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UMBRIA TOP A UMBRIA WINE 2026: 31 cantine socie protagoniste tra wine tasting, formazione e opportunità per la ristorazione

Dall’ 11 al 13 settembre a Perugia un programma di attività dedicato alla promozione del vino umbro di qualità. 
Al via anche il progetto pilota “Vino al Centro” con il walk around tasting di lunedì 14, per rafforzare la presenza delle etichette regionali nella ristorazione cittadina

Sono 31 le cantine socie di Umbria Top che prenderanno parte a Umbria Wine 2026, manifestazione in programma nel centro storico di Perugia dall’11 al 13 settembre, all’interno di un evento che coinvolge complessivamente 41 aziende vitivinicole. Per il quarto anno consecutivo Umbria Top è partner della manifestazione, nella quale promuoverà un articolato programma di attività rivolte sia al pubblico sia agli operatori del settore, con l’obiettivo di valorizzare le produzioni regionali e sviluppare nuove opportunità di mercato per le imprese umbre.

La partecipazione rientra nelle attività del progetto CSR 2024-2027, Intervento SRG 10, e conferma l’impegno di Umbria Top nel sostenere la diffusione della cultura del vino, l’incontro con nuovi consumatori e il rafforzamento del legame tra produzione vitivinicola e sistema di distribuzione locale.

Nel cuore della manifestazione sarà allestita una tasting area in Piazza della Repubblica, aperta ogni giorno dalle 17 alle 22 e presidiata da un sommelier AIS, dove i visitatori potranno approfondire la conoscenza delle produzioni Doc, Docg, Igt delle cantine socie.
Accanto all’attività dell’Enoteca, il programma prevede sabato 12 settembre alle ore 17.30 presso Palazzo Baldeschi una masterclass dedicata ai vitigni autoctoni Grero e Pecorino, guidata da Lucia Giordano del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Perugia che sta collaborando da anni con alcune aziende per la riscoperta e valorizzazione di questi antichi vitigni. La degustazione sarà preceduta dalla visita guidata alla mostra “San Francesco nostro contemporaneo”. Le prenotazioni sono disponibili sul portale TicketSMS, per info e prenotazioni: +39 3336780132.

Tra le iniziative rivolte al mercato internazionale, Umbria Top firma inoltre una degustazione di Grechetto riservata a dieci buyer – distributori, importatori, proprietari di ristoranti ed enoteche – provenienti da Spagna, Olanda, Regno Unito, Danimarca e Polonia, ospiti di  Camera di Commercio dell’Umbria. In degustazione cinque Grechetto provenienti dalle aree di Montefalco, Orvieto, Todi, Colli Perugini e Lago Trasimeno, selezionati per raccontare la varietà delle espressioni territoriali del vitigno attraverso diverse annate e interpretazioni produttive.

“Umbria Wine rappresenta per noi un’importante occasione di incontro tra le aziende e il pubblico, ma soprattutto uno strumento concreto per creare nuove opportunità per il comparto vitivinicolo regionale”, sottolinea Gioia Bacoccoli, coordinatrice di Umbria Top. “Quest’anno abbiamo scelto di rafforzare ulteriormente il dialogo con il settore della ristorazione e con i mercati internazionali, mettendo al centro il valore delle denominazioni umbre e la capacità delle nostre aziende di presentarsi in modo coordinato e competitivo”.

L’edizione 2026 di Umbria Wine segna inoltre l’avvio operativo di “Vino al Centro”, progetto pilota promosso da Umbria Top insieme a Comune di Perugia, Confcommercio Umbria, Camera di Commercio dell’Umbria e Umbria Wine. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di incrementare la presenza delle etichette umbre nelle carte dei vini dei ristoranti del centro storico e del territorio comunale, favorendo nuove collaborazioni tra produttori e operatori della ristorazione.

Cuore del progetto sarà il walk around tasting dedicato al canale Ho.Re.Ca., in programma lunedì 14 settembre all’Hotel Giò di Perugia. Per l’intera giornata cantine e operatori potranno incontrarsi direttamente in un contesto business-oriented pensato per facilitare l’avvio di relazioni commerciali e l’inserimento di nuove referenze umbre nelle carte dei vini dei ristoranti aderenti. L’obiettivo è costruire un modello di collaborazione stabile e replicabile anche in altri territori della regione.

