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Recensione di “La bugia dell’orchidea”

Buongiorno cari lettori, eccomi qui con un altro libro.

Chi mi segue da un po’ sa quanto ami la scrittura di Donato Carrisi. Mi piace, mi cattura.

Ma questa volta non mi sarei davvero aspettata un capolavoro come questo.

Immagina un’alba d’estate. Immagina l’aria immobile della campagna, l’odore dei campi, il frinire dei grilli. Immagina il buio che arretra all’invasione del giorno.
Immagina ora un casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra un secchio.
Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo.
Un silenzio interrotto all’improvviso da un urlo disperato.
C’era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli.
C’era una volta la famiglia perfetta, e ora non c’è più.
Cos’è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d’agosto?
Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L’unico sopravvissuto.
Immagina di avere la verità proprio davanti agli occhi. Ogni dettaglio combacia, ogni indizio è allineato e c’è una sola spiegazione. 
Non puoi sbagliare. Hai tutte le risposte. 
Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia. 
È l’inizio.
Questo libro ha un segreto. Chi l’ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.

Avvinghiata. Credo che questo sia il termine corretto per descrivere come mi ha fatta sentire questo libro.

Non è servito un capitolo. Sono bastate già le prime righe per catturare la mia attenzione e farmi immediatamente empatizzare con la protagonista, catapultarmi nel romanzo.

E’ stato difficile sospendere la lettura per via degli impegni della routine. Volevo scoprire cos’accadeva. Volevo andare avanti. Volevo trovare risposte.

La trama è sopraffina, delineata, intrigante, accattivante e immersiva.

Ti immagini avvenimenti, ti poni domande, trovi le tue risposte e poi tutto viene cancellato. Ciò che ti aspettavi non è ciò che trovi nei capitoli successivi e il finale è lì che ti aspetta e che non immaginavi nemmeno.

L’illusione, la percezione, l’epidermide che in ognuno di noi ci porta a sentire diversamente ciò che ci circonda. La delicatezza della mente umana, la sofferenza, la violenza, le bugie a fin di bene, la paura espressa sotto varie forme e verso molteplici aspetti e tanto altro.

L’essere umano di per se. Individuo e collettività.

Dentro a queste pagine c’è una storia che può esser letta semplicemente come opera artistica di scrittura ma, se un lettore è più attento, ci trova vari spaccati della società, la psicologia umana, dei bui e dei taciuti presenti in ognuno di noi.

C’è il tangibile e c’è l’etereo mentale, psicologico, personale, inconscio.

Se posso esser sincera, a mia modesta opinione, in questo libro Donato Carrisi si eleva. La sua scrittura, la trama, la narrazione, la suddivisione… tutto è perfetto.

Forse il suo libro più intenso che io abbia letto.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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Recensione di “Bagninus Metafisicus”

Cari lettori, eccomi qui con un nuovo libro tra le mani.

Questa volta si tratta di un autore che ho già trattato in passato e che mi ha proposto la sua nuova raccolta poetica.

Cito un estratto che l’autore stesso mi ha inviato proponendomi la raccolta:

“Un divertente viaggio poetico-visionario, tra latino maccheronico, magia, psicoanalisi ed esoterismo, in cui un bagnino scopre che la piscina è un portale metafisico e il linguaggio è la vera magia che svela l’Impero eterno dietro la realtà.”

Quando è arrivato mi ha colpito subito la copertina… una piscina sportiva in mezzo ad una tempesta in mare. Una metafora veramente ricca di molteplici punti di vista che si fonde al titolo, anch’esso introspettivo e riflessivo.

