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Recensione di “Non perdiamoci di vista”

Titolo: Non perdiamoci di vista
Autrice: Federica Bosco
Casa editrice: Garzanti

Ciao ragazzi, eccomi qui con una nuova recensione e anche questa volta si tratta di un romanzo appena uscito. 
Benedetta, quasi 50enne, spera nel cambiamento che ogni anno la bidona lasciandola separata, con due figli da gestire e una madre con cui dividere casa. 
L’unico svago sono le uscite con la sua compagnia d’amici nata negli anni della sua adolescenza; semplici serate dove staccare la spina e nascondere le varie difficoltà come il divorzio, la crisi di mezz’età e la sindrome di Peter Pan. 
Tutti i suoi amici hanno problemi e drammi che vomitano a Benedetta mentre lei affronta il ritorno del primo amore, le problematiche dei figli e i primi scontri tipici di una famiglia allargata.
Una storia che da questa trama può sembrare banale quanto semplice ma, invece, cela una profondità che voglio svelarvi di seguito.
Man mano che leggevo questo romanzo mi sono trovata a pensare a tutte le dinamiche di oggi e sono rimasta a bocca aperta. 
Federica racconta uno spaccato della vita moderna e non minimizza; porta alla luce molte problematiche e peculiarità che la sua generazione -e anche la mia- sta affrontando. 
Attraverso questa storia lei confronta gli anni Ottanta con quelli di oggi evidenziando una certa nostalgia ma anche una possibile critica verso l’educazione data in quegli anni. 
Attraverso Benedetta, l’autrice parla di una qualsiasi donna di oggi alle prese con un divorzio, con una crisi d’identità, con un ex da gestire e tanto altro; ma non c’è solo questo. 
Federica tratta altre tematiche che caratterizzano questi tempi: parla di bullismo, di famiglie allargate, di disabilità, di stereotipi, d’amicizia, d’amore, d’insicurezze. In una sola parola direi che parla di MANCANZE.
Mancanza d’educazione e di rispetto in primis evidenziate sia parlando dei giovani sia degli adulti di oggi perché credo che ognuno di noi abbia vissuto o sentito parlare del bullismo che oggi s’espande anche sul web; bravate che entrano nelle giovani menti -e non solo- caratterizzandole per sempre e qui Federica, attraverso Benedetta, porta un esempio di genitore coscienzioso (anche se dopo uno sfogo fisico) e maturo da cui poter prendere esempio.
Siamo alle porte di un nuovo anno, siamo pieni di modernità e di tecnologia ma ci stiamo sempre più allontanando dal dialogo, dal rispetto, dalla tolleranza e dalla maturità; ci chiudiamo dietro a questi schermi e ci dimentichiamo di crescere i nostri figli e anche noi stessi.
Ci affidiamo alle apparenze e alla presunzione di essere sempre migliori degli altri nascondendo sotto il tappeto quelli che sono i nostri problemi e che ci rendono uguali; Federica ci accomuna, ci fonde facendoci capire che Benedetta, o Andrea, o Antonella o Jacopo, potremmo esser noi.
Credo che “Non perdiamoci di vista” sia un titolo volutamente ambiguo -o quanto meno propendo a più interpretazioni- perché stiamo davvero perdendo il senso di molti valori, della vita ma anche di noi stessi; spesso siamo fermi come in un limbo buio dove non riusciamo a vedere chi siamo e cosa ci circonda davvero perché la paura di soffrire, di stare soli, di affrontare l’ignoto, ci tortura e ci logora portandoci ad indossare una maschera o ad accontentarci di ciò che apparentemente ci può far star bene anche mettendoci in secondo piano.
Per non parlare dell’importanza di vivere, di affrontare i problemi, di cercare la nostra felicità e di cogliere letteralmente l’attimo anche lottando perché non si sa mai cosa ci riservi il futuro e magari tutto potrebbe finire oggi.
Tra tutti i romanzi di Federica, credo che questo sia il migliore perché, sempre senza annoiare o appesantire il lettore, riesce ad entrare dentro e lasciare inciso un messaggio che può esser condiviso da molte generazioni e che forse tante persone dovrebbero leggere.
Ritengo che si tratti di un romanzo universale, libero e adatto sia al pubblico femminile sia a quello maschile perché Benedetta può essere davvero ognuno di noi.
Un libro che terrò nella mia libreria e che certamente darò alla mia Carlotta quando diventerà una giovane donna.
Insomma amici miei, un romanzo che porta tanta riflessione, qualche lacrima, qualche ricordo dal passato e tanta speranza per il futuro.
Io l’ho letto in poche ore; ora tocca a voi.
Vi abbraccio

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