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“ARTE, ECONOMIA E NATURA” Al Parco del Monte Netto

L’arte incontra la natura: al Parco del Monte Netto l’inaugurazione della scultura realizzata dagli studenti del Liceo Artistico Foppa.

Un’opera nata dall’incontro tra creatività, territorio e sostenibilità: il progetto “ARTE, ECONOMIA E NATURA” restituisce alla comunità una nuova testimonianza del dialogo tra arte e paesaggio.

Si è svolta presso il Parco Agricolo Regionale Monte Netto l’inaugurazione della scultura realizzata dagli studenti del Liceo Foppa nell’ambito del progetto “ARTE, ECONOMIA E NATURA – PARCO DEL MONTENETTO”, promosso dall’Ente Parco in collaborazione con il Liceo Artistico Foppa e l’Istituto Tecnico Piamarta.

L’opera nasce da un percorso educativo e creativo che ha coinvolto gli studenti nella conoscenza diretta del territorio, invitandoli a osservare il paesaggio, comprenderne le caratteristiche e tradurle in una forma artistica capace di dialogare con l’ambiente circostante.

Realizzata attraverso l’utilizzo di materiali naturali, la scultura è stata concepita non come un elemento estraneo al paesaggio, ma come una presenza destinata a integrarsi con esso e a trasformarsi nel tempo sotto l’azione delle stagioni e degli agenti naturali. Un’opera, quindi, che non si esaurisce nel momento della sua realizzazione, ma continua a vivere insieme al territorio che la accoglie.

“Questa inaugurazione rappresenta il momento in cui il lavoro dei ragazzi diventa patrimonio condiviso”, afferma Flavio Bonardi, Presidente del Parco Agricolo Regionale Monte Netto. “La scultura che oggi presentiamo non è soltanto un’opera artistica, ma il risultato concreto di un percorso che ha messo in relazione giovani, scuola e territorio. Abbiamo voluto offrire agli studenti la possibilità di conoscere il Parco attraverso un’esperienza diretta, trasformando l’osservazione della natura in creatività e partecipazione. È questo, a nostro avviso, il valore più importante del progetto: lasciare un segno nel paesaggio, ma soprattutto lasciare nei giovani una maggiore consapevolezza del valore del luogo in cui vivono.”

Il progetto “ARTE, ECONOMIA E NATURA” si inserisce nell’attività dell’Ente Parco volta alla valorizzazione del Monte Netto attraverso iniziative culturali, educative e di sensibilizzazione ambientale, con l’obiettivo di rafforzare il rapporto tra la comunità e il proprio patrimonio naturale e paesaggistico.

La collaborazione con il Liceo Foppa ha permesso di sviluppare un percorso nel quale l’arte è diventata strumento di conoscenza e interpretazione del territorio. Gli studenti della classe IVB, ora VB, dell’indirizzo Arti Figurative hanno affrontato le diverse fasi del progetto, dall’ideazione alla progettazione, fino alla realizzazione dell’opera direttamente all’interno del Parco.

“Attraverso la realizzazione del progetto, gli studenti hanno sviluppato una consapevolezza sempre maggiore delle dinamiche legate alla sostenibilità ambientale e hanno avuto l’opportunità di conoscere e comprendere più a fondo la realtà territoriale del Parco, per poi reinterpretarla e restituirla attraverso un’elaborazione artistica personale. Il percorso ha inoltre permesso loro di acquisire competenze nell’utilizzo di nuovi materiali e di sviluppare la capacità di lavorare in gruppo, rispettando ruoli, responsabilità e tempistiche all’interno di una situazione nuova e concreta”, spiegano la prof.ssa Maria Teresa Vecchia e il prof. Cesare Monaco, docenti del Liceo Artistico Foppa.

Accanto alla dimensione artistica, il progetto ha coinvolto anche gli studenti dell’Istituto Piamarta. La V Amministrazione Finanza e Marketing, sarà chiamata ad approfondire il valore della riqualificazione del territorio e le possibili ricadute economiche legate alla valorizzazione ambientale, culturale e turistica del Parco.

L’inaugurazione dell’opera site specific rappresenta dunque la conclusione di un percorso formativo, ma anche l’inizio di una nuova fase: quella in cui l’opera entra a far parte del paesaggio e diventa un elemento accessibile e riconoscibile per la comunità.

La scultura resterà infatti all’interno del Parco come testimonianza del lavoro svolto dagli studenti e come simbolo di un’idea di territorio nel quale arte, natura, educazione e partecipazione possono convivere e generare nuove forme di valorizzazione del patrimonio comune.

