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La Rajade, il calore del Collio tra le sinuose strade di Dolegna

I social hanno il potere di connettere le persone e le passioni. E ‘così che, dopo aver assaggiato un calice di La Rajade in un noto ristorante di Udine, ho conosciuto Nicola e ho scoperto l’azienda prima al Vinitaly e poi, recentemente, direttamente dove nascono questi vini. 

Nel cuore del Collio friulano, là dove le colline di Dolegna del Collio accompagnano il confine con la Slovenia e la valle dello Judrio si apre verso i primi boschi, si trova La Rajade, una realtà vitivinicola che ha fatto del rapporto con il territorio il centro della propria filosofia innamorandosene intensamente.

Il nome stesso dell’azienda, La Rajade, significa “raggio di sole”: un’immagine che racconta bene l’identità di questa cantina, dove il lavoro dell’uomo (composto da un team giovane e volenteroso) cerca di assecondare i ritmi della natura e trasformare le caratteristiche di un territorio straordinario.

Il territorio 

La Rajade si trova in località Petrus, a Dolegna del Collio, nella parte più settentrionale del Collio. I vigneti sono adagiati sui versanti del ronco Petrus e seguono, terrazza dopo terrazza, il profilo naturale delle colline. L’esposizione sud-orientale permette ai filari di beneficiare progressivamente della luce e del calore del sole durante la giornata.

È un ambiente particolarmente vocato alla viticoltura. Il terreno, il vento, l’esposizione dei vigneti e le escursioni termiche contribuiscono a creare un microclima favorevole alla maturazione delle uve e alla formazione di profumi e complessità.

In questo paesaggio la vite non è semplicemente una coltura: diventa parte integrante di un ecosistema e di una storia che unisce Friuli e Slovenia.

Tutto ciò si ritrova poi nei vari vini dell’azienda che si estende per 7 ettari vitali, metà dei quali a corpo intero intorno alla cantina e le restanti in zone limitrofe alla proprietà, tutti nel comune di Dolegna.

Storia e vinificazione

La storia più recente di La Rajade prende forma nel 2005, quando le famiglie Campeotto e Faurlin, imprenditori, decisero di rilevare l’azienda agricola con l’obiettivo di farne una realtà di riferimento nel panorama vitivinicolo del Collio.

Da allora, il progetto si è sviluppato intorno a un’idea precisa: valorizzare le uve e il territorio senza snaturarne le caratteristiche, portando nel bicchiere la complessità del Collio attraverso vini eleganti, minerali, fruttati e floreali.

Nicola Campeotto, figlio di uno dei soci, si innamora del progetto e del vino cominciando così a dedicarci tutte le attenzioni e le cure. I progetti futuri non mancano e la cantina stessa è in evoluzione; il tutto con il fine di produrre sempre vini eleganti e rappresentativi grazie alla filosofia produttiva de La Rajade: partire dalla vigna.

Le operazioni di potatura, la gestione della chioma e del grappolo e la raccolta vengono seguite con cura durante tutto il ciclo vegetativo. La vendemmia viene effettuata manualmente e le uve vengono raccolte in cassette.

È una filosofia che si riflette anche nella sala degustazione, pensata come luogo d’incontro con il pubblico: non soltanto uno spazio dove assaggiare un vino, ma un ambiente nel quale conoscere il territorio, la filosofia produttiva e la storia dell’azienda.

La tecnologia presente in cantina viene concepita come uno strumento per rispettare meglio la materia prima. L’obiettivo è accompagnare l’uva durante la trasformazione, mantenendone intatte le caratteristiche e valorizzandone la qualità.

Le vinificazioni vengono gestite separatamente con tecniche differenti pensate per preservare e valorizzare le caratteristiche delle singole varietà.

L’obiettivo è mantenere un controllo accurato delle fermentazioni e degli affinamenti, sia per i vini bianchi sia per quelli rossi. Le diverse masse vengono successivamente assemblate nelle proporzioni ritenute più adatte, prima dell’imbottigliamento.

I vini

La produzione de La Rajade comprende alcune delle varietà più rappresentative del territorio friulano, accanto a vitigni internazionali.

Tra le etichette troviamo Ribolla Gialla, Friulano, Sauvignon e Pinot Grigio, oltre a interpretazioni più strutturate e vini dedicati alla valorizzazione delle uve autoctone. La cantina propone inoltre rossi come Rosso DOC Collio, Schioppettino, Merlot Riserva e Cabernet Sauvignon Riserva.

