Categorie
Wine

L’identità dello Schioppettino di Prepotto di Vigna Traverso

C’è un vino che più di ogni altro racconta la filosofia produttiva di Vigna Traverso e il legame profondo con il territorio di Prepotto: è lo Schioppettino di Prepotto, interpretazione autentica di uno dei vitigni autoctoni più rappresentativi dei Colli Orientali del Friuli e oggi fiore all’occhiello della cantina di famiglia.

Prodotto esclusivamente da uve provenienti dai vigneti aziendali situati nel comune di Prepotto, su terreni caratterizzati dalla tipica ponca, lo Schioppettino di Vigna Traverso nasce da un approccio che mette al centro la cura meticolosa del vigneto e una selezione delle uve estremamente rigorosa.

“È un lavoro estremamente scrupoloso e impegnativo, ma rappresenta uno degli aspetti fondamentali del nostro modo di fare vino”, spiega Stefano Traverso. “La raccolta manuale, il raffreddamento immediato delle uve, la lavorazione il giorno successivo e la selezione acino per acino ci permettono di esprimere con maggiore precisione le caratteristiche di ogni vendemmia e del territorio da cui provengono le uve”.

La vendemmia viene infatti effettuata ancora oggi interamente a mano, con una prima selezione direttamente in vigneto. Ogni parcella viene raccolta e vinificata separatamente, permettendo di valorizzarne le specifiche caratteristiche pedoclimatiche e di preservarne l’identità. Una volta raccolte, le uve vengono immediatamente raffreddate e lavorate il giorno successivo, una scelta tecnica che consente di mantenere integra la freschezza aromatica e la qualità del frutto.

Particolarmente accurato è il processo di selezione destinato ai vini rossi. Dopo la cernita iniziale tra i filari, gli acini vengono sottoposti a una verifica minuziosa che combina tecnologie di selezione avanzate e un’ultima indispensabile valutazione manuale. Una vera e propria cernita acino per acino, pensata per garantire che in cantina arrivi esclusivamente la materia prima migliore.

In cantina, dopo una criomacerazione di sette giorni e una macerazione di quindici giorni con délestage quotidiani, il vino completa il proprio percorso con un affinamento in acciaio e successivamente in barrique di rovere francese per almeno dodici mesi, seguito da un ulteriore periodo di riposo in bottiglia.

Il risultato è un vino che esprime con eleganza la personalità dello Schioppettino. Rosso rubino brillante, si apre al naso con note floreali di viola e ciclamino, cui segue il caratteristico sentore di pepe bianco che identifica il vitigno. Il corredo aromatico si sviluppa poi su ribes nero, mora, mirtillo e ciliegia, accompagnati da sfumature di rabarbaro, genziana e alloro. Il finale olfattivo richiama vaniglia, liquirizia e delicate sensazioni balsamiche mentolate. Al palato è corposo, verticale e diretto, sostenuto da un finale lungo e speziato che richiama coerentemente il pepe bianco.Con questa etichetta, Vigna Traverso conferma la propria vocazione per i grandi vini rossi dei Colli Orientali del Friuli, unendo rigore produttivo, rispetto del territorio e una costante ricerca della qualità che inizia tra i filari e si conclude nel bicchiere.

Categorie
Wine

Il Classese continua a narrare di sè; ricco autunno di eventi

L’autunno è caldo per il Classese, il metodo classico da pinot nero dell’Oltrepò Pavese tra i protagonisti di OltreGusto Oltrepò Terra di Pinot Nero, evento consortile che negli scorsi giorni ha radunato a Voghera (PV) 32 cantine, 1400 partecipanti, 16 ristoranti oltrepadani e 16 chef stellati internazionali, oltre a decine di suggestioni gastronomiche italiane e non.

A partire da lunedì 28 settembre, infatti, tre appuntamenti scandiranno il calendario milanese nel segno delle bollicine blanc de noirs. Si inizia alla Rotonda della Besana Bistrot con una blind tasting experience: nella scenograficacornice di uno dei più iconici luoghi meneghini sarà possibile degustare quattro Classese, anche abbinandoli a una selezionedi cocotte gourmet.

Si prosegue a fine ottobre (data da confermare) con una Masterclass rivolta soprattutto a sommelier e operatori, all’interno dei prestigiosi spazi di Portrait Milano. Un’occasione per approfondire una storia e un territorio che dal 1865 rappresentano l’anima noir del metodo classico italiano.