“Il nostro auspicio è che quest’opera possa continuare a raccontare nel tempo il rapporto tra i giovani e il Parco”, conclude il Presidente Bonardi. “Ogni visitatore potrà leggerla in modo diverso, ma crediamo che il suo significato più profondo sia quello di ricordarci che la tutela e la valorizzazione del territorio passano anche dalla capacità di coinvolgere le nuove generazioni e di renderle protagoniste.”

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VENDEMMIA LE COLTURE 2026

A Le Colture l’esperienza di Cesare Ruggeri e il lavoro di squadra della famiglia hanno fatto la differenza in una delle annate più impegnative degli ultimi anni

Una vendemmia che difficilmente sarà ricordata per la sua semplicità. Il 2026 ha messo alla prova i viticoltori con temperature elevate, lunghi periodi di caldo intenso e una conseguente sofferenza delle viti, chiamate a resistere a condizioni climatiche sempre più estreme. Ma proprio nelle annate più difficili emergono la capacità di leggere il vigneto, il bagaglio di conoscenze maturate nel tempo e quella testardaggine positiva che spesso fa la differenza.

Una competenza che a Le Colture porta il nome di Cesare Ruggeri, 78 anni, fondatore dell’azienda e padre di Alberto, Veronica e Silvia. Viticoltore di lunga esperienza, Cesare dedica ancora oggi gran parte delle sue giornate ai filari, seguendo personalmente l’evoluzione delle piante con cura meticolosa.

Da tempo aveva intuito che l’andamento climatico della stagione avrebbe potuto creare criticità. Per questo ha scelto di intervenire in anticipo con l’irrigazione nei momenti più delicati, aiutando le viti ad affrontare le settimane più calde dell’estate e consentendo loro di mantenere il proprio equilibrio vegetativo.

In tutti questi anni di vendemmie ne ho viste tante. Annate meno difficili e annate che ti fanno sudare fino all’ultimo giorno. Una cosa però non cambia mai: la natura comanda lei. Noi possiamo seguirla, cercare di capirla e accompagnarla, ma non possiamo pensare di essere più forti. La vigna ti parla ogni giorno e bisogna avere la pazienza di ascoltarla. Quest’anno era chiaro che le piante stavano soffrendo e siamo intervenuti quando serviva con la giusta irrigazione, con poca defogliazione per ridurre lo stress e salvaguardare il grappolo”, racconta Cesare Ruggeri.

Come ci ha sempre insegnato nostro padre, le annate difficili sono quelle che ricordano quanto il nostro lavoro dipenda dall’abilità di interpretare la natura e di agire al momento giusto. Quest’anno più che mai la sua competenza e i suoi insegnamenti sono stati fondamentali. La sua presenza costante in vigneto, il suo talento nel leggere i segnali delle piante e nel prendere decisioni tempestive rappresentano un patrimonio prezioso per tutta la nostra famiglia e per l’azienda. Chi lavora con noi sa bene che il motto ‘Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare’ non è solo un modo di dire ma è una frase che ben sintetizza il nostro approccio al lavoro e che, mai come quest’anno, è sembrata trasformarsi in una vera filosofia operativa.” aggiunge Alberto Ruggeri.

Il rapporto tra Cesare e le sue vigne va oltre il semplice lavoro. È un legame costruito in una vita trascorsa tra i filari, fatto di attenzione quotidiana, soddisfazioni e preoccupazioni. Vuole bene alle sue piante come a vecchie compagne di viaggio e, come accade nelle relazioni più autentiche, non mancano nemmeno i momenti di confronto, quelli che in famiglia raccontano sorridendo quando qualche vigneto lo fa arrabbiare più del previsto.

La vendemmia 2026 è stata però soprattutto una storia di squadra. Accanto a Cesare hanno lavorato Alberto, Veronica e Silvia Ruggeri, insieme a tutto il team di Le Colture, condividendo mesi impegnativi e una raccolta che ha richiesto particolare cura in ogni fase.

Grazie a questo lavoro corale, le uve raccolte si presentano sane e con caratteristiche qualitative molto promettenti. Saranno i tempi della vinificazione a raccontare pienamente il carattere dell’annata, ma le prime impressioni lasciano emergere un risultato che premia l’esperienza, la determinazione e la capacità di adattarsi alle sfide imposte dalla natura.

