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Quattro chiacchiere con lo Chef Luca Lanciani

Opinabile a Brescia, chef giovane e cucina gourmet di alto livello

Tempo addietro chiedo a voi followers se aveste locali nuovi da consigliare o che avreste voluto che provassi. Mi arrivarono un sacco di messaggi e la maggior parte mi nominava lo stesso nome: Opinabile.

Andai a cercare online. Conoscevo le gestioni precedenti. Si trovava a 800 metri da casa mia, ma non sapevo che qualcuno lo avesse rilevato.

Ovviamente non me lo feci sfuggire e andai subito a provarlo. All’epoca faceva anche la colazione e provai il caffè e la brioche. 

Trovai un locale accogliente, curato, ordinato e fine.

Decisi, quindi, di provare altri loro servizi e mi piacquero tutti. 

Tra le offerte, mi piace il cocktail strepitoso che prepara Claudia, il braccio destro della proprietà. Una ragazza davvero competente, professionale, solare, preparata e precisa. Grazie a lei il servizio risulta sempre efficiente, di alto livello, elegante e raffinato. 

Amo le offerte gastronomiche “a portar via” come la sbrisolona, gli affettati e i formaggi che rivende. Tutto di ottima qualità.

Adoro le chips di polenta che accompagnano l’aperitivo; sono una vera droga di bontà.

E, amo i vari piatti che lo chef crea con passione e conoscenza. Mi correggo, chef e proprietario del locale in questione. Il giovane e preciso Luca Lanciani.

Termina gli studi presso il C:F.P. Canossa di Brescia e facendo da Commis de cuisine in un noto albergo di Salò. Dopo un solo anno passa, grazie alla scuola, al ristorante che fino a poco fa aveva due stelle Michelin, il Miramonti L’altro di Philippe Léveillé dove diverrà Commis de cuisine per la stagione estiva successiva al diploma. Dopo questa esperienza passa all’Osteria Francescana di Bottura per un breve periodo molto formativo ma, come dichiara Lanciani stesso, non ancora adatto al giovane ragazzo inesperto che era al tempo. Ritorna in terra bresciana seguendo ancora le direttive di Philippe e formandosi ampiamente. 

Nella primavera 2012 inizia il nuovo tassello lavorativo che lo porta in Canada diventando Chef de partie al Globe Restaurant di Montréal, con lo Chef François Baril, ma scade il visto ed è costretto a rientrare dove ritorna, questa volta arrivando a ricoprire il ruolo di Sous Chef, a Concesio sotto la guida del suo ormai mentore. 

Si arriva così al 2016 e, sotto Natale, decide di scoprire l’Australia e lavorare come Chef de partie presso Ormeggio At the Spit collaborando con gli Chef Victor Moya Higueras e Alessandro Pavoni. 

Dove si trova in un mondo lavorativo che non aveva immaginato e che in due anni lo forma e determina molto di lui e di ciò che vuole diventare.

Rientrato all’ovile per un breve periodo, riparte ed inizia una nuova esperienza da Brace, a Copenaghen. Ma quest’altalena porta con se anche dei momenti di smarrimento dove forse Lanciani ha bisogno di ritrovarsi e capire cosa desideri per il suo futuro. Fa ancora una breve esperienza a Tamion in un ristorante stellato e poi riesce a ritrovare la vitalità e l’energia che lo conducono al suo tassello bresciano: Opinabile. Ricordo bene un grave momento che Luca ha vissuto poco dopo l’apertura. Un grave incidente che ha portato a non pochi cambiamenti e pensieri data la salute e la situazione che stava vivendo. Ma non demorde, anzi, e ora sono ancora qui a far due chiacchiere con lui. 

<<Opinabile è un mio progetto personale di equilibrio tra vita personale e lavoro, riuscire a creare un ambiente di lavoro ristorativo sereno sia per chi ci lavora sia per i nostri clienti. Mi piace far sentire i clienti come se fossero a casa mia nel mio salotto>> dichiara lo chef.

Progetto e identità che lo portano a ricevere subito il Premio Rapporto qualità/prezzo del Gambero Rosso (insieme alla nomina come miglior apertura 2025 da parte di The Fork).

Come hai vissuto questo riconoscimento?

