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Recensione di “Le macchinazioni”

Buongiorno amici e buon inizio settimana.

Stanotte ho concluso questo libro e ora mi trovo qui a parlarvene.

Bloch è un famoso scrittore di romanzi inglesi ma si trova alla deriva e stufo di tutto ciò che ha scritto quindi prova a buttarsi in un’altro genere: inizia a scrivere l’ipotetica vita di Oscar, un suo caro amico alla deriva. Insolitamente accade che tutto ciò che lo scrittore scrive, si avvera e porta Oscar Babel a diventare, da operatore del cinema, una celebrità. Ma cosa succederà ai due amici? 

Da dove cominciare?

Credo di non aver mai preso così tanti appunti su un libro che si rivela unico, profondo, filosofico, delirante forse per alcuni, veritiero fino allo stremo per me.

Quando inizi a leggerlo inizi a pensare  che ci sia un romanzo dentro il romanzo; forse un pensiero scontato (il mio) e infatti, l’autore disarciona questa credenza e strabilia facendo fondere ciò che accade a Oscar con quello che Bloch scrive e/o registra.

Le macchinazioni narra della società, dell’umanità, dell’amore, delle relazioni, delle insicurezze, delle amicizie, dei social media, delle bugie e della svendita di noi stessi ma, oltre alle tematiche trattate, ciò che lo rende immensamente magnifico è la modalità in cui tutto ciò viene trattato.

Baret Magarian narra e ironizza sui mali della società mostrando come, anche se ormai siamo alle porte del 2021, essa sia ancora maschilista, androgina, materialista, ignorante, egoistica, falsa sotto ogni aspetto, saccente, edulcorante, stereotipata.

La mutazione di Oscar Babel rappresenta ogni celebrità, social influencer, guru moderno: una montatura irrazionale creata solo per far business e rimbecillire ancora di più le persone.

Attraverso ciò che accade a Babel, vediamo come molti non sappiano più analizzare cosa gli viene presentato e non abbiano nemmeno la voglia di documentarsi per scoprire cosa sia vero e cosa non lo sia.

Siamo tutti un prodotto: chi da vendere, chi da spingere ad “acquistare”.

Siamo sempre più privi di senso comune, di altruismo, empatia, rispetto e sostegno.

Ci troviamo sempre più gelosi dei  traguardi altrui tanto da spegnerci e non trovare più forza di vivere.

Invece di metterci a nudo, di esser noi stessi, di vivere liberamente, siamo ancorati all’apparenza, al essere accettati, ad accontentare le aspettative degli altri e vivere (se si può definire vita) indossando maschere sotto ogni aspetto tanto che spesso diventano veramente la nostra faccia portandoci a dimenticare chi siamo davvero.

Professiamo altruismo, aiuto reciproco, dialogo, unione ma invece remiamo dall’altra parte e gioiamo dei dolori altrui e forse ne siamo i primi artefici (consci o inconsci) perché ci ferisce vedere che qualcuno sta vivendo e vogliamo non sentirci soli.

Ciò che è differente, più umano, ci spaventa; è alieno e va annullato.

Un’altro aspetto riguarda la donna che ancora oggi viene temuta. Se la figura femminile diventa carismatica, sicura, decisa, sincera e vera, essa viene automaticamente denigrata e attaccata perché spaventa che una “semplice” donna possa superare un uomo.

La vita è fragile e tutto si basa sulla percezione che noi diamo ad essa in toto ma anche a ogni cosa che ci accade; è la percezione degli avvenimenti e dei sentimenti che da un senso e un risultato.

L’autore è impressionante, direi di una rara forza e profondità che inchiodano alle pagine che però vanno lette lentamente, assaporate e analizzate perché davvero “calamitiche” e di grande importanza.

Ma Baret Magarian non si ferma a descrivere solo i mali della società; si cimenta anche nel descriverne una possibile uscita (anche se piccola) dove l’esser se stessi, l’amicizia, l’amore e il mettersi a nudo fungono da mezzi per un bene superiore sia verso ognuno di noi sia verso la società stessa.

Cosa ci può essere di meglio dell’essere se stessi? Ciò non implicherebbe fatica e permetterebbe di vivere più serenamente possibile.

L’autore conclude praticamente incitando il lettore a godersi la vita e non a rimandare in continuazione.

Lungo queste 574 pagine c’è una costante: l’arte.

L’arte che può uccidere (come spesso l’essere una celebrità) ma soprattutto l’arte che ha lo scopo di spiegare, scardinare, evidenziale, migliorare la società e l’individuo; prendiamo per esempio la pittura, la fotografia e, non per importanza minore, la scrittura.

Si tratta di tre forse artistiche che penetrano nelle anime e nei cuori mostrando aspetti spesso non considerati e rivelando verità e realtà che non vengono spesso analizzate.

Una scrittura sublime, colta, raffinata, matura.

Un’analisi della società senza annoiare o uscire dal “selciato” della storia.

Un testo complesso, maturo, impressionante ma mai noioso.

Ma in questa società egoista e misogina, chi si prenderà cura di noi?

A presto

La vostra Ele

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