Vi lascio anche la presentazione “ufficiale:

Nel luglio del 2024, Claudio Ottaviano si ritira per tre giorni e tre notti tra le rovine dell’Abbazia di Thélèma a Cefalù, l’antica dimora del magista britannico Aleister Crowley. Da quell’esperienza nasce Bagninus Metafisicus – un’opera poetica, filosofica e performativa che trascende i confini del genere per diventare ciò che l’autore stesso definisce: una “macchina di linguaggio vivente”. L’introduzione di Bruno Mazzarelli colloca il testo nel crocevia fra filosofia, esoterismo e controcultura rock, evocando echi di Philip K. Dick, Baudrillard e Deleuze. Il libro indaga il linguaggio come virus e come portale, la realtà come costruzione coercitiva, la poesia come atto di sabotaggio ontologico. Le poesie – scritte in un latino reinventato, “transfonico” – si rivolgono non a un lettore, ma a una specie futura o parallela. La loro funzione non è estetica, ma alchemica: mutare la realtà di chi legge.

Apro il libro, inizio l’introduzione e mi domando cosa andrò a scoprire in questi testi; ammetto che un po’ di titubanza e turbamento mi era venuto.

Mi addentro nel primo testo… mi blocco. Una sorta di latino che, per me che l’ho studiato, non trovava dimora.

Allora, richiudo il libro e lo accantono per un giorno. Poi lo riapro. Inizio a leggere senza pensare al significato latino che dovrebbe avere, bensì ascolto le parole, la fonetica, il suono e penso a che parola italiana mi generano in mente.

A quel punto la sinuosità e i messaggi, non da meno le riflessioni, che l’autore ha inciso in quei testi, trovano casa. Inizio a “decifrare” la sua poetica, la sua espressione inizia, di lirica in lirica, a presentarsi nei pensieri.

A tratti si entra nel profondo della filosofia, ammetto anche destabilizzando e generando domande, dubbi, turbamenti.

In altre sembra quasi canzonare il lettore.

In talune c’è un invito a mettersi in gioco, ad autoanalizzarsi.

In altre, mi immagino un dito puntato verso un destinatario singolo e, contemporaneamente, globale.

Bisogna esser onesti… non si tratta di liriche canoniche, facili, leggere.

Necessitano di introspezione e messa in discussione fin dalla lettura per poi entrare nel ragionamento personale e profondo.

Mentre pensavo a come descrivervele ascoltavo un musicista che amo molto e che suona e canta musica jazz e blues. Ecco, questa raccolta sembra un mix di varie sfumature jazz, tra gli arbori e i tempi moderni. Un artista che crea emozioni e conduce l’ascoltatore.

Già questo rappresenta la peculiarità e la nicchia che contraddistingue questo genere e, in parallelo, il libro in questione.

Sintetizzando… sta a voi decidere se tuffarvi in mare e uscire dagli schemi personali e canonici.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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Recensione di “Mentalità Vincente”

Cari lettori, eccoci qui con un altro libro.

Chi mi conosce da un po’ di tempo sa che credo nella psicologia e nella riflessione costante; sapete anche che ho affrontato un percorso terapeutico che mi ha aiutata e accompagnata nel mio cambiamento più significativo e intimo.

Proprio per queste mie caratteristiche ho accettato con molto piacere di leggere questo libro autopubblicato da un autore che è poco più grande di me e che ha dedicato buona parte della sua vita, continuando a farlo, a studiare ed approfondire questa tematica importante, fondamentale direi, ma ancora troppo ghettizzata e forse etichettata negativamente da chi, a mio modesto parere, ha molta paura di guardarsi dentro.

Questo manuale è suddiviso in capitoli dove, dopo un preambolo con delle spiegazioni basilari e iniziali, si intraprende un percorso dettagliato come se fosse un cammino psicologico (metaforicamente lo è) dentro se stessi.

Ogni sezione, dopo una spiegazione e delle riflessioni, ha una componente caratterizzata da esercizi inerenti all’argomento trattato. Dei “compiti” che possono aiutare il lettore di fronte alla fase che sta caratterizzando la lettura e, se si ha voglia, il proprio percorso.

Il fulcro è l’individuo, ognuno di noi, con il proprio valore, l’importanza, le fragilità e le caratteristiche sempre uniche.

Potrei fare “copia/incolla” descrivendovi ogni singolo passaggio, ogni traccia da seguire, ma non credo sia il caso ne corretto verso l’autore.

