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Intervista allo scrittore Matteo Corso

Ciao amici, stasera voglio condividere con voi l’intervista a Matteo Corso, autore del romanzo La madre della strega edito da Dragonfly Edizioni.

Prima di ciò, vi lascio il link della mia recensione riguardo al suo libro:

E ora tuffiamoci nell’intervista!

  1. Ciao Matteo, grazie di aver accettato di esser intervistato. Ti va di parlarci un po’ di te?

Buonasera, su di me non c’è molto da dire: ho da poco varcato la soglia degli Anta, sono originario di Pesaro ma vivo a Rimini ormai da molti anni con il mio compagno, che ho sposato due anni fa, con il gatto Silvestro e con la mia cagnolina Violet.  Oltre al lavoro, che purtroppo occupa la maggior parte del mio tempo, mi piace leggere e a volte, quando sono particolarmente ispirato, dipingo.  Poi c’è la scrittura ovviamente. 

  • Come hai scoperto questa tua passione per la scrittura?

Sinceramente penso che sia stata la scrittura a scoprire me! Sin da bambino ho sempre avuto molta fantasia e gradualmente ho capito che scrivere era forse la cosa che non solo mi riusciva meglio, ma che mi dava anche grandi soddisfazioni. Ricordo che alle medie, grazie ad una professoressa di italiano che faceva di tutto per trasmetterci il piacere della lettura e l’amore per la narrativa, ho iniziato a conoscere le figure degli scrittori più o meno noti che trattavamo anche oltre il programma ministeriale e così ho cominciato a pensare che forse l’idea di scrivere poteva diventare una parte del mio percorso di vita. Poi il resto è venuto da sé.

Questo libro è nato da un sogno, ma parto dall’inizio. Premetto che ho sempre conosciuto la leggenda di Azzurrina e ne ho subito il fascino malinconico. Qualche tempo fa, per caso, mi sono imbattuto in un documentario che ne ricostruiva la vicenda offrendo alcune ipotesi in merito alle reali dinamiche della scomparsa della bambina. Ricordo che nessuna delle possibili verità mi convinceva fino in fondo. Poi mi capitò di fare un sogno in cui “vedevo” alcune delle scene che poi ho raccontato nel libro. La mattina successiva ho deciso che avrei dovuto raccontare la “mia” verità, un po’ come se lo dovessi alla piccola Adele.

  • La madre della strega parla di una leggenda del tuo territorio però tu l’hai narrata da un punto di vista differente. Come mai questa scelta?

A mio avviso il modo in cui è stata tramandata nel tempo questa leggenda ha via via assunto toni un po’ “freddi”, si è persa cioè la vera essenza dell’accaduto. Soprattutto poi negli ultimi anni da quando Azzurrina è diventata il fantasma che infesta il castello. Per me Adele era prima di tutto una bambina e in questo racconto ho cercato di far prevalere il lato umano del dramma. 

  • Inevitabilmente, nella storia entra la “figura” della religione cattolica, cosa pensi di questo “dominio” molto presente ancora oggi?

Qui si entra nel personale… non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno in tema di spiritualità e religione. Non mi reputo né credente né praticante e francamente, nel rispetto di tutti, vorrei uno Stato un po’ più laico e una Chiesa meno ingerente, quantomeno in ambiti in cui non dovrebbe avere voce in capitolo.

  • A fare da protagonista è la madre di Adele, la donna; cosa pensi del ruolo che la figura femminile aveva nei secoli e anni passati?

Io sono un uomo ma mi ritengo molto femminista, ammiro molto le donne e probabilmente ho avuto nella mia vita più punti di riferimento femminili che maschili. Nei secoli passati la donna ha subito molte vessazioni ma il problema è che ancora oggi ci sono molti passi da fare nell’ottica del raggiungimento di una parità completa e reale. Personalmente, ma qui si cambia argomento, in ambito professionale ho subito discriminazione sessuale e questo mi ha reso molto sensibile all’argomento, avendone provato gli effetti sulla mia pelle.

  • E il ruolo/valore che ha oggi?

Oggi la donna è indubbiamente più libera e indipendente, ma purtroppo in certi ambiti ancora vige l’implicita scelta tra carriera e maternità e questa secondo me è una violenza psicologica che nessuna donna dovrebbe subire.  Sia chiaro: non dico che per la donna la maternità debba essere necessariamente motivo di autorealizzazione, ma ritengo che la libertà di scelta dovrebbe essere garantita nei fatti, non nelle parole.