Attraverso la presenza a Umbria Wine e il lancio di “Vino al Centro”, Umbria Top conferma il proprio ruolo di coordinamento e promozione del comparto vitivinicolo regionale, sostenendo la crescita della visibilità dei vini umbri sia presso il pubblico sia nei canali professionali della ristorazione e della distribuzione.

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Ristoranti

Trattoria San Filippo Neri, dove mangiare la vera cucina milanese terminando tra amaro e gin di qualità

Milano offre infiniti ristoranti e per ogni gusto. In molti casi ci si trova di fronte a grandi turnover di attività che faticano ad avviare, figurarsi a proseguire il lavoro. Trovare un luogo accogliente, storico, famigliare e di cucina tipica diventa sempre più difficile. Ma oggi ne ho scovato uno… anzi, grazie a un fortuito caso avvenuto a marzo in un locale parmense, oggi ho potuto sedermi al tavolo di una trattoria storica che i miei amici milanesi amano e dove fanno fatica a prenotare tanto alto è la richiesta (e il luogo non è piccolo). 

Si tratta di una trattoria storica sita in Viale Monza, comoda da raggiungere anche da chi viene da fuori Milano e con adiacenti aree parcheggio pratiche e grandi. 

La trattoria nasce nel novembre 1985, grazie a Piero e Lucia Zanotta. All’inizio erano in cinque: Lucia in cucina, Piero specializzato nella scelta e preparazione della carne e pochi altri collaboratori. 

Il figlio Mario è cresciuto praticamente dentro la trattoria: da bambino aiutava tra sala, cucina e cassa. Dopo la laurea in Economia e Commercio alla Bocconi, ha deciso di tornare a lavorare con i genitori e continuare l’attività di famiglia.

La storia del locale si inserisce però in una realtà di quartiere ancora più antica: la Cooperativa San Filippo Neri di Precotto fu costituita nel 1919 e festeggiò il centenario nel 2019. La trattoria occupa gli spazi adiacenti ed è legata a questa tradizione cooperativa. 

La cucina è quella della tradizione milanese e lombarda, con piatti come risotto, lasagne, cassoeula e varie preparazioni di carne. Il risotto, inizialmente considerato quasi un piatto della domenica/settimana, è diventato nel tempo una delle specialità della casa. 

Oggi mantiene volutamente un’atmosfera da vecchia trattoria di quartiere, semplice e popolare, ed è spesso segnalata per il buon rapporto qualità-prezzo.

Espressi questi dati, bisogna andare al succo di ciò. Toccare, assaggiare, scoprire e riflettere.

Arrivo e trovo una coda che non mi aspettavo. Banchieri, operai, famiglie, studenti. Tutti diligentemente in attesa di esser accomodati. L’esterno è un luogo accogliente e rilassante ma, contemporaneamente, conviviale.

Dentro mi riporta alle vecchie trattorie ed osterie che vivevo nelle mie terre d’origine. Grande aggregazione e socializzazione. 

La lista dei piatti è veramente ricca e spazia anche sul vegetale e il pesce. C’è davvero da fare la conta per poter decidere. Io ero attirata da moltissimi piatti… forse, solo per il meteo, avrei escluso i più “calorosi” (che tornerò sicuramente a provare).

Mondeghini, insalata russa, lasagne, vitello tonnato, fagioli e poi via con i dolci (c’è pure la frutta in tre proposte tra cui scegliere). Non saprei dirvi quale mi è piaciuto di più. Sinceramente ho trovato grande qualità, bilanciamenti e concretezza. Veri piatti tipici e casalinghi. 

Il tutto con un’ottima IPA artigianale che da poco producono. 

