Recensione di “Bagninus Metafisicus”
- Titolo: Bagninus Metafisicus
- Autore: Claudio Ottaviano
Cari lettori, eccomi qui con un nuovo libro tra le mani.
Questa volta si tratta di un autore che ho già trattato in passato e che mi ha proposto la sua nuova raccolta poetica.
Cito un estratto che l’autore stesso mi ha inviato proponendomi la raccolta:
“Un divertente viaggio poetico-visionario, tra latino maccheronico, magia, psicoanalisi ed esoterismo, in cui un bagnino scopre che la piscina è un portale metafisico e il linguaggio è la vera magia che svela l’Impero eterno dietro la realtà.”
Quando è arrivato mi ha colpito subito la copertina… una piscina sportiva in mezzo ad una tempesta in mare. Una metafora veramente ricca di molteplici punti di vista che si fonde al titolo, anch’esso introspettivo e riflessivo.
Vi lascio anche la presentazione “ufficiale:
Nel luglio del 2024, Claudio Ottaviano si ritira per tre giorni e tre notti tra le rovine dell’Abbazia di Thélèma a Cefalù, l’antica dimora del magista britannico Aleister Crowley. Da quell’esperienza nasce Bagninus Metafisicus – un’opera poetica, filosofica e performativa che trascende i confini del genere per diventare ciò che l’autore stesso definisce: una “macchina di linguaggio vivente”. L’introduzione di Bruno Mazzarelli colloca il testo nel crocevia fra filosofia, esoterismo e controcultura rock, evocando echi di Philip K. Dick, Baudrillard e Deleuze. Il libro indaga il linguaggio come virus e come portale, la realtà come costruzione coercitiva, la poesia come atto di sabotaggio ontologico. Le poesie – scritte in un latino reinventato, “transfonico” – si rivolgono non a un lettore, ma a una specie futura o parallela. La loro funzione non è estetica, ma alchemica: mutare la realtà di chi legge.
Apro il libro, inizio l’introduzione e mi domando cosa andrò a scoprire in questi testi; ammetto che un po’ di titubanza e turbamento mi era venuto.
Mi addentro nel primo testo… mi blocco. Una sorta di latino che, per me che l’ho studiato, non trovava dimora.
Allora, richiudo il libro e lo accantono per un giorno. Poi lo riapro. Inizio a leggere senza pensare al significato latino che dovrebbe avere, bensì ascolto le parole, la fonetica, il suono e penso a che parola italiana mi generano in mente.
A quel punto la sinuosità e i messaggi, non da meno le riflessioni, che l’autore ha inciso in quei testi, trovano casa. Inizio a “decifrare” la sua poetica, la sua espressione inizia, di lirica in lirica, a presentarsi nei pensieri.
A tratti si entra nel profondo della filosofia, ammetto anche destabilizzando e generando domande, dubbi, turbamenti.
In altre sembra quasi canzonare il lettore.
In talune c’è un invito a mettersi in gioco, ad autoanalizzarsi.
In altre, mi immagino un dito puntato verso un destinatario singolo e, contemporaneamente, globale.
Bisogna esser onesti… non si tratta di liriche canoniche, facili, leggere.
Necessitano di introspezione e messa in discussione fin dalla lettura per poi entrare nel ragionamento personale e profondo.
Mentre pensavo a come descrivervele ascoltavo un musicista che amo molto e che suona e canta musica jazz e blues. Ecco, questa raccolta sembra un mix di varie sfumature jazz, tra gli arbori e i tempi moderni. Un artista che crea emozioni e conduce l’ascoltatore.
Già questo rappresenta la peculiarità e la nicchia che contraddistingue questo genere e, in parallelo, il libro in questione.
Sintetizzando… sta a voi decidere se tuffarvi in mare e uscire dagli schemi personali e canonici.
Alla prossima recensione, la vostra Ele