É stato uno stupendo riconoscimento, inaspettato. Non ho aperto Opinabile con l’ambizione di arrivare ad avere riconoscimenti ma fin dal primo giorno ho lottato sul fattore che dal mio punto di vista stavo dando un prodotto di altissimo livello per i prezzi che mettevo. Quando è arrivata questa nomination è stato bellissimo per questo. É stata una conferma di quello che stavamo facendo.

Che filosofia hai?

La mia cucina è semplice, fatta di piatti senza troppi giri di parole. Il cliente deve subito ritrovare quello che legge nel menu come sapori. La reputo una cucina leggera e molto golosa.

Cosa ti ha spinto a diventare chef e chi ti ha ispirato all’inizio?

Ho iniziato la scuola alberghiera sotto consiglio di mia mamma, da una parte perché ero un po’ un lazzarone e da una parte perché forse aveva visto qualcosa in me. Il primo stage al Miramonti L’altro ha fatto venire in me una passione per il mio lavoro, lo devo sicuramente a quella prima brigata e a Philippe. L’esperienza a Sydney ad ormeggio insieme a Victor Moja e Alessandro Pavoni sicuramente è quella che ha poi definito il mio stile e mi ha dato davvero tanto a livello di gestione e creatività.

Come definiresti la tua identità culinaria e il tuo stile?

Penso di fare una cucina diretta e pulita. Non amo aggiungere cose di cui non hai bisogno.

Che tipo di ristoratore è Opinabile?

Opinabile più che un ristorante lo sento un progetto, quando l’ho aperto l’ho fatto per un principio ben preciso.

Qual è la sfida più grande nel gestire una cucina di livello oggi?

L’aspettativa è sicuramente la sfida più difficile. Ormai è più un discorso di gestire un ristorante intero più che una cucina; ci sono sempre tante problematiche e variazioni da dirigere e ogni decisione nel bene e nel male che prendi farà muovere il ristorante in una direzione o in un’altra.

A due anni dall’apertura ci sono dei piatti che sono diventati iconici?

Parecchi, se dovessi indicare antipasto, primo, secondo e dolce direi questi:

  • Baccalà mantecato, olio basilico e chips di polenta.
  • Spaghetto rosso di pasta fresca, burro alle acciughe e tartare di gamberi.
  • Coscia d’anatra cotta confit nel suo grasso, purea affumicata e fondo ai capperi

In che modo la tradizione locale influenza il tuo menù contemporaneo?

Mmmh, non mi reputo una persona che segue troppo la tradizione, ma se posso mi diverte sempre provare piatti della mia terra.

Se potessi chiedere una cosa ai clienti che visitano il tuo ristorante, quale sarebbe?

Mi piace sempre chiedere il loro parere sull’esperienza fatta da me e su quello che hanno mangiato. Trovo molto costruttivo avere un rapporto di questo tipo con la propria clientela.

Qual è l’obiettivo futuro per la tua cucina?

Avere più stabilità nei menù e cercare sempre di divertirmi nel farlo.

Come vedi i prossimi anni della cucina gourmet?

Per me siamo a un punto di cambiamento, ci saranno sempre più locali con approcci semplici e piccoli di dimensioni.

Che consiglio daresti a un giovane che vuole intraprendere la carriera da chef?

Di non farlo ahahah! A parte gli scherzi, un consiglio che do e che ho visto: un enorme cambiamento in peggio per me è la fretta di arrivare. Ci vuole gavetta e tempo, bisogna restare e viverlo un ristorante. Vedo sempre più spesso ragazzi che dopo 6 mesi/un anno cambiano posti continuamente. Lo trovo molto sbagliato.

Ed eccoci qui alla conclusione della mia chiacchierata con lo Chef Luca Lanciani. Un curriculum di tutto rispetto, passione e tecnica da vendere e ancora anni e anni di successi davanti. Lo dissi la prima volta che mangiai da lui e continuo di volta in volta: ne sentiremo sempre più parlare!!! Merita davvero!

Vi aspetto da Opinabile a Brescia.

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Ristoranti

Intervista a Lorenzo Poetini, giovane chef che sta cavalcando cucine stellate

I social hanno anche il potere unico di unire le persone e tenerle in contatto come nel caso che mi ha portata a conoscere e conversare con un giovane ragazzo bresciano che sta scalando le cucine elitarie del nostro territorio.

Lorenzo Poetini, classe 2002, è un giovane ragazzo della Val Camonica che, dopo essersi diplomato all’Istituto Alberghiero Olivelli Putelli di Darfo Boario Terme, ha subito cominciato a lavorare nei ristoranti gourmet di alto livello.

