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PODERI LUIGI EINAUDI, UNA VENDEMMIA 2026 PRECOCE E DI EQUILIBRIO

Dal 25 agosto al 4 ottobre, la raccolta ha attraversato tutte le varietà dell’azienda: un’annata iniziata sotto il segno delle alte temperature e riequilibrata dalle precipitazioni di settembre

A Poderi Luigi Einaudi la vendemmia 2026 si è aperta il 25 agosto con la raccolta delle uve di Dolcetto e si è conclusa il 4 ottobre con gli ultimi Nebbioli destinati alla produzione del Barolo. Un’annata precoce, in linea con quanto già osservato nel 2023, ma caratterizzata da tempi di raccolta più lunghi e da un andamento climatico che ha richiesto attenzione costante e capacità di adattamento.

Le prime settimane sono state segnate da temperature elevate, che hanno portato la squadra a concentrare le operazioni nelle ore più fresche della giornata. La raccolta è iniziata di prima mattina, procedendo progressivamente dai Dolcetti fino ai Nebbioli, con l’obiettivo di preservare la freschezza e l’integrità delle uve durante il conferimento in cantina. Con l’arrivo di settembre, due importanti eventi di precipitazione hanno contribuito a dare nuovo equilibrio alla stagione. L’acqua ha permesso alle viti di ritrovare un naturale assestamento e ha favorito il riequilibrio dei principali parametri delle uve, in particolare acidità, pH e zuccheri. Da quel momento, le condizioni hanno consentito di proseguire la raccolta senza la necessità di anticipare le operazioni alle prime ore del mattino.

«È stata una vendemmia che ci ha chiesto di osservare con attenzione l’evoluzione delle uve e di adattare le nostre scelte alle condizioni della stagione», racconta Zvonimir Jurkovic, wine maker di Poderi Luigi Einaudi. «Il caldo delle prime settimane ci ha portato a lavorare nelle ore più fresche, mentre le precipitazioni di settembre hanno contribuito a riequilibrare naturalmente i parametri delle uve. È proprio in questi momenti che il lavoro in vigna e quello in cantina devono procedere insieme, con scelte coerenti e tempestive».

Sul fronte qualitativo, la resa si è rivelata molto buona e le uve sono arrivate in cantina in ottime condizioni. Le fermentazioni sono state immediate e il lavoro di cantina si è concentrato soprattutto sul controllo delle temperature, a partire dal momento stesso dell’ingresso delle uve. Per favorire un abbattimento rapido della temperatura e proteggere il prodotto dall’ossigenazione, è stato utilizzato ghiaccio secco, una scelta finalizzata a preservare al meglio la qualità delle uve nella delicata fase di avvio della vinificazione.

Il 2026 si configura così come un’annata nella quale vigna e cantina hanno avuto un ruolo strettamente connesso. Se le condizioni climatiche hanno richiesto particolare attenzione sul fronte agronomico, la gestione della raccolta e le scelte enologiche hanno permesso di accompagnare le uve nel modo più coerente possibile, intervenendo quando necessario e lasciando che fossero le loro condizioni a guidare il lavoro. 

Un equilibrio diverso da quello di altre annate, come il 2016, quando le condizioni e il lavoro in vigna avevano avuto un peso ancora più determinante sul risultato finale. Nel 2026, invece, il carattere della stagione si è definito attraverso una relazione continua tra osservazione, intervento e capacità di adattamento: una vendemmia che, dalla prima raccolta di Dolcetto agli ultimi Nebbioli da Barolo, ha richiesto di seguire tempi diversi e di interpretare ogni fase con attenzione. 

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Il futuro del vino al centro del convegno organizzato da Cantina Rauscedo

Si è concluso ieri con il convegno “Radici comuni, sfide nuove” nell’ambito della manifestazione “Le Radici del Vino”. Un momento di confronto e riflessione che ha riunito autorevoli voci del mondo del vino, dell’economia e della promozione internazionale per approfondire le principali sfide che il settore vitivinicolo si trova oggi ad affrontare, dai cambiamenti nei consumi all’evoluzione dei mercati, fino al ruolo sempre più strategico della sostenibilità e dell’innovazione.

