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A nudo

Sono qui di fronte a questo scatto che ho fatto qualche settimana fa. 

Ero in ammollo, la musica che riempiva la stanza e mi calmava mentre l’acqua calda mi faceva da involucro e protezione.

L’acqua, come testimonia il mio ultimo libro, è un elemento per me fondamentale e importante. È il ventre materno, la libertà, la protezione, la possibilità d’espressione.

Se ci penso, il mio cambiamento totale è partito nel momento in cui ho iniziato a concedermi delle vasche rilassanti e ho iniziato ad andare al mare d’inverno in solitaria.

Chi mi legge e mi conosce da tempo sa che persona ero (fisicamente e psicologicamente), sa che cambiamento ho fatto e che percorso mi ha portata a diventare la persona che sono e che voglio diventare.

Prima di tutto ho dovuto toccare il fondo. Un fondo emotivo e, nel mio caso, anche fisico. Ho dovuto affrontare il dolore del mio passato famigliare e accettare bugie, falsità, bullismo, solitudine, silenzio, ignoranza, abbandono… e rendermi finalmente conto che il mio corpo parlava, somatizzava e gridava aiuto insieme al mio cuore, ai miei sentimenti, alle mie emozioni più fragili e delicate.

Guardandomi indietro, per esempio, mi chiedo spesso che fortuna ho avuto nel non finire nel giro della droga… una fortuna di cui sarò sempre grata a me stessa.

Nella mia testa, e nei miei ricordi, ho toccato il fondo in due date differenti di agosto 2020, a dieci giorni di distanza l’una dall’altra. La prima data riguarda il taglio emotivo, il trancio di un rapporto finto, doloroso, fatto di violenza psicologica e fisica che, però, veniva minimizzata e venduta come normalità di vita. 

Il secondo è stato fisico: tre protrusioni discali che mi hanno messa a letto per quasi tre mesi. Bloccata. Una bambola di ceramica che si poteva rompere in qualsiasi momento.

Due dolori differenti, ma che andavano a braccetto e cercavano di svegliarmi fuori.

E poi c’è la prima data di salvezza. La linea di partenza senza la quale oggi non sarei qui a scrivere queste righe. Il 17 novembre 2020. Primo giorno di fisioterapia per sistemare la schiena. Quel giorno di 5 anni fa è stato il concepimento di me stessa, e ancora non lo sapevo.

Quel giorno mi pesai ed ero 144,5 kg. Enorme. Obesa. Trascurata. 

Senza saperlo, però, dentro me qualcosa stava cambiando.

Da lì i mesi passarono con dei semplici esercizi per il corpo e delle brevissime e lente camminate per addestrare Nala.

Poi, una sera, il 27 febbraio 2021, mi pesai. 127 kg. Cavolo. Com’era possibile? 

Allora potevo riuscirci. Potevo perdere peso. 

Ricordo che tornai dal mio fisioterapista e che parlammo di altri miei problemi (così me li avevano venduti) fisici e scoprii che erano tutte bugie. Non mi dilungo su questo aspetto; vi basti pensare che da quel momento non mi fermò più nessuno e in me scattò una voglia di rivalsa, di rivincita, di vitalità che mai mi aveva contagiata.

Volevo e sapevo di poter diventare veramente chi ero. O meglio, volevo scoprire chi fossi perché fin a quel momento avevo fatto ed ero stata chi mi avevano inculcato che dovevo essere e come dovevo caratterialmente vivere.

Di pari passo la terapia con il mio psicologo. Toccato il fondo, ho iniziato a risalire. Ho rotto quelle catene, quei bigottismi sociali che mi avevano condizionata e violata.

Ho aperto gli occhi, ho preso decisioni forti, mie e che nessuno si deve permettere di giudicare. Ho scelto di volermi bene anzi, di amarmi. Ho scelto di trovare me stessa e la mia libertà. Egoisticamente ma, soprattutto, per mia figlia perché il VERO amore di un genitore sta proprio nel volere l’indipendenza, la gioia, la felicità e la libertà di chi ha messo al mondo ed io non volevo (e non voglio) che mia figlia viva nemmeno un briciolo di quello che ho vissuto io (e tante altre persone). Di conseguenza, stava (e starà sempre) a me esser il primo esempio.

Iniziai a vivere davvero. Viaggetti in solitaria, uscite con le amiche, uscite di famiglia, coltivare le mie passioni e le mie indipendenze.

Di pari passo, imparai a mangiare, a fare sport, a respirare e cambiare.

E così arrivai al 17 novembre 2021 e tornai sulla bilancia: 64,5 kg.

Un anno esatto e 80kg di sofferenza, di dolore, di tristezza, di solitudine, di fragilità, di paure se ne erano andati.

Sia ben chiaro, credo che la felicità non sia un costante; le paure, i momenti di dolore, le cicatrici, tornano. Non sono nell’oblio della mia vita, anzi. Ci sono, sono radicate in me. A volte feriscono e sanguinano tanto da farmi mancare il fiato. Ma le affronto. Guardo il mio passato, guardo il mio cambiamento, guardo i miei traguardi e mi rendo conto che ciò che mi è successo posso viverlo da un’altra prospettiva: sono viva, sono amata, posso esser migliore di chi mi ha procurato dolore e posso aiutare chi non trova ancora quella spinta che ho avuto io e, magari, si sente non capito e solo.

Aver perso tutto quel peso senza interventi, ha lasciato i suoi strascichi. Ha segnato la mia pelle e ci sono punti del mio corpo che mai mi piaceranno. Però mi guardo allo specchio e vedo finalmente chi non credevo esistesse. So che ho un valore. Ho una voce. Ho il diritto di esser felice e di esser me stessa.

E perché condivido tutto questo con voi? Perché mi metto a nudo?

Perché oggi è il mio mentale ed emotivo compleanno.

Oggi festeggio 4 anni della mia nascita, 4 anni dal primo traguardo. Dal primo vero punto cardine egoistico dell’amore per me stessa. 4 anni in cui ho capito di valere davvero, a prescindere dagli errori commessi e che commetterò. 

E ho deciso di mettermi di fronte a voi lettori, molti dei quali che mi sostengono e seguono da anni, per raccontare un pezzo di me che può benissimo esser anche di altre persone. Spero di poter essere una piccola testimonianza del valore dell’amare se stessi, del lavorare per diventare chi vogliamo (sotto tutti gli aspetti) perché in ognuno di noi risiede la forza e la capacità di farcela. Infine, proprio grazie alla terapia, ai miei amici e alla mia vera famiglia, ho avuto la prova che nessuno è solo e, essendomi sentita così per la maggior parte della mia vita, spero di riuscire anche solamente ad abbracciare virtualmente chi soffre come ho sofferto io.

Come dico spesso, io voglio mangiare la vita perché la vita rimane la cosa più bella che abbiamo e va vissuta, amandosi in primis.

Grazie per aver letto questo mio mettermi a nudo con voi.