  • Dopo La madre della strega, stai scrivendo un altro libro? Se sì, ti va di accennarci qualcosa?

Sto scrivendo un romanzo un po’ diverso, questa volta infatti tra le righe parlerò anche di me. Credo che sia il momento giusto per farlo. Anticipo solo quello che probabilmente sarà il titolo: “Amethyst”, un riferimento ad un brano del 1994 del gruppo statunitense Hole che con la sua musica mi ha accompagnato attraverso l’adolescenza e che ascolto ancora in certi momenti particolari.

  • Ora la domanda di rito che pongo a tutti gli autori che intervisto: se dovessi scegliere tre libri da consigliare, quali consiglieresti?

Scelta difficilissima… tre libri che mi hanno lasciato qualcosa? Direi il “Satyricon” di Petronio che è considerato il primo romanzo della storia della letteratura, quindi ogni scrittore dovrebbe leggerlo almeno una volta! Poi, a me è piaciuto tantissimo “Lolita” di Nabokov, che trovo molto poetico. Per finire “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee. Ce ne sarebbero altri mille da citare, ma ora mi vengono in mente questi.

  1. C’è qualcos’altro che vuoi condividere con i lettori?

In questo momento così complicato mi sento di augurare a tutti di non perdere la speranza che tutto questo possa finire e che quindi si possa tornare ad essere liberi, a viaggiare e soprattutto ad abbracciarci! Mi manca moltissimo stringere le persone che amo.

Grazie mille Matteo.

Ecco amici miei, ed ora tocca a voi tuffarvi nel suo ultimo

Un abbraccio

La vostra Ele

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Interviste

Intervista al poeta Francesco Gallina

Ciao ragazzi, buona domenica.

Come promesso oggi voglio condividere con voi la mia intervista al poeta Francesco Gallina, autore di Vivere, raccolta edita da Dragonfly edizioni, che ho da poco recensito.

Ciao Francesco, grazie di aver accettato di esser intervistato.

So che sei torinese e amante del fantastico e artistico, ma ti va di raccontare ai lettori qualcos’altro di te?

Bella domanda, Elenia, soprattutto perché non parlo quasi mai con nessuno di ciò che scrivo, capita di rado sia nel lavoro che svolgo, sia nella mia vita privata di trovare qualcuno che me lo chieda, forse perché siamo sempre tutti affannati a rincorrere un ritmo di vita che non ci concede mai il tempo necessario per sentirci liberi di esprimerci come vorremmo; sono una persona molto sensibile, e mi piace molto ascoltare gli altri quando ne ho l’opportunità, anzi, in determinati frangenti mi sento addirittura fragile e trasparente come un pezzo di vetro, in quei momenti cerco sempre di accettarmi per come sono.    

Se ti chiedessi di definire la poesia, tu cosa mi risponderesti?

La poesia è libertà di espressione allo stato puro, l’amore incondizionato che proviamo nei confronti di tutto quello che i nostri occhi sono in grado di vedere, e la fede e la speranza nella vita di tutti i giorni.

Cosa ti ha portato a scrivere poesie? E da quanto tempo componi?

Ho deciso di mettere nero su bianco le parole che ho bisogno di sentire scorrere dentro la mia anima perché altrimenti impazzirei, oggi giorno attraversiamo un mondo che ci dimostra con i fatti che il contatto umano, le sensazioni che proviamo, possono essere relegate a delle applicazioni virtuali, a delle macchine, e molto probabilmente non ci accorgiamo che nel contempo stiamo perdendo la traccia della nostra natura, dell’essenza della nostra umanità.

Ho iniziato a scrivere i miei primi racconti quand’ero molto giovane, figurati che ho scritto il mio primo racconto alla prova scritta nell’esame finale di terza media.

Le tue poesie sono intime e personali, cosa ti ha spinto a condividerle con i lettori?

La voglia di aprirmi, di far capire agli altri che cosa sento nelle profondità della mia anima, l’esigenza di sbriciolare quell’allarmante sensazione di solitudine che contrae la mia esistenza, tutti i giorni. 

Ti va di parlarci della tua raccolta Vivere, edita dalla nuova casa editrice Dragonfly Edizioni?