“Questo convegno ha rappresentato un’importante occasione per raccontare chi siamo e i valori che guidano ogni giorno il lavoro della nostra cooperativa”, afferma Antonio Zuliani, Presidente di Cantina Rauscedo. “In una fase in cui i mercati stanno attraversando una contrazione e profonde trasformazioni, la nostra forza risiede nella capacità di continuare a investire in tecnologia, sostenibilità e qualità, mantenendo sempre ben salda la consapevolezza della nostra identità. Siamo una comunità di uomini e donne che lavorano per un obiettivo comune, condividendo responsabilità, competenze e visione. Operiamo in sintonia con la natura e mai contro di essa, perché il vino di Rauscedo nasce innanzitutto dalla terra e dalla vigna. È da queste radici che continuiamo a costruire il nostro futuro.”

Nel corso del convegno si sono alternati sul palco relatori di primo piano chiamati a offrire una lettura delle dinamiche che stanno interessando il comparto vitivinicolo a livello nazionale e internazionale. Ad aprire il confronto è stato un intervento da remoto di Matteo Zoppas, Presidente di ICE-Agenzia, che ha approfondito il ruolo dell’export, della promozione internazionale e della qualità dei vini friuliani ambasciatori dell’eccellenza vitivinicola italiana nel mondo. A seguire gli interventi di Denis Pantini, responsabile Agrifood e Wine Monitor di Nomisma, che ha analizzato l’evoluzione dei consumi e dei mercati globali, e di Alessio Planeta, tra i protagonisti dell’enologia italiana contemporanea, che ha condiviso una riflessione sul rapporto tra identità territoriale, innovazione e competitività. Spazio anche al tema della comunicazione e del valore percepito del vino con il contributo del Master of Wine Gabriele Gorelli e del Miglior Sommelier d’Italia AIS 2023 Cristian Maitan, mentre Flavio Geretto, Direttore Generale di Cantina Rauscedo, e Yuri Zambon, Direttore tecnico e commerciale di Vivai Cooperativi Rauscedo, hanno portato l’esperienza del sistema Rauscedo come modello capace di integrare produzione, ricerca, innovazione e cooperazione.

I contributi emersi hanno evidenziato come il contesto attuale richieda capacità di adattamento, visione strategica e modelli organizzativi in grado di coniugare competitività, sostenibilità e valorizzazione delle persone. Il convegno ha inoltre confermato il ruolo della cooperazione come strumento capace di generare valore lungo l’intera filiera, favorendo investimenti condivisi, crescita qualitativa e una maggiore capacità di risposta alle esigenze del mercato.

“In questo momento di contrazione dei consumi, la risposta non può che essere quella di produrre ciò che il mercato richiede, sempre in sintonia con la nostra vocazione produttiva e con l’identità che da sempre contraddistingue Cantina Rauscedo”, sottolinea Flavio Geretto, Direttore Generale di Cantina Rauscedo. “Il valore della nostra cooperativa risiede nella capacità di interpretare tempestivamente i cambiamenti grazie al contributo dei soci, che rappresentano il vero patrimonio dell’azienda e il nostro primo osservatorio sul territorio. Per questo guardiamo con attenzione alle nuove tendenze di consumo, individuando opportunità di sviluppo che possano valorizzare le nostre produzioni senza snaturarne l’essenza. In questo percorso, la Doc Friuli rappresenta uno strumento importante: una denominazione moderna e versatile, capace di intercettare le richieste del mercato e di promuovere l’identità vitivinicola del territorio. Guardando al futuro, immaginiamo una realtà sempre più caratterizzata da due anime complementari, quella del vino sfuso e quella delle bottiglie: due volti della stessa azienda, accomunati da una medesima filosofia e da un unico filo conduttore, la qualità. È su questo equilibrio tra innovazione, capacità di adattamento e rispetto delle nostre radici che intendiamo costruire la crescita dei prossimi anni.”

