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Recensione di “La fenice”

Ciao amici, ho da pochi minuti completato la lettura di questa nuova uscita che la casa editrice Bookabook mi ha regalato e ho proprio voglia di parlarvene.

Questo testo appare come una sorta di diario dell’autore nel quale narra a se stesso ogni pensiero che lo affligge ed emozionare portando inevitabilmente a galla delle sensazioni che spesso non mostriamo agli altri. Lungo queste pagine dove il protagonista si mette a nudo, scopriamo chi è Giampietro e come vive il mondo a braccetto con la sua malattia: la fibrosi cistica.

 

 

Quando mi sono trovata davanti a queste parole, fibrosi cistica, è stato come sbattere davanti a una porta a vetro che non avevo visto e non perché non conoscessi la malattia, ma per il motivo che qualcuno finalmente la facesse vedere realmente al mondo.

Dovete sapere che circa sei anni fa, mentre nel mio utero Carlotta stava diventando una fagiolina, io scoprì di esser portatrice sana di tale malattia e caddi dal pero iniziando a documentarmi e conoscere questa malattia che è diffusa più di quanto io potessi immaginare. 

Da quel giorno ho iniziato a conoscere dei malati e sopratutto a sostenere la ricerca perché solo essa (come lo stesso Giampietro scrive) potrà un giorno dare nuova luce ai malati ed ora, dopo questa mia divagazione, vi parlo di La fenice.

 

 

Sarò molto sincera, Giampietro mi ha stupita davvero.

Non mi aspettavo di trovare cosi tanti argomenti, emozioni, sensazioni in queste pagine.

Lui ha la poetica e la sincerità nel cuore e statene certi.

Nelle sua frasi brevi, schiette, apparentemente semplici ma mai banali, lui concentra delicatezza e franchezza, luce e buio, paura e gioia e soprattutto forza.

Forza di crescita, forza nell’affrontare, forza nel mettersi a nudo e soprattutto forza di vita; il titolo può già lasciar presagire come potrebbe finire il libro o quantomeno il senso che ha ma non bisogna mai fermarsi alle apparenze.

La fenice fa venire il nodo alla gola quando ci si sente additati, presi in causa, perché non ha mezzi termini, non girovaga nell’esprimere cosa pensa e come critica la società.

Lui sviscera la sua vita e il rapporto che ne consegue nel quotidiano e nelle interazioni facendo capire come ancora oggi noi schematizziamo e inquadriamo una persona in base a una malattia o a un’apparenza.

 

 

Vi giuro, cari miei lettori, vorrei davvero saper scrivere come lui perché ha saputo fondere geometria e poetica, razionalità ed emotività, filosofia e concretezza.

Attraverso la sua vita, il suo mettersi a nudo per tutti noi, ci mostra le differenze, gli errori, i bigottismi, gli stereotipi, le ingiustizie ma soprattutto ribalta la frittata perché mostra la malattia non come un difetto ma come un’elevazione, una “via” attraverso la quale guarire, migliorarsi, vivere pienamente.

Centosessantanove pagine pregne d’amore, d’emozione, di filosofia, di società, di vita… vita vera.

Vorrei scrivervi infiniti aspetti che ho trovato, vorrei elencarvi tutto quello che mi ha trasmesso ma significherebbe svelarvi praticamente tutto il suo libro e non è questo il mio scopo anche perché ognuno di noi deve assolutamente leggerlo ponendo se stesso direttamente davanti alle parole di Giampietro e solo così capirà meglio anche la sua vita.

Infine, ma non per importanza, ritengo che La fenice sia un’esperienza di vita che possa servire ad ognuno di noi, malato o “sano” che sia (la sanità e normalità credo sia moltooooo relativa), come esempio di valore e come “poster” motivazionale sulla vita.

E ora scusatemi se concludo rivolgendomi direttamente all’autore…

“Caro Giampietro, sono sicura che non sarai mai assuefatto dalle emozioni e dagli stimoli e sappi che i pipistrelli sono davvero stupendi!”

E ora lascio a voi scoprire la vita dentro alle sue pagine.

Un abbraccio

La vostra Ele

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