Categorie
Altri prodotti

“Han. Garak” tra danza e musica a Mantova si scopre la Corea

Arrivo da Brescia lungo le strade che collegano la mia città a quella della provincia vicina: Mantova.

Supero un ponte, il cielo ormai si sta facendo scuro e le luci artificiali illuminano il castello della città. Alla mia sinistra il fiume Mincio con le luci riflesse nel suo specchio. La mia meta è il magnifico e romantico Teatro Scientifico Bibiena, teatro che nel 1770 ospitò anche un concerto di Wolfgang Amadeus Mozart.

Sono invitata a vedere AWave K-stage con HAN GARAK – L’anima della Corea, un progetto culturale internazionale che conduce il pubblico alla scoperta delle arti performative tradizionali coreane attraverso musica, danza, gestualità scenica, costumi e strumenti della tradizione. Protagonista di questo evento è una delegazione di musicisti e danzatori provenienti dalla Seoul National University e dalla Sejong University.

Ed eccomi qui, accomodata in prima fila, pronta ad entrare in un mondo, in un territorio, in una cultura lontanissima e molto affascinante.

La performance si divide in sei rappresentazioni che vi descrivo qui di seguito.

L’Hwanggwanmu

L’Hwanggwanmu è una danza tradizionale coreana eseguita indossando un elaborata corona di fiori e accompagnata dall’ampio movimento delle lunghe maniche di seta (hansam). Attraverso il simbolismo della vita incarnato nei fiori, la danza esprime l’aspirazione al rinnovamento e all’eternità dell’esistenza umana, nonché alla pace e al benessere. Nata dalla fusione di elementi propri della danza di corte e della danza popolare, l’Hwanggwanmu combina una coreografia solenne e raffinata con una qualità del movimento delicata e affascinante, rivelando l’estetica e la sensibilità proprie della danza tradizionale coreana. All’interno di una struttura coreografica misurata, i movimenti vivaci e dinamici caratteristici della danza popolare della regione di Haeseo (che si trova lungo la costa occidentale dell’antica provincia di Hwanghae), ne esprimono l’identità regionale e ne arricchiscono ulteriormente il valore artistico.

Io ci ho visto un petalo di magnolia che si stacca dalla pianta e volteggia in aria fino a poggiarsi sulla superficie di uno specchio d’acqua.

Cheonnyeonmanse

Cheonnyeonmanse è una composizione strumentale composta da Gyemyeon Garak Doduri, Yangcheong Doduri e Ujo Garak Doduri. Il titolo significa letteralmente “possa vivere per mille anniồied esprime l’augurio di lunga vita per il Re, nonché di pace e prosperità per la nazione. Considerata una delle opere più rappresentative del Julpungnyu – una forma di musica da camera coreana incentrata sugli strumenti a corda – è caratterizzata da un’atmosfera luminosa, s’egante e vivace. I tre movimenti seguono una struttura basata sull’alternanza di tempi moderati, veloci e nuovamente moderati, dando vita a una progressione musicale equilibrata, in cui tensione e distensione si susseguono armoniosamente.

Mi è apparso come un documentario di quei territori ed inquadrano la popolazione mentre percorre un fiume. È stato inebriante osservare la delicatezza delle dita delle mani dei musicisti.

Hwamu Ryuwon

Alle origini della cultura tradizionale coreana. la danza era utilizzata come mezzo di comunicazione con il divino, attraverso riti di fede e pratiche rituali. Grazie alla sua ricchezza simbolica inesauribile, si sviluppò nel tempo in una forma di danza cerimoniale capace di esprimere l’aspirazione alla perfezione dell’esistenza umana e alla pace eterna. Quest’opera reinterpreta, con una sensibilità contemporanea, l’aspirazione della danza tradizionale coreana alla vita eterna dell’umanità e alla pace nel mondo, trasmettendo la visione di un mondo ideale immaginato dall’uomo.

Nella mia mente ho visto una mongolfiera colorata – come i loro abiti – mentre si destreggia tra monti e vallate.