Si, certamente, Vivere è una raccolta di poesie molto personali, che hanno a che fare con le sensazioni vissute giorno dopo giorno, in determinate situazioni. Le poesie parlano della mia vita e di quelle di altre persone che ho incontrato lungo il cammino, e con cui ho condiviso sentimenti profondi.

Francesco Gallina

Tra le tue poesie mi ha colpita molto “Non importa”, cosa ti ha spinto a scriverla?

La necessità di continuare a credere in quello che faccio, perché nulla in questa vita è scontato, e di dare speranza alle persone che come me hanno bisogno di aggrapparsi a una fede, all’amore senza riserve per potersi rialzare dopo ogni scontro. 

Nelle tue poesie ho trovato anche dell’erotismo, della passione carnale che spesso ancora non viene accettata nella poetica moderna, tu cosa ne pensi?

Sinceramente ne ho lette parecchie di poesie in cui traspare erotismo, passione, addirittura sesso esplicito, ma non saprei risponderti con sicurezza se potrebbe essere un problema il fatto che questi aspetti non vengano accettati nella poetica moderna.

Io credo che sia giusto esprimere tutti i sentimenti che proviamo, lasciandoci andare, perché la poesia è libertà d’espressione, però non dobbiamo dimenticarci che prima di tutto siamo “esseri umani” e che abbiamo il dovere di mostrare la nostra umanità, certo dobbiamo anche cercare di mantenere l’equilibrio tra un confine e l’altro per non commettere l’errore di offuscare il candido amore che solitamente risplende nella poesia.  

Un altro aspetto che ho trovato in molti tuoi testi riguarda il rispetto (dell’individuo, del partner, delle emozioni), cosa ti ha spinto a evidenziare questo aspetto che oggi giorno viene sempre meno?

L’esigenza di essere rispettato a mia volta dalle altre persone, perché non puoi pretendere rispetto se non dai il buon esempio, anche se il mondo è pieno di belle persone che sono capaci di aprirti il cuore senza chiederti nulla in cambio.

Il rispetto per il proprio partner è fondamentale, se manca quello, l’amore che proviamo per quella persona prima o poi è destinato a estinguersi.

È cambiato qualcosa in te e/o nella tua vita da quando hai pubblicato questa silloge poetica?

Dentro di me si sono diradate le nebbie che offuscavano la speranza, illuminando un sentiero luminoso che ho iniziato a percorrere con fiducia, e che in tutta sincerità non so fino dove mi condurrà. 

Secondo te, razionalità ed emotività possono coesistere in un animo poetico?

Certamente, sono l’eterno conflitto nel contesto poetico come l’acqua e il fuoco, il bene e il male, l’amore e l’odio, coesistono perché una non può fare a meno dell’altra, e sinceramente non potrebbero esistere in due mondi separati. 

Secondo te la poesia ha ancora futuro?

Sì, ne sono convinto, e poi, se devo dirtela proprio tutta, deve averlo per forza un futuro, la poesia, perché è come se mi chiedessi se l’amore ha ancora un futuro, e io ti risponderei: come potremmo vivere senza amore… quindi, come potremmo vivere senza poesia… 

Ai nostri lettori, oltre che le tue stupende poesie, quali poeti contemporanei consiglieresti di leggere?

Pablo Neruda, Jacques Prévert e… Paulo Coelho.

Cosa consigli a coloro che vogliono pubblicare un libro di poesie?

Di continuare a credere, di non smettere mai di credere, di coltivare la speranza dentro il proprio cuore per quello che si fa, purché abbia a che fare con l’amore e il rispetto nei confronti di sé stessi e del mondo intero. Pubblicare è importante, dà gioia, soddisfazione, ma non è tutto nella vita, l’importante è scrivere, esternare se stessi, quello che si prova dentro il proprio animo in quell’istante che potremmo definire “eterno”.

Per finire, se dovessi scegliere tre libri da consigliare (anche esulando dalla poesia), 

quali consiglieresti?

“Il maestro” di Francesco Carofiglio, “American Gods” di Neil Gaiman, “Racconti di follia” di Patrick McGrath

C’è qualcos’altro che vuoi condividere con i lettori?

Si, questa breve poesia:

Perché a volte

le parole non bastano

e ne cerchi ancora

e ancora

per renderti conto

che sei solo

contro il tempo

dentro il tuo cuore

che ti cerca

che ti vuole

che ti desidera

per lasciarti andare

fino alla fine.

Grazie per la bellissima intervista.