La chiusura del convegno ha rappresentato non solo il momento culminante delle celebrazioni per il 75° anniversario di Cantina Rauscedo, ma anche l’occasione per riaffermare una visione di lungo periodo fondata sulle persone, sulla cooperazione e sulla capacità di innovare nel rispetto del territorio. Un percorso che, partendo dalle proprie radici, guarda con fiducia alle sfide che attendono il mondo del vino nei prossimi anni.

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Nella guida Vinibuoni 2027 entra Follador Prosecco dal 1769

Follador figura tra le aziende selezionate per l’edizione 2027 di Vinibuoni d’Italia, la Guida del Touring Club Italiano dedicata ai vini ottenuti esclusivamente o prevalentemente da vitigni autoctoni italiani. Un riconoscimento che quest’anno coinvolge ben cinque referenze dell’azienda trevigiana; Il Valdobbiadene DOCG Brut Fosélios Millesimato 2025, il Valdobbiadene DOCG Brut Rive di Col San Martino Nani dei Berti Millesimato 2025, il Valdobbiadene DOCG Extra Dry Ruiol Castei Millesimato 2025, il Valdobbiadene DOCG Extra Dry Torri di Credazzo Millesimato 2025 e il Valdobbiadene DOCG Extra brut XZero Millesimato 2025.

Un risultato questo, che rappresenta per Follador una nuova conferma del percorso intrapreso nel segno di una viticoltura profondamente legata al territorio e di una filosofia produttiva orientata alla valorizzazione delle caratteristiche delle colline di Valdobbiadene.

«Entrare nella Guida Vinibuoni d’Italia – afferma Cristina Follador – è un segnale che conferma quanto l’impegno quotidiano, fatto di passione, cura e rispetto verso la nostra terra, stia proseguendo nella giusta direzione. È sempre importante per noi poter esprimere, attraverso i nostri vini, un messaggio autentico del territorio in cui lavoriamo e della sua identità».

La presenza di cinque etichette nella Guida 2027 assume così un valore che va oltre il singolo riconoscimento: è il risultato di un lavoro costante volto a raccontare, attraverso il vino, la personalità delle colline di Valdobbiadene e il valore di un patrimonio vitivinicolo costruito nel tempo.

Pubblicata dal Touring Club Italiano, Vinibuoni d’Italia è una guida dedicata ai vini prodotti da vitigni autoctoni, espressione della ricchezza e della varietà del patrimonio vitivinicolo italiano. La selezione nasce dal lavoro di commissioni regionali di degustazione e valorizza le produzioni capaci di raccontare in modo riconoscibile il legame tra vitigno, territorio e cultura del vino.

Per Follador, la selezione nell’edizione 2027 rappresenta dunque un nuovo passo in un percorso fatto di passione, attenzione e continuità, che nasce dalle colline di Valdobbiadene e attraverso il lavoro quotidiano in vigneto e in cantina, continua a distinguersi nel panorama vitivinicolo nazionale, con l’obiettivo di portare in ogni singola bottiglia un know-how secolare appreso di generazione in generazione.

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Collio Evolution 2026: 50 aziende e quasi 180 vini ai banchi d’assaggio, circa 90 Pinot Grigio in degustazione tecnica

Dal 24 al 26 ottobre tra Gorizia e Cormons, con Daniele Cernilli, Cristina Mercuri MW e la nuova ricerca Nomisma “Collio Experience – La parola all’Horeca”

Collio Evolution, l’evento istituzionale del Consorzio Tutela Vini Collio, presenta i numeri e il programma della seconda edizione. Dal 24 al 26 ottobre, tra Gorizia e Cormons, il territorio si racconta attraverso il Pinot Grigio, con il tema “Oltre il vitigno. Dalla terra al calice: l’essenza identitaria del Pinot Grigio”.

Saranno 50 le aziende del Collio presenti ai banchi d’assaggio, con quasi 180 vini che raccontano l’intera Denominazione: dal Friulano alla Ribolla Gialla, dalla Malvasia al Sauvignon, fino al Collio Bianco e ai rossi del territorio. Il Pinot Grigio, protagonista dell’edizione, è al centro della degustazione tecnica riservata alla stampa, con circa 90 etichette tra diverse interpretazioni e annate. Sono attesi oltre 50 giornalisti italiani e internazionali, da Stati Uniti, Brasile, Polonia, Austria, Regno Unito, Canada e Paesi Bassi.