Di conseguenza, a breve citerò, in ordine casuale, alcune parole chiavi e mi limiterò a condividere con voi la mia riflessione.

  • Autoanalisi
  • Mindfulness
  • Emozioni
  • Vivere il presente
  • Stress
  • Gratitudine
  • Fallimenti
  • Positività 
  • Coraggio
  • Incertezza
  • Autocontrollo
  • Abitudini
  • Mente
  • Negatività
  • Ancora (volutamente) emozioni
  • Intelligenza emotiva
  • Resilienza

Ecco, ho voluto proprio terminare con questo termine perché mi ricordo ancora quando parlai con un mio amico di una mia particolare e delicata situazione e narrai quella che era la mia filosofia e scelta in merito ad essa. Lui mi rispose semplicemente: “tu sei una persona resiliente”.

Rimasi basita. Non mi aspettai la sua risposta e, successivamente, mi misi a riflettere su ciò che racchiude e, ammetto, mi iniziai anche a documentare.

Di pari passo, il mio percorso psicoterapeutico stava volgendo al termine ma, in alcune delle sedute, trattai proprio questo episodio cercando di arrivare al fulcro di ciò che lo caratterizzava e del mio sentire.

Fu fondamentale quel passaggio e diede vita quasi ad una sorta di flashback, di rewind, che mi portò a rivivere tutte le tappe che mi avevano (e hanno) portata a capire chi sono, ad accettare determinate mie caratteristiche, i miei vissuti e a guardare sempre gli avvenimenti che accadono sotto molteplici punti di vista.

Condivido questo con voi per farvi capire, narrando un po’ di me, quanto l’assetto psicologico e introspettivo siano al centro di un vissuto e -letteralmente- di questo libro.

“Mentalità vincente”, come titolo, racchiude perfettamente ciò che si trova dentro le pagine.

Ma non pensate alla vincita come qualcosa di economico, di successo lavorativo. Vincere significa amarsi. Significa guardarsi allo specchio, pregi e difetti inclusi, e specchiarsi nel proprio sguardo fieri di se stessi, consapevoli, pronti a guardare avanti lungo la strada della propria vita.

Se posso permettersi, in un percorso personale, questo libro è uno di quelli con cui poter iniziare ad avvicinarsi all’introspezione e all’autoanalisi obiettiva ed emotiva di se stessi.

Un buon libro per tastare questi aspetti ancora spesso ghettizzati e visti un po’ come la stregoneria.

Guardarsi dentro davvero è il primo passo e la costante per una vita più serena e consapevole. Direi che non è assolutamente poco.

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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Recensione di “La ballerina che fuggiva dall’amore”

Cari lettori, si avvicina l’orario in cui dormire ed io mi trovo qui a scrivere di un libro che ho iniziato solamente oggi intorno all’ora di pranzo. L’autrice me lo aveva mandato mesi addietro ed io, stupidamente, avevo dimenticato quella mail. 

Spero che Elisa mi perdoni. 

Dovete sapere che giugno del 2019 io vi parlai già di questo libro che, all’epoca, era inserito in una campagna crowdfunding. 

Ora, ne ho letta una versione revisionata e che denota come l’autrice (di cui vi ho parlato anche tramite altri suoi scritti) sia in continua evoluzione ed estensione delle sue capacità e del suo stile narrativo.