Francesco Gallina

Eccoci amici, devo esser sincera e non me ne vogliano gli altri autori che ho avuto l’onore d’intervistare, ma Francesco Gallina lo sento davvero affine a me e ho adorato le sue risposte poetiche.

Ed ora, per chi non lo ha ancora fatto, vi lascio il link dovete potete trovare la sua raccolta peotica, Vivere.

Un abbraccio

La vostra Ele

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Interviste

Intervista allo scrittore Marco Michele Cazzella

Ciao amici, stasera voglio condividere con voi l’intervista a Marco Michele Cazzella, autore del romanzo Un demonio dal viso angelico edito dalla casa editrice Dragonfly.

Prima di ciò, vi lascio il link della mia recensione riguardo al suo libro:

E ora tuffiamoci nell’intervista!

  1. Ciao Marco, grazie di aver accettato di esser intervistata.

Molti già ti conoscono per la tua spontaneità, la tua energia, bontà e solarità ma solo tu puoi sapere davvero come sei.

Dici che ho azzeccato? Cos’ho dimenticato? Dai, parlaci di te.

Ciao a te. Prego! È stato un infinito piacere per me! Fattu cu tuttu lu core! Grazie a te per avermi invitato. Diciamo che mi hai descritto perfettamente. Però, se me lo consentissi vorrei aggiungere che sono un mattacchione e mi diverto moltissimo a giocare con le parole. Ho un fortissimo senso dell’humor e dell’autoironia. Di conseguenza di quando in quando mi diverto ad autosfottermi. Inoltre, sono molto impulsivo e agisco senza mai pensare alle conseguenze delle mie azioni anche se dopo col senno di poi mi rendo conto di ciò che ho fatto e ci rimugino. Iperemotivo al massimo e mi emoziono per un non nulla e ho un ego smisurato.

  • Questo non è il tuo primo scritto -e spero nemmeno l’ultimo- ma a quale tuo libro sei più legato e/o ti rappresenta?

Sicuramente quello a cui sono più legato è: “Il Guardiano dell’Inferno volume I Plutone: Salvatore, o Distruttore degli Inferi?” perché è stato il primo che ho pubblicato e di conseguenza per me ha un valore affettivo incalcolabile; mentre quello che mi rappresenta di più è “Una romantica storia salentina” perché, a differenza di quest’ultimo è molto più autobiografico. 

  • Come hai scoperto questa tua passione per la scrittura?

Da un certo punto di “Vista” si può dire che la scrittura sia nata con me. Perché, non potendo mai vedere ciò che mi circondava ho dovuto sviluppare un’immaginazione davvero imponente, la quale cresceva di giorno in giorno e non potendomi tenere tutto dentro per evitar di implodere ho iniziato a scrivere inventando storie prima su carta e penna dato che la vista me lo permetteva e poi quando si è abbassata di parecchio sono passato a pc, casse e sintetizzatore di voce.

  • In ogni tuo testo si sente l’amore per la tua terra, un valore sempre più spesso dimenticato; come descriveresti questo legame?

È un po’ difficile parlarne perché io ho vissuto con sempre accanto persone semplici e umili che amavano le loro origini e tradizioni. Pertanto, ho assorbito ciò e col tempo cerco di trasmettere questo prima che si perdono per sempre dei valori fondamentali come l’educazione, il rispetto per il prossimo, l’importanza per la famiglia e per gli amici.

Questo libro è nato a febbraio durante la mia convalescenza in ospedale per via di alcune infezioni. In quel periodo per ingannare l’attesa pensavo e ripensavo a “Una romantica storia salentina” accorgendomi che vi era un personaggio, il quale era stato creato per spiegare un punto fondamentale della storia ma poneva più domande che dare risposte e risolvendo a quei quesiti generati da quel personaggio è nato “Un demonio dal viso angelico”, il quale però a quei tempi era molto diverso da come è venuto scritto poi.

  • Io credo che inevitabilmente ci sia sempre un po’ dell’autore nei testi e/o nei personaggi quindi… cosa c’è di te in questo libro?

In questo libro di me c’è moltissimo. Prima cosa su tutto l’amore per la musica; difatti non è un caso se ogni tanto spuntano fuori nel racconto canzoni. Un’altra cosa di me sicuramente la vena ironica del personaggio. Senza dimenticare la passione per alcuni tipi di donne; ovvero con i capelli castani, gli occhi verde smeraldo e formose. Motivo per il quale mangiano sempre più del dovuto. La mia goffaggine che ho trasmesso al protagonista per dirne un’altra e tantissime altre parti di me che non scrivo altrimenti poi questa intervista bisognerebbe tagliarla per via della sua mole però se mi si conosce le si individuano facilmente.