Per tre anni è stato nella brigata della stella Michelin Sedicesimo Secolo di Pudiano sotto lo chef Simone Breda a cui è molto legato; ora nello storico e stupendo Due Stelle Michelin Villa Feltrinelli nella mia amata Gargnano guidato dalla stupenda arte culinaria dello chef Stefano Baiocco.

Negli anni, grazie alla tecnologia, ho visto questo giovane ragazzo impegnarsi sempre più, amare la tua terra d’origine e le varie materie prime che essa offre. 

Ho seguito la sua crescita e la sua passione e ho deciso di proporgli un’intervista perché, a mio modesto parere, sono sicura che in futuro ne sentiremo sicuramente parlare e sono altresì convinta che sia doveroso e giusto dar voce anche a chi spesso rimane un po’ in disparte quando un piatto, per me, è fatto da un intero gruppo di appassionati cuochi. 

Perché hai scelto di diventare chef?

<<Ho scelto di diventare un cuoco fin da bimbo. Non essendo un figlio d’arte, mi sono avvicinato al mondo della cucina grazie però alla mia famiglia ed al valore che dava al cibo. Son cresciuto dove cucinare era un rito; i ravioli con la nonna, la torta con la mamma, i salami con il papà… non erano solo ricette, era il nostro modo di stare insieme. Momenti e tradizioni che oggi si stanno perdendo.>>

Come definiresti la tua identità culinaria e il tuo stile?

<<Per quanto riguarda la mia identità culinaria posso dire di basarmi molto sullo stile di cucina d’autore, il mio intento è tradurre nel piatto ciò che gli occhi vedono e e le mani sentono. Un’emozione sensoriale che diventa gusto e molte volte sono proprio gli ingredienti a indicarmi la strada.>>

Se c’è, qual è la figura a cui ti ispiri maggiormente?

<<Non c’è uno chef in particolare a cui mi ispiro. Ci sono tanti chef che stimo, ma la mia ispirazione va a momento, segue le nuove tecniche, l’innovazione, la direzione in cui sta andando la cucina.>>

Sei giovane e hai già cavalcato grandi cucine stellate, quali sono gli insegnamenti più importanti che hai tratto o stai traendo da queste esperienze?

<<L’insegnamento più importante che accomuna tutte queste cucine e senza dubbio il rispetto della materia prima. La consapevolezza di quello che si ha tra le mani quando cucini, c’è sempre lo studio di quell’alimento per valorizzarlo al massimo: creare nuovi sapori, nuovi accostamenti, consistenze che quell’alimento naturalmente non ha, ma che potrebbe diventare. Lo studio continuo.>>

Ti va di raccontarci un bel momento, avvenimento riguardo alla tua esperienza di chef?

<<Non parlerei di momento, ma di un periodo: quello al Sedicesimo Secolo con lo Chef Simone Breda. E’ stata la mia crescita più grande personale e professionale. Mi ha dato fiducia e responsabilità crescenti, pur essendo alla mia prima esperienza in uno stellato, con la felicità ogni anno di riconfermare i risultati nelle più importanti guide e in assoluto la riconferma della stella.>>

Seguendoti via social ho visto che ami il nostro territorio e i suoi frutti, quali ingredienti/prodotti bresciani ti piacciono di più?

<<Abito un territorio dove il protagonista è il bosco e la montagna, gli ingredienti a cui tengo di più non possono che venire da lì: in primis porcini e castagne.>>

Quale credi sia sottovalutato?

<<Il porcino è un ingrediente sottovalutato che finalmente si sta prendendo il suo spazio. Mi affascina perché non ha confini: sta bene tanto in una preparazione salata quando dolce. Un ingrediente in grado di fondere completamente tradizione ed innovazione.>>

Qual è il piatto che credi ti rappresenti?

<<In assoluto la pasta ripiena. Il mio piatto preferito da cucinare è senza dubbio il raviolo. Lo considero il piatto  più completo e tecnico della nostra cucina. Ti mette alla prova sulla pasta fresca, l’equilibrio del ripieno ed infine la mantecatura dove si lega il tutto e si determina la vera riuscita del piatto.>>

Quale sarebbe il tuo obiettivo per il futuro?

