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Recensione di “Il dio Ingannatore”

Titolo: Il dio Ingannatore
Autore: Marcello Giglietta 

Ciao a tutti, oggi voglio parlarvi di un libro che mi hanno regalato e che mi travolto fin dalle prime pagine.

Tutto inizia una sera nel teatro di Sanpietroburgo,Alvin si trova lì per ascoltare un concerto di musica classica da poco conosciuto e la melodia d’apertura è un assolo di violino dal titolo “Il vivente Klaus”; il brano gli risulta subito famigliare portandolo ad arrabbiarsi inspiegabilmente perché era sicuro di non poterlo mai più udire in quanto sapeva che l’artista era morto anni prima senza mai trascriverlo: era stato proprio Alvin ha trovare il corpo esanime di Klaus, il compositore nonché suo miglior amico.
Udire questa melodia fa scatenare una crisi isterica che Sabine e i due amici che erano andati a teatro con loro, cercano di risolvere ma il tutto degenera e Alvin inizia a picchiare l’amica della compagna.
Rientrato a casa, non senza difficoltà, Alvin si trova costretto a raccontare a Sabine cosa lo aveva spinto a comportarsi in tal modo; nonostante lei ne sentisse di tutti i colori dai suoi pazienti -di professione Sabine fa la psicologa- questa rivelazione è talmente particolare da metterla in difficoltà ma riesce a stemperare le emozioni cercando di capire meglio e aiutare il suo ragazzo.
Dopo poche ore di riposo Alvin decide di partire verso la Danimarca, dove era cresciuto, per scoprire la verità su quanto accaduto nel 1999: secondo Alvin, Klaus era stato ucciso da un gruppetto di bulli proprio il giorno del suo “debutto” ed era stato il nostro protagonista a vendicarsi uccidendo i 4 assassini buttandogli dei serpenti velenosi nell’auto però, cercando in internet cosa dicevano i quotidiani locali in quel periodo, la storia non combaciava…qual’era la verità? Perchè i suoi ricordi non erano così differenti da ciò che leggeva sul computer? All’epoca, qualcuno lo aveva scoperto e aveva insabbiato tutto?
Sabine lo lascia partire con la promessa di tenersi in contatto ma l’apprensione e i dubbi la tormentano continuamente così, quando lui qualche tempo dopo la ricontatta e l’invita a raggiungerlo a Roma, non perde tempo e lo raggiunse . L’incontro nella nostra capitale è più romantico di quanto credesse e la richiesta che le fa Alvin la sorprende nel profondo: l’implora di andare a Skorping, paese dov’era cresciuto, a conoscere sua madre e a intercedere per lui con i primi contatti.
Di nuovo sorpresa decide di assecondare il compagno e parte conscia che anche lui sta prendendo un aereo per “ritrovarsi” ma rimane impaurita non sapendo la destinazione che Alvin ha scelto.
Sabine è determinata a rispettare la volontà dell’amato però nessuno in paese si ricorda di lui ma quando sta quasi per rinunciare incontra il violinista che aveva suonato a teatro a Sanpietroburgo usando uno pseudonimo e così scopre il suo vero nome, Jorn: un violinista cresciuto con Klaus che lo vedeva come un idolo, un mentore e un maestro.
Sabine pone subito delle domande per capire meglio ma Jorn inizia a raccontare cosa fosse veramente successo quel fatidico giorno iniziando proprio dicendole che Klaus è vivo, non è stato ucciso; la versione di Alvin è vera solo in parte ma ha omesso e modificato tanti avvenimenti.
Sabine si ferma a riflettere: ha vissuto e lavorato otto anni con un uomo che si rivela completamente sconosciuto e diverso da come credeva eppure lo ama e vuole aiutarlo ma chi è Alvin? Perché le ha mentito? Dov’è scappato adesso?
Sabine riuscirà ad andare a fondo a questa storia così turbolenta?
Lascio a voi scoprirlo.

Quando ho ricevuto in dono questo libro (e un altro che presto leggerò’) non sapevo cos’avrei trovato in queste pagine; beh, posso solo dire che ho trovato perfezione.
Di solito mi trovo davanti a un libro da descrivere ogni aspetto in modo diverso ma sta volta userò un solo termine che racchiude ogni pensiero: perfetto!
Marcello ha saputo raccontare una storia per certi versi contorta, complicata, direi sofisticata senza renderla un guazzabuglio o un groviglio da districare.
Ogni capitolo, breve o lungo che sia, ha uno scopo preciso e termina lasciando al lettore la curiosità di scoprire sempre di più così da portarlo a non staccarsi mai dalla lettura.
Non ci sono refusi, non ci sono ripetizioni, non ci sono punti di noia, non ci sono pezzi prolissi o distaccati; è davvero un libro magnifico sia per la trama sia per come viene descritto.
Non da meno è il massaggio che ci porta a riflettere sia riguardo alla delicatezza e fragilità della psiche umana, sia sulla possibilità di non conoscere veramente chi ci sta accanto mettendo a dura prova i sentimenti.
L’unica cosa che non mi è piaciuta è la copertina: personalmente credo che un libro così bello meriti una copertina che invogli di più il lettore -spero che non me ne voglia l’autore, la casa editrice e la mia amica che me lo ha regalato-.
Mi è piaciuto così tanto che ho già il suo secondo libro sul comodino!
Che dire? E’ proprio vero che la copertina inganna…correte a leggerlo e sono sicura che lo amerete quanto l’ho amato io.