Infine, al bancone della zona bar, ho (ri)assaggiato il loro amaro e gin (il primo vero incontro è stato proprio essermi trovata al tavolo di un ristorante dove il loro commerciale stava facendo degustare questi prodotti e, da quell’incontro di sei mesi fa, è nato il mio interesse verso questa genuina e reale attività ristorativa e, direi, sociale e avvolgente). 

Amaro e gin di ottimo livello. Non zuccherati, non impastati o volgari. Mi ricordano tutti gli amari genuini fatti in casa e quei distillati che rinfrescano e deliziano un fine pasto.

Sono uscita da Trattoria San Filippo Neri con una sola consapevolezza: io voglio tornare ancora qui!

Questo mi sembra tutto fuorché poco!

Grazie a Mario, Massimo e tutte le ragazze e signore che lavorano lì. Un team non indifferente e sempre con il sorriso addosso. 

Grazie a Niccolò perché senza quel fortuito incontro a Soragna, forse non avrei mai potuto scoprire questo vero angolo milanese dove la cucina vera fa da padrona.

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NASCE VAMPIRI ITALIANI, LA PRIMA ASSOCIAZIONE ITALIANA DI ASSAGGIATORI D’AGLIO

A Songavazzo, in alta Val Seriana, l’ingrediente più temuto della cucina italiana ha finalmente i suoi degustatori: scheda sensoriale dedicata, panel alla cieca e la prima misurazione sistematica della persistenza.

L’Italia ha assaggiatori di vino, di olio, di formaggio e di salumi. Da oggi ha anche gli assaggiatori d’aglio. Nasce Vampiri Italiani, associazione senza scopo di lucro con sede a Songavazzo, in provincia di Bergamo: la prima associazione italiana dedicata alla valutazione sensoriale dell’aglio, costituita il 15 giugno 2026 da sette soci fondatori.

Il progetto applica all’aglio gli strumenti che il mondo enogastronomico riserva da decenni alle sue eccellenze: una scheda di assaggio dedicata, panel comparativi alla cieca tra varietà italiane — comprese le due DOP, l’Aglio di Voghiera e l’Aglio Bianco Polesano — un protocollo di cottura standardizzato e, soprattutto, la misurazione di ciò che dell’aglio tutti conoscono e nessuno aveva mai cronometrato: la persistenza. I panel si svolgono nella sede-laboratorio dell’associazione, ribattezzata “il Covo”.

Tutto è cominciato con un autoesperimento: due teste d’aglio intere cotte al forno e quarantadue ore di rilevazioni olfattive, che hanno prodotto la prima curva di persistenza documentata dell’associazione — e una convivente trasferita nella stanza degli ospiti, diventata a sua insaputa il primo assaggiatore terzo in cieco della storia di Vampiri Italiani.

Il fondatore e presidente è Luca Scainelli, giornalista pubblicista con trentacinque anni di degustazioni professionali alle spalle, con assaggi quotidiani di ogni tipo. «Non serve che la gente assaggi aglio crudo», spiega. «Serve che voglia capire l’aglio che già mangia.»

Il nome dell’associazione è una dichiarazione di metodo: dove la leggenda fugge, gli assaggiatori restano, annusano e prendono appunti. Sotto l’ironia gotica del brand c’è un lavoro rigorosamente documentato: protocolli scritti, valutatori alla cieca, sedute calibrate su un campione di riferimento fisso. I risultati dei primi panel comparativi tra varietà italiane saranno pubblicati a fine settembre su “Il Morso”, la pubblicazione riservata ai soci, e successivamente resi pubblici.

L’associazione apre da oggi il tesseramento su vampiriitaliani.it.

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IL CONSORZIO GARDA DOC CELEBRA I SUOI 30 ANNI A FESTIVALETTERATURA 2026

Decima partecipazione per la Denominazione che si conferma “Vino del Festival” nell’anno del trentennale condiviso con la storica manifestazione mantovana

Il Consorzio Garda DOC celebra il proprio 30° anniversario tornando protagonista a Festivaletteratura 2026, in programma a Mantova dal 9 al 13 settembre, dove sarà presente per il decimo anno consecutivo come partner e “Vino del Festival”. Un traguardo particolarmente significativo che coincide con la 30ª edizione della manifestazione letteraria, tra gli appuntamenti culturali più prestigiosi e partecipati del panorama italiano e internazionale.