<<Per il futuro il mio augurio è semplice: continuare a fare ciò che amo, divertendomi ma sempre ad un livello alto. Solo così posso continuare a crescere, imparare e approfondire lo studio della materia prima e delle connessioni che legano gli alimenti tra loro.>>

Come vedi i prossimi anni della cucina di alto livello?

<<Molti dicono che il fine dining sia destinato ad estinguersi. Per me assolutamente no, ma dobbiamo smettere di confonderlo con il lusso! Il fine dining non è “caviale, champagne…”, è tecnica, elaborazione e pensiero. Significa coccolare il cliente in tutto, dall’accoglienza al servizio. E’ un’esperienza che a casa non puoi replicare, per questo che le persone hanno ancora voglia di vivere e apprezzarla, a patto che venga proposta ad un prezzo coerente.>>

Che consiglio daresti a un giovane che vuole intraprendere la tua stessa strada?

<<Se dovessi dare un consiglio è di avere fame. Fame di imparare. Di avere ambizioni chiare e di porsi degli obiettivi graduali. Se lavori con costanza e con la testa, i risultati arrivano da soli.>>

Secondo te, qual è la sfida più grande nel gestire una cucina di livello oggi?

<<Più che fisica – e il nostro lavoro lo è- è mentale. Ci sono le giornate no, è normale!! Ma devi sempre ricordarti che dall’altra parte c’è una persona che aspetta quella cena magari da settimane, che è lì per vivere una serata magica. Bisogna essere sempre motivati per regalargli quell’emozione. Vedere i clienti felici ed emozionati a fine serata, quella è la nostra benzina.>>

Pensi che essere giovani sia un vantaggio o uno svantaggio in questo ambiente?

<<Essere giovani è un vantaggio. Hai più tempo, più margine per sbagliare, imparare e crescere.>>

Sono convinta che ne sentiremo sicuramente parlare. Un ragazzo giovane con conoscenza, tecnica e passione da vendere. Una nuova firma gastronomica bresciana!

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Ristoranti Wine

Un viaggio nel Consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori

Alla scoperta delle realtà che rendono questo Consorzio così valoriale e rappresentativo

Chi mi conosce sa che sono veneta e non so spiegarmi come mai, ho avuto sempre una passione per il Friuli Venezia Giulia tanto da ricordarmi ancora le nozioni base studiate in geografia quando andavo a scuola. Interesse per il territorio fisico, la storia e, soprattutto, per il settore enogastronomico che lo caratterizza. 

Il Friuli Venezia Giulia è una terra di confine, dove culture, popoli e tradizioni diverse si sono incontrati e influenzati nel corso dei secoli. Questa particolare identità si riflette in modo evidente anche nella sua gastronomia, caratterizzata da una straordinaria varietà di prodotti, ricette e vini. Dalle montagne della Carnia alla pianura, fino alla costa adriatica, il territorio offre un patrimonio enogastronomico ricco e originale. Negli ultimi due anni ho cercato di scoprire molteplici realtà che si estendono all’interno di questa stupenda regione. Questa possibilità è collimata anche grazie agli inviti del Consorzio Friuli Venezia Giulia Via Dei Sapori, nato ventisei anni fa grazie a 20 ristoranti della regione che avevano la stessa filosofia e volontà di dar sempre più valore al territorio.

Uno degli elementi più distintivi della cucina friulana è il forte legame con il territorio. La gastronomia nasce infatti dalla disponibilità delle materie prime locali e dalle tradizioni contadine, spesso semplici ma capaci di esprimere sapori intensi. Tra i piatti simbolo troviamo il frico, preparazione a base di formaggio, generalmente Montasio, che può essere cucinato in diverse versioni, fino a ottenere una caratteristica crosta croccante. Altro piatto tipico sono i cjarsons sono una sorta di ravioli ripieni, ma la loro particolarità sta nel contrasto tra dolce e salato. Il ripieno può contenere patate, ricotta, erbe aromatiche, uvetta, cannella, frutta secca o altri ingredienti, a seconda della località e della ricetta tradizionale. 

Artigianato gastronomico

Particolarmente importante è il patrimonio caseario. Il Montasio DOP rappresenta una delle eccellenze più conosciute della regione e viene prodotto secondo una tradizione consolidata. Accanto a questo troviamo numerosi formaggi di malga e produzioni locali che raccontano la cultura delle aree montane e dell’allevamento.