Vi abbraccio 🤗 

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Recensione di “So chi sei”

Titolo: So chi sei
Autrice: Elisabeth Noreback
Casa editrice: Nord edizioni
Ciao ragazzi, ho terminato questo thriller e non posso che tirare un respiro di sollievo; mi aveva completamente intrappolata alla lettura…

Stella vive a Stoccolma, ha quasi quarant’anni, è felicemente sposata, ha un figlio tredicenne e fa la psicoterapeuta però la sua vita è meno rosea di quanto si possa credere.
Quando era ancora una ragazzina si innamorò di un suo coetaneo, Daniel, dal quale ebbe una dolce bambina che chiamarono Alice che era identica alla zia paterna -una dolce creatura con i capelli neri e una simpatica fossetta sulla guancia-.
Quando la piccola Alice aveva un anno, la nuova e giovane famigliola andò in un piccolo hotel sulla costa per passare qualche giorno in tranquillità; fu lì che la loro vita cambiò drasticamente: la dolce figlia un pomeriggio sparì nel nulla e di lei si persero le tracce -dopo settimane d’indagini, la polizia dichiarò Alice morta per probabile annegamento avvalorando la tesi che la bimba si fosse addentrata in mare senza esser vista dalla madre-; questo avvenimento portò Stella ad essere accusata e finì per essere internata in un ospedale psichiatrico a causa di una crisi psichica.
Fu in quel luogo triste che la protagonista scoprì la sua vocazione per la psicologia, trovò la via di uscire da quello stato ed riuscì ad andare avanti ricostruendosi una vita ma senza mai smettere di pensare ad Alice.
Nei vent’anni passati da quel infelice giorno, Stella ha sempre creduto che Alice fosse vive cercandola in ogni giovane ragazza che incontra fino a quando non le si presenta davanti una nuova paziente, Isabelle, una ragazza in lutto per la prematura perdita del padre e cocente di rabbia verso la madre con la quale non è mai riuscita a legare.
Fin dalla loro prima seduta, Stella si convince che quella giovane ragazza in verità sia Alice -data l’immensa somiglianza con la sorella di Daniel- portandola ad andare contro la deontologia professionale senza accorgersene e tornando a perdere la sua stabilità mentale. In tutto questo non manca la presenza della mamma di Isabelle che cerca di allontanare la figlia da quella persona che la sta plasmando e cambiando -a suo dire- cercando di riportare a casa l’amata figlia.
Cosa accadrà alla giovane ragazza? Stella troverà pace? Isabelle in verità si rivelerà essere Alice?

La storia viene raccontata dal punto di vista di Isabelle, di Stella e della sua antagonista, la madre della giovane ragazza facendoci scontrare con tre personalità totalmente differenti mostrandoci come sia diverso ogni modo di vedere le cose, di viverle e come ci siano tante domande che spesso non trovano risposta o vengono mal interpretate.
Sono mamma e mi sono trovata inevitabilmente ad immedesimarmi in Stella chiedendomi subito cos’avrei fatto io al suo posto, cos’avrei provato, come mi sarei sentita…beh…ogni mia emozione corrispondeva a quelle descritte dalla scrittrice in queste pagine.
Questo thriller ti aggancia alla storia facendoti immaginare anche un’ipotetico finale e “colpevole” ma non si riesce a delineare il tutto fino alla fine del libro perché si è inglobati in un vortice di curiosità e di intrigo dettati dal fatto di non capire se stiamo intuendo bene o no sia perché dietro l’angolo vi è sempre un colpo di scena che ci porta a pensare di aver immaginato in modo errato sia perché non si può escludere che Stella stia ingigantendo tutto in preda a un crollo psicotico causato dal desiderio di ritrovare l’amata figlia.

Di fondo a questa storia c’è un grande messaggio: una madre fa qualsiasi cosa per il bene di un figlio, letteralmente, anche uccidere o morire lei stessa.