Celebrare i 30 anni del Consorzio Garda DOC insieme ai 30 anni di Festivaletteratura rappresenta per noi un momento dal forte valore simbolico. Da dieci anni condividiamo con il Festival una visione fatta di incontro, dialogo e valorizzazione del territorio. La collaborazione tra Garda DOC e Festivaletteratura rappresenta una delle relazioni più consolidate nelle attività di promozione della Denominazione. Dopo il restyling della DOC avvenuto nel 2016, infatti, Festivaletteratura fu il primo grande evento nazionale a ospitare Garda DOC, inaugurando un percorso che negli anni ha rafforzato il legame tra il mondo del vino e quello della cultura fino a raggiungere, nel 2026, la decima partecipazione.” dichiara Paolo Fiorini, Presidente del Consorzio Garda DOC “Il vino, come la letteratura, è uno strumento di racconto che crea relazioni e mette al centro le persone; essere presenti a Mantova in questa ricorrenza speciale significa confermare il nostro impegno nel promuovere il Garda attraverso esperienze autentiche che uniscono cultura, convivialità e identità territoriale

La partecipazione a Festivaletteratura 2026 vedrà protagonista Garda DOC sia attraverso la presenza istituzionale del Consorzio sia grazie al contributo delle aziende della denominazione, che porteranno 

nel cuore di Mantova la varietà e la qualità della produzione vitivinicola gardesana. I partecipanti agli appuntamenti del Festival potranno degustare i vini proposti da Cadis 1898, Cantina Ricchi, Cantine di Verona, Tenuta Maddalena, Borgo La Caccia, Cantina Gozzi e Casa Primavera, espressioni diverse ma complementari dell’identità e della ricchezza produttiva del territorio Garda DOC. Una partecipazione corale che darà voce alle diverse espressioni produttive del territorio, affiancando il racconto istituzionale del Consorzio con quello delle aziende che ogni giorno interpretano e valorizzano l’identità della DOC Garda.

Anche per l’edizione 2026, Garda DOC accompagnerà alcuni dei momenti più rappresentativi della manifestazione. I vini della Denominazione saranno infatti protagonisti, mercoledì 9 settembre, del brindisi inaugurale in Piazza Sordello, degli incontri dedicati agli sponsor e ai sostenitori del Festival presso Palazzo Castiglioni che si svolgeranno dal 10 al 13 settembre, dei momenti conviviali riservati agli autori italiani e internazionali, dei pasti organizzati per gli ospiti della manifestazione e della serata speciale ospitata al Teatro Scientifico Bibiena venerdì 11 settembre con il progetto musicale e poetico L.Y.R., formato da Simon Armitage, Richard Walters e Patrick J. Pearson. La presenza di Garda DOC accompagnerà inoltre numerose occasioni di incontro tra autori, giornalisti, sponsor, istituzioni e pubblico, rafforzando il ruolo del vino come elemento di condivisione e dialogo.

A suggellare questa edizione speciale sarà anche la realizzazione di una speciale etichetta Garda DOC firmata Festivaletteratura, ideata per celebrare il percorso condiviso tra le due realtà. L’etichetta accompagnerà gli appuntamenti conviviali del Festival e sarà esposta all’interno del Museo Etnografico di Festivaletteratura, diventando il simbolo concreto di una collaborazione giunta al suo decimo anno e di una ricorrenza che vede incontrarsi i 30 anni del Consorzio Garda DOC e la 30ª edizione della manifestazione mantovana.

La partecipazione a Festivaletteratura 2026 conferma così la volontà del Consorzio Garda DOC di sostenere contesti di eccellenza in cui il vino possa diventare ambasciatore di cultura, territorio e convivialità, consolidando il posizionamento della Denominazione all’interno di uno dei più importanti appuntamenti culturali del Paese.