La cucina del Friuli Venezia Giulia presenta anche una forte componente legata alla carne. Sono diffusi i salumi tradizionali, tra cui spicca il Prosciutto di San Daniele DOP, una delle eccellenze italiane più apprezzate nel mondo. La sua produzione è strettamente legata al territorio e a condizioni climatiche particolarmente favorevoli alla stagionatura. 

La vicinanza al mare contribuisce a rendere ancora più varia la cucina regionale. Lungo la costa e in particolare nell’area di Trieste, il pesce e i prodotti dell’Adriatico occupano un ruolo importante. Tra le varie realtà vi invito di cuore a scoprire i prodotti di FriulTrota e Valle del Lovo che ogni anno io degusto al magnifico evento che si tiene in spiaggia a Grado nel mese di luglio.

Un capitolo fondamentale dell’enogastronomia regionale è rappresentato dal vino. Il Friuli Venezia Giulia è infatti una delle aree vitivinicole più importanti d’Italia, soprattutto per la qualità dei suoi vini bianchi e dalla mia amata Vitovska che non perdo mai l’occasione di bere e di degustare anche al magnifico evento Mare & Vitovska che si tiene ogni anno a fine giugno nella bellissima cornice del Castello di Duino.

Oltre a questo vitigno, i vitigni rappresentativi sono Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana, Pinot Grigio e Sauvignon. Il territorio del Collio e quello dei Colli Orientali del Friuli sono particolarmente conosciuti per la produzione di vini bianchi eleganti e profumati, ma la regione offre anche importanti vini rossi, come il Refosco dal Peduncolo Rosso e gli autoctoni Schioppettino e Pignolo.

Accanto al vino, non bisogna dimenticare la tradizione della grappa friulana, legata storicamente alla cultura agricola e alla distillazione delle vinacce. Le distillerie regionali hanno contribuito nel tempo a trasformare questa bevanda tradizionale in un prodotto di qualità, capace di accompagnare il pasto o concluderlo. A far da portavoce del territorio, insieme ad altri deliziosi prodotti, è la Nonino Distillatori, azienda che è anche possibile visitare scoprendo nel dettaglio ogni loro fase di lavorazione e le varie referenze che producono.

Anche i dolci raccontano la complessità culturale della regione. La gubana, tipica delle Valli del Natisone, è uno dei simboli della pasticceria friulana: una specialità lievitata e ricca di frutta secca, caratterizzata da una forma a spirale. Dolce che amo soprattutto da quando ho scoperto quella che produce Giacomo a Cormons nel suo locale L’Antica Ricetta di Cormòns (di cui vi ho parlato un annetto fa).

I Ristoranti che ho provato

Durante i miei soggiorni in questa stupenda regione, ho spaziato tra ristoranti con una cucina gourmet e quelli con un’impronta più tradizionale e classica. Da sempre innamorata di Locanda Devetak 1870 (Savogna d’Isonzo) e Trattoria Alla Luna (Gorizia), negli ultimi due anni ho potuto anche scoprire la cucina elegante e raffinata di Vitello D’Oro (Udine), la mano giovanile e passionale di Le Fucine Gourmet (Buttrio), l’estro di Enoteca di Buttrio (Buttrio), la tradizione di Da Nando (Mortegliano), Al Paradiso (Paradiso di Pocenia) e Al Ponte (Gradisca d’Isonzo) e la giovialità e proposta identitaria di Caffetteria Torinese (Palmanova).

Realtà ognuna differente ma con degli elementi che accomuna ognuna di esse: il rapporto tra tradizione e contemporaneità.

La tradizione non viene considerata come qualcosa di immutabile, ma come una base dalla quale partire per costruire nuove interpretazioni. Nei piatti degli chef questo si traduce nella ricerca di equilibrio tra memoria e creatività, tra ricette regionali e tecniche moderne.

Il risultato è una cucina capace di parlare sia al pubblico locale, che riconosce sapori e ingredienti della propria storia, sia al visitatore che scopre per la prima volta l’identità gastronomica del Friuli Venezia Giulia.

Il territorio entra nel piatto attraverso i prodotti, ma anche attraverso i racconti dei vari produttori e ristoratori.