Insomma, questo libro non lascia gli amanti del thriller a bocca asciutta…o meglio, fa mancare il respiro.
Io l’ho letto…ora tocca a voi!

Un abbraccio

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Recensione di “Con te fino alla fine del mondo”

Titolo: Con te fino alla fine del mondo
Autore: Nicolas Barreau 
Casa editrice: Universale economica Feltrinelli
Ciao ragazzi, chissà quando pubblicherò questa recensione…oggi, mentre la scrivo, mi trovo seduta sul divano della casa al mare, beata ad ascoltare la pace e un leggero risuono prodotto dalle onde che si infrangono a riva; è l’ultimo pomeriggio dell’anno e ho appena finito di leggere questo dolce romanzo romantico e non posso chepensare a quanto l’amore sia sempre davanti ai nostri occhi.

Jean-Luc è un giovane uomo che vive nella splendida e romantica Parigi -già la città trasuda amore- dove gestisce una piccola galleria d’arte; il nostro protagonista è un eterno dongiovanni -anche senza volerlo- che si trova a divedere la quotidianità tra artisti, collezionisti e il suo amato cane Cézanne.
Una mattina, cercando tra la posta, in mezzo alle bollette trova una busta azzurra con una lettera scritta a mano per lui: è una dichiarazione d’amore e di passione in stile Ottocentesco, dove la giovane e sconosciuta Principessa -così si ferma la mittente- dichiara apertamente i suoi sentimenti e desideri, anche sessuali, verso Jean-Luc lasciandogli anche un’originale indirizzo e-mail al quale spera di ricevere risposta.
Un pò titubante e indeciso, Jean-Luc risponde alla missiva e tra i due inizia una fitta corrispondenza che richiama subito il film “C’è posta per te” con Tom Hanks e Meg Rayn; questa nuovo “impegno” scombussola il nostro protagonista che cerca in ogni modo di scoprire chi sia la fantomatica innamorata che riesce sempre a sapere ogni cosa che Jean-Luc fa e lo punzecchia attirandolo ancora più verso di lei.
Chi si celerà dietro a queste astute, seducenti, eleganti e provocatorie e-mail? Cos’accadrà al giovane Jean-Luc?
Lascio a voi scorprirlo!

Non è il primo romanzo che leggo di Nicolas Barreau ed è un’altra conferma del suo stile, della sua bravura e capacità di innamorare il lettore verso il suo scritto.
Questo libro si dimostra un tesoro di romanticismo e realismo che incanala il lettore nella vita del protagonista portandolo a desiderare di essere al suo posto e vivere direttamente questa vicenda.
Lo scrittore informa il lettore che questo racconto è basato su una storia realmente accaduta creando ancora di più un legame e desiderio da parte del “ricevente”; inoltre ogni luogo di Parigi è così sapientemente scritto che nella mente ci si costruisce un vero e proprio film che mi ha portata a desiderare di tornare nella città dell’amore al più presto.
Potrei dilungarmi su come questo testo sia travolgente ma preferisco solo farvi sapere che è proprio vero che spesso abbiamo le risposte davanti agli occhi ma non ce ne rendiamo conto e andiamo a cercarle nei posti e nelle persone più disparate.
Viva l’amore sempre e comunque.

Vi abbraccio

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Recensione di “Una ragazza come lei”

Titolo: Una ragazza come lei 
Autore: Marc Levy 
Casa editrice: Rizzoli💁🏻‍♀️

Ciao ragazzi, eccomi qui a parlarvi di un altro libro…questa volta si tratta di un romanzo d’amore e non solo.

Sanji è un ricco e giovane ragazzo di Mumbai che si trasferisce nella grande mela alla ricerca di un finanziatore per ottimizzare la sua app. 
Per entrare in America ha chiesto delle referenze a Lali, una zia che non ha mai visto ma che vive a New York e con la quale inizialmente non ha intenzione di creare un legame però le regole insegnatoli lo portano ad accettare di soggiornare da lei e da suo marito.
E’ così che Sanji conosce Deepak scoprendo che di lavoro fa il lift ovvero manovra un vecchio ascensore manuale presso un condominio altolocato di New York.
Nel frattempo, un incontro inaspettato lo porta ad un colpo di fulmine per Chloé, una giovane ragazza in carrozzina, che vive proprio nel palazzo dove lavora lo zio che, a causa di un infortunio del collega, è costretto a chiedere proprio al nipote di aiutarlo oppure l’amministratore sostituirà l’ascensore licenziando anche il povero e fidato ascensorista.
I condomini, dopo anni di abitudinarietà, si trovano scombussolati dal nuovo addetto notturno all’ascensore e si agitano anche perché è avvenuto il primo furto dopo anni accusando subito Sanji e facendolo arrestare anche senza una minima prova.
Ed ecco che un susseguirsi di incontri e vite si inizia ad intrecciare nel groviglio di un piccolo condominio che rappresenta un pò il mondo e che porta a scontrarsi con vari aspetti delle persone e della vita stessa.
Cosa succederà al giovane indiano?
Sarà amore vero?
Sarà davvero Sanji il colpevole del furto avvenuto nel condominio?

