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Cambio prospettiva

Cambiare prospettiva.

Due parole che ci sentiamo dire e che diciamo spesso, ma quante volte le mettiamo in atto?

Mi trovo qui, seduta su un aereo a 36,991 ft di altitudine, guardo fuori dal mio oblò e vedo nuvole, un cielo sereno, un mondo da una prospettiva davvero opposta al consueto ed è così che ho iniziato a riflettere proprio sul cambio “di vista”.

Siamo umani, nati imperfetti, complicati e con i nostri blocchi e opinioni.

Spesso abbiamo delle idee talmente cementate in noi e niente riesce a modificarle.

Voi direte: e cosa c’è di male?

Beh… lo direi anche io, l’ho proprio detto fino a qualche anno fa.

Poi mi sono resa conto che questa nostra staticità ci blocca.

Diventa un muro, o un cemento fresco a presa rapida in cui siamo finiti dentro con tutto il nostro corpo e la nostra mente.

E’ lì che si rischia il dolore.

Quel fermarsi e soffrire -anche senza motivo- perché un vissuto, un evento, un’azione o una parola ricevuta la percepiamo solo con dolore, con una nota negativa, una ferita eterna.

Mi metto in gioco, parlo di me… sapete, molti hanno capito (o sono direttamente a conoscenza) di momenti difficili della mia vita, di vissuti che mi hanno “tagliata” e mi hanno vista proprio impantanata, quasi da volermi far commiserare. Ero così annullata dal dolore, così ferma nel mio passato lacerato, così bloccata che non riuscivo a sorridere davvero e non mi godevo pienamente nemmeno le gioie che il presente mi stava donando.

In me viveva la continua ferita aperta che danneggiava tutto il resto e che mi ha impedito di esser felice anche quando il dolore non era preso in considerazione.

Poi ho iniziato ad analizzare ogni singolo dolore, a metterlo davanti allo specchio, a guardarlo quasi da esterna e, grazie all’aiuto di uno psicologo, di mio marito e degli amici, ho imparato a chiedermi: “ma questo vissuto ora, oggi, adesso, come mai ha presa in me? Perché mi fa soffrire? Come ostacolerebbe quella ipotetica gioia che sto vivendo?”

Ecco che ogni volta parte un film nella mente dove analizzo tale influenza con infiniti ipotetici scenari e molto spesso mi rendo conto che quel vissuto del passato non ha nulla da intaccare al presente.

E poi c’è il cambio prospettiva che riguarda gli altri e qui ci sono due aspetti d’analizzare: il nostro arrabbiarci perché noi faremmo diversamente e la nostra mancanza di rispetto verso il pensiero altrui.

Scelte e vissuti influenzano diversamente ognuno di noi anche se possono essere i medesimi.

Ogni individuo assimila esperienze in modo unico e soggettivo e questo lo porta a crearsi il proprio bagaglio emotivo e riflessivo.

Di conseguenza, ogni pensiero e ogni scelta presente e futura potrebbe differire da quella che farebbe un altro soggetto.

E allora perché arrabbiarsi per una decisione differente dalla nostra? Soprattutto se magari non ci riguarda nemmeno?

Perché lì si presenta il “delirio di superiorità” dove noi crediamo di esser migliori, quelli con la risposta in tasca, quelli che sanno tutto e hanno sempre ragione.

Forse servirebbe un pò più di umiltà e di rispetto.

Da qui il secondo punto…

Il rispetto, quel cardine (ormai teorico) della società.

Quell’aspetto della vita che dovrebbe far parte di ognuno di noi a livello globale.

Oltre ad arrabbiarci, accusiamo, additiamo, sentenziamo.

E così estendiamo il nostro pensiero al mondo disprezzando i singoli individui quando basterebbe un cambio di prospettiva.

Guardare tutto da punti differenti.

Basterebbe anche solo pensare semplicemente che ogni persona ha un vissuto che lo porta a pensare in un determinato modo e che probabilmente avrà i suoi motivi.

Credo che guardare i pensieri, le riflessioni, le azioni, le narrazioni (e molto altro) sotto luci differenti può solo arricchire la propria apertura mentale e la conoscenza.

Porterebbe ognuno di noi a una crescita sempre continua riuscendo a distaccarci dai dolori del passato e a “sfruttarli” per esser migliori per noi stessi.

Attuando questo passaggio, sono convinta che poi il tutto si estenderebbe verso la società creando un rispetto comune maggiore.

Sapete, non sono certa di esser riuscita a spiegarmi… sono distratta dal tramonto e proprio questo mi porta anche a pensare quanto lo stesso cielo cambi di volta in volta, di minuto in minuto, proprio come la vita stessa.

Evolve la vita ed evolviamo noi.

Cambiamento.

La vita non è forse quella fin da quando l’embrione inizia a formarsi?

Guardo le vette innevate sotto di me, il cielo che si fa scuro, le nuvole sempre più diradate ed esprimo un desiderio: che il mondo cambi prospettiva presto.

Che dite, si esaudirà?

Un abbraccio, la vostra Ele

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