Le cantine

Insieme alle varie realtà artigiane e ai ristoranti, ho scoperto anche i vignaioli. Ammetto che alcuni di essi già gli conoscevo. Per esempio, sono follemente innamorata dei vini di Zidarich (Duino Aurisina) fin da ragazzina, soprattutto della Vitovska e della Malvasia. Durante le cene sceglievo sempre il wine paring con i vini del territorio e nei vari eventi del consorzio ho cercato di assaggiare più vini possibile delle aziende. Picech (Cormòns), Ermacora (Premariacco), Magis (Cividale del Friuli), Livon (San Giovanni al Natisone), Livio Felluga (Cormòns), La Viarte (Prepotto), Forchir (Camino al Tagliamento), Sirch (Cividale del Friuli), Gradis’ciutta (San Floriano), Dario Coos (Nimis), Eugenio Collavini (Corno di Rosazzo), e Castello di Spessa (Cormòns) sono alcune delle varie aziende che ho potuto scoprire attraverso gli assaggi.

Dal vivo, entrando direttamente nelle cantine e ascoltando i produttori, oltre a Zidarich, ho conosciuto altri vignaioli. Edi Keber (Cormòns), con il suo vino e la sua espressione di territorio e la sua filosofia quasi unica. Ancora anni fa visitai Venica & Venica (Dolegna del Collio) e Marco Felluga (Gradisca D’Isonzo) con la loro storia, il loro valore e l’identità emblematica ed elegante. 

E, l’anno scorso, dopo esserci conosciuti all’evento di Grado, ho visitato Di Lenardo (Ontagnano) attraverso una visita in cantina e una degustazione nella quale ho potuto scoprire tutta la gamma dei loro vini fino al Pass the Cookies, il loro passito. 

Ma spero di poter entrare anche nelle altre cantine perché, ognuna con la propria espressione, narra il territorio attraverso il calice e dimostra come ogni macrozona possa esprimere sfaccettature differenti dei vini di questa zona. 

Consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori

Le diverse esperienze e le varie scoperte e degustazioni enogastronomiche delle realtà di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori restituiscono l’immagine di un gruppo di aziende in sinergia, coese e con un’idea e dei valori comuni che portano avanti di anno in anno, in continua crescita ed evoluzione sia comunicativa sia di qualità. Un Consorzio capace di custodire un patrimonio antico e, allo stesso tempo, di guardare al futuro. 

Ed è forse proprio questo il modo migliore per conoscere il Friuli Venezia Giulia: non limitarsi a raccontarlo, ma attraversarlo, sedersi a tavola, entrare nelle aziende, parlare con i produttori e lasciare che siano i suoi sapori a raccontare la sua storia. Modalità che spero di continuare a praticare per conoscere ancor meglio questa terra magnifica tra materie prime friulane, calici di vini e piatti goduriosi.

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Törggelen tra le Dolomiti: il Granbaita Dolomites porta in Val Gardena il rito più amato dell’autunno altoatesino

Ottobre accende la Val Gardena di oro, rame e rosso intenso, l’aria diventa limpida e frizzante, i boschi si fanno silenziosi, le giornate invitano a camminare senza fretta, le pareti dolomitiche baciate da un particolare gioco di luce, si tingono di bagliori caldi nello scenografico fenomeno del Burning Dolomites, straordinario spettacolo naturale unico nel suo genere, che regala emozioni indimenticabili. È in questo tempo sospeso, lontano dal ritmo dell’alta stagione, che l’Hotel Granbaita Dolomites di Selva di Val Gardena apre le porte a un’esperienza pensata per raccontare l’anima più autentica dell’Alto Adige: il Törggelen.

Antica tradizione contadina nata attorno al vino nuovo e ai prodotti del raccolto, il Törggelen è molto più di un rustico pranzo accompagnato da vino novello: è il piacere di riunirsi attorno a una tavola, tra il profumo delle castagne arrostite, il calore di una Stube, i sapori genuini della montagna e il gesto semplice del brindisi. Un rito d’autunno che parla di ospitalità, radici, memoria e condivisione.

