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Wine

Il futuro del vino al centro del convegno organizzato da Cantina Rauscedo

Si è concluso ieri con il convegno “Radici comuni, sfide nuove” nell’ambito della manifestazione “Le Radici del Vino”. Un momento di confronto e riflessione che ha riunito autorevoli voci del mondo del vino, dell’economia e della promozione internazionale per approfondire le principali sfide che il settore vitivinicolo si trova oggi ad affrontare, dai cambiamenti nei consumi all’evoluzione dei mercati, fino al ruolo sempre più strategico della sostenibilità e dell’innovazione.

“Questo convegno ha rappresentato un’importante occasione per raccontare chi siamo e i valori che guidano ogni giorno il lavoro della nostra cooperativa”, afferma Antonio Zuliani, Presidente di Cantina Rauscedo. “In una fase in cui i mercati stanno attraversando una contrazione e profonde trasformazioni, la nostra forza risiede nella capacità di continuare a investire in tecnologia, sostenibilità e qualità, mantenendo sempre ben salda la consapevolezza della nostra identità. Siamo una comunità di uomini e donne che lavorano per un obiettivo comune, condividendo responsabilità, competenze e visione. Operiamo in sintonia con la natura e mai contro di essa, perché il vino di Rauscedo nasce innanzitutto dalla terra e dalla vigna. È da queste radici che continuiamo a costruire il nostro futuro.”

Nel corso del convegno si sono alternati sul palco relatori di primo piano chiamati a offrire una lettura delle dinamiche che stanno interessando il comparto vitivinicolo a livello nazionale e internazionale. Ad aprire il confronto è stato un intervento da remoto di Matteo Zoppas, Presidente di ICE-Agenzia, che ha approfondito il ruolo dell’export, della promozione internazionale e della qualità dei vini friuliani ambasciatori dell’eccellenza vitivinicola italiana nel mondo. A seguire gli interventi di Denis Pantini, responsabile Agrifood e Wine Monitor di Nomisma, che ha analizzato l’evoluzione dei consumi e dei mercati globali, e di Alessio Planeta, tra i protagonisti dell’enologia italiana contemporanea, che ha condiviso una riflessione sul rapporto tra identità territoriale, innovazione e competitività. Spazio anche al tema della comunicazione e del valore percepito del vino con il contributo del Master of Wine Gabriele Gorelli e del Miglior Sommelier d’Italia AIS 2023 Cristian Maitan, mentre Flavio Geretto, Direttore Generale di Cantina Rauscedo, e Yuri Zambon, Direttore tecnico e commerciale di Vivai Cooperativi Rauscedo, hanno portato l’esperienza del sistema Rauscedo come modello capace di integrare produzione, ricerca, innovazione e cooperazione.

I contributi emersi hanno evidenziato come il contesto attuale richieda capacità di adattamento, visione strategica e modelli organizzativi in grado di coniugare competitività, sostenibilità e valorizzazione delle persone. Il convegno ha inoltre confermato il ruolo della cooperazione come strumento capace di generare valore lungo l’intera filiera, favorendo investimenti condivisi, crescita qualitativa e una maggiore capacità di risposta alle esigenze del mercato.

“In questo momento di contrazione dei consumi, la risposta non può che essere quella di produrre ciò che il mercato richiede, sempre in sintonia con la nostra vocazione produttiva e con l’identità che da sempre contraddistingue Cantina Rauscedo”, sottolinea Flavio Geretto, Direttore Generale di Cantina Rauscedo. “Il valore della nostra cooperativa risiede nella capacità di interpretare tempestivamente i cambiamenti grazie al contributo dei soci, che rappresentano il vero patrimonio dell’azienda e il nostro primo osservatorio sul territorio. Per questo guardiamo con attenzione alle nuove tendenze di consumo, individuando opportunità di sviluppo che possano valorizzare le nostre produzioni senza snaturarne l’essenza. In questo percorso, la Doc Friuli rappresenta uno strumento importante: una denominazione moderna e versatile, capace di intercettare le richieste del mercato e di promuovere l’identità vitivinicola del territorio. Guardando al futuro, immaginiamo una realtà sempre più caratterizzata da due anime complementari, quella del vino sfuso e quella delle bottiglie: due volti della stessa azienda, accomunati da una medesima filosofia e da un unico filo conduttore, la qualità. È su questo equilibrio tra innovazione, capacità di adattamento e rispetto delle nostre radici che intendiamo costruire la crescita dei prossimi anni.”