Martedì 1° dicembre, al ristorante Anima dello chef pluristellato Enrico Bartolini il Classese incontrerà invece la cucinacreativa del resident chef Michele Cobuzzi — già protagonista di uno showcooking lo scorso 7 settembre nel corso di OltreGusto — in una wine dinner capace di evidenziare la particolare vocazione gastronomica del metodo classico da pinot nero dell’Oltrepò.

Ciascuna serata darà la possibilità di avere un’ampia panoramica del territorio — grazie a un banco consortile condecine di etichette — e sarà condotta da Noemi Brambilla (sui social Noellawines) e dal direttore del Consorzio RiccardoBinda.

Tutti i dettagli delle serate e le modalità di partecipazione saranno disponibili sui canali social del Consorzio.

Il Classese, però, sarà anche protagonista di altri tre importanti appuntamenti milanesi a ottobre: una masterclass con il Politecnico di Milano giovedì 8, la Milano Wine Week in occasione della Wine List (lunedì 19) e Fermento Milano, domenica 25. Senza dimenticare tre appuntamenti fuoriporta: il 29 settembre un  walk around tasting all’Enoteca Italiana di Bologna, il 5 ottobre una serata esclusiva al 67 Pall Mall di Londra e, a novembre, un tour di degustazioni in Giappone che si aprirà con Slow Wine a Tokyo mercoledì 11.

Categorie
Wine

Seconda edizione di Collio Evolution. Protagonista di quest’anno sarà il Pinot Grigio

Si apre un autunno ricco di impegni per il Consorzio Tutela Vini Collio, che porta il territorio e i suoi vini dalla vendemmia in via di conclusione fino ai principali appuntamenti dei prossimi mesi, in Italia e all’estero, con Collio Evolution come punto centrale dell’anno.

La vendemmia 2026 nel Collio è ormai agli sgoccioli. Iniziata prima della metà di agosto, è stata la più anticipata di sempre per il territorio dopo quella del 2003: si è partiti dalle varietà più precoci, Pinot Grigio e Sauvignon, per proseguire con Friulano, Malvasia Istriana e Ribolla Gialla e chiudere in questi giorni con le uve rosse.

L’assenza di piogge per quasi tutto il periodo estivo e le ondate di calore, concentrate soprattutto a ridosso della raccolta, hanno inciso sulle rese in alcune zone e per alcune varietà, riflettendosi anche sui parametri analitici delle uve, in qualche caso con concentrazioni zuccherine più elevate e acidità più basse. Le piogge, per quanto tardive, hanno però migliorato il quadro generale: la qualità dei mosti lascia oggi ben sperare per vini di ottima qualità.

«Dopo il 2003 non avevamo mai iniziato a raccogliere così presto» – dichiara il Presidente Luca Raccaro – «e questo da solo dice molto di quanto il clima stia cambiando il nostro modo di lavorare in vigna. Un’estate senza piogge e le ondate di calore a ridosso della vendemmia hanno inciso sulle rese e, in qualche caso, sull’equilibrio tra zuccheri e acidità; le piogge, anche se tardive, hanno poi rimesso in ordine il quadro generale. Oggi guardiamo ai mosti in cantina con fiducia: ci sono le premesse per vini di ottima qualità» 

È Collio Evolution il perno attorno a cui ruota gran parte dell’attività del Consorzio: dal 24 al 26 ottobre torna per la sua seconda edizione a Cormons, nelle sale del Comune in Piazza XXIV Maggio 22, la stessa sede dello scorso anno. Nato nel 2025, è l’evento istituzionale della Denominazione: il luogo in cui il territorio si racconta e si mette in discussione davanti a stampa e operatori. Il titolo scelto per il 2026, “Oltre il vitigno. Dalla terra al calice: l’essenza identitaria del Pinot Grigio”, indica anche il vitigno a cui è dedicata questa edizione: il Pinot Grigio, letto come chiave d’accesso a suoli, microclimi e scelte produttive del territorio.

Nei tre giorni della manifestazione il Consorzio attende oltre 50 giornalisti italiani e internazionali. Ad anticipare l’evento sarà un press tour riservato ai giornalisti stranieri ospiti di Collio Evolution, che arriveranno da Stati Uniti, Brasile, Polonia, Austria, UK, Canada e Paesi Bassi per vivere il territorio prima della manifestazione.

«Siamo felici di questo press tour, perché dà la possibilità ai giornalisti stranieri di conoscere davvero il nostro territorio prima ancora che l’evento cominci», commenta Lavinia Zamaro, Direttrice del Consorzio Collio.

Il programma entra nel vivo sabato con una masterclass dedicata al Pinot Grigio del Collio.