Granbaita Törggelen Experience

A questa tradizione, profondamente radicata nella cultura locale, il Granbaita Dolomites (storico hotel a 5 stelle di Selva di Val Gardena) dedica un’experience speciale: un soggiorno pensato per vivere l’autunno non solo come stagione da ammirare, ma come esperienza da assaporare, passo dopo passo, brindisi dopo brindisi. Dal 4 al 29 ottobre, con soggiorni di quattro notti dalla domenica al giovedì, la Granbaita Törggelen Experience accompagna gli ospiti in un percorso che intreccia paesaggio, cultura e gusto. Dall’esperienza conviviale di un Törggelen in un maso storico alla scoperta degli antichi masi gardenesi, dalla degustazione dei vini di stagione alla cena gourmet firmata dallo chef Marc Bernardi, ogni momento è pensato per restituire il senso più genuino di questa tradizione: un modo di vivere la montagna attraverso i suoi sapori, i suoi ritmi e il calore raffinato e discreto dell’ospitalità altoatesina. Il cuore dell’esperienza batte attorno alla tavola, là dove il Törggelen rivela la sua natura più semplice e preziosa: non solo assaggi e tradizioni, ma un modo di stare insieme. Tra il profumo delle castagne arrostite, il vino giovane che accompagna la stagione e l’atmosfera raccolta dei masi, ogni dettaglio racconta un Alto Adige autentico, fatto di gesti tramandati, sapori pieni e accoglienza sincera. È qui che il viaggio offre la possibilità di entrare, anche solo per pochi giorni, nel ritmo vero della montagna d’autunno.

Tra masi, vino novello e cucina d’autore

L’esperienza prende avvio la domenica, con l’arrivo al Granbaita Dolomites e il primo incontro con l’atmosfera autunnale della Val Gardena: un tempo quieto, sospeso, che invita a lasciarsi alle spalle la fretta e ad accordarsi al passo più lento della montagna. La sera del lunedì conduce invece gli ospiti nel cuore più schietto della tradizione, con un autentico Törggelen all’Unterfinserhof di Laion, cena conviviale nello storico maso della Valle Isarco dove il gusto diventa racconto di terra, famiglia e stagione. Il transfer incluso permette di vivere la serata con piena leggerezza, lasciandosi ispirare da sapori genuini, vino giovane, calda ospitalità.

Il martedì mattina il racconto prosegue all’aperto, con la visita agli antichi masi della Val Gardena: luoghi in cui architettura rurale, lavoro agricolo e cultura alpina custodiscono ancora la memoria viva del territorio. Nel pomeriggio, una degustazione di vini di stagione — riservata agli ospiti dai 18 anni in su — apre un nuovo capitolo sensoriale, tra profumi, sfumature e piccoli assaggi che restituiscono il carattere più generoso dell’autunno. Il mercoledì sera, il Törggelen cambia prospettiva e si fa esperienza d’autore nella versione Granbaita, firmata dallo chef Marc Bernardi e servita in una sala riservata dell’hotel. Qui la tradizione incontra una sensibilità contemporanea: i sapori della cucina altoatesina vengono riletti con eleganza, senza perdere il loro legame con le origini. Il risultato è un momento stimolante e raffinato, capace di conservare il calore della convivialità e di trasformarlo in un ricordo gastronomico memorabile. Il soggiorno si conclude il giovedì, dopo quattro giorni in cui l’autunno non è stato un semplice scenario, ma una dimensione da attraversare con tutti i sensi. 

Granbaita Dolomites, rifugio di benessere e quiete

Tra una serata e l’altra, il Granbaita Dolomites diventa rifugio di benessere e quiete: un luogo in cui alternare passeggiate, escursioni, pedalate panoramiche, momenti di Spa. Regno del benessere è la Savinela Spa, aperta anche a chi non alloggia in hotel, oltre 2.000 metri quadrati con piscine interna ed esterna riscaldate a 32 gradi. Bagni turchi, saune finlandesi, al fieno e al cirmolo e un’oasi salina favoriscono la depurazione dell’organismo e il rafforzamento delle difese immunitarie prima dell’inverno. I trattamenti uniscono tradizione alpina e principi ayurvedici, impiegando elementi naturali delle Dolomiti. Tra le proposte figurano l’Alpine Ritual Steviola con bagno di fieno e massaggio e il Pinda Sweda con sacchetti riscaldati alle erbe. Per le coppie, il Couple Ritual comprende sauna e bagno turco privati, peeling, impacco nutriente e massaggio rilassante, seguito da un cocktail alpino.