 

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Ristoranti

Quattro chiacchiere con lo Chef Luca Lanciani

Opinabile a Brescia, chef giovane e cucina gourmet di alto livello

Tempo addietro chiedo a voi followers se aveste locali nuovi da consigliare o che avreste voluto che provassi. Mi arrivarono un sacco di messaggi e la maggior parte mi nominava lo stesso nome: Opinabile.

Andai a cercare online. Conoscevo le gestioni precedenti. Si trovava a 800 metri da casa mia, ma non sapevo che qualcuno lo avesse rilevato.

Ovviamente non me lo feci sfuggire e andai subito a provarlo. All’epoca faceva anche la colazione e provai il caffè e la brioche. 

Trovai un locale accogliente, curato, ordinato e fine.

Decisi, quindi, di provare altri loro servizi e mi piacquero tutti. 

Tra le offerte, mi piace il cocktail strepitoso che prepara Claudia, il braccio destro della proprietà. Una ragazza davvero competente, professionale, solare, preparata e precisa. Grazie a lei il servizio risulta sempre efficiente, di alto livello, elegante e raffinato. 

Amo le offerte gastronomiche “a portar via” come la sbrisolona, gli affettati e i formaggi che rivende. Tutto di ottima qualità.

Adoro le chips di polenta che accompagnano l’aperitivo; sono una vera droga di bontà.

E, amo i vari piatti che lo chef crea con passione e conoscenza. Mi correggo, chef e proprietario del locale in questione. Il giovane e preciso Luca Lanciani.

Termina gli studi presso il C:F.P. Canossa di Brescia e facendo da Commis de cuisine in un noto albergo di Salò. Dopo un solo anno passa, grazie alla scuola, al ristorante che fino a poco fa aveva due stelle Michelin, il Miramonti L’altro di Philippe Léveillé dove diverrà Commis de cuisine per la stagione estiva successiva al diploma. Dopo questa esperienza passa all’Osteria Francescana di Bottura per un breve periodo molto formativo ma, come dichiara Lanciani stesso, non ancora adatto al giovane ragazzo inesperto che era al tempo. Ritorna in terra bresciana seguendo ancora le direttive di Philippe e formandosi ampiamente. 

Nella primavera 2012 inizia il nuovo tassello lavorativo che lo porta in Canada diventando Chef de partie al Globe Restaurant di Montréal, con lo Chef François Baril, ma scade il visto ed è costretto a rientrare dove ritorna, questa volta arrivando a ricoprire il ruolo di Sous Chef, a Concesio sotto la guida del suo ormai mentore. 

Si arriva così al 2016 e, sotto Natale, decide di scoprire l’Australia e lavorare come Chef de partie presso Ormeggio At the Spit collaborando con gli Chef Victor Moya Higueras e Alessandro Pavoni. 

Dove si trova in un mondo lavorativo che non aveva immaginato e che in due anni lo forma e determina molto di lui e di ciò che vuole diventare.

Rientrato all’ovile per un breve periodo, riparte ed inizia una nuova esperienza da Brace, a Copenaghen. Ma quest’altalena porta con se anche dei momenti di smarrimento dove forse Lanciani ha bisogno di ritrovarsi e capire cosa desideri per il suo futuro. Fa ancora una breve esperienza a Tamion in un ristorante stellato e poi riesce a ritrovare la vitalità e l’energia che lo conducono al suo tassello bresciano: Opinabile. Ricordo bene un grave momento che Luca ha vissuto poco dopo l’apertura. Un grave incidente che ha portato a non pochi cambiamenti e pensieri data la salute e la situazione che stava vivendo. Ma non demorde, anzi, e ora sono ancora qui a far due chiacchiere con lui. 

<<Opinabile è un mio progetto personale di equilibrio tra vita personale e lavoro, riuscire a creare un ambiente di lavoro ristorativo sereno sia per chi ci lavora sia per i nostri clienti. Mi piace far sentire i clienti come se fossero a casa mia nel mio salotto>> dichiara lo chef.

Progetto e identità che lo portano a ricevere subito il Premio Rapporto qualità/prezzo del Gambero Rosso (insieme alla nomina come miglior apertura 2025 da parte di The Fork).

