Wine

Quattro chiacchiere con Marco Gatti, Wine Specialist di Trussoni Beverage

Grazie ai social, ormai un po’ di tempo fa, ho incrociato un Wine Specialist che mi incuriosiva e ho iniziato ad osservare il suo modo di vivere il vino e la sua “filosofia”. Si sa, tra amanti di questo mondo, poi capita di trovarsi faccia a faccia di fronte ad un buon bicchiere di vino e così ho chiesto a questo ragazzo simpatico e preparato se potevo intervistarlo!

Piccola biografia sintetica:

Marco Gatti, classe 1977

  • Sommelier AIS dal 2016
  • Degustatore ufficiale AIS dal 2018
  • DipWSET Student (il corso di studi più avanzato e prestigioso offerto dal Wine & Spirit Education Trust.È un percorso di livello professionale, spesso considerato il passo precedente al Master of Wine, che richiede circa 500-1000 ore di studio e un impegno di 18-36 mesi).
  • Con Trussoni dal 2021 come Wine Specialist 

Ciao Marco, grazie per la disponibilità.

  • Per chi non ti conosce, faresti due parole di presentazione su di te?

Ciao! Ho 48 anni e vivo da sempre in Brianza. Ho avuto una formazione commerciale, sono stato per 15 anni nel settore medicale come Area Manager e Product Manager per un’azienda di Parma. Nel 2021 ho cercato di unire le mie competenze commerciali e manageriali con quelle “enologiche” e mi sono reinventato per seguire la mia passione. Ora gestisco il portafoglio vino di questa grande distributore, dalla selezione delle aziende all’organizzazione di eventi e di degustazioni, fino ad arrivare agli affiancamenti commerciali e soprattutto alla formazione degli agenti e dei clienti che si affidano a noi.

  • Come ti sei avvicinato al mondo del vino?

Ne sono sempre stato attratto, la mia famiglia gestisce un’attività storica di gastronomia ed enoteca e sono cresciuto tra bottiglie e racconti di vino. Nel 2013 mi sono iscritto al corso Ais e dopo una piccola pausa tra un livello e l’altro, mi sono diplomato sommelier nel 2016. Nel 2018 sono diventato Degustatore ufficiale e nel 2021 ho concluso ‘with merit’ il WSET Level 3. 

  • Perché hai scelto questa professione e cosa significa per te “raccontare il vino”?

Ho scelto questa professione perché raccontare il vino è un modo di mettere a disposizione esperienze, ricordi e sensazioni diverse. È il modo che abbiamo di trasmettere al consumatore tutto quello che c’è dietro al bicchiere che sta portando alla bocca, il lavoro che è stato fatto e la motivazione delle scelte che sono state prese dal produttore. Il vino non si racconta elencando fiori e frutti che ci si immagina presenti in un immaginario ed immobile bouquet, ma svelandone l’essenza. Così come non si può descrivere la complessità di una donna descrivendola con “ha un vestito blu, degli orecchini, un cappellino, degli sneakers” senza tentare di entrare in profondità per carpirne l’interiorità, allo stesso modo non si dovrebbe fare con il vino. 

  • Quali sono i principali difetti del vino che un sommelier deve saper riconoscere (es. tappo, riduzione, ossidazione)?

Un sommelier deve sempre saper riconoscere i difetti del vino. Il sentore di tappo è sempre un difetto e va saputo intercettare al tavolo con grande precisione. La riduzione e l’ossidazione possono essere anche scelte stilistiche del produttore: sta al bravo sommelier capire quando sono una scelta e quando sono una imperfezione.

  • Molti ristoratori e clienti finali affermano che è sempre più difficile trovare personale competente che sappia proporre e spiegare il vino al cliente. Per te è vero? 

È uno se non il primo grande problema della odierna ristorazione! Se nel locale nessuno sa proporre e raccontare il vino ci si preclude la possibilità di avere un’offerta di prodotti che esuli dalla normalità e dalla routine delle Wine List “preconfezionate”. Il cliente non particolarmente formato tende a scegliere quello che già conosce e quasi sempre la scelta ricade sulle etichette dei grandi nomi che vanno a monopolizzare carte vino e scelte d’acquisto, andando a penalizzare il lavoro di tantissimi produttori.

  • Come ti tieni aggiornato sulle nuove tendenze vitivinicole (vini naturali, orange wine, nuove regioni)?

Bevo il più possibile!!! 😀 A parte gli scherzi, per tenersi aggiornati non c’è altro modo di leggere, prima di tutto, e degustare durante gli eventi. Gli eventi sui vini naturali ormai non sono più di nicchia, l’offerta ormai è ricca e diversificata. Bisogna tenere la mente aperta, nel nostro lavoro non si possono più avere preconcetti ma bisogna adeguare prima di tutto la nostra offerta ai clienti più esigenti. Le nuove regioni sono interessantissime: il climate change sta rimescolando le zone vitivinicole, creando delle sorprese inimmaginabili fino a pochi anni fa.

  • Cosa ne pensi dei vini naturali/biodinamici? Come li spiegheresti a un cliente tradizionale?

