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Recensione di “La congiura di Babbo Natale”

Buonasera cari lettori, oggi mi sono letta un breve racconto, quasi un copione per uno spettacolo teatrale dentro ad uno spettacolo.

“La congiura di Babbo Natale” è un breve racconto che ambienta la storia in un palazzo dove vivono dei bambini abituati a passare del tempo insieme in una zona comune sotto “sorveglianza” di una signora dedita a pisolare. Questi bambini però non sono come tutti gli altri ma, grazie anche ai loro genitori, cercano di analizzare il loro mondo attraverso i libri e utilizzando davvero il ragionamento unito alla fantasia che li porta a darsi dei soprannomi e dei superpoteri. Un giorno però arriva Giorgio e afferma che Babbo Natale non esiste ma che è tutta una congiura da parte dei genitori. Da lì la loro idea di smascherarli attraverso uno spettacolo teatrale che avrebbero mostrato a tutti gli inquilini, e…

Leggere questo testo ha molteplici risvolti.

Il primo, a mio modesto avviso, è la riflessione su come i bambini di oggi possano esser profusi di nozioni, di ragionamenti, di riflessioni.

Il secondo, che riguarda sempre loro, implica come essi siano frutto dei genitori, come sia importante e fondamentale l’istruzione e la figura del genitore il quale, consciamente o inconsciamente, trasmette loro valori e passioni, oltre che curiosità.

Il terzo riguarda sempre la genitorialità ma dal lato opposto: le bugie. Davanti alla scoperta che Babbo Natale non esiste, i genitori tergiversano, danno la colpa al bambino del vicino che ha insinuato la bugia, si arrampicano sui vetri. Da qui la riflessione parallela sulla verità da dire ai figli, sull’esser coerenti con quello che gli si chiede (non mentire) ma, in contrapposizione, il dubbio se cercare di perseverare la loro fantasia o meno.

Arriviamo ora al quarto punto che si discosta dai precedenti: la società di oggi.

Attraverso questo racconto, a mio parere, l’autore narra della società di oggi, del consumismo che caratterizza questo periodo, delle lobbie a cui interessa solamente che noi spendiamo e che utilizzano il Natale a tale scopo.

Sempre rimanendo in tema metaforico riscopriamo l’analisi degli eventi che ci circondano, la capacità di riflessione e anche, in extremis, la cospirazione e la paura di esser cresciuti in un castello di bugie che possono esser la famiglia o la società o le relazioni sociali.

Tutti questi punti sono accomunati dall’amore: tra amici, genitoriale, sociale.

Ogni lettore può trarre le sue personali considerazioni e interpretare il testo come la sua indole, il suo vissuto, la sua esperienza lo orienta meglio.

Essere genitori è davvero un ruolo difficile e comporta anche delle bugie, quelle che io descrivo come “bugie buone” ma il mio pensiero non è assoluto.
Secondo voi, davanti alla domanda “Babbo Natale esiste?” (posta da un bimbo di 9/10 anni) bisogna dire la verità?

Con una scrittura immediata, per l’appunto come fosse un copione teatrale, l’autore condensa molte emozioni, molte riflessioni e molte interpretazioni… a voi crearvi l’immagine personale.

Alla prossima recensione, la vostra Ele