Come hai vissuto questo riconoscimento?

É stato uno stupendo riconoscimento, inaspettato. Non ho aperto Opinabile con l’ambizione di arrivare ad avere riconoscimenti ma fin dal primo giorno ho lottato sul fattore che dal mio punto di vista stavo dando un prodotto di altissimo livello per i prezzi che mettevo. Quando è arrivata questa nomination è stato bellissimo per questo. É stata una conferma di quello che stavamo facendo.

Che filosofia hai?

La mia cucina è semplice, fatta di piatti senza troppi giri di parole. Il cliente deve subito ritrovare quello che legge nel menu come sapori. La reputo una cucina leggera e molto golosa.

Cosa ti ha spinto a diventare chef e chi ti ha ispirato all’inizio?

Ho iniziato la scuola alberghiera sotto consiglio di mia mamma, da una parte perché ero un po’ un lazzarone e da una parte perché forse aveva visto qualcosa in me. Il primo stage al Miramonti L’altro ha fatto venire in me una passione per il mio lavoro, lo devo sicuramente a quella prima brigata e a Philippe. L’esperienza a Sydney ad ormeggio insieme a Victor Moja e Alessandro Pavoni sicuramente è quella che ha poi definito il mio stile e mi ha dato davvero tanto a livello di gestione e creatività.

Come definiresti la tua identità culinaria e il tuo stile?

Penso di fare una cucina diretta e pulita. Non amo aggiungere cose di cui non hai bisogno.

Che tipo di ristoratore è Opinabile?

Opinabile più che un ristorante lo sento un progetto, quando l’ho aperto l’ho fatto per un principio ben preciso.

Qual è la sfida più grande nel gestire una cucina di livello oggi?

L’aspettativa è sicuramente la sfida più difficile. Ormai è più un discorso di gestire un ristorante intero più che una cucina; ci sono sempre tante problematiche e variazioni da dirigere e ogni decisione nel bene e nel male che prendi farà muovere il ristorante in una direzione o in un’altra.

A due anni dall’apertura ci sono dei piatti che sono diventati iconici?

Parecchi, se dovessi indicare antipasto, primo, secondo e dolce direi questi:

  • Baccalà mantecato, olio basilico e chips di polenta.
  • Spaghetto rosso di pasta fresca, burro alle acciughe e tartare di gamberi.
  • Coscia d’anatra cotta confit nel suo grasso, purea affumicata e fondo ai capperi

In che modo la tradizione locale influenza il tuo menù contemporaneo?

Mmmh, non mi reputo una persona che segue troppo la tradizione, ma se posso mi diverte sempre provare piatti della mia terra.

Se potessi chiedere una cosa ai clienti che visitano il tuo ristorante, quale sarebbe?

Mi piace sempre chiedere il loro parere sull’esperienza fatta da me e su quello che hanno mangiato. Trovo molto costruttivo avere un rapporto di questo tipo con la propria clientela.

Qual è l’obiettivo futuro per la tua cucina?

Avere più stabilità nei menù e cercare sempre di divertirmi nel farlo.

Come vedi i prossimi anni della cucina gourmet?

Per me siamo a un punto di cambiamento, ci saranno sempre più locali con approcci semplici e piccoli di dimensioni.

Che consiglio daresti a un giovane che vuole intraprendere la carriera da chef?

Di non farlo ahahah! A parte gli scherzi, un consiglio che do e che ho visto: un enorme cambiamento in peggio per me è la fretta di arrivare. Ci vuole gavetta e tempo, bisogna restare e viverlo un ristorante. Vedo sempre più spesso ragazzi che dopo 6 mesi/un anno cambiano posti continuamente. Lo trovo molto sbagliato.

Ed eccoci qui alla conclusione della mia chiacchierata con lo Chef Luca Lanciani. Un curriculum di tutto rispetto, passione e tecnica da vendere e ancora anni e anni di successi davanti. Lo dissi la prima volta che mangiai da lui e continuo di volta in volta: ne sentiremo sempre più parlare!!! Merita davvero!

Vi aspetto da Opinabile a Brescia.