Di giorno, Flavia è una ragazza scontrosa e introversa: una outsider. Di notte, Flavia si trasforma nel suo scintillante alter ego: Victoria. Sotto la sua maschera d’argento, Victoria è una ballerina sexy e disinibita, capace di attirare ogni sguardo. Persino lo sguardo di quell’affascinante ragazzo che, ignaro della sua vera identità, considera Flavia una semplice amica… Riuscirà la nostra eroina a mantenere questa doppia personalità senza impazzire? La sua vita diurna è già abbastanza complicata: un lavoro precario e insoddisfacente, due sorelle insopportabili, le giornate trascorse in solitudine. Flavia vede le persone attorno a lei fidanzarsi, realizzarsi sul lavoro, vivere a mille la propria esistenza, mentre lei viene considerata solo una ragazza chiusa e apatica. Il confronto con gli altri è duro e impietoso, ogni giorno di più. Per questo ha deciso di scappare da tutto e da tutti, rifugiandosi in una nuova identità. Nei panni di Victoria si vendica delle ingiustizie subite, sfogando il suo bisogno di rivalsa. Il ragazzo dei suoi sogni fatica a mantenere il controllo davanti alle sue sensuali esibizioni, così come i molti altri ammiratori che affollano il discopub Balla. Ma per quanto potrà andare avanti questa folle e irresistibile menzogna? La ballerina che fuggiva dall’amore è un romance dedicato a chi cerca una seconda occasione, a chi non vuole più ignorare la voce del cuore. Proprio come Flavia. Per dirla con le sue parole: “È la mia seconda chance. Sorrido. Vado. Volo!”

La trama potrebbe apparire banale ma, invece, racchiude tanta di quella psicologia, di quella fragilità, di quella paura che caratterizza molti di noi (se non ognuno) e che ben si colloca in questo contesto moderno di apparenza, Internet, violenze e molto altro; tutte queste tematiche senza toccare realmente i social media ma inserendole in un contesto reale e di contatti diretti.

Argomento presente nel testo e fulcro è l’amore. Sentimento che associamo alle relazioni interpersonali di coppia ma che, in vero, ha infinite sfaccettature e peculiarità che si fondono in base al tipo di relazione sociale.

Però, a fare da vero cardine ai molteplici argomenti e messaggi, è la fragilità. 

Quel senso di non appartenenza, di inadeguatezza, di disistima che portano a sentirsi naufraghi solitari che non sanno più nemmeno chi sono.

Insomma, questo apparente romanzo cela molto di più e cattura fin dall’inizio, intercetta i pensieri e porta ad immedesimarsi e percepire i sentimenti della protagonista. 

Io direi che non vi rimane che leggerlo!

Alla prossima recensione, la vostra Ele

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Alla Casa del Podestà di Lonato del Garda

il 27 e il 30 settembre si presentano due libri:

Quando fuori è buio di Flavio Nuccitelli Il frutto più raro.

La scoperta della vaniglia di Gaëlle Bélem

Due appuntamenti letterari, il 27 e il 30 settembre, alla Casa del Podestà di Lonato del Garda, all’interno del complesso monumentale della Fondazione Ugo Da Como.

Il 27 settembre, alle ore 17, i Giardini privati della Casa- museo ospiteranno la presentazione del secondo romanzo di Flavio Nuccitelli, Quando fuori è buio, edito da Fandango. L’autore dialogherà con Giulia Cuter.

Dopo Frenesia, Flavio Nuccitelli torna al romanzo per raccontare una generazione in transito, lontana dal futuro, incapace di decidere dei propri desideri. Un libro per tutti coloro che hanno appena scoperto di essere adulti.

La trama: a Roma, primo ventennio del nuovo millennio, si intrecciano le vite di Filippo, Giulia, Michele e Chiara che all’alba dei trent’anni si trovano tutti, ognuno a suo modo, intrappolati nella propria insoddisfazione. Filippo vive un’esistenza monotona, alienato dal lavoro in una grande azienda e dalla sua relazione con Giulia, piena di silenzi e incomprensioni. A volte, la notte, parla con dei ragazzi su un’app di incontri, anche se non accetta mai di incontrarli. Giulia, segretaria in uno studio legale, dalla vita ha ottenuto tutto quello che un tempo desiderava, eppure si sente invisibile, con un senso di vuoto che il confronto con i profili social delle sue amiche di un tempo non fa che alimentare. Durante una cena con amici annuncia che lei e Filippo stanno provando ad avere un figlio, peccato Filippo non ne fosse informato. Per Michele, che vive nello stesso palazzo di Filippo e Giulia e trascorre le sue giornate in un torpore esistenziale, partecipare a funerali di sconosciuti è il modo per sentirsi parte di qualcosa. Spinto dalla sua analista, decide di ricominciare a dipingere, potrebbe finalmente essere il suo riscatto. Intanto, Chiara, migliore amica di Michele e dottoranda universitaria, lotta contro l’accademia che la sfrutta senza riconoscerne il valore. Quando il professore con cui lavora le nega l’assegno di ricerca promesso, Chiara dovrà fare i conti col fatto che forse ha sempre visto le cose dal punto di vista sbagliato. Una sera, per caso, i loro destini si intrecciano, dando una svolta imprevista alle loro esistenze. 