La chiusura del convegno ha rappresentato non solo il momento culminante delle celebrazioni per il 75° anniversario di Cantina Rauscedo, ma anche l’occasione per riaffermare una visione di lungo periodo fondata sulle persone, sulla cooperazione e sulla capacità di innovare nel rispetto del territorio. Un percorso che, partendo dalle proprie radici, guarda con fiducia alle sfide che attendono il mondo del vino nei prossimi anni.

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Ristoranti

Matrimonio perfetto di frollatura carne e pesce da “La Braseria” dello chef Stellato Luca Brasi

In provincia di Bergamo, ad Osio Sotto, dal 2012 c’è il ristorante simbolo per gli amanti della carne: La Braseria.

Questo ristorante nasce un’intuizione dello Chef Luca Brasi, segnando il ritorno alle origini e la trasformazione del precedente suo locale in un innovativo tempio della carne e macelleria gourmet.

Lo chef Luca Brasi matura una lunga esperienza internazionale e nel 2002 conquista la Stella Michelin alla guida del suo ristorante “La Lucanda”.

Nel 2012 Brasi decide di lasciare l’alta cucina più elaborata per riscoprire il fuoco vivo, spinto dalla passione personale per la carne e dal desiderio di una ristorazione più diretta e autentica.

Nelle stesse mura della storica Lucanda rinasce “La Braseria” unendo l’anima della macelleria di qualità al ristorante con cucina a vista.

Il locale si afferma come punto di riferimento per grandi frollature, carni biologiche ed eccellenze italiane e internazionali con una filiera a circolo chiuso e che lui porta avanti con meticolosità e rigore.

Da qualche mese lo chef, che ama mettersi sempre in gioco ed esser sempre un passo avanti con i tempi, ha aggiunto una sezione dedicata al pesce frollato.

Proprio il mio desiderio di scoprire questo cambiamento mi ha portata a varcare la soglia del ristorante, intervistare lo chef e scoprire alcune delle sue chicche.

Com’è nata La Braseria?

<<Siamo partiti nel 2012 con l’intenzione di fare un ristorante di carne semplice. E via via, però è venuto fuori il nostro DNA che ci ha sempre contraddistinto, ovvero la voglia di fare bene. All’inizio utilizzavamo le costate fiorentine, bavaresi. Con il passare degli anni ci siamo sempre più specializzati e creati la nostra nicchia di mercato. Siamo arrivati ad utilizzare solo carne italiane, principalmente Nord Italia, dove riusciamo, dagli allevamenti biologici allevati allo stato Brado e acquistando solo animali interi. Dagli animali interi poi abbiamo ricavato i salumi. Utilizziamo praticamente l’animale tutto intero e lo lavoriamo totalmente noi arrivando a produrci anche gli insaccati come la bresaola di wagyu, il lardo, la bresaola di bue, il cotto. Facciamo cottura al barbecue lunghe cotture, espresse, cotti, crudi, marinati, tutto quello che c’è per cercare di valorizzare tutto l’animale.>>

Come mai quest’integrazione con il pesce?

<<Perché il mondo della steakhouse è esploso. E a noi piace stare un po’ avanti. Secondo me è il momento di fare qualcosa di diverso, erano diversi anni che ci riflettevo. E pensavo al pesce, anche perché io l’ho sempre lavorato nelle mie precedenti esperienze, però non riuscivo a trovare una collocazione che avesse una continuità con quello che stavamo facendo. E poi non so dove, non so come, non so perché, ma è nata questa idea di inserire la frollatura, che sposa il nostro concetto, perché frolliamo la carne e i metodi di cottura che utilizziamo sono gli stessi. Per cui cambia la materia, ma non il concetto.>>

Ma hai dovuto studiare per capire come lavorare il pesce frollato?

<<Ho sempre lavorato pesce, ma il pesce è frollato è un altro mondo. Per cui abbiamo fatto un po’ di sperimentazione prima di inserirlo e la stiamo facendo tuttora. Tanto è vero che siamo partiti con un primo menù e adesso a giorni andiamo a cambiarlo. Perché stiamo facendo la nostra esperienza, stiamo vedendo. Perché questa è una materia dove si può sperimentare.>>

Come cambia il pesce in fase di frollatura e che obiettivo avete voi?

