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Recensione di “Il solstizio del cuore”

Buonasera cari amici miei, ho da poco terminato l’ennesimo strabiliante libro che ho scoperto grazie alla fiducia che Maria Perillo continua a darmi.

 

Siamo negli anni finale dell’Ottocento e Claudio è un padre di famiglia che si reca nella vecchia casa della sua giovinezza, a Roccaviva, per venderla a un possibile acquirente. Trovandola ormai disabitata da anni si adopera per rassettarla e renderla presentabile e, nel compiere questa sistemata, ritrova una vecchia lettera che potrebbe ribaltare ogni certezza del protagonista.

 

 

Scientificamente il solstizio è in astronomia il momento in cui il sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima o minima ma in questo romanzo è palesemente riferito al sentimento… o forse alla maturità vera e propria?

Fin dalle prime righe, Il solstizio del cuore mi ha catapultata in un tempo sconosciuto grazie alle immagini mentali che si susseguivano nel racconto che è costantemente superbo e ben delineato.

Affasciante, quanto sinonimo d’immenso studio e cultura, il lessico usato dall’autore che porta ad immaginare che sia stato veramente scritto in quell’epoca.

Quando ho iniziato a leggere questo romanzo non capivo cosa sarebbe accaduto al protagonista e cosa volesse trasmettere l’autore ma l’autore ha saputo spargere sapientemente delle “briciole di pane” affinché la mia curiosità aumentasse pari passo alle domande che sorgevano spontanee e trovavo risposta pian piano.

Difficile trovare difetti a questo libro, praticamente impossibile.

Si tratta di una storia avvincente, profonda, ricca di studio e minuziosità.

Il suo stile è sinuoso, danzante, delicato e riflessivo e mai noioso o pesante.

Il messaggio scritto palesemente anche nel testo è assai vero e sempre attuale.

Un inno a vivere davvero, a guardare i ricordi e gioire anche di essi.

Una sorta di testo filosofico nascosto che porta a un’analisi introspettiva differente da lettore a lettore.

Trasuda in ogni pagina di sapienza, conoscenza, amore, capacità e anche di desiderio di vita.

Insomma, cari amici miei, un libro da comprare a occhi chiusi perché non deluderà nessuno di voi.

Grazie a Tempra Edizioni per aver dato luce a questo intenso libro e grazie a Maria Perillo per avermelo affidato.

I miei più sinceri complimenti a quest’autore, Stefano Ricchiuti.

Buona serata

Vi abbraccio

La vostra Ele

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Recensione di “Prigionieri”

Buongiorno amici e buon inizio settimana.

Ieri, dopo aver scritto la letterina per Santa Lucia insieme a mia figlia, mi sono dedicata alla lettura di Prigionieri, un romanzo ho avuto l’onore di leggere grazie a Maria Perillo, alias temiladonnachelegge, che mi ha affidato anche questo testo.

Il romanzo alterna il diario di un soldato bolognese che combatteva la Seconda Guerra Mondiale, con la vita di Carlo, anch’egli bolognese ma dei nostri giorni. Mentre il soldato racchiude in questo diario ogni sensazione della guerra e del cuore, Carlo si trova a dover affrontare due fallimenti: quello lavorativo e quello matrimoniale. Ritrovandosi tra le mani questo diario, decide di andare in America a scoprire se colui che lo ha scritto sia ancora vivo.

Non so se sia un caso trovarsi a leggere un altro testo ambientato principalmente nel periodo della guerra ma devo dire che ne sono stata felice perché è un’altra testimonianza di un punto di vista differente che spesso non ci fanno conoscere.

Consci che sia un’opera di fantasia, dobbiamo però tener conto che è ispirata dal vero diario del nonno dell’autore quindi posso immaginare che ciò che Mauro Corticelli ha creato non sia tanto distante da una possibile realtà.

Non esistono capitoli in questo testo ma un altalenarsi tra il presente di Carlo e il diario del soldato che però sembra corrispondere a un altro presente (scusate la ripetizione) perché, seppur distante ormai 80 anni circa da noi, la narrazione ti porta a quel vivido momento scritto che sembra vicino.

Una scrittura magistrale oserei affermare.

Un talento e una capacità d’espressione direi davvero notevole.

Non da meno i temi, oltre a quello storico e sociale, dell’amore e degli affetti.

Prigionieri non parla solo di un prigioniero di guerra ma parla della prigionia emotiva dettata dall’insicurezza, dalla mancanza di coraggio, dalla paura.

Attraverso le vite dei due protagonisti, ma anche di molti personaggi secondari, scopriamo quanto spesso ci si adagi sulle sicurezze effimere e prive di vero significato e affetto.

L’autore ci porta in evidenza quanto sia difficile vivere preferendo invece lasciarsi andare in ciò che può accontentare solo una briciola di vita, un frammento del nostro animo.

Spesso abbiamo a portata le vere emozioni ma non riusciamo a rischiare.