Ho comprato questo libro perché mi sono innamorata della copertina ma non potevo sapere che anche la storia mi sarebbe piaciuta tanto.
In queste pagine, Marc non ci mostra solo una storia d’amore ma praticamente descrive il mondo e il pensiero di oggi toccando tematiche anche delicate ma senza appesantire o filosofeggiare.
Parla prima di tutto dell’integrazione tra culture e usanze diverse; parla degli stereotipi legati alla nazionalità di provenienza e al colore della pelle; parla delle lotte per amore, di avarizia, di superficialità e diligenza e coraggio: coraggio di vivere, coraggio di sognare, coraggio di amare!
E’ già…bisogna avere coraggio di amare! Amare fino in fondo rinunciando anche ai propri sogni e mettendosi in gioco proprio come hanno fatto Deepak e Lali scappando dalla loro terra per potersi amare, o Chloé e Sanji abbattendo un muro di stereotipi sia sulla disabilità sia sull’emigrazione.
In questo libro che potrebbe apparire un semplice romanzo d’amore si possono trovare, oltre alla indiscutibile bravura dell’autore, spunti profondi per delle riflessioni minuziose e importanti.
Un libro da non lasciarsi sfuggire per nessun motivo!
Un libro davvero unico!
Ora tocca a voi leggerlo.
Viva l’amore!

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Recensione di “Finzione di poesia”

Titolo: Finzioni di poesia
Autore: Giorgio Montanari 
Casa editrice: Bertonieditore

Ciao ragazzi, oggi sono qui a raccontarvi di un libro di poesie…la mia passione e il mio diletto preferito.

Come sapete, una raccolta poetica può essere letta a tratti, a frammenti, in base all’umore o alle sensazioni…io forse dovevo fare così però mi sono trovata a leggere ogni lirica in una sera sola, soffermandomi e riflettendo ad ogni scritto ma senza mai staccarmi da esso.
E’ difficile poter definire se è bella o meno perché davvero intensamente personale ma posso “raccontarvela” e analizzarla secondo il mio punto di vista.
Parto direttamente dal titolo che lascia subito spazio a una libera interpretazione facendo pensare che si riferisca a degli scritti nati dalla fantasia dell’autore e non realmente provenienti dal suo vissuto e dal suo pensiero (anche se in poesia è difficile trovare ciò) oppure che il poeta voglia affermare che i suoi componimenti siano delle finte liriche credendo anche lui stesso di non essere un verseggiatore…a voi scoprire quale delle due sia la più vera!
Andando dritti al punto , alcune poesie sono in rima, altre non seguono metrica o regola canonica ma non per questo sono da ritenersi meno importanti o non degne di nota; io credo che la poesia sia qualcosa di introspettivo e viscerale nato dalle domande e dalle emozioni vissute dal autore.
In ogni scritto di Giorgio ho trovato tanto studio e cultura letteraria e storica espressi attraverso citazioni, metafore, allegorie e nella metrica utilizzata.
Mentre leggevo alcuni scritti mi sono resa conto di quanto siano melodici e sinuosi creando una sorta di musica interiore che risana l’anima e isola il lettore facendolo tuffare nei pensieri di Giorgio e forse anche nei propri.
Chi mi conosce sa quanto io sia sensibile e quanto per me le emozioni siano fondamentali e significative…in queste liriche ne ho trovate moltissime e sempre differenti: inquietudine, amore (sia in positivo sia in negativo), paura, rabbia verso questo mondo commerciale, odio per questa società anaffettiva e tante altre sfumature che vengono presentate come sfogo e come spunto di riflessione.
In una buona parte ci si trova ad affrontare l’argomento della morte dei propri cari, la paura di fallire e anche di morire ma senza renderlo tetro o monotono; però il messaggio più forte che io ho colto da queste intense pagine riguarda il non smettere di sognare, l’uguaglianza tra noi esseri umani e la necessità e importanza di vivere ogni emozione.
Di sicuro, quando terminerete la lettura di questo libro potrete affermare di aver conosciuto Giorgio, i suoi pensieri, la sua filosofia di vita, le sue passioni senza magari aver avuto il piacere di incontrando di persona.
Insomma poche pagine con un bagaglio emotivo e filosofico importante e fondamentale per una vita profonda e intensa.
Spero di avervi incuriosito!

Vi abbraccio