Mi piacciono molto, li bevo abitualmente ma sono ipercritico sui difetti che a mio parere sono frutto di una vinificazione poco accurata. Il vino naturale o biodinamico quando ben fatto, oltre ad essere una scelta sostenibile, lungimirante e salubre sia per l’ambiente che per il nostro organismo, ha una complessità sensoriale unica. Immagina la differenza tra una televisione a colori ed una in 4K. L’aberrazione che non sopporto è la ricerca del difetto come se fosse l’unico riconoscimento del vino naturale, per alcuni se non ha difetti non è degno di essere considerato naturale. È esattamente il contrario! Se il vino naturale non ha difetti è da considerare un’opera d’arte! 

  • Qual è la tua regione vinicola preferita/cantina e come racconteresti un suo vino a un cliente non esperto?

La mia regione preferita, anche a rischio di essere banale, è assolutamente la Borgogna. È una zona che amo visceralmente e che cerco di frequentare il più possibile, anche diverse volte all’anno, per parlare con i produttori e per degustare tante bottiglie che sarebbero difficili da bere qui da noi per diversi motivi. È una delle culle della viticoltura, in ogni angolo di questa terra magica si respira la storia del vino.  Il continuo scambio di opinioni con gli addetti ai lavori in zona mi arricchisce veramente tanto e mi permette di trasmettere queste emozioni ai miei clienti. 

  • Ti occupi anche di redazione di una Wine List per i locali, quali criteri segui e quanto è importante l’aspetto dell’abbinamento vino-cibo? Ci narri qualche esempio?

Certamente! È una parte molto importante del mio lavoro. I criteri che seguo fondamentalmente sono: la tipologia del locale, il suo target e chi vende il vino al suo interno. La tipologia del locale mi dice quante referenze inserire, da che luoghi e se dovranno essere finalizzate ad una consumazione spensierata al calice o rivolta ad un pairing in un menù. Il target del locale mi suggerisce il livello dei prodotti e l’orientamento o meno alle nuove filosofie produttive. Conoscere l’ambito di chi proporrà il vino all’interno del locale mi farà propendere o meno sul proporre vini particolari, da raccontare con cura, oppure se inserire in carta vini che si dovranno vendere ‘da soli’ solo con la consultazione della carta stessa. Il pairing lo considero molto importante per vivere un’esperienza adeguata: se ben calibrato permette di godere appieno sia il vino che il cibo, moltiplicandone la piacevolezza.

  • Quali sono gli aspetti fondamentali in ambito vino di cui un personale di sala deve tener conto nell’interazione con il cliente?

Amo sempre pensare al sommelier come ‘guida’ nella scelta del vino. La cosa più bella e più difficile è entrare in sintonia con quello che il cliente desidera in quel momento. Con poche domande il sommelier formato deve riuscire a capire come soddisfare il cliente che, se ben consigliato, vivrà un’esperienza assolutamente positiva e ritornerà senza indugio nel locale. Per fare questo bisogna conoscere profondamente sia quello che si vende sia padroneggiare le tecniche basilari di rapporto con il cliente. Bisogna chiedere, fare domande, far sentire il cliente al centro della nostra attenzione per poterlo servire al meglio. Il vino permette alle anime di toccarsi: non possiamo permetterci di consigliarne uno sbagliato….

  • Ti andrebbe di condividere di una volta in cui hai convinto un cliente a provare un vino al di fuori dei suoi soliti gusti?

A volte capita! Ed è una cosa estremamente gratificante perché il cliente si è fidato di te! Quando succede è una conferma di aver fatto il proprio lavoro con autorevolezza e di aver saputo trasmettere la passione per il proprio compito. 

  • Cosa consiglieresti a una persona che vorrebbe fare il Wine Specialist?

Consiglierei la cosa più complicata da imparare! Di scindere quello che piace a noi stessi da quello che vuole il mercato. Una delle cose più difficili del nostro lavoro è proprio riuscire sempre a ragionare su più livelli paralleli, non considerando i nostri gusti personali ma immedesimandoci in quelli del cliente o nel consumatore finale.

  • Progetti/obiettivi futuri?

Progetti tanti… sono un generatore di progetti! Tanti non si possono dire… se no non si avverano! L’obiettivo che mi sta più a cuore è quello di riuscire ad aprire la mente di clienti e consumatori su nuove zone, nuove denominazioni e nuove filosofie. È troppo riduttivo per tutti lavorare sempre sulle stesse cose, ci sono talmente tante realtà da scoprire che è un peccato rimanere fermi sulle nostre routine!

  • Quale realtà vinicola hai scoperto di recente e ti ha entusiasmato?

Sto cercando di approfondire quelle che erano, a torto, ritenute zone “minori” della Francia, come lo Jura, il Beaujolais, l’Alvernia, e soprattutto quella che ritengo essere una zona incredibile, la Languedoc!

  • Quale, invece, vedi in continua crescita e ci tieni a evidenziare?

Assolutamente la Spagna! Grande molteplicità di zone, incredibili vitigni autoctoni ed una pluralità di stili adatti a qualsiasi occasione e ad ogni abbinamento: dai bianchi dei Rias Baixas in Galizia agli elegantissimi Tempranillo della Rioja, dalle fini bollicine del Penedes ai sorprendenti vini delle isole Canarie.