Non abbiamo il coraggio di metterci in gioco e rischiare nell’amore, nella vita e anche nel lavoro.

Siamo spesso prigionieri delle convenzioni, delle agiatezze asettiche, dei dettami sociali.

Mauro Corticelli, pur trattando temi tristi e delicati, incanta grazie alla sua abilità e alla sua scrittura.

Un romanzo che davvero mi ha colpita.

Grazie ancora a Maria Perillo, senza di lei non potrei esser qui a parlarvi di queste stupende letture. Ed ora, mi tuffo in un’altra lettura.

Un abbraccio

La vostra Ele

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Recensione di “Appunti di trincea – diario di guerra di Giuseppe Di Bisceglie”

Buonasera amici miei, stasera voglio parlarvi di un altro libro che ho conosciuto grazie alla collaborazione con temiladonnachelegge, il blog della giornalista Maria Perillo.

Appunti di trincea – diario di guerra di Giuseppe Di Bisceglie, si apre con una poesia di Ungaretti e voi sapete quanto io ami questo poeta.

Terminata la lettera di questo libro ho riletto suddetta poesia e devo dire che rappresenta a pennello il contenuto delle pagine che precede.

Appunti di trincea – diario di guerra di Giuseppe Di Bisceglie racchiude le poesie e le lettere di questo bersagliere che ha combattuto per i suoi cari ma letteralmente per noi tutti mettendo a repentaglio la sua vita per un bene maggiore.

Giuseppe Di Bisceglie vive e combatte nella Seconda Guerra Mondiale e fu uno degli artefici della LIberazione d’Italia a Montecassino diventando uno dei salvatori dei nostri avi, un compagno di guerra di qualche parente e, di conseguenza, un pezzo di storia italiana; in queste pagine noi scopriamo ciò che ha vissuto lui ma credo ogni nostro soldato.

Questo libro viene diviso in due sezioni: Poesie e Diario.

Ogni poesia esprime pienamente le sensazioni, il vissuto e il pensiero dell’autore e arrivano al lettore creando l’immagine di quello che Giuseppe stava vivendo; spontaneo e incontrollato è il nodo alla gola che fa mancare il fiato nel pensare a cos’ha vissuto questo uomo e molti altri.

Nelle poesia troviamo paura, dolore e morte ma anche desiderio e speranza che hanno accompagnato Giuseppe e i suoi compagni di battaglione ma ritengo che abbiano fatto parte di ogni soldato che ha vissuto quella guerra.

La sezione del diario si apre con due foto degli scritti originali e vi giuro che mi sono bloccata nel vedere la concretezza di qualcosa che spesso non si riesce nemmeno ad accettare soprattutto non avendolo vissuto.

Ammetto che ho pianto leggendo la prima pagina del diario.

Ho pianto perché trasmetteva ogni azione, ogni emozione, ogni descrizione creando come un film dove tu eri il protagonista.

Man mano che proseguivo la lettura pensavo a questo giovane uomo, appena ventiduenne, che affrontava l’ignoto che noi ora non possiamo nemmeno capire cosa significasse.

Il diario si conclude con uno scritto del 16 dicembre 1943 dove si scopre che è anche il giorno del compleanno del bersagliere Giuseppe e, forse perché 47 anni dopo nacqui io nello stesso suo giorno, mi sono ritrovata a piangere ancor di più per la serietà e la gioia che racchiudevano quelle pagine.

Un libro piccolo, corto ma di un’intensità inaudita.

Una storia vera, una ferita credo costantemente aperta, un pezzo di storia che spesso non conosciamo perché omessa nei libri scolastici e anche nei discorsi.

Guardiamo al passato senza capire lo sforzo umano, la paura, la difficoltà e la conseguenza.

Appunti di trincea – diario di guerra di Giuseppe Di Bisceglie è storia pura degna d’immensa nota.

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Complimenti a questa nipote che ha dato onore a suo nonno e contemporaneamente ai genitori e ai nonni di molti di noi.

Ed ora con una gratitudine ancora maggiore verso i nostri soldati del passato (e del presente), vi auguro una buona serata.

Vi abbraccio

La vostra Ele

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Recensione di “Il viaggio di una stella”

Ed eccoci in questo martedì autunnale mentre vi scrivo di un libro che la mia amica Maria Perillo, alias temiladonnachelegge, mi ha affidato con tanta cura e fiducia (grazie Wonder Woman!).

Questo romanzo viene narrato dalla protagonista che viaggia da New York alle Ande, durante gli anni finale del grande impero Inca. Entrando nelle viscere della storia di questo popolo, la protagonista si sofferma sul viaggio di due ragazzi che, uniti alle loro famiglie, percorrono un cammino verso Cuzca per essere sacrificati come esige il rito Capachoca trattandosi di ragazzini belli e sani. Un’usanza direi abominevole ma che in questa storia prende luce nuova e non tutto andrà come dovrebbe. I due ragazzi riusciranno a salvarsi?