<<Il pesce perde il 20% di liquido in frollatura. Per cui lavorare dei pesci piccoli diventa quasi inutile. Meglio pesci grandi. Per cui il pesce grosso vuol dire tagli importanti. Durante il processo migliora molto la consistenza e il gusto. Però il nostro obiettivo non è quello di sostituire la carne, non è quello di ampliare la nostra offerta. Sempre è stato coerente al nostro progetto, alla nostra filosofia. Per cui il nostro obiettivo è fare il 20% di pesce e l’80% di carne.>>

Per i pesci che tu offri adesso, qual è secondo te quello che sensorialmente da lavorare ti piace di più?

<<Beh, dipende dal tipo di preparazione. Ogni pesce, secondo me, ha la stessa frizzantezza emotiva e sensoriale, ma magari qualcuno è più goloso, per esempio, le parti più grasse, come la guancia, la mandibola, o la pancia.>>

Quale credi sia la prossima frontiera della ristorazione contemporanea?

<<Allora, io ho vissuto due mondi, uno per tanti anni, e ho seguito la Stella e mi sono tolto le mie soddisfazioni. Credo che fulcro debbano sempre essere la grande qualità, il servizio, fa le cose bene e tenere bene a mente la propria filosofia e identità. Non da meno la passione che, se hai un’identità hai anche la consapevolezza perché vuol dire che ci metti la testa, e secondo me la ristorazione del futuro è un ristorante di grande identità.>>

In sintesi, funziona la frollatura:

  • Da 3-4 giorni a oltre due settimane: non esiste un tempo unico per frollare il pesce. La durata dipende dalla specie, dalle dimensioni dell’esemplare e dal risultato che si vuole ottenere in cucina.
  • Il processo parte da un pesce molto fresco, che viene pulito ed eviscerato a secco, senza entrare in contatto con l’acqua. Il prodotto viene poi lasciato maturare in un frigorifero dedicato, dove temperatura, umidità e ventilazione vengono mantenute sotto controllo.
  • Nel corso della maturazione il pesce perde acqua e gli enzimi modificano progressivamente la struttura muscolare. Questo consente anche di attenuare le componenti olfattive meno gradevoli e concentrare quelle aromatiche, ottenendo una materia più compatta e dal gusto più definito.
  • Il risultato cambia anche il modo di servire il prodotto: una volta frollato, il pesce può essere tagliato più spesso, con una consistenza più lunga e una maggiore presenza aromatica in bocca.

La Degustazione

Tataki di tonno rosso del mediterraneo servito con giardiniera allo zenzero e salsa BBQ al wasabi, con piastra calda adiacente per poterne cuocere una parte.

Taco morbido al carbone con carpaccio di ombrina marinata e affumicata, maionese di mare e salicornia in tempura

⁠Tartelletta salata con pastrami di ricciola, crema d’uovo e pecorino, cappero croccante

⁠Bao ripieno di ventresca al BBQ e porro stufato con pesto di pomodoro e olive taggiasche

Midollo di Bue grasso piemontese alla brace con tartare al naturale di ricciola e la sua bottarga 

Calamarata con zuppetta di mare e tartare di ombrina 

⁠Ricciola alla brace con emulsione del fumetto di pesce e verdure in tempura d’accompagnamento

Ventresca di tonno rosso cotta al BBQ con rub paprika e limone al fumo di faggio. (In accompagnamento insalatina di cavolo nero alla mediterranea e sbrisolona alle mandorle) 

⁠Tarte tatin di mele con il nostro gelato alla crema

In relazione ai tempi di frollatura

Tonno del Mediterraneo: 25 giorni

Ricciola: 25 giorni

Ombrina: 15 giorni

Il tutto accompagnato da dei calici di vino in abbinamento.

Che dire? Estro, gioco, studio, passione e competenza rendono vive queste portate. Ciò che ho trovato, oltre ai bilanciamenti di sapori, sono state le consistenze. Il palato era entusiasta sia per giochi di acidità che si croccantezza e morbidezza. Se fossi in voi, non mi farei sfuggire “La Braseria” dove divertirsi a tavola scoprendo tutte le capacità e la passione che contraddistinguono lo Chef Luca Brasi che vizia il cliente sotto ogni aspetto.

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Ristoranti

“It Maison Milano” tra piatti intriganti e vini biodinamici

Sono stati presentati mercoledì 7 ottobre il nuovo menù e la nuova carta vini del ristorante Bistrot It Maison di Milano. 

