, con i lettori?

Sono già contento così, e ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato e per l’ospitalità. Un abbraccio a voi che mi leggerete. 

Ecco amici, ora conoscete meglio Mik e il suo mondo.

Vi abbraccio come sempre

La vostra Ele

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