Informazioni: Hotel Granbaita Dolomites

Str. Nives 11, Selva di Val Gardena (BZ)

Tel. +39 0471 795210 – www.hotelgranbaita.com – info@hotelgranbaita.com

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Per la prima volta a Lignano

Dinner Show di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori 23 tappe gourmet sulla spiaggia al tramonto 

Il tramonto sull’Adriatico, la sabbia sotto i piedi e 23 tappe gourmet pensate come un viaggio attraverso il meglio della cucina regionale. Martedì 8 settembre Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori porterà per la prima volta a Lignano il suo Dinner Show,trasformando la spiaggia accanto alla Terrazza a Mare – simbolo iconico della località, che si staglia con la sua ardita sagoma dall’arenile alle acque – in un grande salotto gastronomico a cielo aperto. Come tutte le serate di questo gruppo portabandiera di quanto di meglio porta in tavola il Friuli Venezia Giulia, anche questa si preannuncia con un’atmosfera glam ed elegantemente informale, in un appuntamento in cui anche il dress code dei partecipanti dialogherà con la raffinatezza dei piatti e dei vini. 

L’appuntamento – organizzato in collaborazione con Lisagest (Lignano Sabbiadoro Gestioni) – chiuderà il tour gourmet 2026 del gruppo, che da 26 anni riunisce ristoratori, produttori, vignaioli, distillatori e artigiani del gusto con l’obiettivo di raccontare, attraverso eventi itineranti, l’identità più raffinata e riconoscibile del Friuli Venezia Giulia. Realtà top level protagoniste di un racconto corale fatto di materie prime, saperi manuali e interpretazioni contemporanee della tradizione. Dopo le precedenti tappe di quest’anno al castello di Spessa e a Grado, la serata lignanese si annuncia come una delle più scenografiche: non solo per la qualità della proposta gastronomica, ma anche per il contesto scelto, con la Terrazza a Mare a fare da quinta architettonica e simbolica a un evento costruito tra eleganza, convivialità e sapori.

La formula sarà quella della Cena spettacolo, ormai cifra distintiva del consorzio: non un menu tradizionale servito al tavolo, ma un percorso libero tra postazioni, assaggi, calici e incontri. Dalle 19.00 il pubblico potrà muoversi lungo una mappa del gusto composta da 23 proposte, ognuna affidata agli chef dei ristoranti del gruppo, chiamati a cucinare in diretta davanti agli ospiti. A ispirare i piatti saranno l’autunno, i suoi profumi e le sue suggestioni, ma anche la capacità della cucina d’autore regionale diintrecciare mare, pianura, colline e montagne in un unico racconto gastronomico.

Il percorso prenderà avvio con un benvenuto dedicato ai prodotti degli artigiani del gusto, che introdurranno al racconto della serata. Da lì si apriranno 23 tappe gastronomiche, scandite dal gesto vivo degli chef intenti a preparare i loro piatti. Ad esibirsisaranno gli chef di AB Osteria Contemporanea di Lavariano di Mortegliano, Ai Fiori di Trieste, Al Gallo di Pordenone, Al Gropdi Tavagnacco, Al Paradiso di Pocenia, Al Ponte di Gradisca D’Isonzo, All’Androna di Grado, Alla Luna di Gorizia, Costantinidi Collalto di Tarcento, Da Alvise di Sutrio, Da Nando di Mortegliano, Enoteca di Buttrio, Il Grappolo d’Oro di Colle di Arba, La Torre di Spilimbergo, Le Fucine Gourmet di Buttrio, Lokanda Devetak di Savogna d’Isonzo, Mandi Parentesi Friulana di Lignano Sabbiadoro, Motus Contemporary Bistrot di Grado, Radici di Cormons, Riva Zanelli di Lignano Sabbiadoro, San Michele di Fagagna, Tre Merli di Trieste, Vitello d’Oro di Udine.

Il cuore della serata sarà il dialogo tra cucina e vino. A ogni postazione, infatti, i piatti incontreranno gli abbinamenti proposti direttamente dai vignaioli, in un confronto pensato per valorizzare territori, vitigni, stagioni e stili produttivi. Il finale sarà affidato ai dessert dei ristoranti e dei pasticceri del consorzio, accompagnati da caffè e distillati.

Il Dinner Show inizierà alle 19.00. In caso di maltempo, la serata sarà recuperata il 9 settembre. Il prezzo di partecipazione è di 90 euro. 

I biglietti sono disponibili nei ristoranti del gruppo e presso la segreteria del consorzio, contattabile all’indirizzo info@friuliviadeisapori.it o al numero 0432 530052, dalle 9 alle 12 e a Lignano nei ristoranti Mandi Parentesi Friulana, Riva Zanelli e nei seguenti hotel e negozi: Hotel Villa Doimo, Monaco Suites Hotel, Alex Accessori & Abbigliamento, Stilmoda.