It Maison è un progetto nato dall’incontro tra gli imprenditori Alessio Matrone e Danilo Caruso (fondatori del noto brand internazionale di ristoranti IT, presente in località come Ibiza, Londra, Porto Cervo e Tulum) e il mondo dell’ospitalità di VMaison, boutique hotel in zona Brera.

L’hotel con Bistrot si trova in una strada chiusa e lontana dal casino. Un dehor accogliente e curato accoglie i clienti. Varcata la soglia, eleganti abbinamenti contemporanei creati dall’interior designer Veronica Zimbaro abbracciano e ti fanno sentire subito in un luogo di quiete ed eleganza, dimenticando subito il tran-tran milanese.

Gli interni portano la firma di VMaison Interior, con uno stile che unisce dettagli eclettici, carte da parati floreali e un’atmosfera intima rendendo ogni ambiente unico. 

Il Bistrot è pensato come un rifugio urbano aperto da mattina a notte (dalla colazione al pranzo, dall’aperitivo al dopocena), con una proposta gastronomica che fonde tradizioni mediterranee e influenze internazionali e che pochi giorni fa ha subito una nuova modifica per intensificare la loro filosofia.

La cucina è gestita dallo chef Romualdo Palladino che propone menù differenti in base al momento della giornata e all’occasione: dalla colazione, al brunch fino ad una cena elegante e, contemporaneamente, moderna e giocosa. 

La carta serale è suddivisa principalmente tra piatti di carne e piatti di pesce con particolare attenzione al crudo e alle materie prime di buona qualità. I prezzi sono bilanciati alla location, alla zona e alla città. I dolci sono semplici e, forse, arricchirei la sezione con qualche proposta più particolare.

Come accennavo, la serata in cui ho potuto scoprire It Maison Milano è stata anche la presentazione della nuova sezione dedicata ai vini che ora, anche in mescita, propone vini biodinamici. 

Con il mio antipasto ho preso la tartare di tonno con datterino giallo e peperoncino. Ottimo il pesce e anche piacevole la nota piccante. In abbinamento a questo piatto ho bevuto un calice di “L’oca guardiana che dorme beata 2025”, un 100% Pallagrello Bianco appartenente alla categoria Terre del Volturno IGP. Un vino dal colore paglierino e dal sentore di frutta esotica, prodotto dalla cantina Aie delle Monache di Caiazzo, in provincia di Caserta.

Come secondo piatto sono rimasta sul pesce e ho scelto rombo alla brace con salsa al limone e cime di rapa. Ottimo e corposo il trancio di rompo, cotto molto bene, forse avrei voluto trovare qualche lisca in meno. La parte agrumata della salsa era una vera coccola e ben ci stava con il secondo vino: “Chiaro 2023” della cantina Cascina Val Liberata di Villamiroglio, in provincia di Alessandria. Un vino che chiamava la beva.

Infine, una fetta di torta al cioccolato accompagnata da un calice di “Barolo Chinato” di Poderi Luigi Einaudi di Dogliani, in provincia di Cuneo. 

L’abbinamento consigliato dal sommelier è stato molto azzeccato per i miei gusti, ma sono tanti i vini che ho letto nella lista e che mi hanno incuriosita. 

Infine, proprio adatto per un dopocena, mi sono anche goduta un ottimo cocktail preparato dal loro barman di fiducia. 

Insomma, un locale di stile, con personalità e identità. Un luogo glamour, poliedrico dove staccare anche la spina e che incarna totalmente la filosofia all day dining. 

Unica pecca, alcune figure del personale di sala dovrebbero avere un po’ più di accortezza perché location, proposte e stile sono davvero raffinati e intriganti. Sicuramente un locale di alto livello dove tutto deve abbracciare quella linea di eleganza understated.

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Wine

Nella guida Vinibuoni 2027 entra Follador Prosecco dal 1769

Follador figura tra le aziende selezionate per l’edizione 2027 di Vinibuoni d’Italia, la Guida del Touring Club Italiano dedicata ai vini ottenuti esclusivamente o prevalentemente da vitigni autoctoni italiani. Un riconoscimento che quest’anno coinvolge ben cinque referenze dell’azienda trevigiana; Il Valdobbiadene DOCG Brut Fosélios Millesimato 2025, il Valdobbiadene DOCG Brut Rive di Col San Martino Nani dei Berti Millesimato 2025, il Valdobbiadene DOCG Extra Dry Ruiol Castei Millesimato 2025, il Valdobbiadene DOCG Extra Dry Torri di Credazzo Millesimato 2025 e il Valdobbiadene DOCG Extra brut XZero Millesimato 2025.