  • Nel tuo ultimo romanzo parli di famiglia sottolineando l’importanza dei sentimenti. Cosa ti ha portato a trattare questa tematica?

Ho trattato questa tematica per ricordare com’era forte il legame di famiglia di una volta dato che in un’era in cui persino quando si sta a tavola invece di chiacchierare si pensa a fissare lo schermo del cellulare. Ammetto che quando c’erano la mia nonna materna, o mia madre la televisione doveva star obbligatoriamente accesa però tra un boccone e l’altro si riusciva sempre a dialogare. Ricordo che si intavolavano dibattiti durante la pubblicità che non riuscivamo mai a interrompere quando riprendeva il programma, il quale erano spesso telenovela argentine, o colombiane. Per questo, ho voluto “Mostrare” a chi mi onorerà scegliendomi e leggendomi un meraviglioso clima domestico con l’auspicio che ciò riporti verso quei tempi.

  • Cosa pensi delle famiglie di oggi?

Forse ho già risposto a questa domanda e se dovessi ribadirmi ti chiederei scusa. Ma penso che siano disgregate e che siano fredde.

  • Parli anche del perdono, del redimersi; ritieni che oggi serva far trasparire questa possibilità?

Secondo me sì. Perché, non è mai troppo tardi per perdonare qualcuno. 

  1. Quando inizi a scrivere un romanzo hai già tutta la storia in mente?

No, quando inizio a scrivere un romanzo ho solamente in testa uno schema di partenza con un filo logico narrativo da seguire e svariati bozzetti preimpostati. Ma tutto quello che viene poi è pura improvvisazione. Quindi prima di scrivere una scena neanche io so di doverla scrivere.

  1. Ora la domanda di rito che pongo a tutti gli autori che intervisto: se dovessi scegliere tre libri da consigliare (anche esulando dalla poesia), quali consiglieresti?

Di sicuro consiglierei la duologia “L’anello di Beatrice” di Chiara Cipolla perché è stato grazie a quel libro se oggi stiamo parlando di romance e non di testi fantasy. Poi, ovviamente “Uno sparo dritto al cuore” di Manila Albanese il mio preferito tra quelli che ha scritti e che mi ha portato verso i romantic-suspance e infine la trilogia vampiresca di Scarlett scritta di Chiara Casalini.

  1. C’è qualcos’altro che vuoi condividere con i lettori?

Di ascoltare sempre il proprio cuore anche quelle volte in cui li guiderà verso gli sbagli perché, il cuore nonostante tutto ha sempre ragione. E di non dar mai per scontati le persone che gli sono stati vicini e che hanno voluto loro bene perché, poi si accorgeranno quanto erano importanti per loro solamente quando non ci saranno più. E infine di credere sempre ai propri sogni perché, c’è sempre la possibilità che si realizzino anche quando sembrano destinati a diventare delle utopie e appaiono come delle chimere lontane e irraggiungibili.

Grazie mille Marco Michele.

Prego! Grazie a te per avermi voluto intervistare. Un bacione, un abbraccione e alla prossima beggiazza.

Ecco amici miei, ed ora tocca a voi tuffarvi nel suo ultimo libro e, perché no, anche negli altri.

Un abbraccio

La vostra Ele

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Interviste

Intervista alla poetessa Maria Mollo.

Ciao amici, oggi voglio condividere con voi l’intervista a Maria Mollo, autrice della raccolta poetica Le parole che ho nel cuore.

Prima di ciò, vi lascio il link della mia recensione riguardo al suo libro:

E ora tuffiamoci nell’intervista!

Ciao Maria, grazie di aver accettato di esser intervistata.

Anzitutto grazie per l’invito.

Sei attiva nel sociale, sei sincera, sei romantica e spontanea ma chi è Maria Mollo?

Maria Mollo è una persona come tante, semplice e che, nonostante le inevitabili tempeste della vita, non ha smesso di sognare e di credere nei valori, nell’Amore.

Se ti chiedessi di definire la poesia, tu cosa mi risponderesti?