A seguire, il convegno con la presentazione della seconda parte della ricerca Nomisma, questa volta dedicata al canale Horeca.

Domenica mattina è in programma una seconda masterclass, seguita dal walk around tasting con i produttori. Alla stampa è riservata inoltre una degustazione tecnica dedicata a diverse interpretazioni e annate di Pinot Grigio.

“Collio Evolution è il momento in cui la Denominazione fa il punto su se stessa: dalla degustazione tecnica al confronto con i numeri della ricerca, fino al dialogo diretto con i produttori. Strumenti diversi che servono a una cosa sola, dare ai nostri viticoltori e agli ospiti, una fotografia chiara dello stato dell’arte del Collio” – sottolinea Raccaro.

Intorno a Collio Evolution si muove poi un calendario fitto di appuntamenti, che il Consorzio segue su due fronti: da un lato gli impegni sul territorio nazionale, dall’altro alcune tappe internazionali.

In Italia, il Consorzio è di scena già dal 18 al 20 settembre alla Festa dell’Uva di Cormons, edizione 2026 dal titolo “Il Vino si sposa con Tutto”. Nell’ambito del progetto “Un Consorzio per amico”, promosso in Piazza del Gusto (Piazza XXIV Maggio) insieme all’Enoteca di Cormons, vede come ospite l’Associazione Viticoltori di San Donato in Poggio (Chianti Classico): due le masterclass in programma, l’anteprima di giovedì 17 settembre dedicata alle vecchie annate di Collio ed Isonzo, ed il dialogo tra i calici di Collio e Chianti Classico nel pomeriggio di sabato 19.

Dal 3 al 5 ottobre il Collio è ospite d’onore della settima edizione de “Il Nizza è”, a Palazzo Crova di Nizza Monferrato – unico Consorzio invitato quest’anno. Un banco d’assaggio dedicato presenterà 17 etichette rappresentative del territorio, e sabato 3, alle 10.30, è in programma la tavola rotonda “Il cambiamento climatico: aspetti enologici, territoriali e di mercato”, a confronto tra le due denominazioni.

Si chiude poi il 12 novembre con Collio Day, l’evento ideato in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier (AIS) che quest’anno taglia il traguardo della decima edizione: le delegazioni AIS in tutta Italia si “tingeranno di giallo” per celebrare la Denominazione con degustazioni guidate dai produttori, abbinate a Montasio DOP e Prosciutto di San Daniele DOP. Numero di delegazioni e produttori è ancora in via di definizione, rispetto alle dodici delegazioni e ai venti produttori dell’edizione 2025.

Sul fronte internazionale, il 5 ottobre il Collio sbarca a Toronto con “Collio meets Canada”, una degustazione guidata di Pinot Grigio e Friulano condotta da John Szabo MS, presso 65 Front St W, all’interno di Union Station. A fine novembre è poi la volta di Londra, con due appuntamenti che condividono la formula ma si rivolgono a pubblici diversi. Il 30 novembre, in collaborazione con la UK Sommelier Association, masterclass e walk around tasting dal taglio B2B, rivolti a sommelier, importatori e operatori dell’hospitality britannica. Il 1° dicembre il Collio si sposta ai Courtyard Wine Cellars di Covent Garden, una location esclusiva nel cuore della città, dove i tanti visitatori che animano la zona potranno assaggiare i vini DOC Collio presentati direttamente dai produttori: il primo appuntamento della Denominazione dedicato ai consumatori finali, che apre nuove opportunità di presenza per il Collio nel centro di Londra.

Categorie
Wine

Tre diverse esperienze per vivere l’anima della cantina Follador

Nella tenuta di famiglia a Col San Martino, frazione di Farra di Soligo in provincia di Treviso, Follador Prosecco dal 1769 accoglie i propri ospiti come si fa a casa: con presenza, con cura e con il desiderio di condividere qualcosa di autentico. L’offerta enoturistica si articola in tre percorsi distinti, tutti su prenotazione, tutti radicati in un paesaggio collinare riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2019, pensati per chi vuole avvicinarsi al Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG attraverso i luoghi e le persone che lo rappresentano.

“Accogliere le persone qui significa condividere qualcosa che va oltre il bicchiere, significa entrare in contatto con la nostra famiglia”, afferma Cristina Follador. “Vogliamo che chi viene a trovarci si senta accolto come a casa, in un luogo speciale da vivere con i propri occhi: la pendenza di queste colline, il modo in cui gestiamo la vendemmia, le scelte tecniche che facciamo per rispettare il frutto. È un incontro autentico con un luogo unico e con chi lo abita da secoli.”