Cagok – Hwangyerak, Pyeonsudaeyeop

Il Gagok è uno dei più raffinati generi vocali tradizionali della Corea, in cui la poesia sijo viene cantata con l’accompagnamento di un piccolo gruppo di strumenti musicali tradizionali. Il primo brano, Hwangyerak, dà voce a una poesia sijo dal tono umoristico, che rievoca i richiami giocosi dei bambini intenti ad accudire il bestiame, evocando un’atmosfera calda e spensierata. Il secondo brano, Pyeonsudaeyeop, paragona poeticamente le persone a diversi fiori – tra cui peonie, girasoli, fiori di loto, fiori di albicocco e crisantemi – ciascuno simbolo di una bellezza e di un carattere distinti. Le immagini raffinate e l’elegante espressione poetica sono tra le qualità distintive dell’opera.

Una ragazza dai lineamenti morbidi (come la sua voce) e di dolce verde pastello vestita ondeggia delicata come ninfea.

Jindo Buk Chum

Il Jindo Buk Chum, danza popolare rappresentativa della regione di Jindo, situata nella provincia di Jeolla del Sud, in Corea, è una danza dinamica in cui il ritmo di un tamburo, legato alla vita e suonato con bacchette impugnate in entrambe le mani, accompagna i movimenti dei danzatori. Caratterizzata da una varietà di ritmi che si susseguono e si trasformano, la danza combina energia e vigore con precisione e delicatezza, armonizzando la linearità dei movimenti con la grazia delle forme curve e fluide. La combinazione dei ritmi incalzanti del tamburo, che accrescono l’entusiasmo, e di una coreografia autentica e profondamente radicata nella tradizione esprime l’essenza della danza di tradizione popolare coreana. La sua intensa vitalità si fonde con il senso condiviso di sinmyeong (spirito esuberante), creando un forte legame con il pubblico.

Sembra una banda, dagli abiti color fieno abbelliti da dei drappi colorati, che passeggia per le vie del paese e, danzando in armonia, coinvolge ogni osservatore.

Arrang Pungnyu

Arrang e un rappresentativo canto popolare tradizionale coreano che racchiude con bellezza le emozioni della vita coreana – le sue gioie, i suoi dolori e tutto ciò che sta in mezzo. Sebbene le sue melodie e i suoi testi varino da regione a regione, il contenuto esprime costantemente la nostalgia per chi si è dovuto lasciare e la speranza per il futuro, rendendolo emblematico del sentimento culturale distintivo della Corea. Quest’opera aggiunge alla delicata melodia dell’Arirang, suonata con strumenti tradizionali coreani, la bellezza caratteristica dello spazio vuoto (yeobaek), del respiro, e la bellezza della quiete nel movimento (jeongjungdong), propria della danza tradizionale coreana.

Luci nel faro della notte sono queste danzatrici delicate e soavi accompagnate dalla loro guida, maestra che trasmette e tramanda arte, cultura e vita. Lei guida delicata come tulipano rosa in fiore (e il suo abito mi ricorda proprio questo).

La maestra che cito è letteralmente la direttrice della danza ma, durante l’esibizione ha proprio trasmesso il senso di esser la guida di queste ragazze e della diffusione di quest’arte che narra la storia del suo territorio e di un popolo intero.

Altro aneddoto, da amante degli strumenti musicali, riguarda proprio quelli utilizzati stasera:

  • Sogeum: un flauto piccolo che ricorda il flauto dolce sopranino.
  • Janggu: un tamburo a doppia faccia che, per la forma, ricorda una clessidra.
  • Geomungo: una cetra a sei corde pizzicata con un piccolo bastoncino di legno; stupenda alla vista e magnifico vederla suonare.
  • Haegeum: uno strumento a due corde ad arco, simile a un piccolo violino verticale che mi ha affascinata.
  • Daegeum: uno strumento a fiato simile al flauto traverso e fatto di bambù.

Insomma, si è trattata di una serata in cui ho potuto scoprire parte di una cultura unica e peculiare che non dimenticherò mai.