Uno stato d’animo nel quale chiunque può riconoscersi e che il poeta imprigiona su di un foglio.

Cosa ti ha portata a scrivere poesie? E da quanto tempo le componi?

Scrivo da quando ho imparato l’alfabeto. Ho sempre scritto, non sapevo di essere poetessa e scrittrice.

Nel tempo, com’è cambiato il tuo rapporto con la poesia?

E’ sempre lo stesso: un rapporto d’amore, di fedeltà. Viviamo in simbiosi.

Le tue poesie inserite nella raccolta poetica “Le parole che ho nel cuore” sono ricche d’intimità, di emozioni, di vita quotidiana; non è facile mettersi a nudo in questo modo, complimenti.

Ti va di parlarci di questo tuo libro?

Con piacere. E’ una silloge, edita da Dragonfly edizioni.

Le poesie che sono racchiuse nel libro, sono vari momenti della mia vita, non solo. Racconto stati d’animo, esperienze che appartengono anche ad altri e che sono diventate mie, essendo una persona empatica.

Enfatizzi le emozioni come pochi, credi che questo mondo abbia bisogno di più affettuosità?

Si.  Non posso immaginare un mondo senza sentimenti. Siamo nati per amare. Amare tutto: un fiore, una goccia di rugiada, il vento o la neve. Amare gli altri diventa possibile cominciando ad amare noi stessi. Se siamo soddisfatti della nostra vita, gli altri li vedremo nella giusta misura e non, come spesso avviene, dei nemici.

Quando scrivi, pensi al lettore che le leggerà o non ti poni questa riflessione?

Non me la pongo. Scrivo di getto.

Secondo te la poesia ha ancora futuro?

Ce l’ha, ce l’ha. Tu ed io ne stiamo parlando, la manteniamo viva.

Ai nostri lettori, oltre che le tue stupende poesie, quali poeti contemporanei consiglieresti di leggere?

Alda Merini e Andrea Zanzotto.

Per finire, se dovessi scegliere tre libri da consigliare (anche esulando dalla poesia), quali consiglieresti?

“Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini, “Fai bei sogni” di Massimo Gremellini e “Mille splendidi soli” di Haled Hosseini.

C’è qualcos’altro che vuoi condividere con i lettori?

Un abbraccio forte forte.

Grazie mille Maria

Un abbraccio

Grazie a te

Allora amici miei, ora tocca a voi, cosa ne pensate della poesia?

Un abbraccione

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Interviste

Intervista al poeta Jonathan Rizzo

Ciao amici, dopo aver letto e recensito “Le scarpe del Flâneur”, l’ultima raccolta poetica di Jonathan Rizzo, edita da Ensemble, ho avuto l’opportunità d’intervistare il poeta e questa mattina ho il piacere di condividere con voi l’intervista.

Ciao Jonathan, grazie di aver accettato di esser intervistato.

Grazie a te per questa intervista.

Molti già ti conoscono grazie ai tuoi precedenti libri e al programma radiofonico “Al bar della poesia” che conduci, ma ti va di raccontare ai lettori qualcos’altro di te?

Basta leggere le mie poesie. Il resto è superfluo.

Cosa ti ha portato a scrivere poesie? E da quanto tempo componi?

Ad un certo punto della vita mi sono reso serenamente conto, come fosse un’epifania che fosse l’unica cosa che mi riuscisse con grazia e naturalezza.

Com’è nata “Le scarpe del flâneur”, la tua ultima raccolta poetica?

È un compendio di poesie parigine scritte passeggiando sui boulevards negli ultimi cinque anni. Ed oggi è giusto fosse il momento di questo capitolo.

Proprio come esprime il titolo, leggere questo libro richiama una camminata nei tuoi pensieri, nel tuo sguardo ma soprattutto nelle vie di Parigi; com’è nato questo legame tra te e questa magnifica città che per antonomasia richiama il romanticismo e la poetica?

“Quelli in gamba se ne vanno, i migliori vengono a Parigi” cit. Sono elbano napoleonico. Parigi è l’orizzonte naturale.

Tra le tue poesie mi ha colpita molto “Bestiario parigino” perché sembrava un dipinto con la contrapposizione allo specchio; com’è nata questa poesia?

È un omaggio allo stile di scrittura del mio primo libro, “L’Illusione Parigina” scritto nell’anno degli attentati. Pura Poesia, solo pura poesia.