Il primo percorso, Degustazione Vini, è un momento di accoglienza e degustazione dei Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG della cantina, un primo contatto per entrare nel mondo Follador e abbracciare la sua filosofia. 

Il secondo, Tra storia e innovazione, aggiunge alla degustazione la visita alla cantina e agli impianti produttivi: gli ospiti conoscono da vicino le fasi della vinificazione secondo il Metodo Gianfranco Follador®, il protocollo tecnico registrato che prevede un abbattimento termico immediato dopo la pigiatura, una crio-macerazione breve per l’estrazione di struttura e precursori aromatici e un affinamento in autoclave prolungato oltre i tempi minimi previsti dal metodo Charmat. È il racconto di una cantina a conduzione familiare in cui ogni scelta risponde a una visione precisa, lontana dalle logiche della produzione su larga scala. Il terzo percorso, Degustazione con vista, conduce gli ospiti fuori dalla cantina e direttamente tra le viti del Cru Torri di Credazzo: un tasting all’aperto, con le colline del Patrimonio dell’Umanità a fare da sfondo a un’esperienza che vale prima di tutto come incontro con il paesaggio.

A ricevere gli ospiti nella propria tenuta è la famiglia Follador. Michele, Cristina, Emanuela e Francesca Follador sono la nona generazione di una stirpe viticola che lavora queste colline dal 1769, anno in cui Giovanni Follador ricevette dal Doge di Venezia Alvise IV Mocenigo un riconoscimento ufficiale per la qualità dei suoi vini. Più di due secoli e mezzo dopo, la conduzione rimane familiare e le responsabilità sono distribuite tra i quattro fratelli: Michele guida la parte tecnica e progettuale, Cristina si occupa della comunicazione e dell’export, Emanuela della visione amministrativa, Francesca dell’enologia. È stata proprio Francesca, insieme a Michele, a sviluppare il Metodo Gianfranco Follador® dopo un percorso di ricerca avviato a Montpellier, dove l’esigenza di proteggere l’integrità aromatica del mosto in risposta all’innalzamento delle temperature aveva reso necessario ripensare la vinificazione fin dalla pigiatura.

quaranta ettari di vigneto della tenuta si distribuiscono nella fascia collinare tra Col San Martino e Credazzo, su suoli misti di argilla e roccia con esposizioni a sud-ovest e pendenze che escludono qualsiasi forma di meccanizzazione nella raccolta. La vendemmia è manuale, per necessità prima ancora che per scelta, e questo rapporto diretto con la vigna è parte di ciò che gli ospiti percepiscono quando camminano tra i filari del Cru Torri di Credazzo: un paesaggio scolpito dal lavoro dell’uomo generazione dopo generazione, oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Venire a Col San Martino significa portarsi a casa qualcosa che non si trova in etichetta: la memoria di un luogo, il volto di chi lo abita, il sapore di un vino che affonda le radici in una famiglia e in un territorio che si tramandano da oltre due secoli.

Per info e prenotazioni: folladorprosecco.it | info@folladorprosecco.com

Categorie
Altri prodotti Wine

IZart Gallery inaugura la seconda mostra: “THIS MUST BE THE PLACE”

Arte contemporanea, luce e materia nel paesaggio dell’Alta Langa Astigiana

Sabato 19 settembre 2026, dalle ore 17.00

Borgo Isolabella Wine & Vermouth Relais – Loazzolo (AT)

A Loazzolo, nel cuore dell’Alta Langa Astigiana, IZart Gallery inaugura la sua seconda mostra con “THIS MUST BE THE PLACE”, un progetto espositivo realizzato in collaborazione con la Galleria Ferrero di Ivrea e curato da Andrea Daffra.

Fondata da Luigi Isolabella della Croce e Owen Zaccagnino, IZart Gallery è uno spazio dedicato all’arte contemporanea che trova la propria identità nel dialogo tra arte, territorio, cultura e accoglienza.

La galleria, ospitata negli spazi di Borgo Isolabella Wine & Vermouth Relais, nasce con l’intento di portare la ricerca artistica contemporanea all’interno di un paesaggio fortemente caratterizzato dalla natura e dalla cultura vitivinicola, creando un luogo di incontro e di confronto lontano dai tradizionali circuiti espositivi. La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 11 alle 17 fino al 10 gennaio.

