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Presentato “Fuoricasa”, il nuovo nato della cantina Cordero di Montezemolo

Ieri a Milano è stato presentato il “nuovo nato” della cantina Cordero di Montezemolo. Un vino fresco, elegante, giovane ma con tutte le caratteristiche per lasciare il segno…

Ci sono vini che trovano il loro equilibrio restando dentro una definizione, e altri che lo raggiungono solo quando ne escono. FUORICASA appartiene a questa seconda categoria. È un Pelaverga che gioca con le aspettative e si sposta di un passo rispetto alla tradizione, rivelandone tutta l’attualità. Cambia prospettiva, non identità. 

Un’idea semplice, uno sguardo nuovo

FUORICASA nasce dal desiderio di raccontare il Pelaverga attraverso una chiave di lettura contemporanea, capace di parlare il linguaggio di oggi senza tradirne l’anima. Vitigno storico e quasi esclusivo di Verduno, il Pelaverga è da sempre riconoscibile per il suo profilo speziato, profumato ed elegante, leggero ma profondamente identitario.

Caratteristiche che oggi lo rendono particolarmente attuale, in sintonia con un modo di vivere il vino più libero, dinamico e consapevole. FUORICASA interpreta questa attitudine con naturalezza, senza sovrastrutture né nostalgia. Un vino che non alza la voce, ma che si fa riconoscere per naturalezza. Racconta una Langa che evolve senza snaturarsi: un vino che esce “di casa” solo in apparenza e che, ovunque si trovi, sa sentirsi – e far sentire – perfettamente a proprio agio.

“FUORICASA nasce dalla voglia di raccontare il Pelaverga con uno sguardo libero e attuale, ma profondamente rispettoso della sua identità,” racconta Alberto Cordero di Montezemolo. “È un vitigno che amiamo per la sua finezza e il suo carattere, e che oggi sentiamo vicino al modo in cui si vive il vino: con curiosità e piacere. Questo progetto è ‘fuori casa’ solo nel nome: il vigneto si trova sullo stesso fronte collinare di Verduno. Un modo nuovo di restare fedeli alla Langa, senza forzature.”

“FUORICASA”, ma non fuori posto

L’ironia di FUORICASA parte dall’origine. Il vigneto si trova a Cherasco, al di fuori del comune di Verduno tradizionalmente associato al Pelaverga. Da qui il nome: una dichiarazione leggera, quasi autoironica, che gioca sull’idea di uno sconfinamento solo apparente.

In realtà, il vigneto condivide con Verduno lo stesso fronte collinare e caratteristiche pedoclimatiche molto simili. Una distanza minima che diventa spunto narrativo per raccontare un vino capace di uscire da uno spazio codificato senza perdere coerenza né autenticità.

Un’etichetta che racconta una scelta

Questa attitudine non si ferma solo al nome, ma prende forma visiva nell’etichetta, che diventa parte integrante del racconto. Al centro, una gabbietta aperta: simbolo di uno spazio ristretto e ordinato, forse rassicurante, ma poco agile. Un perimetro entro cui, per abitudine, il Pelaverga è stato a lungo collocato. FUORICASA sceglie di uscirne con consapevolezza, non per rompere con la storia, ma per muoversi con maggiore libertà, mantenendo intatto il legame con ciò che è. L’assenza di spiegazioni esplicite fa parte del gioco. L’etichetta suggerisce, non istruisce; invita all’interpretazione. Diventa così metafora del progetto: uscire dagli schemi senza strappi, cambiare posizione restando fedeli a sé stessi.

Un Pelaverga pensato per oggi

FUORICASA parla il linguaggio del presente attraverso freschezza, immediatezza e bevibilità naturale. Le note speziate e fruttate si intrecciano a una vivacità dinamica, mentre il grado alcolico contenuto, inferiore al 13%, rende il sorso agile e trasversale. È un rosso che può essere bevuto anche leggermente fresco, ideale per momenti informali e conviviali, senza rinunciare all’eleganza. La vinificazione segue la stessa filosofia di equilibrio: raccolta manuale, lavorazioni delicate, utilizzo parziale di acini interi e una breve macerazione carbonica. La fermentazione avviene in cemento e l’imbottigliamento è precoce, per preservare energia, fragranza e tensione espressiva.

Profilo sensoriale

Nel calice, FUORICASA si presenta con un rosso brillante e scarico. Il profilo aromatico è fine e immediato, con sentori di pepe bianco, ginepro, viola, fragola e lampone. Al palato è scorrevole ed elegante, speziato e dinamico, con una struttura media e un finale pulito e moderno.

È un rosso da bere giovane, conviviale e versatile, perfettamente in sintonia con il modo in cui oggi si vive il vino: anche d’estate, servito a 10–12 °C.

Fuori casa, sì. Ma sempre nel posto giusto.