Flavio Nuccitelli (Roma, 1988) durante l’università ha lavorato nella redazione di alcuni programmi TV: Parla con Me, The Show Must Go Off, Gazebo e Propaganda Live. Dal 2016 ha lavorato come story editor per Wildside, dove si è occupato di serie internazionali (The Miracle e Anna di Niccolò Ammaniti, We Are Who We Are di Luca Guadagnino) e lungometraggi (Le otto montagne, Limonov, Come un gatto in tangenziale). Dal 2018 insegna alla Scuola Holden. Attualmente lavora come sceneggiatore, autore di documentari (DI4RI 2, Ultimo – Vivo coi sogni appesi, Illuminate, Un posto al sole, Achille Lauro: No Face 1, Romolo e Giuly 2), e autore TV (La TV delle Ragazze 2018, Stati Generali, Lui è peggio di me, CCN: Il Salotto di Michela Giraud). Nel 2021 è uscito Frenesia, il suo primo romanzo per Fandango Libri, vincitore del Rainbow Award 2022 nella sezione Cultura. Nel 2024 Stampede Ventures, società di produzione statunitense, ha opzionato i diritti del libro per realizzarne una serie TV.

Il 30 settembre, alle ore 17.30, nella Sala della Vittoria della Biblioteca della Casa del Podestà, sarà invece ospite l’autrice Gaëlle Bélem che, in dialogo con Lorenzo Rossotti, presenterà Il frutto più raro. La scoperta della vaniglia, edito da Edizioni e/o. Nata sull’isola della Réunion, Gaëlle Bélem nel 2020 ha pubblicato il suo primo romanzo, Un monstre est là, derrière laporte, Grand prix du roman métis e premio André Dubreuil – SGDL per il primo romanzo. Il frutto più raro è il suo secondo romanzo.

La trama: nel XIX secolo, sull’isola della Réunion, nasce un ragazzo creolo, Edmond. I genitori vorrebbero che crescesse allegro nei pressi delle piantagioni di canna da zucchero, spirito libero, ma la sfortuna ha progetti diversi per lui. Tanto per cominciare fa di Edmond uno schiavo, poi lo rende orfano, infine si assicura che venga su analfabeta. La sua vita si preannuncia un inferno, ma il bambino ha l’impareggiabile talento di sfatare i pronostici. Raccolto ed educato da un botanico appassionato di orchidee, Edmond si rivela un prodigio non appena mette piede in un giardino. 1841. A dodici anni, vivace e furbo come pochi, Edmond fa una delle più straordinarie scoperte del mondo, trova un nuovo frutto, un nuovo aroma, il più buono, il più conosciuto, il più amato ancora nel XXI secolo: scopre il sistema per impollinare a mano i fiori della preziosa orchidea che dà il frutto della vaniglia. Per il mondo è una rivoluzione culinaria. Per Edmond, nato con il colore di pelle sbagliato nell’epoca sbagliata, è un evento molto più grande di lui, di cui a stento intuisce la portata. Una storia vera, commovente, divertente e movimentata che, oltre a fare luce su una spezia di uso comune di cui ignoriamo tutto, dà uno spaccato vivido e a tratti ironico di quello che era il mondo coloniale negli ultimi anni dello schiavismo con molta lucidità, senza mai cedere al facile sentimentalismo.