Un’altra tua poesia inizia sottolineando quando un sognatore sia visto come un pazzo; tu credi che arriverà mai un giorno in cui riusciranno ad accettare noi sognatori?

No. Risposta breve. Assolutamente No. Risposta lunga.

Ad un certo punto scrivi che a Parigi scrivi “solo per te stesso”; il vero poeta quando scrive, per chi lo fa? Se per sé stesso, poi cosa lo spinge a condividere con il mondo le sue poesie?

Voglia e bisogno di fare sesso.

Mentre ti leggevo attraverso i tuoi testi, mi è parso spontaneo associarti ai poeti maledetti, ti ci rivedi? 

Mi staranno maledicendo per questa impertinenza, ma inevitabilmente il Charles francese e quello americano mi hanno formato. Però fortunatamente la scrittura non è un sentimento piatto ed uno scrittore serio può dopo aver sfogato la sete e la fame più primordiali, camminando tra gli uomini e sdraiandosi con le Dee, elevarsi al di sopra del sé trovando l’immensità interiore nella natura. Scrivere di notti di bevute e scopate è facile. Cogliere l’anima di una persona sola e disperata, ha bisogno di lungo allenamento. Fare un ritratto paesaggistico della natura è un dono che arriva con la maturità. Oggi i poeti contemporanei ripetano fino alla nausea la solita identica poesiula. Dovremmo tutti leggere di più i classici e coglierne le moltitudini. Penso a Whitman e Ginsberg in questo caso.

Si può scrivere poesia senza viverla davvero?

Sarebbe un imbroglio ed una scorciatoia vigliacca. Cosa che poi è quello che fanno la maggioranza dei giovani poeti contemporanei di cui sopra. Asfissia da Like, dove non serve sporcarsi le mani ed i piedi per strada tra la gente reale che piange, soffre, perde e muore ogni cazzo di giorno che un sadico Dio c’impone.

In questo panorama moderno dove la poesia viene accantonata dai più e sminuita da chi crede di capirla, tu ritieni che in futuro possa riprendere il giusto valore?

Questo fenomeno di cui parli, si manifesta particolarmente in Italia dove il processo d’impoverimento culturale cominciato con l’esplosione della tv commerciale e con la sua deriva di potere politico hanno appiattito fino alla nausea il panorama ed il possibile fermento nazionale. Non che la sinistra sia un’oasi di cultura e d arte arroccata com’è nel difendere le posizioni di potere intellettuale che hanno acquisito negli anni. Non vedo grande differenza fra le parti. Cambio lo stile, ma l’obbiettivo è sempre lo stesso, calarsi i pantaloni. Poi esci dall’Italia e ritorni alla civiltà.

Ai nostri lettori, oltre che le tue stupende poesie, quali poeti contemporanei consiglieresti di leggere? 

Parlando di non ancora scoperti da pigmalioni con i pantaloni prudenti o già affermati Signori e Signore della Poesia, sicuramente la poetessa romana Flavia Cidonio, la poetessa pugliese Valentina Demuro domiciliata a Bologna ed il poeta toscano Edoardo Olmi. Ce ne sarebbero naturalmente molti altri, ma finiamo a fare le pagine gialle della poesia sennò.

Per finire, se dovessi scegliere tre libri da consigliare (anche esulando dalla poesia), quali consiglieresti?

Rimango sulla poesia per spirito di corpo. “I fiori del male” di Charles Baudelaire; “Foglie d’erba” di Walt Whitman; “I Canti orfici” di Dino Campana.

C’è qualcos’altro che vuoi condividere con i lettori?

Leggete, non m’importa che compriate il libro. Potete anche rubarlo in libreria o a casa di qualche buongustaio. Sarebbe un problema della casa editrice, non certo del poeta. Però leggete. Non per forza i miei libri, ma pensate alla frase di Umberto Eco parafrasandola, “chi legge vive molte vite”. Aggiungo io, oltre la sua. Io le vivo tutte scrivendo, e prima ancora vivendo quello che non potrò fare a meno di scrivere.

Grazie mille

Grazie ancora a voi.

Jonathan Rizzo

Ecco amici, direi che quest’intervista rispecchia la folle energia e poetica di Jonathan che ho trovato anche nei suoi testi e che lo rende verace, schietto e sincero come pochi.

E ora vi lascio tuffarvi nel suo ultimo libro, non fatevelo scappare.

Un abbraccio

La vostra Ele