Con “THIS MUST BE THE PLACE”, questo dialogo si approfondisce attraverso una riflessione sulla luce, sulla materia e sull’ordine naturale, elementi che attraversano linguaggi e sensibilità differenti.

Il progetto prende avvio dalla mostra “YANTRA”, presentata dalla Galleria Ferrero a Ivrea nell’aprile 2026, e ne sviluppa il percorso all’interno del particolare contesto di Borgo Isolabella. Al centro dell’esposizione è il confronto tra la materia cosmica di Federico Ferrarini, le architetture di luce di Silvia Serenari e la ricerca del Duo ES con Nicola Evangelisti, in un percorso che invita a superare la dimensione puramente visibile dell’opera per interrogarsi sull’origine, sulla percezione e sulle strutture profonde del cosmo.

Le sculture di Federico Ferrarini (Verona, 1976) nascono da pietre e marmi provenienti da diverse parti del mondo, trasformati in ingranaggi e forme scultoree uniche. La materia diventa così un dispositivo capace di evocare una dimensione cosmica e di mettere in relazione natura, tecnologia e presenza umana.

La ricerca di Silvia Serenari (Piombino, 1974) e Nicola Evangelisti (Bologna, 1972), attraverso video, simboli e opere trasferite su fotoceramica, si muove invece lungo il confine tra visibile e invisibile, costruendo vere e proprie architetture di luce nelle quali il simbolo diventa strumento per risalire dalla percezione al principio creatore.

A questo nucleo si affiancano le opere di Ernesto Morales, Alessandro D’Aquila e Owen Zaccagnino, ampliando il percorso attraverso differenti interpretazioni della luce.Ernesto Morales (Buenos Aires, 1974), artista visivo, concentra la propria ricerca sulla luce come fenomeno percettivo, simbolico e materiale. Le opere della serie Luci e le celebri Clouds si inseriscono nel percorso espositivo come una riflessione sulla capacità della luce di trasformare la percezione e generare nuovi spazi interiori.

Alessandro D’Aquila (1989), originario dell’Abruzzo e residente a Milano, porta al centro della propria ricerca il linguaggio Braille. Nelle sue Tavole poetiche ottometriche, segni e superfici diventano strumenti per riportare alla luce temi e significati spesso sottratti all’attenzione quotidiana. La sua ricerca invita lo spettatore ad andare oltre la parola, affidandosi alla fantasia, all’intuito e a una diversa forma di percezione.

Completa il percorso Owen Zaccagnino (1989), fotografo italo-inglese, direttore di IZart Gallery e direttore generale di Borgo Isolabella Wine & Vermouth Relais. Partecipa al progetto con una selezione di opere fotografiche dedicate alla natura. La sua ricerca nasce dall’incontro tra arte e paesaggio e utilizza la fotografia per celebrare la luce, la vita e la resilienza del mondo naturale.

Le opere si pongono inoltre in relazione diretta con il territorio che ospita la mostra, sottolineandone il valore e la necessità di una consapevolezza sempre maggiore nei confronti dell’ambiente.

“THIS MUST BE THE PLACE” diventa così non soltanto il titolo di una mostra, ma una dichiarazione di intenti: la volontà di riconoscere nel luogo — nel paesaggio, nella materia, nella luce e nella relazione tra uomo e natura — una dimensione capace di generare cultura e nuove forme di ricerca.

Il percorso espositivo invita il visitatore a guardare oltre l’illusione del visibile, a riconoscere connessioni tra elementi apparentemente distanti e a confrontarsi con quell’ordine vivo e mutevole che lega la materia, la luce e il cosmo.

Con questa seconda esposizione, IZart Gallery prosegue il proprio percorso affermandosi come un progetto culturale capace di mettere in relazione arte contemporanea e territorio, offrendo agli artisti uno spazio di ricerca e al pubblico un’esperienza che unisce cultura, natura, accoglienza ed i vini e Vermouth della cantina Isolabella della Croce.

ARTISTI

  • Federico Ferrarini
  • Silvia Serenari
  • Nicola Evangelisti / Duo ES
  • Ernesto Morales
  • Alessandro D’Aquila
  • Owen Zaccagnino

In collaborazione con: Galleria Ferrero, Ivrea

A cura di: Andrea Daffra

Organizzata da: IZart Gallery

Fondatori e galleristi: Luigi Isolabella della Croce e Owen Zaccagnino

Orari per la visita: tutti i giorni dalle 11 alle 17

Inaugurazione: sabato 19 settembre 2026, ore 17.00

Sede: IZart Gallery – Borgo Isolabella Wine & Vermouth Relais, Loazzolo (AT)