“La risposta dei produttori ci dice che, in un solo anno, Collio Evolution è diventato un appuntamento in cui la Denominazione si riconosce” – dichiara Luca Raccaro, Presidente del Consorzio Tutela Vini Collio. – “Portare cinquanta aziende a confrontarsi sul Pinot Grigio significa mostrare quante letture diverse il nostro territorio sa dare di un vitigno che il mondo crede di conoscere”.

Il programma si apre sabato 24 ottobre a Gorizia, dove alle 16.00, all’UGG, Daniele Cernilli guiderà una masterclass che offrirà un primo viaggio nel Pinot Grigio del Collio attraverso lo sguardo di uno dei più autorevoli critici del vino italiano. In serata, alle 18.30, il Consorzio sarà ospite della Camera di Commercio Venezia Giulia nella Sala Verdi di Palazzo De Bassa per la presentazione della ricerca “Collio Experience – La parola all’Horeca”, realizzata da Nomisma Wine Monitor per il Consorzio, con la moderazione di Sebastiano Barisoni, vicedirettore esecutivo di Radio 24.

È la seconda parte del percorso iniziato nel 2025. La prima indagine aveva analizzato la percezione del brand Collio presso 1.500 consumatori italiani, posizionandolo tra i territori collinari più riconosciuti per i bianchi di qualità. Quest’anno la parola passa a ristorazione e hospitality, per capire come il canale Horeca conosce, sceglie e propone i vini del Collio.

A presentare i dati sarà Denis Pantini, Responsabile di Nomisma Wine Monitor, in dialogo con Luca Raccaro, Presidente del Consorzio. Segue uno standing dinner. “Dopo la ricerca sui consumatori, era naturale dare la parola a chi il vino lo porta in tavola ogni giorno” – commenta Lavinia Zamaro, Direttrice del Consorzio Collio. – “I dati sul canale Horeca saranno uno strumento concreto per le nostre aziende e Collio Evolution è il luogo giusto per condividerli con produttori, stampa e operatori”.

Domenica 25 e lunedì 26 ottobre Collio Evolution si sposta a Cormons. La domenica mattina, all’Enoteca di Cormons, Cristina Mercuri, prima donna italiana Master of Wine, accompagnerà la stampa in una masterclass dedicata al Pinot Grigio del Collio e alla sua capacità di raccontare il territorio. Sempre all’Enoteca, nel corso delle due giornate, i giornalisti potranno approfondire il vitigno nella degustazione tecnica di Collio Pinot Grigio, attraverso le diverse interpretazioni aziendali.

Negli stessi giorni le Sale Civica e di Rappresentanza del Comune di Cormons accoglieranno il pubblico ai banchi d’assaggio delle aziende del Collio, aperti domenica dalle 11.00 alle 17.00 e lunedì dalle 11.00 alle 16.00: un’occasione per incontrare i produttori e scoprire, accanto al Pinot Grigio, la ricchezza e la varietà dei vini della Denominazione.

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Da James Suckling, Wine Spectator, Wine Advocate e Wein Plus a Doctor Wine, Bibenda, AIS e Vinibuoni d’Italia confermando l’apprezzamento della critica specializzata per i vini della cantina Benanti

Dalle testate internazionali alle guide italiane, il 2026 porta a Benanti una nuova serie di virtuosi riconoscimenti che attraversa le diverse espressioni della viticoltura etnea.

“I riconoscimenti ottenuti anche quest’anno, in Italia e all’estero – sottolinea Salvino Benanti – confermano la bontà del nostro lavoro: un percorso che da quasi quarant’anni è orientato alla valorizzazione della purezza, dell’eleganza e della finezza dei vini etnei. La nostra filosofia — raccontare l’Etna nella sua completezza attraverso la vinificazione per singole Contrade, distribuite lungo l’intero arco della nostra DOC — è apprezzata tanto dalla critica quanto dai consumatori, e questo è per noi motivo di grande soddisfazione“.