Un risultato questo, che rappresenta per Follador una nuova conferma del percorso intrapreso nel segno di una viticoltura profondamente legata al territorio e di una filosofia produttiva orientata alla valorizzazione delle caratteristiche delle colline di Valdobbiadene.

«Entrare nella Guida Vinibuoni d’Italia – afferma Cristina Follador – è un segnale che conferma quanto l’impegno quotidiano, fatto di passione, cura e rispetto verso la nostra terra, stia proseguendo nella giusta direzione. È sempre importante per noi poter esprimere, attraverso i nostri vini, un messaggio autentico del territorio in cui lavoriamo e della sua identità».

La presenza di cinque etichette nella Guida 2027 assume così un valore che va oltre il singolo riconoscimento: è il risultato di un lavoro costante volto a raccontare, attraverso il vino, la personalità delle colline di Valdobbiadene e il valore di un patrimonio vitivinicolo costruito nel tempo.

Pubblicata dal Touring Club Italiano, Vinibuoni d’Italia è una guida dedicata ai vini prodotti da vitigni autoctoni, espressione della ricchezza e della varietà del patrimonio vitivinicolo italiano. La selezione nasce dal lavoro di commissioni regionali di degustazione e valorizza le produzioni capaci di raccontare in modo riconoscibile il legame tra vitigno, territorio e cultura del vino.

Per Follador, la selezione nell’edizione 2027 rappresenta dunque un nuovo passo in un percorso fatto di passione, attenzione e continuità, che nasce dalle colline di Valdobbiadene e attraverso il lavoro quotidiano in vigneto e in cantina, continua a distinguersi nel panorama vitivinicolo nazionale, con l’obiettivo di portare in ogni singola bottiglia un know-how secolare appreso di generazione in generazione.

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Inaugurato il Nuovo Bosco della Torre: dalla cava Casella Braga una nuova area verde per il territorio del Monte Netto

Da ex area interessata da attività estrattive e caratterizzata da una vegetazione in parte degradata a nuovo spazio dedicato alla biodiversità e alla valorizzazione del paesaggio. È stato inaugurato il Nuovo Bosco della Torre, realizzato nell’ambito del progetto di recupero naturalistico della cava Casella Braga, nel territorio del Parco del Monte Netto, a Capriano del Colle.

L’intervento ha interessato una superficie complessiva di circa 28.460 metri quadrati, pari a quasi 2,85 ettari, restituendo al territorio una nuova infrastruttura verde, destinata a rafforzare la rete ecologica locale, ampliare le superfici boscate e creare nuovi habitat per la fauna.

Il progetto è stato realizzato anche grazie al sostegno di Regione Lombardia, che ha stanziato un contributo di quasi 300.000 euro. Le risorse hanno consentito di sostenere sia l’acquisizione dei terreni sia la realizzazione del nuovo bosco e delle opere necessarie al recupero naturalistico dell’area.

Bonardi: «Un investimento concreto sul futuro del nostro territorio»

«L’inaugurazione del Nuovo Bosco della Torre rappresenta un risultato importante per il Parco del Monte Netto e per l’intera comunità – dichiara il presidente del Parco, Flavio Bonardi –. Abbiamo trasformato un’area che presentava elementi di degrado in una nuova risorsa ambientale, restituendo spazio alla natura e creando le condizioni per una maggiore biodiversità. È un intervento che guarda al futuro: il bosco crescerà nel tempo e, insieme a esso, cresceranno le opportunità per la fauna e la qualità paesaggistica del nostro territorio».

Il presidente sottolinea inoltre il valore della collaborazione istituzionale che ha reso possibile il progetto: «Il sostegno di Regione Lombardia è stato fondamentale, perché ha permesso non soltanto di realizzare gli interventi di riqualificazione, ma anche di acquisire i terreni destinati alla nuova area verde. Investire nella natura significa investire nella qualità della vita, nella tutela del paesaggio e nella capacità del territorio di affrontare le sfide ambientali dei prossimi anni».

Più biodiversità e nuovi habitat per la fauna

Prima dell’intervento, parte della superficie presentava una vegetazione arboreo-arbustiva destrutturata, con una significativa presenza di specie non autoctone e invasive, tra cui robinia, ailanto e quercia rossa.

Il progetto ha previsto la rimozione della vegetazione non coerente con gli obiettivi naturalistici, la preparazione del terreno e la messa a dimora di nuove piante arboree e arbustive. L’obiettivo è favorire lo sviluppo di una vegetazione più vicina alle caratteristiche degli ecosistemi locali e creare ambienti adatti a ospitare e alimentare diverse specie animali.