Particolarmente significativo è il Friulano DOC Collio, prodotto a partire da uve coltivate su terreni caratterizzati dalla presenza di ponca, marna e arenaria. La cantina lo descrive come un vino dai profumi di fiori e frutta matura, con un gusto morbido e fragrante.

La media delle viti di Schioppettino e Friulano è di circa cinquant’anni.

La mia degustazione

Il lavoro sul vino è come un prisma” è una delle frasi che Nicola mi ha detto e che più mi ha colpita e da qui inizio a raccontarvi la mia degustazione. Avevo assaggiato la gamma dei loro vini al Vinitaly 2026 e, come idea di Nicola, in quest’occasione ci siamo concentrati su una densa verticale a confronto tra “Caprizi” e “Collio da Uve Autoctone”. 

Caprizi Riserva nelle annate 2018, 2017 e 2016.

Collio D.O.C. da Uve autoctone nelle annate 2024, 2023 e 2022.

La descrizione delle due espressioni…

Caprizi Riserva Bianco DOC Collio prende il nome da una parola del dialetto friulano: caprizi significa infatti “capriccio”. Ma quello che potrebbe sembrare un semplice vezzo è, in realtà, un progetto enologico preciso: selezionare le uve provenienti dai vigneti collinari maggiormente vocati e accompagnarle verso una maturazione capace di esprimere ricchezza, concentrazione e tipicità varietale. 

La vinificazione segue un percorso particolarmente curato. Le uve vengono sottoposte a una macerazione carbonica a bassa temperatura prima della pressatura soffice. Ogni varietà viene lavorata separatamente e fermenta in piccole botti di rovere da 5 ettolitri per circa quindici giorni.

Il percorso continua con un affinamento separato in tonneaux, sui propri lieviti, fino alla primavera successiva. Nei primi tre mesi viene effettuato quotidianamente il batonnage che dona complessità e morbidezza al vino. Successivamente le diverse componenti vengono assemblate e il vino prosegue il proprio affinamento per altri quattordici mesi in tonneaux, prima di riposare ulteriormente in bottiglia.

Il risultato è un bianco dalla struttura importante e dalla spiccata complessità aromatica. Al naso emergono profumi di fiori e frutta matura, accompagnati da sfumature speziate. In bocca la freschezza e la componente minerale sostengono la ricchezza del vino e ne allungano la persistenza.

Invece, il Progetto “Collio da Uve Autoctone” nasce con l’obiettivo di riportare al centro dell’identità del Collio le tre varietà bianche storicamente legate a queste colline: Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia Istriana.

Il progetto vuole costruire un linguaggio comune del territorio: un vino che, indipendentemente dalla singola cantina, permetta al consumatore di riconoscere nel bicchiere il Collio.

La forza dell’uvaggio sta proprio nell’equilibrio tra le tre varietà.

  • Friulano: porta struttura, morbidezza e spessore al vino.
  • Ribolla Gialla: contribuisce con freschezza, acidità e tensione.
  • Malvasia Istriana: aggiunge profumi, complessità e una componente aromatica caratteristica.

L’insieme crea un vino nel quale le singole varietà non devono necessariamente prevalere, ma concorrono a costruire una precisa espressione territoriale.

Ed è forse questo il punto più interessante del progetto: non guardare al passato per nostalgia, ma utilizzarlo per costruire un’identità futura.

Nelle varie annate degustate, grazie anche alle descrizioni che Nicola mi ha raccontato riguardante il clima di quel periodo, erano totalmente differenti ma, con caratteristiche differenti, ho personalmente trovato freschezza, spessore, identità e raffinatezza in ogni espressione di queste due differenti identità del territorio.

Aggiungo che a pranzo, tra un piatto e l’altro, ho assaggiato anche il loro Schioppettino 2021, un vino anch’esso fresco e bilanciato. 

Termino questa esperienza ricca di nuove informazioni, piacevolmente colpita e in ammirazione per coloro che si sono innamorati di un progetto, di un’identità e che continuano ogni giorno a migliorare e portare avanti il territorio attraverso i vini.

La Rajade è veramente un “raggio di sole”: quello che illumina i filari, accompagna la maturazione delle uve e, alla fine del percorso, arriva nel calice omaggiando il Collio.

Azienda Agricola La Rajade, Località Pretus, 2, Dolegna del Collio (Go), info@larajade.it

https://www.larajade.it