Perché se il 2026 sarà ricordato come una vendemmia complessa, a Le Colture sarà ricordato anche come l’ennesima dimostrazione di quanto il sapere accumulato in una vita possa ancora fare la differenza. E di come, nelle situazioni più difficili, esperienza, buon senso e un pizzico di sana testardaggine restino strumenti preziosi quanto qualsiasi innovazione tecnologica.

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LA VENDEMMIA 2026 DI COSTARIPA RACCONTA LA VITALITÀ DI UN VINO INTRAMONTABILE

La vendemmia 2026 in Valtènesi si è conclusa con uve di ottima qualità, che anche quest’anno permetteranno a Costaripa di interpretare la nuova annata senza perdere l’identità di un vino ormai iconico. È da questa attitudine che nasce il RosaMara, espressione di eleganza, equilibrio e capacità evolutiva.

Per Costaripa il rosé non è infatti un vino legato esclusivamente alla stagione estiva o alla freschezza immediata. È un vino che può vivere nel tempo, poiché nasce da una viticoltura attenta, da una selezione rigorosa delle uve e da una precisa idea enologica, visione perfettamente racchiusa nel RosaMara.

La vendemmia 2026 è iniziata il 5 agosto con Pinot Nero e Chardonnay, dedicati al Metodo Classico Mattia Vezzola, con circa una settimana di anticipo rispetto alla consuetudine. Le temperature elevate, con picchi superiori ai 36°C durante il giorno e ai 25°C nelle ore notturne, insieme ai fenomeni temporaleschi, hanno infatti accelerato la maturazione. Per poter rendere più graduale tale processo, si è intervenuto prima di tutto in vigna, mantenendo gli apparati fogliari rigogliosi e quindi capaci di proteggere i grappoli e gestendo con estrema attenzione le diverse parcelle.

I 18 ettari destinati a Pinot Nero e Chardonnay sono stati raccolti manualmente da 42 vendemmiatori, dando priorità alle parcelle interessate dalle grandinate di maggio e giugno. Le perdite quantitative, pari a circa il 35%, hanno interessato solo una parte del comprensorio e non hanno compromesso la qualità delle uve. L’11 agosto, alla conclusione della raccolta, gli acini si sono presentati integri, con un’ottima maturazione e soprattutto una marcata freschezza.

Il 19 agosto è invece iniziata la vendemmia delle uve rosse destinate al RosaMara, con circa due settimane di anticipo. Groppello Gentile, Marzemino, Sangiovese e Barbera sono stati raccolti dalle prime luci dell’alba alle 5.30 fino alle 13.00, per preservare al meglio l’integrità del frutto. Anche in questo caso, la selezione manuale e la rapidità di conferimento in cantina sono state determinanti per iniziare le lavorazioni con la massima delicatezza.

«La Valtènesi ci insegna da sempre a confrontarci con l’imprevedibilità e a trasformarla in esperienza – racconta Mattia Vezzola –. Dopo 99 vendemmie la mia famiglia continua a sentirsi apprendista: il nostro compito è mettere a disposizione della natura la conoscenza maturata negli anni, senza cercare di forzarla. È proprio da questo equilibrio che possono nascere vini capaci di sorprendere e, soprattutto, di evolvere con coerenza la loro giovinezza».

I vini rosé di Mattia Vezzola sono, in questo senso, “vini da sottrazione”: vini che scelgono di emanciparsi dai vezzi estetici e dalle mode per concentrarsi sull’essenziale. Comodi, belli, luminosi, capaci di accompagnare il tempo con naturalezza. Anche il colore, nel RosaMara, diventa parte di questa filosofia: una tonalità rosa cipria, delicata e luminosa, che punta all’eleganza piuttosto che allo stupore.

È questa ricerca di essenzialità a rendere il RosaMara un rosé di classe senza tempo: un vino che non vive soltanto il presente della vendemmia, ma trova nella capacità di evolvere la propria più autentica contemporaneità.

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In Franciacorta un’annata segnata dal caldo e dall’anticipo del ciclo vegetativo. Terre d’Aenòr racconta una vendemmia che ha richiesto capacità di adattamento, attenzione agronomica e rapidità nelle scelte

In Franciacorta la vendemmia 2026 è arrivata prima del previsto. Non è una novità assoluta per un territorio abituato a confrontarsi con annate sempre diverse, ma è un ulteriore segnale di come il cambiamento climatico stia modificando i ritmi della viticoltura. Temperature più elevate, fasi fenologiche anticipate e fenomeni meteorologici estremi chiedono oggi al viticoltore una capacità di lettura sempre più precisa e tempestiva.