È particolarmente articolato il riscontro di “James Suckling”, che premia dodici vini Benanti. Due etichette raggiungono 96/100: il Contrada Dafara Galluzzo Etna DOC Rosso 2024 e la Serra della Contessa particella No. 587 Etna DOC Rosso Riserva 2020. Con 95 punti seguono il Contrada Monte Serra Etna DOC Bianco 2024 e il Pietra Marina Etna DOC Bianco Superiore 2021.

La fascia dei 94 punti comprende il Contrada Monte Serra Etna DOC Rosso 2024, il Contrada Cavaliere Etna DOC Bianco 2024 e il Rovittello particella No. 341, Etna Rosso DOC Riserva 2020. Quattro le etichette a 93 punti: il Nerello Cappuccio Terre Siciliane IGT Rosso 2024, il Contrada Cavaliere Etna DOC Rosso 2024, il Contrada Calderara Sottana Etna DOC Rosso 2024 e il Contrada Rinazzo Etna DOC Bianco Superiore 2024. Completa il quadro l’Etna Bianco DOC 2025, con 92 punti.

Tra le valutazioni più significative figura il 94/100 assegnato da “Wine Spectator” al Pietra Marina Etna DOC Bianco Superiore 2020. Si affiancano poi i giudizi di “Wein Plus”: la testata tedesca attribuisce 93/100 al Contrada Cavaliere Etna DOC Rosso 2024, 92/100 al Contrada Calderara Sottana Etna DOC Rosso 2024 e 90/100 al Contrada Dafara Galluzzo Etna DOC Rosso 2024. A questi si aggiungono due riconoscimenti per i bianchi: il Contrada Cavaliere Etna DOC Bianco 2024 ottiene la valutazione di “eccellente” con 90 WP, mentre il Contrada Rinazzo Etna DOC Bianco Superiore 2024 raggiunge 91 WP, accompagnato da una nota che ne sottolinea freschezza, precisione aromatica, componente minerale e persistenza gustativa.

Anche Robert Parker nella sua guida “Wine Advocate” riserva giudizi di particolare rilievo a sei etichette della cantina, con punteggi compresi fra 92 e 95+. Il risultato più alto è quello di Serra della Contessa particella No. 587 Etna DOC Rosso Riserva 2019, che raggiunge 95+ punti. A quota 95 si attestano il Pietra Marina Etna DOC Bianco Superiore 2020 e il Rovittello particella No. 341, Etna Rosso DOC Riserva 2019. Seguono il Contrada Monte Serra Etna DOC Bianco 2024, con 94 punti, il Contrada Cavaliere Etna DOC Bianco 2024, con 93, e il Contrada Dafara Galluzzo Etna DOC Rosso 2022, con 92 punti.

Non mancano le segnalazioni delle guide italiane. “Doctor Wine” assegna 97/100 al Pietra Marina Etna DOC Bianco Superiore 2021, selezionandolo come “Miglior Carricante 2027”. Da “Vinibuoni d’Italia” arriva invece la Corona, con inserimento nel TOP 300, per il Contrada Cavaliere Etna DOC Bianco 2024, che ottiene anche le quattro stelle. La stessa valutazione in stelle va al Contrada Monte Serra Etna DOC Bianco 2024, al Contrada Rinazzo Etna DOC Bianco Superiore 2024, all’Etna Rosso DOC 2024 e al Contrada Dafara Galluzzo Etna DOC Rosso 2024. “Guida Vitae” 2027 di AIS ha assegnato importanti riconoscimenti a due etichette di Benanti: Etna Bianco Superiore Pietra Marina 2021, premiato con 94/100, ed Etna Rosso Contrada Dafara Galluzzo 2024, che ha ottenuto 93/100.

Infine, per Bibenda Pietra Marina Etna DOC Bianco Superiore 2021 è tra i 10 migliori vini di Bibenda 2027, tra gli oltre 30 mila assaggiati durante i lavori della Guida.