Quando ho letto la trama di questo libro ammetto d’esser stata titubante sulla lettura in quanto non si tratta proprio del mio genere preferito ma non avevo intenzione di fermarmi ai miei blocchi  mentali e quindi ho deciso di mettermi alla prova con questo nuovo mondo.

All’inizio mi trovavo un pò distaccata dalla trama, poco avvinghiata dato il mio pregiudizio però, man mano che proseguivo, mi trovavo sempre più invogliata a scoprire come si sarebbe evoluta la situazione e cosa sarebbe accaduto ai due giovani ragazzi.

Quando ho chiuso il libro per venire a scrivervi le mie considerazioni mi sono resa conto che si trattava davvero di un’avventura magnifica che può interessare molti lettore in quanto narra sia di storia, sia di spiritualità e persino di archeoastronomia (mi sono documentata man mano che leggevo perché non ne sapevo davvero nulla).

Sinceramente o ritengo un saggio storico del periodo Inca ma narrato talmente sapientemente da non diventare noioso o pesante.

Susanna Trippa racconta superbamente ogni aspetto legato alle leggende, alle tradizioni e alla spiritualità di questo popolo.

Una scrittura davvero delineata, precisa, priva di lacune.

L’autrice sa descrivere, ambientare il suo lettore in questo mondo così differente rispetto al nostro, e spiegare senza apparire saccente o schematica; il tutto arricchito dalle illustrazioni inserite.

Molto efficace e istruttivo anche il glossario e la bibliografia che si trovano nelle pagine finali e che rappresentano quanto studio, attenzione e interesse ci sia da parte dell’autrice portando il lettore a capire ancora meglio quanto sia realistica la storia descritta.

Un libro che non avrei mai considerato se non fosse per Maria Perillo a cui vanno ancora una volta i miei più sinceri ringraziamenti.

Un testo che mi ha lasciata basita, intrigata e sorpresa facendomi ricredere su questo genere letterario e coinvolgendomi veramente.

Sinceramente, i miei più sinceri complimenti all’autrice.

Ed ora vi lascio alla vostra giornata

Un abbraccio

La vostra Ele

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Recensione di “Retro schermo”

Buongiorno amici, ed eccoci qui con una nuova recensione nata sempre dalla collaborazione con Maria Perillo, la mitica temiladonnachelegge.it ed oggi condivido con voi una raccolta poetica.

Ho deciso di avventurarmi in questo profondo libro per via del titolo che mi ha fatto venire in mente subito un qualcosa di tecnologico, fittizio, falso e forse blasfemo e devo dire che forse un pochino c’ho azzeccato.

Partiamo dal presupposto che questa casa editrice si può vantare sempre d’aver autori profondi, completi, complessi e colti; queste qualità si confermano anche con questo poeta, Mauro Barbetti.

Dopo questa premessa direi di farvi leggere la prima poesia di questa racconta perché delinea parzialmente ciò che troveremo proseguendo la lettura e, a mio modesto parere, caratterizza anche molti di noi oggi anche nel privato.

Mauro Barbetti ha una penna precisa, lessicalmente colta e profonda.

Le sue poesie sono studiate, mirate, precise e schiette ma senz’apparire saccenti o fredde.

Nei suoi testi delinea la falsità e le omissioni che, attraverso gli schermi di oggi, dilagano riducendoci ad amebe in perenne attesa che siano gli altri a dirci cos’accade, come avviene e, di conseguenza, cosa pensare.

Delinea anche il nostro guardare senza osservare, la nostra incapacità di andare nel profondo, di difendere, di denunciare o semplicemente d’avere un nostro pensiero individuare che possa anche discostarsi da quello comune.

In un certo senso credo che molti di noi siano diventati loro stessi degli schermi dimenticando la soggettività, l’indipendenza, la libertà.

La verità… questa rarità.

Quanto di vero c’è?  Quanta sincerità hanno le persone? E i politicanti? 

La verità è come un animale raro che si fatica sempre più a trovare o anche solo a percepire e Mauro lo spiega sapientemente, lo evidenzia, lo imprime attraverso le sue poesie che puntano il dito, che dichiarano, che portano a riflettere.

Mentre leggevo questo libro mi trovavo seduta sulla mia poltrona in camera e sopra di me giaceva spenta la televisione; forse è stata questa ubicazione casuale ad aver creato l’associazione inevitabile ma sinceramente credo di no.

Siamo persone teoricamente senzienti ma, sia nei monitor, sia nella vita, aspettiamo sempre che siano gli altri a prendere le redini della nostra vita, a condurre il gioco ma è questa la vita?

Insomma, si sa che la poesia serve inevitabilmente a riflettere ma ci sono stili, modi, tecniche differenti e a volte si trova a non capirne il messaggio; Retro schermo non è una raccolta poetica per tutti, devo esser sincera, ma una mente matura, profonda e libera saprà di sicuro cogliere ogni  particolarità.

Ed ora, cliccate qui sotto e non fatevi sfuggire questo profondo gioiello:

Un abbraccio

La vostra Ele