È in questo scenario che Terre d’Aenòr, realtà franciacortina nata nel 2018 e fondata fin dall’inizio sui principi della viticoltura biologica, ha affrontato la vendemmia 2026. Un’annata complessa, ma anche interessante, che ha portato in cantina circa 3.500 quintali di uva e che, nelle prime valutazioni, lascia intravedere vini di grande struttura, ricchezza aromatica ed eleganza.

La stagione è partita in anticipo

Il primo segnale è arrivato già in primavera, con una ripresa vegetativa anticipata rispetto agli ultimi decenni. Il germogliamento precoce è stato seguito da uno sviluppo rapido e regolare della vite, senza episodi di gelo tardivo.

La stagione ha però presentato anche alcune criticità. In una prima fase, diversi appezzamenti sono stati interessati da fenomeni grandinigeni che hanno danneggiato alcuni tralci e parte della superficie fogliare. La vite ha mostrato una buona capacità di recupero, ma gli interventi in vigneto hanno richiesto maggiore attenzione e un lavoro più puntuale sulla gestione della chioma.

Un aspetto tutt’altro che secondario in un’annata calda: la superficie fogliare è infatti fondamentale per mantenere un corretto equilibrio vegeto-produttivo e per accompagnare la maturazione dei grappoli, soprattutto quando le temperature mettono la pianta sotto pressione.

La fioritura, avvenuta già ai primi di maggio, è stata anch’essa anticipata e ha dato seguito a una buona allegagione. Da quel momento il ciclo della vite ha continuato ad accelerare, sostenuto da temperature costantemente superiori alle medie stagionali.

Caldo e grandine: la doppia faccia di un clima sempre più imprevedibile

Se il caldo ha favorito un’accelerazione della maturazione, le precipitazioni sono arrivate soprattutto attraverso temporali occasionali, che hanno fornito alla pianta l’acqua necessaria ma, in alcuni casi, portato con sé nuovi episodi di grandine.

Alcuni appezzamenti hanno registrato danni anche sui grappoli, con una conseguente riduzione del potenziale produttivo stimata intorno al 30%.

È uno degli aspetti che meglio raccontano la viticoltura di oggi: non soltanto temperature più alte, ma una crescente alternanza tra condizioni estreme che rende più complesso prevedere l’evoluzione della stagione e impone di intervenire rapidamente.

Per Terre d’Aenòr, tuttavia, il quadro fitosanitario si è mantenuto positivo. Non sono emerse particolari problematiche legate alle malattie crittogamiche e le condizioni sanitarie delle uve si sono mantenute buone.

Dieci, quindici giorni di anticipo

Alla fine, il dato più evidente è quello del calendario: la maturazione ha raggiunto il punto ottimale con circa 10-15 giorni di anticipo rispetto alle consuete tempistiche.

Le prime uve raccolte hanno mostrato parametri analitici particolarmente interessanti. Acidità e pH si sono mantenuti su valori positivi, nonostante le temperature elevate, risultato ottenuto anche grazie alla corretta gestione della vegetazione.

Con il procedere della vendemmia, però, la velocità di maturazione ha imposto di accelerare le operazioni di raccolta, per cogliere ogni parcella nel momento più favorevole.

«È stata un’annata che ci ha chiesto soprattutto di essere presenti e veloci nelle decisioni – racconta Terre d’Aenòr –. Il ciclo della vite è partito presto e ha continuato ad accelerare. In condizioni climatiche di questo tipo, la gestione del verde diventa determinante per mantenere l’equilibrio della pianta e preservare acidità e pH».

Uve mature, vini ricchi e sorprendenti

Le prime indicazioni provenienti dalla cantina delineano un profilo particolarmente interessante. Le uve hanno raggiunto una buona maturità e lasciano prevedere vini strutturati, ricchi e al tempo stesso eleganti, con una componente aromatica caratterizzata da note di frutta dolce e matura e da una marcata presenza di sentori tropicali.

Un risultato che assume ancora più interesse considerando le condizioni climatiche dell’annata e che conferma quanto, nella produzione di Franciacorta, la gestione del vigneto sia fondamentale per arrivare alla vendemmia con una materia prima capace di mantenere equilibrio e freschezza.