«La riqualificazione non consiste semplicemente nel piantare nuovi alberi – prosegue Bonardi –. Significa ricostruire un ambiente naturale più equilibrato, nel quale bosco e prati possano convivere e offrire condizioni favorevoli alla presenza della fauna. La biodiversità si tutela anche attraverso la qualità e la varietà degli habitat, oltre che attraverso la loro connessione con le aree naturali già esistenti».

Il nuovo impianto boschivo si collega infatti alla fascia alberata presente a ovest dell’area interessata dai lavori, contribuendo a rafforzare la continuità ecologica in un contesto territoriale caratterizzato dalla presenza di attività agricole e aree urbanizzate.

Boschi, prati stabili e soluzioni a ridotto impatto ambientale

Il progetto ha previsto anche la realizzazione di prati stabili e prati arbustati, attraverso la semina di miscugli di specie adatti alla formazione di prati estensivi. L’alternanza tra superfici boscate e aree aperte consente di creare un mosaico ambientale più diversificato, aumentando le tipologie di habitat disponibili.

Particolare attenzione è stata riservata anche alle modalità di realizzazione. Per proteggere le giovani piante sono stati utilizzati shelter biodegradabili, in sostituzione delle tradizionali protezioni in plastica. È stata inoltre predisposta un’infrastruttura per l’irrigazione a goccia, pensata per fornire acqua direttamente alle nuove piantumazioni e favorirne la sopravvivenza durante i periodi più caldi e siccitosi.

«Abbiamo cercato di coniugare gli obiettivi naturalistici con scelte operative attente all’ambiente – evidenzia il presidente Bonardi –. La selezione delle specie, l’utilizzo di protezioni biodegradabili e la predisposizione di un sistema di irrigazione localizzata sono elementi che accompagnano il progetto verso un risultato duraturo. La qualità di un intervento di questo tipo si misura anche nelle attenzioni che vengono dedicate alla sua realizzazione».

Tre anni di manutenzione per accompagnare la crescita del bosco

La conclusione dei lavori di impianto rappresenta soltanto una prima fase del percorso. Il progetto prevede infatti un programma di manutenzione nei primi tre anni, con sfalci periodici della vegetazione infestante, irrigazioni di soccorso e sostituzione delle eventuali piante che non dovessero superare lo stress del trapianto.

Queste attività saranno fondamentali per favorire l’attecchimento delle nuove piante e accompagnare lo sviluppo della vegetazione, affinché l’area possa evolvere progressivamente verso un sistema naturale più stabile e autonomo.

«Un bosco non si realizza soltanto mettendo a dimora degli alberi: bisogna prendersene cura, soprattutto nelle prime fasi della crescita – afferma Bonardi –. I prossimi anni saranno importanti per consolidare il lavoro svolto e permettere alle nuove formazioni vegetali di svilupparsi. Il nostro obiettivo è che il Nuovo Bosco della Torre diventi una componente stabile del patrimonio naturale del Monte Netto».

Un nuovo tassello della rete ecologica del Monte Netto

L’inaugurazione del Nuovo Bosco della Torre si inserisce nella più ampia strategia del Parco del Monte Netto per la tutela e la valorizzazione del territorio. L’intervento contribuisce a incrementare le superfici naturali, rafforzare i collegamenti ecologici e migliorare la qualità paesaggistica in un contesto sottoposto a una significativa pressione antropica.

La trasformazione della Casella Braga dimostra come il recupero di aree compromesse possa diventare un’opportunità per ricostruire ambienti naturali e rafforzare il rapporto tra territorio, biodiversità e comunità locali.

«Questo progetto lascia al territorio qualcosa che è destinato a crescere e a migliorare nel tempo – conclude il presidente Flavio Bonardi –. Il Nuovo Bosco della Torre è un investimento ambientale, ma anche un segnale concreto dell’importanza di collaborare tra istituzioni per proteggere e valorizzare il nostro patrimonio naturale. Restituire spazio alla natura significa costruire condizioni migliori per le generazioni future».

Con il completamento e l’inaugurazione dell’intervento, Capriano del Colle e il Parco del Monte Netto possono contare su una nuova area verde di quasi tre ettari, destinata a contribuire alla biodiversità, alla funzionalità della rete ecologica e alla qualità del paesaggio locale.