«Ci aspettiamo vini dalla struttura importante, ricchi e sorprendenti, ma con un profilo elegante – sottolinea Terre d’Aenòr –. Nonostante il caldo, siamo riusciti a mantenere buone acidità e pH, e questo ci fa guardare con grande interesse all’evoluzione dei vini nei prossimi mesi».

La vendemmia 2026 si chiude dunque con circa 3.500 quintali raccolti. Una quantità condizionata dagli episodi di grandine, ma con una materia prima che lascia intravedere buone prospettive qualitative.

Per Terre d’Aenòr, questa annata racconta soprattutto una nuova normalità con cui la viticoltura è chiamata a confrontarsi: anticipare, osservare, intervenire e adattarsi. Perché se il clima sta cambiando il ritmo del vigneto, la sfida per il produttore è riuscire a cambiare insieme a lui, senza perdere l’identità del vino e il legame con il territorio.

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Il consorzio Barbera d’Asti e i vini del Monferrato richiamano l’attenzione sul futuro della filiera

La vendemmia 2026 nel territorio del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato si apre con segnali incoraggianti. Le vigne hanno reagito bene a una stagione segnata da eventi climatici sempre più variabili, restituendo un quadro vendemmiale complessivamente molto positivo: le prime stime indicano infatti una produzione equilibrata e in linea con il potenziale del territorio, con prospettive incoraggianti sia dal punto di vista qualitativo sia quantitativo.

Dietro queste prospettive favorevoli si nasconde però una realtà più complessa: le aziende vitivinicole devono confrontarsi con un contesto economico difficile, segnato dalla contrazione dei consumi, dalla pressione sui prezzi e da una crescente incertezza produttiva.

In questo scenario, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato richiama l’attenzione sulla necessità di garantire la sostenibilità economica delle imprese agricole, una priorità strategica per il futuro dell’intero comparto.

“Le aziende vitivinicole stanno dimostrando grande capacità di adattamento e il quadro della raccolta si presenta positivo sotto il profilo produttivo ed enologico. Tuttavia, non possiamo fermarci ai risultati della vendemmia: oggi la vera sfida è garantire alle imprese la possibilità di generare valore e, soprattutto, assicurare ai viticoltori un reddito onesto, sostenibile e dignitoso. Senza questa condizione non può esserci futuro per la nostra viticoltura.” dichiara Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. “Di fronte al calo dei consumi, all’aumento delle giacenze e agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, riteniamo urgente convocare gli Stati Generali del vino. È necessario riunire intorno allo stesso tavolo istituzioni, a partire dalla Regione Piemonte, organizzazioni di rappresentanza, consorzi, imprese e distribuzione per costruire una visione condivisa del futuro del settore. Dobbiamo individuare strumenti concreti per rafforzare la competitività delle aziende, sostenere il reddito dei produttori, valorizzare le denominazioni e creare prospettive solide per le nuove generazioni che scelgono di investire nel mondo del vino.”

Secondo il Consorzio, il tema dell’equilibrio tra produzione e domanda richiede strumenti condivisi e una visione di sistema capace di coinvolgere tutti gli attori della filiera, dalle aziende agricole fino al mondo della distribuzione.

“Il vino italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione che va governata con coraggio e lungimiranza. Le sfide legate al mercato, al clima e alla gestione del potenziale produttivo richiedono una riflessione collettiva e scelte condivise. Solo attraverso un confronto strutturato tra tutti gli stakeholder sarà possibile tutelare il lavoro dei viticoltori e garantire uno sviluppo sostenibile del comparto nel medio e lungo periodo. I produttori sono i veri custodi del territorio: non si limitano a coltivare la vite, ma investono quotidianamente tempo, risorse e competenze nella manutenzione del paesaggio, nella salvaguardia delle colline e dei borghi che rendono unico il nostro patrimonio UNESCO. Se i viticoltori abbandonano le vigne, non perdiamo soltanto produzione agricola e occupazione, ma rischiamo di compromettere anche il modello di enoturismo che negli ultimi anni è diventato un motore fondamentale di sviluppo per il territorio. La tutela del reddito delle imprese vitivinicole non è quindi solo una questione economica: significa preservare un patrimonio culturale, paesaggistico e turistico che appartiene a tutta la comunità.” conclude Mobrici.

Il Consorzio conferma il proprio impegno nella promozione delle denominazioni del territorio e nel favorire un percorso condiviso che metta al centro qualità, innovazione e sostenibilità economica, elementi indispensabili per consolidare il ruolo del Monferrato e dell’Astigiano tra le aree vitivinicole di riferimento a livello nazionale e internazionale.